Suicidi di Stato. L’ultimo grido dei senza voce

Il progetto del “villaggio globale”, meglio conosciuto come globalizzazione, da un paio di decenni miete vittime su vittime, attraverso una guerra non dichiarata, tra le moltitudini degli operai e dei disoccupati, dei precari e dei sottoccupati. Un cancro che inizia a mietere vittime anche tra i piccoli e medi imprenditori. In Italia oramai siamo nella media di un suicidio al giorno tra disoccupati. Una aggressione che lo sfruttamento capitalistico avanza irrimediabilmente giorno dopo giorno, dopo che la ristrutturazione neocapitalistica del mondo del lavoro ha intrapreso la definitiva offensiva verso l’assoluto iperliberismo. È il momento in cui, oggi, dato che domani sarà troppo tardi, tutti gli sfruttati e tutti i combattenti consapevolmente proiettati nella battaglia contro la mondializzazione prendano coscienza della gravità di tale aggressione criminale e mafiosa ribellandosi senza compromesso alcuno a tutte le strutture di tale dominio, democrazie parlamentari borghesi incluse. LIBERTÀ! Libertà totale per i popoli cavia dello sfruttamento del capitale. Libertà assoluta da tutti gli strumenti di dominio finanziario, bancario e multinazionale, sovranazionale e sovraistituzionale, che sottendono il progetto sinarchico attraverso il nuovo ordine mondiale.

Sistema capitalistico. Sistema criminale!
da AVANGUARDIA

Nel discorso di fine anno, al netto della balbuzie di una promozione commerciale, e al pari dei predecessori Ciampi e Scalfaro, l’ottantaseienne portaborse togliattiano Giogio Napolitano, “in un quadro mondiale radicalmente cambiato” (parole sue), ha sentenziato rivolto a chi è chiamato a sopportare tutto il peso dei sacrifici – “chi ne soffre di più o ne ha più timore” -, da una parte rimproverando gli italiani a non sentirsene esentati per avere già dato abbastanza – “Dobbiamo comprendere tutti che per lungo tempo lo Stato, in tutte le sue espressioni, è cresciuto troppo e ha speso troppo, finendo per imporre tasse troppo pesanti ai contribuenti onesti e per porre una gravosa ipoteca sulle spalle delle generazioni successive” – e dall’altra cercando di convincerli che fino ad oggi hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità perché lo Stato si è dimostrato troppo generoso nell’elargire pensioni e assistenza sociale, e quindi, secondo lui: «Bisogna dunque ripensare e rinnovare le politiche sociali e anche, muovendo dall’esigenza pressante di un elevamento della produttività, le politiche del lavoro». Bla, bla, bla…

Poi, con un colpo tonante di culo: «Comprendo, e sento molto, in questo momento, le difficoltà di chi lavora e di chi rischia di perdere il lavoro, come quelle di chi ha concluso o sta per concludere la sua vita lavorativa mentre sono in via di attuazione o si discutono ancora modifiche del sistema pensionistico».

È evidente che lo stress da superlavoro per il cameriere del nuovo ordine mondiale qualche amnesia la fa compiere: ma a parte la palese malafede e la falsità di simili affermazioni, ovviamente, è solo un atto dovuto, affermazioni proforma per coprire con un velo di ipocrisia la sua sfacciata ricetta neoliberista e antioperaia, perché il monarca non parla anche dei salari da fame dei lavoratori e del disagio sociale che affliggono la vita quotidiana degli italiani invece di elogiare a più riprese il liberalismo borghese che sta generando una montagna di cadaveri tra cassintegrati, precari e disoccupati?

Il fenomeno dei cosiddetti suicidi di stato sembra aggravarsi, di pari passo con la crisi economica dilagante e il preoccupante aumento della povertà. Un suicidio al giorno tra i disoccupati: una ricerca dell’EURES (scarica rapporto in basso) relativa al 2009 ha delineato un aumento record dei suicidi: 2.986, il 5,6% in più rispetto al 2008 (2.828 i casi). La crescita di quelli legati a ragioni economiche è stata del 37,3%, con 357 suicidi compiuti da disoccupati. I suicidi per ragioni economiche hanno raggiunto proprio nel 2009 il valore più alto degli ultimi decenni. E a pagare questo prezzo sono sempre più le persone disperate che si tolgono la vita a causa di pagamenti che non sanno come saldare. Tutto ciò, ovviamente, ha generato pubblica attenzione per il ruolo dell’agenzia dell’usura di Equitalia SpA nella riscossione dei debiti.

Ciò che sembra caratterizzare il fenomeno suicidario nel 2009 è la sua forte interdipendenza con la crisi economico-occupazionale: sono stati infatti 357 i suicidi compiuti da disoccupati nel 2009, con una crescita del 37,3% rispetto ai 260 casi del 2008 (sono stati 270 nel 2007, 275 nel 2006 e 281 nel 2005), generalmente compiuti da persone espulse dal mercato del lavoro (272 in valori assoluti, pari al 76%, a fronte di 85 casi di persone in cerca di prima occupazione).

Anche in termini relativi appare evidente come il lavoro costituisca un vero e proprio discrimine nella lettura del fenomeno suicidario: nel 2009 si registrano infatti ben 18,4 suicidi ogni 100 mila disoccupati (il valore sale a 30,3 tra gli uomini a fronte di 5,7 tra le donne), contro 4,1 suicidi tra gli occupati (6 tra gli uomini e 1,4 tra le donne), confermando la centralità del lavoro nella possibilità di costruire e/o di portare avanti un progetto di vita, soprattutto nella componente maschile della popolazione.

Un ulteriore indicatore del rapporto diretto tra il fenomeno suicidario e la crisi è rappresentato dal numero dei suicidi per ragioni economiche che raggiungono proprio nel 2009 il valore più alto degli ultimi decenni (198 casi, con una crescita del 32% rispetto ai 150 casi del 2008 e del 67,8% rispetto ai 118 casi del 2007).

In termini relativi i suicidi per motivi economici arrivano a rappresentare nel 2009 il 10,3% del fenomeno “spiegato” (non considerando cioè i casi di cui non si è stabilita una motivazione) a fronte di appena il 2,9% rilevato per il 2000.

Non risulta inoltre superfluo evidenziare come il suicidio per ragioni economiche rappresenti un fenomeno quasi esclusivamente maschile (95% dei casi nel 2009) a conferma di come questo si leghi alla acquisizione/perdita di identità e di ruolo sociale definita dal binomio lavoro/autonomia economica.

Più in generale, considerando i moventi (principali presunti) è la malattia a caratterizzare in primo luogo il fenomeno suicidario. Sotto questo aspetto le rilevazioni statistiche dell’Istat relative agli ultimi 10 anni (2000-2009) attribuiscono alla malattia psichica il 59,5% dei suicidi “spiegati” (il 37,5% di quelli complessivi); seguono la malattia fisica (17,5%), i motivi affettivi (15,9%) e quelli economici (6,3%).

I valori più altri tra gli anziani. Ma è allarme per gli uomini adulti

Il suicidio si conferma un fenomeno decisamente più diffuso tra le fasce della popolazione anziana: negli ultimi cinque anni (2005-2009) si contano infatti in Italia 8,9 suicidi ogni 100 mila over 64 (16,3 tra gli uomini e 3,6 tra le donne), a fronte di 6,1 nella fascia 45-64 anni (9,5 tra gli uomini e 2,8 tra le donne), di 4,4 suicidi ogni 100 mila 25-44enni (6,7 e 2,0), di 2,8 tra i 18-24enni (4,6 tra gli uomini e 0,9 tra le donne) e di 0,3 tra i minori (0,4 e 0,2).

Ma nel 2009, coerentemente con i dati sopra analizzati, si rileva tra gli uomini della fascia 45-64 anni un indice (10,4) decisamente superiore a quello degli anni precedenti (9,2 nel 2007 e nel 2008), con 1.005 suicidi consumati a fronte dei 923 mediamente censiti nell’intero quinquennio, a segnalare ancora una volta il rischio di marginalità e di esclusione di questa fascia potenzialmente attiva della popolazione.

Uno sguardo all’Europa

La Lituania, con 31,3 suicidi ogni 100 mila abitanti tra il 2005 e il 2009, è il Paese con il più alto tasso di suicidi in Europa. Anche Ungheria (21,9), Lettonia (20,3) e Slovenia (19,8) presentano indici molto superiori alla media europea (pari a 10,3). Segue la Finlandia che, nell’Europa “a 15”, presenta l’incidenza più elevata (18,2 suicidi ogni 100 mila abitanti), il Belgio (17,6), l’Estonia (17,3), la Croazia (15,5), la Francia (15,2) e la Svizzera (15).

L’Italia, con una media di 5 suicidi per 100 mila abitanti, registra il terzo valore più basso tra i Paesi europei, preceduta dalla sola Grecia (2,9) e da Cipro (3,1); vicini ai valori italiani quelli della Spagna e del Regno Unito (6,4) e del Portogallo (7,5). Un dato comune a tutti i Paesi riguarda la caratterizzazione del suicidio come comportamento prevalentemente maschile, risultando il numero dei suicidi tra gli uomini mediamente quattro volte superiore a quello rilevato tra le donne.

La gallina
non è un animale
intelligente
lo si capisce,
lo si capisce,
da come guarda la gente.

Infatti all’inizio del mondo essa veniva chiamata volpe. Perché volpe? Ma volpe, per le sue belle piume! A sì, sì volpe! Mentre l’asino non era ancora in commercio perché non era diventato ruota…

Rapporto EURES

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2 commenti

  1. […] al mese e protagonisti principali della grande macelleria sociale, 2.142.000 disoccupati, 3.000 suicidi all’anno, la terza economia europea, l’ottava potenza mondiale, 10.000 soldati sparsi per il […]

  2. […] +61,67% dichiarazioni di fallimento  presentate da aziende in crisi o, +52,08% estinte, 3.000 suicidi all’anno, un tasso medio di inflazione +2,8%, la terza economia europea e l’ottava potenza […]


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