Terzo schiaffo all’Italia, in ginocchio e senza più sovranità

Il cappio dell’Euro, quale strumento di speculazione che distrugge la vita dei popoli nel nome del profitto e dell’usura, a distanza di quasi dodici anni, ha stretto alla gola le finanze pubbliche dello Stato, delle Regioni e degli enti locali. Oltrechè prepararsi a un nuovo terrificante attacco ai diritti sociali e alle libertà dei lavoratori e dei popoli europei, prossimi a diventare merce sulla quale speculare e dalla quale trarre profitti che finiranno nelle tasche di usurai, mercanti e multinazionali, questo boccone avvelenato, farcito di finanza derivata e mercatismo stringe perchè non è più possibile, per nessuno degli Stati membri nell’ectoplasma dell’Unione Europea fare quell’operazione nefasta che si faceva prima del suo avvento e cioè la svalutazione della moneta nazionale. L’economia globale dopo la flessione iniziata nel 2008 è, «probabilmente già in recessione». Lo ha detto la terza sorella della speculazione Fitch Ratings, la cui scure si è abbattuta su 8 banche fissando l’outlook a negativo poichè legato alle attese di un ulteriore peggioramento dell’economia a causa dei crescenti rischi nelle attuali condizioni di mercato. Nel dettaglio, le banche interessate sono la Popolare Sondrio (A/A-), Credito Emiliano, Banca Popolare Emilia Romagna, Banca Popolare Milano (A-/BBB), Credito Valtellina, Veneto Banca, Banca Popolare Vicenza (BBB+/BBB), Banca Popolare Lazio (BBB/BB+). Era già accaduto con Standard&Poor’s e Moody’s: la prima, tagliò il rating del debito italiano (A+/A /A1), e per diretta conseguenza del downgrade sul debito il taglio dell’outlook si abbattè su 15 banche da stabile a negativo, di cui per 7 di queste avvenne il taglio del rating (Mediobanca, Findomestic, Intesa Sanpaolo, Banca Imi, Cassa Risparmio Bologna, Banca Infrastrutture Innovazione Sviluppo) che passarono da A+/A; la seconda, con un downgrading da Aa2/A2 con prospettive negative: «L’economia italiana, continua ad essere caratterizzata da debolezze strutturali, ostacoli alla crescita che non possono essere rimossi velocemente e che rendono il Paese più suscettibile agli shock finanziari». L’Italia (governo Berlusconi) era uno dei paesi considerati generalmente solventi, ma a rischio illiquidità nel momento in cui le attuali incertezze e volatilità di mercato fossero peggiorate. Il capobanda Silvio Berlusconi, dopo le dimissioni, tornò a precisare, attraverso una nota del suo staff, i motivi della scelta: “Le dimissioni del presidente Berlusconi da Palazzo Chigi sono state motivate dal senso di responsabilità e dal senso dello Stato, nell’interesse esclusivo del Paese”. Come no! Bastava crederci, Silvio si è dimesso per il senso dello Stato e non perchè le sue imprese (Mediaset) sono crollate in borsa del 12% in un giorno. Poi con un colpo di Stato, il cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano genuflesso alle oligarchie plutocratiche che vollero commissariare l’Italia, nominò premier l’International Advisor Goldman Sachs e presidente Trilateral Commission, Mario Monti, per abbassare lo spread! Ahi, serva Italia…

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