Campane a morto per l’Italia

«Per quanto riguarda l’atteggiamento del governo o dei suoi membri nei confronti di iniziative e complotti dei poteri forti o delle multinazionali o di superpotenze negli Stati Uniti o in Europa, permettetemi di rassicurarvi, di rassicurarvi totalmente». Lo ha detto l’International Advisor di Goldman Sachs, presidente della Trilateral Commission per la Regione Europea e neopresidente “tecnico“, Mario Monti (nominato per abbassare lo spread), in Senato. Fatevi i fatti vostri. Il suo discorso era di due pagine di cui la metà necrologi: dalla casa (con il possibile ritorno dell’Ici); dall’ipotesi di un prelievo sulla “ricchezza immobiliare” (che suona come una patrimoniale); dal mercato del lavoro in cui vige un sistema “duale” che deve essere superato; ed infine dal sistema pensionistico italiano (in cui ci sono “ampie disparità tra diverse generazioni e categorie di lavoratori”). Nel Palazzo dell’Inganno ha mitragliato il trasmettitore di notizie Ansa: «L’Europa non va considerata come un nemico. L’Europa siamo noi». Tre i pilastri del suo governo: “rigore di bilancio, crescita e l’equità”. L’autorevole gangster non è mai stato assunto, ha un contratto capestro di collaborazione servilmente offerto con un colpo di Stato dal cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano. Poi non disse più niente. Certo è che non esistono bravi professori, sono tutti funzionali al sistema. E se i soldi si trasformano, a seconda delle mani che li accolgono, ecco perchè gli italiani sono al verde e devono contare i centesimi in tasca. Bisogna dunque rimboccarsi le maniche: ci saranno sacrifici da compiere ma “dovranno essere equi”, promette il moralizzatore Monti battendosi sulla trincea della verità. I convenuti a Palazzo erano tutti d’accordo. Loro la politica non la discutono soltanto, gli cade addosso ogni giorno, tutto quello che li circonda è politica. Gli italiani, invece, fanno bene a pianificare il futuro ma devono essere pronti alle sorprese, non devono cercare rassicurazioni, devono soltanto capire quando è utile stare zitti. E con la scusa che “La gravità della situazione richiede una risposta pronta e decisa, con un’equa ripartizione dei sacrifici”, ripropone la strategia invasiva di lacrime e sangue.

A parte considerazioni di varia natura, la prima banale domanda è da dove attingerà per un’equa ripartizione dei sacrifici? La risposta è semplice e sempre la stessa: dalle nostre tasche. E come si fa? Anche in questo caso la risposta è semplice e sempre la stessa: si mette in moto la potente rete economica e finanziaria della banca d’affari americana Goldman Sachs e della Trilateral Commission che gestiscono in Europa, infiltrando i propri uomini a capo dei governi, o in altre posizioni strategiche, e da lì controllare che il flusso del denaro arrivi nei propri forzieri tramite privatizzazioni selvagge, inasprimenti fiscali per “pagare il debito pubblico“, ovvero per ingrassare le banche. Questo sistema di relazioni, al tempo stesso sotterraneo e pubblico, ha i suoi intermediari e i suoi fedeli, che grazie alle loro conoscenze aprono le porte delle cancellerie. Consiglieri reclutati con grande cura e pagati a peso d’oro che conoscono tutti gli aspetti del potere all’interno dell’Unione europea, e sono vicini ai responsabili politici, che possono chiamare direttamente al telefono nei momenti di crisi.

Ma chi sono i membri del versante europeo del “governo Sachs“, come viene chiamata a Washington? L’elemento chiave è Peter Sutherland, presidente della Goldman Sachs International, filiale europea con sede a Londra: questo ex commissario alla concorrenza ed ex presidente della Bp è la pietra angolare per quanto riguarda i 27 Stati membri e la Russia. In Francia la banca beneficia del sostegno di Charles de Croisset, ex capo del Credit Commercial de France (Ccf), che è succeduto a Jacques Mayoux, ispettore delle finanze ed ex responsabile della Société générale. In Gran Bretagna la Goldman conta su Lord Griffiths, che ha consigliato l’ex primo ministro Margaret Thatcher, e in Germania su Otmar Issing, ex membro del direttorio della Bundesbank ed ex capo-economista della Banca centrale europea (Bce). In Italia il membro dell’advisory board di Goldman Sachs International con compiti di consulenza strategica per le opportunità di sviluppo degli affari è l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel defunto Governo Berlusconi IV (già II e III), Gianni Letta.

Per non parlare poi di una serie di ex dipendenti presenti in numerosi settori chiave e sui quali Goldman può contare per muovere le sue pedine. Il più decorato è Mario Draghi, suo vicepresidente per l’Europa fra il 2001 e il 2006, ex governatore di Bankitalia SpA e responsabile del gruppo dei regolatori, il Consiglio di stabilità finanziaria. È il Presidente della Banca Centrale Europea dal 1 novembre 2011. Tuttavia, nei solenni corridoi della Goldman Sachs International sono transitati diplomatici, finanzieri, economisti, responsabili di banche centrali o alti funzionari di organizzazioni economiche internazionali. Per la Goldman Sachs uno dei vantaggi di questa rete di relazioni è quello di potersi muovere senza dare nell’occhio.

Altri dirigenti italiani a libro paga della Goldman Sachs passati poi alla funzione pubblica sono stati Romano Prodi, dal 1990 al 1993 e ancora nel 1997, dopo la sua prima volta come Presidente del Consiglio. Massimo Tononi, fino al 1993 ha lavorato presso l’ufficio londinese della Goldman Sachs, occupandosi soprattutto di fusioni e acquisizioni tra imprese. Assistente di Prodi alla guida dell’IRI, nel 1994 torna alla Goldman Sachs, di cui diventa partner managing director. Lascia l’incarico il 18 maggio 2006 diventando sottosegretario all’Economia del II governo Prodi, del quale aveva finanziato la campagna elettorale con 100.000 euro. Dopo la caduta del governo torna a Goldman Sachs. Nel 2010 smette di essere partner della banca d’affari, rimanendovi come advisory director.

Ma andiamo con ordine.

(…)

La società d’investimento newyorkese, Goldman Sachs, venne risucchiata in una indagine sulla corruzione di vasta scala riguardo la fusione Siemens-Italtel. Stiamo parlando degli anni ’90.  Ma che c’entra con quella fusione Romano Prodi? C’entra perché, l’inchiesta (definita imbarazzante) ha riguardato da vicino proprio il signor Romano Prodi “che era sul libro paga della Goldman Sachs dal 1990 al 1993 e ancora nel 1997, dopo la sua prima volta come Presidente del Consiglio”. Lo scandalo riguarderebbe una cifra pari a 400 milioni di euro, che sarebbe stata usata dalla Siemens per “oliare gli ingranaggi giusti”. Cifra che però comprenderebbe un giro d’affari europeo e non solo nostrano. Sul fronte italiano invece i magistrati di Bolzano dichiararono di avere scoperto un pagamento di circa 3,2 miliardi di lire in un conto intestato alla Goldman Sachs a Francoforte nel Luglio del 1997. Questi soldi, avrebbero poi fatto un pò il giro del mondo per finire di nuovo in terra tedesca sotto forma di Yen giapponesi. Prodi, quindi, nella questione c’entrerebbe eccome, con tutta la bicicletta e le piadine romagnole in tasca. Visto che un impiegato della G&S, rispondendo ai magistrati durante un interrogatorio, avrebbe riferito che quei soldi erano serviti per pagare una società terza.

In relazione all’affaire-G&S, ci sono insomma dei dettagli scottanti.  La Guardia di Finanza condusse nel febbraio 2007 un blitz negli uffici milanesi della Goldman Sachs, venendo in possesso, tra le altre cose, di un file nominato “Mtononi/memo-Prodi 02.doc” (quel “MTononi” potrebbe stare per Massimo Tononi?). Ci sarebbe poi una lettera – risalente al 1993 – destinata alla Siemens e proveniente dagli uffici milanesi della G&S in cui si parla dell’affare Italtel, società che allora era in corso di privatizzazione da parte dell’IRI (di cui Prodi è stato presidente dal 1982 fino al 1989). La lettera dice che “la conoscenza da parte Goldman Sachs degli ambienti dell’IRI e del suo management avrebbe potuto essere estremamente importante in una negoziazione. Dal 1990 il nostro principale consulente in Italia è stato il Professor Romano Prodi”.

Mentre da parte sua la Goldman Sachs risponde di non aver mai agito senza rispettare le regole – “rifiutiamo ogni affermazione secondo cui le nostre azioni sarebbero illegali e stiamo pienamente cooperando con le autorità coinvolte nell’investigazione”, l’ex staff di Romano Prodi avrebbe fatto sapere: “la valutazione e la decisione in merito (alla vendita della Italtel) rientravano nella esclusiva sfera di competenza della società interessata (Italtel Spa) e della controllante (Stet Spa), in considerazione anche della struttura organizzativa e del sistema dei rapporti esistenti nell’ambito del gruppo IRI”.

In ogni caso, dalle indagini risultata che Romano Prodi avrebbe ricevuto 1,4 miliardi di lire tra il 1990 e il 1993 per mezzo di quella famigerata società terza che si è poi rivelata essere la “Analisi e Studi Economici” di proprietà del Signore e la Signora Prodi. Questi soldi, (o almeno larga parte di tale somma) secondo la segretaria della suddetta società, provenivano in effetti dalla Goldman Sachs. Lo stesso Prodi sarebbe stato raggiunto da accuse secondo le quali avrebbe usufruito della sua posizione per vendere sottoprezzo proprietà dello Stato Italiano ad amici e alleati politici: il gruppo “Cirio-Bertolli-Rica”, ad esempio, venduto prima alla Fi.Svi, sarebbe stato poi ceduto alla Unilever (Prodi era stato un consulente di questa ditta fino a qualche settimana prima della vendita) per la somma di 310 miliardi di lire. Peccato che il Credito Italiano avesse valutato lo stesso pacchetto azionario dai 600 ai 900 miliardi di lire.

C’è poi la vicenda di Giuseppa Geremia, giudice romano che aveva deciso di avere prove sufficienti a condannare Prodi (all’epoca Presidente del Consiglio) per conflitto d’interessi. L’ufficio della Geremia venne messo sottosopra dai “soliti ignoti” e, nel giro di pochi giorni, il magistrato in questione venne “mandato in vacanza” (confinato) in Sardegna.

(…)

Anche l’autorevole bankster con le bollicine Mario Monti è legato agli ambienti della immacolata banca d’affari con sede nella “Downtown” di New York, fondata nel 1869 a Manhattan da due immigrati ebrei, Marcus Goldman e Samuel Sachs.

Dal 2005 è international advisor e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute, presieduto dalla economista statunitense Abby Joseph Cohen. È anche advisor della Coca Cola Company. Benchè la notizia abbia avuto lo spazio che merita nei mezzi di informazione italiani, anche a cercare bene, non si riesce a scovare nulla che parli delle relazioni del nostro (si fa per dire) attuale premier. Tant’è.

Quarant’anni fa, nel luglio 1973, su iniziativa di David Rockefeller, figura di spicco del capitalismo americano, nasceva la Commissione Trilaterale. La denominazione “Trilaterale” si riferisce quindi storicamente alle tre aree che all’epoca si potevano considerare leader nel mondo per lo sviluppo economico e per i valori democratici delle loro istituzioni: Europa, Nord America e Giappone. La prima riunione della Commissione Trilaterale si tenne a Tokyo nell’ottobre del 1973. Da allora, l’associazione ha continuato la propria attività sulla base di programmi triennali, di cui l’ultimo si è concluso il 10 Aprile 2011 al Mandarin Oriental Hotel di Washington negli Stati Uniti. All’apertura ufficiale della conferenza (8-10 Aprile) i lavori sono stati aperti da Joseph S. Nye, Jr. presidente del Nord America, da Mario Monti (Europa) e da Yotaro Kobayashi, (Pacifico asiatico).

La Commissione Trilaterale raggruppa circa 400 membri, di cui 163 europei, 121 americani e 96 asiatici, conservando la formula iniziale del profilo professionale dei soci e della loro diversificazione, allargata a tutti i principali settori della vita civile: economia, lavoro, ambienti accademici, culturali, della ricerca, dei media e della politica. Sotto il profilo politico, per esempio, dopo la parentesi degli anni ’90 con l’emergere degli Stati Uniti nel ruolo di unica superpotenza mondiale c’è stata una crescente attenzione verso la necessità di nuovi equilibri, una ridefinizione del ruolo degli Organismi Internazionali, l’emergere di nuovi attori di politica internazionale, e i problemi dello sviluppo sostenibile.

La struttura della Commissione comprende un Comitato Esecutivo (Executive Committee), composto da circa 40 membri suddivisi fra le tre regioni per definire temi e programmi e le linee generali di attività, e un Comitato di Presidenza (Chairmen’s Meeting) che ha responsabilità gestionali e direttive ed è composto dai tre presidenti di area, dai vice presidenti e dai tre direttori. Le tre direzioni regionali hanno sede rispettivamente a Washington, Parigi e Tokyo.

Ogni area (Nord America, Europa, Asia-Pacifico) ha poi un proprio Regional Executive Committee. Per l’Europa esso è composto da uno o due rappresentanti per ogni gruppo nazionale (due rappresentanti per Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Spagna, uno per tutti gli altri). Questi Comitati Esecutivi di area sono gli organismi direttivi dell’area ed hanno autonomia di decisione in materia di programmi, riunioni, budget, membership a livello regionale.

I “Regional Executive Committee” si riuniscono di norma due volte all’anno, in occasione della Riunione Plenaria e della Riunione di Area. I diversi gruppi nazionali hanno strutture autonome, secondo le esigenze locali. I gruppi dei paesi maggiori (il numero dei soci è parametrato alla popolazione e al PIL) hanno anche un’attività a livello nazionale ed una segreteria.

Dal 1974 ad oggi sono uscite in materia numerose pubblicazioni della Commissione, i “Rapporti alla Trilateral Commission” firmate sempre dai lori autori, normalmente tre, uno per ogni area, che costituiscono una documentazione interessante, anche storicamente, sui temi affrontati. Nel rapporto “The Crisis of Democracy“, della Commissione Trilaterale di cui sia Mario Monti che Lucas Papademos (banchiere proposto per il governo tecnico greco) fanno parte, viene detto a chiare lettere che un eccesso di democrazia paralizza gli USA e gli stati dell’Europa dell’est. E si sottolinea che:

“Il funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un livello di apatia da parte di individui e gruppi. In passato ogni società democratica ha avuto una popolazione di dimensioni variabili che stava ai margini, che non partecipava alla politica. Ciò è intrinsecamente anti-democratico, ma è stato anche uno dei fattori che ha permesso alla democrazia di funzionare bene”

Recentemente la Grecia ha sostituito il suo primo ministro, dopo che questi aveva avuto il coraggio di dire che avrebbe sottoposto un ulteriore ciclo di severe misure di austerità ad un referendum (la Grecia era entrata nell’Euro falsificando i bilanci grazie alla gentile collaborazione degli avvoltoi di Goldman&Sachs). Il nuovo premier ellenico oggi è Lucas Papademos, ex vicepresidente della BCE e della banca centrale della Grecia, e membro (JP Morgan Chase/Exxon) della potente Commissione Trilaterale di David Rockefeller.

Per quanto riguarda l’Italia, al posto di Silvio Berlusconi hanno ottenuto l’ex commissario europeo Mario Monti, che guarda caso è presidente europeo della Commissione Trilaterale (sarà sicuramente una svista se dorati pennivendoli embedded si dimenticano di ricordarglielo). Coincidenze? Casualità? Complottismo come ingenuamente e stupidamente scrivono autorevoli bloggers con i prosciutti sugli occhi?

Quando si parla di “crisi del debito sovrano” oggi in Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e (presto) nel Regno Unito, Francia o negli Stati Uniti, quello che significa veramente è che i governi non riescono a riscuotere sufficienti entrate fiscali dal loro popolo per pagare interessi e capitale sul debito che è in gran parte nelle mani di istituti di private banking. Ciò significa che malcapitati popoli devono pagare per gli errori dei banchieri e dei governi corrotti, sopportando aumento delle tasse, disoccupazione, bassi salari e pensioni, e un deterioramento della sanità pubblica, istruzione e infrastrutture.

Qualcuno ricorderà quando nel settembre 2008 una crisi del debito privato è esplosa a causa della truffa dei derivati ​​che ha affondato Lehman Brothers. Gli Stati Uniti e altri governi sono intervenuti in soccorso dei banchieri, fornendo salvataggi per le banche “troppo grandi per fallire” (espressione neolinguistica che sta per troppo potenti per fallire). Hanno salvato istituzioni del calibro di Citicorp, Bank of America, JPMorgan Chase, Goldman Sachs con denaro del contribuente (la banca americana Goldman Sachs venne salvata con gli aiuti del governo con un prestito da 10 miliardi di dollari dal Tesoro con il programma Tarp, la madre di tutte le leggi anti crisi), e attraverso l’(iper)inflazione, da parte della FED, del dollaro USA hanno trasferito un pezzo enorme del costo di quei salvataggi al Resto del Mondo, utilizzando il dollaro come valuta globale.

Quindi, indipendentemente dal fatto che la crisi del debito sia pubblica o privata, siamo sempre “Noi il Popolo” a pagare perché, secondo il sistema attuale, tutti gli utili vengono privatizzati e tutte le perdite vengono socializzate.

Ma torniamo agli “autorevoli” Monti e Papademos. Siedono nella Commission Trilaterale insieme a centinaia di presidenti e amministratori delegati aziendali: Ana Botin (Banca Banesto/Santander, Spagna), Peter Sutherland (Goldman Sachs/BP, Gran Bretagna), Michel David-Weill (Banca Lazard, Francia), Jurgen Fitschen (Deutsche Bank, Germania), Stephen Green (Hsbc, UK), Nigel Higgins (Rothschild Group, Gran Bretagna), Lord Guthrie (NM Rothschild, Regno Unito), Klaus-Peter Müller (Commerzbank, Germania), Dieter Rampl (UniCredito, Italia), Otto Ruding (Citicorp Europa), Lord Simon of Highbury (Morgan Stanley, Uk), Emilio Ybarra (BBVA, Spagna), Robert Kelly (Bank of NY Mellon), Lord Brittan (UBS, UK), Robert Zoellick (Banca Mondiale), oltre a Timothy Geithner, Henry Kissinger e molti, molti altri…

Certi parrucconi imbellettati dell’informazione d’accatto italiota, genuflessi all’Alta finanza mondialista ed alla Grande Usura internazionale, invece di continuare a tessere le lodi dei nuovi sicari dello stato sociale, per onestà intellettuale dovrebbero invece scrivere che la Commissione Trilaterale si coordina con il potente Council on Foreign Relations (New York), Chatham House (Londra) e molti altri think-tank, formando un’intricata rete globale di potenti intermediari privati, che riunisce i principali attori della finanza, dell’industria, dei media, del governo, del mondo accademico, dell’intelligence e militari, che gestiscono il sistema globale odierno con particolare attenzione ai loro interessi, e non a quelli del Popolo. Non c’è dubbio che i signori Papademos e Monti faranno tutto il necessario per assicurare che l’Italia e la Grecia non siano inadempienti rispetto ai loro debiti ma piuttosto che i loro popoli sopportino tutte le difficoltà e facciano tutti i sacrifici, in modo che i banchieri della trilaterale possano ottenere indietro i loro soldi.

Per concludere, l’onorevole Enrico Letta (Partito Democratico), il 14 novembre scorso ha sollecitato le forze politiche a sostenere la nascita del governo guidato da Mario Monti: «Il discorso di Monti e quello di Napolitano hanno indicato la strada giusta, quella dell’equità, del rigore, della crescita, delle centralità del Parlamento», sostiene il vice segretario del Pd. «Le forze politiche devono aiutare questo sforzo», osserva. «Noi del Pd ci metteremo un sovrappiù di unità e impegno».

Sarà anche questa una coincidenza, una casualità o un complotto che Enrico Letta è un membro della Commissione Trilaterale, insieme a Enrico Tomaso Cucchiani (presidente Allianz SpA), Marta Dassù (direttore generale Attività Internazionali di Aspen Institute Italia e direttore Aspenia), John Elkann (presidente gruppo Fiat), Carlo Pesenti (consigliere delegato Italcementi, oltre che vicepresidente di Ciments Francais, e CdA di Mediobanca, Unicredit, Rcs MediaGroup), Pier Francesco Guarguaglini (presidente Finmeccanica), Federica Guidi (vice presidente Ducati energia e presidente nazionale dei giovani di Confindustria), Luigi Ramponi (senatore della Repubblica eletto nelle fila del PdL, Generale dell’Esercito, ex Comandante Generale della Guardia di Finanza e direttore dei servizi segreti militari SISMI), Gianfelice Rocca (consigliere di Amministrazione di Tenaris, Ternium, Allianz SpA, Brembo SpA, Buzzi Unicem, Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), membro European Advisory Board dell’Harvard Business School, Advisory Board del Gruppo Allianz, Comitato esecutivo Aspen Institute), Giampaolo Sala (vice presedente vicario Intesa Sanpaolo, membro CdA di Banca ITB SpA e membro del Comitato Strategico al Ministero degli Affari Esteri per lo sviluppo all’estero degli interessi nazionali in economia, che si occupa principalmente di globalizzazione e presenza di fondi sovrani nelle società italiane), Carlo Secchi (professore ordinario di Politica economica europea Università Bocconi, eurodeputato Ppe, ex governatore Bankitalia quando scoppiò il caso legato all’ex-governatore Antonio Fazio, attualmente è nel CdA di 5 aziende quotate in borsa: Pirelli, Italcementi, Mediaset, Allianz-Ras e Parmalat, ma anche di Fastweb, eBiscom, Fondazione Teatro alla Scala, TEM Tangenziali Esterne di Milano, Milano Serravalle, La Centrale Sviluppo del Mediterraneo, Premuda), Maurizio Sella (presidente Banca Sella SpA e componente del Comitato Esecutivo nell’Associazione Bancaria Italiana, ABI), Stefano Silvestri (presidente dell’Istituto Affari Internazionali, editorialista Il Sole 24 Ore), Franco Venturini (editorialista Corriere della Sera), Marco Tronchetti Provera (ricopre cariche importanti nelle seguenti società: Pirelli&C, presidente; Prelios, presidente; Pirelli Tyre, presidente; Camfin (holding), presidente esecutivo; GPI (Gruppo Partecipazioni Industriali, holding), presidente; Marco Tronchetti Provera & C. Sapa, presidente; Mediobanca, vice presidente; Confindustria, membro dell’Esecutivo; Università Bocconi, membro del CdA (rappresentante dell’Ente Fondatore Istituto Javotte Bocconi); RCS Quotidiani, componente del CdA; Cai (ex Alitalia), membro del CdA; Eurostazioni, membro del CdA; FC Internazionale, membro del CdA;

Non basterebbe l’intero archivio della biblioteca Vaticana per elencare tutti i nomi. Scusateci se ne abbiamo dimenticato tanti altri, che però potrete certamente ricercare nei seguenti report dedicati ai membri rappresentanti della Commissione Trilaterale, dislocati nelle tre Aree di competenza:

Lista membri Europa

Lista membri Nord America

Lista membri Asia-Pacifico

Lo ripetiamo fino alla noia. Il disastro attuale ha un’origine precisa: il vampirismo che da sempre caratterizza l’egemonia bancaria. L’èlite oscura degli oligarchi plutocratici, dall’alto della piramide si godranno lo spettacolo di rovine con cui l’Italia sarà ricoperta.

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5 commenti

  1. Che porcheria di governo, che immoralità delle istuzioni. Bisognerebbe scendere in piazza e cacciarli a calci in culo questi farabutti e ladri del nostro futuro. E’ una vergogna camuffata dal silenzio dei media.

    Il compagno Napolitano, oggi venduto ai poteri forti, era quello statista che disse che i carri armati sovietici avrebbero portato la pace nel mondo. Povero imbecille. Dimissioniiiiiiiii!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. […] per un buon anno e mezzo», che il lo sgherro della Commissione Trilaterale ha fatto recapitare al presidente della Trilateral. La metafora però era assai assurda. Solo Monti l’ha […]

  3. Quoto Caterina! Un nuovo governo formato da settantenni e napolitano quasi 90enne,ma in italia se hai oltre 35 anni non puoi fare un concorso alle poste…

  4. tutta questa gente paranoica,crede di essere l’essenza di dio che dicono sia infallibile.Bisogna cominciare a sparagli in faccia.

  5. […] ha fatto recapitare all’emerito Mario Monti dell’Opera internazionale di beneficienza che è la Trilateral. La metafora però era assai assurda. Solo Monti l’ha […]


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