Sprechi olimpici di denaro pubblico

Mario Monti non vuole le Olimpiadi 2020 a Roma.  Premesso che il nostro non è un attacco alle Olimpiadi ma a Roma 2020 e al modello di governance dei grandi eventi: la Commissione, presieduta da Marco Fortis, afferma infatti che le Olimpiadi porterebbero a una crescita del Pil italiano dell’1,4%. Quando poi il Comitato organizzatore di Roma 2020, afferma che i giochi olimpici saranno “un acceleratore del Piano per lo Sviluppo Strategico 2010-2020” c’è solo da preoccuparsi. Come non ricordare gli scheletri di Tor Vergata, i padiglioni da allestire alla Fiera di Roma più un velodromo inesistente, il porto di Ostia, il laghetto dell’EUR e Piazza di Siena per l’equitazione. Il “grande evento” però porterebbe all’Italia costi enormi, problemi organizzativi e infrastrutturali. E già che ci siamo, diciamo noi, sicure ricadute giudiziarie più che prevedibili visti i precedenti dei Mondiali di calcio del 1990 ed i campionati mondiali di nuoto del 2009, proprio nella Capitale. Dopo una “discussione approfondita e sofferta” il governo è giunto  alla “conclusione unanime” di non potere assumere un “impegno di  garanzia finanziaria”, il che “non  significa non porsi mete ambiziose”. Alla ministra Elsa Fornero è scappata un’altra lacrima. Al momento gli unici impegni olimpici per il governo del benessere sono il lancio delle liberalizzazioni e lo smantellamento dello Stato sociale. Due discipline a demolizione controllata che l’esecutivo dei banchieri si è assunto a volere raggiungere in tempi brevi. L’ipocrisia della politica è palese. I Giochi a Roma, nel 2020, costerebbero 10 miliardi di euro. Ma per le gare del 2006 (Torino, 1.736 milioni di  euro) e 2009 (Roma, 54.7 milioni di euro) furono dilapidati montagne di fondi pubblici mentre i signori della cricca facevano affari a peso d’oro. Abusi edilizi inclusi. Nel bilancio di previsione 2011 di Palazzo Chigi, una voce faceva riferimento ai mutui accesi con una legge del 1987 per costruire gli stadi del mondiale di calcio Italia 1990: 55 milioni di euro, 60 milioni l’anno prima. Il “Delle Alpi” di Torino (5 partite giocate), è costato 226 miliardi di lire, e dopo neanche 20 anni fu raso al suolo. Per lo stadio “Olimpico” di Roma vennero spesi invece 225 miliardi di lire. In totale per gli stadi lo Stato spese 1.248 miliardi di lire. Le Olimpiadi invernali di Torino del 2006 hanno lasciato la città sommersa da debiti, con un deficit di 28 milioni in capo al Comitato organizzatore. A Roma (che non ha neanche un Assessorato dedicato), solo opere incompiute. La storia delle Olimpiadi a costo zero – secondo il pessimo sindaco burocrate Alemanno in carica da maggio 2008 – quindi, non convince. Tantomeno, seppur con qualche riserva, quella della medaglia d’oro Mario Monti che non vuole le Olimpiadi 2020 a Roma ma che nel reality della guerra e delle spese militari investe 15 miliardi di euro per acquistare 135 caccia militari F-35 (124 milioni di euro cadauno). Poi, altri 5 miliardi di euro per l’acquisizione di 10 unità navali Fremm, 100 elicotteri militari NH-90 del costo complessivo di 4 miliardi di euro e poi, 8 aerei senza pilota (1,3 miliardi di euro) e, dulcis in fundo, anche 2 sommergibili (1 miliardo di euro). Mentre le Olimpiadi della Guerra continuano: 747 milioni di euro per mantenere in Afghanistan 844 mezzi militari e 4000 soldati nel teatro di guerra. Ops, missione di pace.

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