€urolandia, ultima frontiera della “multinazionale Dracula”

Se l’obiettivo del summit Ue era quello di chiedere agli Stati membri di rinunciare a ogni forma di controllo sul bilancio nazionale, che in un certo senso costituisce l’anima politica di uno stato sovrano, le ingerenze esterne del maggiordomo di Wall Street Barack Obama e gli interessi finanziari della cittadella londinese della City, hanno creato l’ennesima spaccatura interna all’ectoplasma che risponde beffardamente al nome di Unione Europea. Per rispondere alla crisi dei debiti sovrani i tecnocrati e superburocrati di Bruxelles hanno lanciato l’Unione di bilancio, un nuovo Trattato da firmare a marzo 2012 per una nuova unione fiscale a ventisei, che imporrà una maggiore disciplina dei conti pubblici avviando l’operatività del fondo salva-Stati permanente Esm (500 miliardi di euro in più) affidandone la gestione ai banksters della Banca Centrale Europea e mettendo a disposizione degli usurai del Fondo Monetario Internazionale altri 200 miliardi di euro – sotto forma di prestiti bilaterali (sic!) – per affrontare la crisi. Come mettere Dracula a capo della Banca del sangue. Tra le altre disposizioni del nuovo accordo intergovernativo ribattezzato Fiscal compact (scaricabile in basso), sono incluse: Obbligo di riportare il debito sovrano al 60% del Pil con robuste correzioni annuali (0,5%); Obbligo d’inserimento nelle Costituzioni nazionali dell’azzeramento del deficit, sul quale vigilerà la Corte di giustizia europea; “Conseguenze automatiche” (non definite dagli sciacalli di Bruxelles) per i paesi il cui deficit pubblico è superiore al 3% del Pil. Politici e banchieri di ogni risma che dopo aver combinato disastri, aver fatto indebitare mezza Europa, aver fatto crollare il tessuto industriale degli Stati membri dell’Ue favorendo liberalizzazioni e privatizzazioni, adesso faranno pagare “con rigore” i propri errori con tagli alla spesa pubblica e aumenti di tasse ai Popoli nazionali. Europa avanti a tappe forzate verso un nuovo vampiresco Patto per l’unione di bilancio, ma lungo la strada perde la Gran Bretagna creando una spaccatura interna e un’Europa a due velocità. Con tanti saluti al Trattato sull’Unione nato morto a Maastricht che fissava le regole politiche e i requisiti o parametri economici necessari per l’ingresso dei vari Stati aderenti nella suddetta Unione!

La spregiudicatezza politica dell’Inghilterra, a sorpresa (ma non tanto viste le marcate ambiguità del governo e le riluttanze europeiste della Corona inglese in termini di ingresso nella moneta unica, sul progetto di Costituzione europea, sugli accordi di Schengen per l’abolizione delle frontiere, regolamentazioni finanziarie e Tobin tax), ha posto il veto sulla regolamentazione dei mercati finanziari incassando la stima del pescecane della City of London Corporation, sir Stuart Fraser, che ha ringraziato il primo ministro David Cameron per essersi rifiutato di firmare l’intesa con l’Unione europea priva di garanzie sull’indipendenza delle banche e dell’industria finanziaria britannica: «Ringrazio il governo per il sostegno alla City a alla sua competitività interzazionale».

Stiamo tornando indietro a prima della creazione dell’Unione europea. L’euro diventerà una sorta di marco europeo, come quando tutte le valute del vecchio continente, compreso il franco francese, seguivano il marco tedesco nel sistema monetario europeo.

L’Europa si sgretolerà in due: da una parte i paesi sul Titanic dell’eurozona e quelli che hanno avviato il processo di adesione alla moneta unica, dall’altra i paesi che non ne fanno parte e non sono graditi. Tutto tornerà come prima dell’ingresso del Regno Unito nell’Ue, quando la potente Associazione europea di libero scambio si contrapponeva al protezionismo della Comunità europea. Dopo la caduta del governo irlandese del primo ministro repubblicano Brian Cowen, ed a pioggia dei governi socialisti di José Socrates (Portogallo), George Papandreou (Grecia) e Josè Zapatero (Spagna), nonchè quello antinazionale e antisociale di centrodestra del pluripregiudicato Silvio Berlusconi, la “perfida Albione” è entrata di diritto nel club esclusivo degli Stati canaglia dell’Unione dove ora è vista come l’ostacolo naturale agli obiettivi del regime dell’Alta finanza mondialista e della Grande Usura.

«Noi non rinunceremo mai alla nostra sovranità»: il primo ministro britannico David Cameron ha giustificato così, in una conferenza stampa a Bruxelles, il rifiuto di Londra ad accettare la riforma dei trattati dell’Ue proposta da Parigi e Berlino per una maggiore disciplina nella politica di bilancio comunitaria.

Duro il commento della baguette tascabile Nicolas Sarkozy, che non ha usato mezzi termini: «Se oggi è nata un’Europa a due velocità è colpa della Gran Bretegna», ha detto lo gnomo francese. Per la culona inchiavabile Angela Merkel, invece, l’intesa del vertice europeo è “un buon risultato”, che “consentirà all’euro di riconquistare la sua credibilità”.

E l’Italia?

Il BelPaese commissariato dal preside Mario Monti, un non eletto gangster della Trilateral e nominato boiardo con un colpo di Stato finanziario dal cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano, ha affermato:

«Avrei preferito una impostazione totalmente comunitaria con una modifica di trattato che fosse a 27 Paesi. Questo non è stato possibile, ho dedicato parecchio tempo per cercare di trovare vie di mediazione. Il Regno Unito manifestava l’esigenza di poter mostrare al proprio Parlamento di aver ottenuto alcune cose».

Alcune cose…“, giacchè contiamo meno che uno sputo, che sarà mai la sovranità nazionale!

Ahi serva Italia…

FISCAL COMPACT
Bruxelles, 09.12.2011

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