In principio era il verbo

Mentre il provvedimento sulle liberalizzazioni «potrebbe» far crescere i salari reali dei lavoratori italiani, secondo il governo della miseria, i dati dell’Ocse parlano chiaro: i salari italiani risultano tra i più bassi dell’area, con l’Italia che si posiziona al 22° posto su 34 Paesi (superando di un posto la Grecia). Il potere politico è il potere al modo condizionale. Il governo Monti è invece un prodotto del capitalismo non solo nella sua origine ma anche nel suo funzionamento. Da veri cialtroni, i partiti parlamentari lasciano fare: Berlusconi e Bersani, con pancia piena e il loro culo ben piazzato su comode poltrone, hanno dato al governo dei banchieri la loro fiducia, ma lasciano che sia il solo boiardo Monti – che “trilateralmente” o, ellitticamente parlando non teme un calo di consensi – a figurare nella parte del sicario. È una recita ipocrita. Nel 2010 lo stipendio netto medio annuo di un italiano è stato di 25.155 dollari (oltre 19 mila euro annui), una cifra inferiore sia alla media Ocse (26.436 dollari) sia a quella Ue a 15 (30.089 dollari). E se si guarda solo ai Paesi del G7 l’Italia si classifica all’ultimo posto. Nella classifica del peso delle tasse sui salari, il cosiddetto cuneo fiscale che calcola la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto effettivamente finisce in tasca al lavoratore, in Italia è al 46,9%. La graduatoria per salario lordo (35.847 dollari, lievemente superiore alla media Ocse 35.576, ma inferiore a quella europea 42.755) vede, invece, l’Italia al 19° posto. Oggi chi vuole può capire più facilmente di ieri. I sindacati, asserviti alle multinazionali del malaffare e dello sfruttamento che rispondono al nome di banche, si confermano nemici dei lavoratori con aperture di credito anticipato al governo della macelleria sociale, e la democrazia si conferma trappola e inganno per i salariati e migliore involucro politico per il capitalismo. Concertazioni e riformismo non sono tesi che il sindacalismo può usare. Di tutto hanno bisogno i lavoratori meno che del riformismo sindacale. Il sistema capitalista deve essere abbattuto per far posto al sistema economico socializzato. Oggi, di fronte a una montagna di debito pubblico da rimborsare, le promesse dei contrabbandieri liberisti si sono trasformate in ricatti ad accettare le amare pozioni prescritte dai macellai di Bruxelles e somministrate dai nemici della ricostruzione nazionale, pena catastrofi peggiori. Seguirà, assicura il governo, il capitolo mercato del lavoro: legalizzando precarietà e diritto di «licenziare» liberamente.

«Nel seno della società capitalista si debbono sviluppare non solo le nuove forze produttive, ma anche le relazioni di un nuovo ordine sociale, quelle che potremmo chiamare le forze morali dell’avvenire. Prima che queste forze morali abbiano raggiunto una certa maturità, mentre sono ancora indistinte, si vive, in apparenza, secondo le regole del passato; ma spingendo tali regole al limite, impiegandole in direzioni nuove e impreviste, le consumiamo e le distruggiamo poco a poco»

[Georges Sorel]

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