VENDESI, penisola vista mare con 60 milioni di pecore

Da 130 anni l’Annuario statistico italiano, la più importante fra le pubblicazioni a carattere generale dell’Istat, offre un ritratto sintetico e aggiornato dell’Italia. I dati pubblicati sono effettivi dello stato di salute del BelPaese in cui la forbice tra opulenza e indigenza si è allargata. A fine 2010, l’Italia contava 60.626.442 residenti, 286.000 in più rispetto al 2009. Le nascite segnano una nuova battuta d’arresto, dai 568.857 nati del 2009 ai 561.944 del 2010. L’Italia continua ad essere un Paese con i “capelli grigi” con un indice della vecchiaia che raggiunge un valore di 144,5 a livello nazionale. A fine 2010 un residente ogni cinque ha più di 65 anni e gli ultraottantenni sono il 6% della popolazione. In calo l’occupazione. Nel 2010 sono 22.872.000 gli occupati, 153.000 in meno dell’anno precedente. Ben quattro disoccupati su dieci risultano essere under trenta. A fronte, infatti, di un totale di 2,1 milioni di persone in cerca di occupazione i giovani disoccupati under 30 sono 834.000, ovvero il 39,7%. Il risultato complessivo è la sintesi di una riduzione della componente italiana, controbilanciata dall’aumento di quella straniera (+183.000). La quota di lavoratori stranieri sul totale degli occupati raggiunge il 9,1% (8,2% nel 2009). A livello di settore di attività economica, diminuiscono gli addetti dell’industria (-4,0%, -190.000 unità) e delle costruzioni (-0,7%, -14.000 unità). Nel terziario si registrano modesti incrementi (+0,2%, +35.000 unità). In controtendenza appare il settore agricolo, dove la domanda di lavoro sale per la prima volta dopo tre anni (+1,9%, 17.000 unità). La cassa integrazione ha interessato 252.000 occupati, rispetto ai 300.000 di un anno prima. Nel 2010, inoltre, è stata di 463,3 miliardi la spesa per la protezione sociale (+2,2%). La spesa delle famiglie italiane nel 2011 è aumentata di 11 euro rispetto al 2009 raggiungendo i 2.453 euro medi al mese (+0,5%). Ma l’Istat segnala anche l’impennata degli stipendi per i dipendenti di Palazzo Chigi. Nel 2010, rispetto al 2009, l’aumento delle retribuzioni contrattuali per dipendente a tempo pieno maggiore è stato registrato per la Presidenza del Consiglio, con un +15,2%. Un vera e propria impennata se si considera il rialzo medio, pari al 2,1%. Di fronte ad una crisi di lavoro, i lavoratori rimangono a casa con lo stipendio ridotto. Naturalmente all’opinione pubblica si fa credere che il maggior beneficiario è l’operaio che può stare a casa e prendere lo stesso una parte di stipendio. Quello che però non viene detto all’opinione pubblica è che chi non ci rimette niente sono gli industriali, in quanto la cassa integrazione è pagata dall’INPS. I sindacati non tutelano più gli interessi dei lavoratori poichè hanno abdicato alle loro funzioni e sono diventati complici dei governi che li ricambiano con la creazione di enti vari che portano nelle loro casse enormi quantità di denaro. Gli industriali hanno sempre cercato di far pagare alla comunità le loro incapacità organizzative. In Italia, la borghesia imprenditoriale italiana può tranquillamente delocalizzare le sue aziende in paesi dove il costo del lavoro è praticamente zero. Poi i pescecani vengono dipinti come persone che tengono alto il nome dell’Italia nel mondo.

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2 commenti

  1. […] il “loro lavoro” ai maggiordomi della speculazione internazionale, a riprendere le redini del popolo-mulo. Ma il presidente del Consiglio pro-tempore non si scompone. Eppure le avvisaglie di un suo declino […]

  2. […] sono ancora là, a ingrassarsi con i nostri soldi, a farsi chiamare “onorevoli” da 60 milioni di pecore. Le più servili del mondo. CondivisioneFacebookTwitterEmailStampaDiggRedditStumbleUponLike […]


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