Manovra “accoppa-Italia”, regalo di Natale del boiardo Monti

La stangata “salva-banche” ha avuto il placet del Senato. L’Italia dei partiti liberaldemocratici attende ora che Mr. Goldman & Sachs giri a fondo la manovella del torchio sociale – su pensioni, stipendi, licenziamenti, case, tariffe, carburanti e beni di prima necessità – poi, linda e pinta, dichiarerà di non aver messo, lei, le mani nelle tasche dei sudditi e, scaduti i cento giorni di mazzate, cercherà di tornare alla guida della sfondata barca nazionale. Per salvare la faccia verso i loro elettori residui, hanno votato contro la nuova stangata da oltre 21 miliardi la Lega, l’Idv e la Sudtiroler Volkspartei. Tra le larghe schiere dei datori di consenso (257 sì contro 41 no), è indicativo il mormorio del centrodestra che, con lo stesso Cavaliere, ha lanciato un’ipoteca sul suo sostegno futuro al governo delle banche: un ulteriore inasprimento fiscale, aveva dichiarato l’altra sera Silvio Berlusconi, condurrà dritto-dritto alla caduta dell’esecutivo e a nuove elezioni. Ma non tanto per il “proclama”, scontato e anche consunto, quanto per quello che sottintende: la partitocrazia non vuole rinunciare alla guida del ventre di vacca – questo è lo Stato, per loro… – che la ricopre di privilegi e benefici. È pronta, dopo aver fatto fare il “loro lavoro” ai maggiordomi della speculazione internazionale, a riprendere le redini del popolo-mulo. Ma il presidente del Consiglio pro-tempore non si scompone. Eppure le avvisaglie di un suo declino già emergono corpose benché siano trascorse appena cinque settimane dal golpe che lo ha condotto dalla banca d’affari che specula sui debiti pubblici degli Stati nazionali a Palazzo Chigi con il viatico del presidente liberal-comunista Napolitano. D’altra parte Mr. Monti sa bene, da buon professore, che le parole restano parole e i fatti sono invece fatti. E finché non sarà costretto dalla piazza, dai cittadini, a scendere dal caval donato non si dichiarerà certo disposto ad abbandonare le redini a chicchessia. Che il Cavaliere, o chi per lui, dopo essere stato a sua volta disarcionato, sia in grado di provocare una crisi di governo è, di questi tempi, molto discutibile. È, invece, molto più probabile che a far cadere questo esecutivo della miseria sia un atto di forza sociale. Nient’affatto improbabile. Passate le feste e strette le cinghie, i disoccupati, i cassintegrati, gli imprenditori in crisi, i lavoratori dissanguati, i contribuenti tartassati faranno sentire la loro amara voce. Resta da vedere se come gregge sindacalizzato o come uomini che reclamano giustizia e libertà.

Fiducia. Ora Monti galoppa. Verso le Idi di marzo
da Ugo Gaudenzi, direttore RINASCITA

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1 commento

  1. […] richiesta dalla normativa“. Nel BelPaese ammantato di retorica gli onorevoli maiali chiedono sacrifici lacrime e sangue agli italiani, e poi non si riducono gli stipendi neanche di un centesimo, pur ricevendo prebende e […]


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