Piccoli “BERLUSCONI” crescono

All’indomani della defenestrazione del pianista e cabarettista di Arcore, Silvio Berlusconi, benchè ossequioso esecutore di ordini ma non più gradito alle centrali dell’usura atlantica, è stato chiaro persino ai pennivendoli dell’infernale propaganda di eserciti mercenari che l’innalzamento dello “spread” legato alla filastrocca dell’antiberlusconismo è stato una strumentalizzazione alimentata dalle oligarchie finanziarie. “L’Italia – per la stolta propaganda filo-bocconiana – è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. “E la sovranità appartiene al popolo”. Parole sempre meno convincenti in tempo di carovane di padroni, inquilini di Palazzo e sindacati collaborazionisti disponibilissimi al compromesso riformista della contrattazione. L’imposto “Patto di stabilità” oltrechè costringere gli Stati a rivedere i propri bilanci col solo strumento fiscale, vieta loro ogni ricorso al debito pubblico in termini di risparmio nazionale. Il bankster Mario Monti, nominato presidente “tecnico” dal fallimento del bipolarismo italico con un perfetto blitz di stampo mafioso, avendo avuto l’appoggio dei principali supermercati politici, ha chiesto udienza al cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano. Dopo la (ri)salita dello spread, anche il boia bocconiano Monti salirà al Palazzo dell’Inganno per sciogliere l’ultima riserva sulla nomina dei nuovi sicari già incaricati dai vampiri della finanza mondialista allo smantellamento dello stato sociale. L’Alta finanza e la grande usura faranno della nostra residua sovranità nazionale un unico sistema di precarietà dislocata su tutto il Territorio che sarà depredato ovunque si estenda il loro artiglio. Quanto alle misure anticrisi, o come piace definirle ai nostri (si fa per dire) parrucconi imbellettati “austerity” – il braccio armato del capitalismo, “Servono sacrifici, ma non lacrime e sangue” ha detto il chairmain della Trilateral Commission e dipendente dei gangster Goldman&Sachs, Mario Monti, al termine delle consuete modalità che la democrazia capitalista impone: le consultazioni. Equità nell’enunciazione dei principi e rapina nella sostanza. Le astronomiche cifre che verranno sottratte saranno rapinate dal potere bancario, esercitato da personaggi che nessuno elegge o controlla. D’altronde il plutocrate asservito al sistema liberale, Silvio Berlusconi non è l’unico parassita a voltare gabbana col girare del vento. In parlamento siedono vagonate di “quinte colonne” che però si guardano bene dal denunciare le continue ingerenze ebraiche che dettano tutta la politica di Montecitorio e dintorni, e che cursus honorum hanno scoperto una nuova giovinezza. Il segreto sta nella capacità di sapersi svendere. La politica però è una cosa seria, e loro che di interessi se ne intendono non la guardano mica passare come la mucca quando passa il treno.

Trentuno, dicasi 31, sono state le componenti politiche uscite dal fallimento del bipolarismo italico, riunite in 21 partiti. All’inizio della legislatura erano solo cinque, sembrava che la frammentazione politica fosse uno spiacevole ricordo della prima repubblica. Fuori dal parlamento erano rimaste anche formazioni storiche di radicata presenza sulla scena politica come la Sinistra radicale e la Destra terminale.

Come è successo che il “professore” Mario Monti, invelenito dalle emorroidi, si sia trovato a consultare ventuno delegazioni dei quali non ne conosceva nemmeno l’esistenza?

«Le mie dimissioni sono state un atto d’amore verso il Paese, non ho capito chi ha gioito. Mi ha amareggiato molto», disse il capobanda Silvio Berlusconi dopo le dimissioni. Per non parlare dei lanciatori di monetine: «Facinorosi pagati dalla sinistra, che ha organizzato la contestazione». Ma tanto è una ruota che gira: «Quando nei prossimi mesi il governo farà le manovre di lacrime e sangue, le patrimoniali, i prelievi sui conti correnti, torneranno tutti qui sotto», indica la finestra che dà alle spalle di via del Plebiscito, «ma per manifestare in mio favore».

Ma l’origine del disastro va collocata temporalmente più indietro. Tutta colpa di Gianfranco: «Il peccato originale è stata la fronda della componente di Fini che si è manifestata praticamente subito dopo la vittoria elettorale del 2008 e che è poi sfociata in una vera e propria diaspora».

Poi lo stallone di Arcore preparò l’ennesima puntata a reti quasi unificate, presentandosi ai fancazzisti annunciando: è morta la democrazia. E chi è? chiesero tutti. In serata si è quindi riaffacciato in Tv replicando quella del Paese che ama (1994) e ha garantito che lui non lascia, anzi raddoppia (Mike Bongiorno, 1955).

L’ennesimo trionfo di merda tiepida. Per ricordare il miracolo, nel residence romano di via Olgettina iniziò una raccolta firme e fu eretta una fontana di plastica con l’effige del santo. Poi arrivò il p2ista Fabrizio Cicchitto, scese da cavallo, toccò con un bastone la terra e sgorgò l’acqua. E proprio nel punto ove sgorgava quell’acqua benedetta che rende candidi e immacolati e che guarisce da molte malattie, è diventato oggi metà di pellegrinaggio per basisti e delatori della Repubblica delle Banane. Il resto è storia recente.

I protagonisti di questa moltiplicazione dei papponi di Stato, cui solo un rabdomante potrebbe appurarne l’esistenza, seguendo l’ordine di convocazione al Palazzo dell’Inganno, si sono presentati come la crosta forgiata nell’acciaio. Scaltri venditori di vacche, il cui slogan era: “La famiglia, la stalla e la messa“, curatamente annaffiati con dopobarba odor corona da morto. Insomma di quelli da cui non devi mai accettare caramelle. Hanno detto tante boiate, tante da fargli venire l’esaurimento nervoso. Mentre il cameriere Napolitano, lo guardava come a dire, questo è niente…

MAIE-Liberal democratici; MPA-movimento per le autonomie-Alleati per il sud; NOI per il partito del sud; Lega sud ausonia (grande sud); Repubblicani-azionisti; Süd tiroler volkspartei; Union valdôtaine; Versonord; Movimento repubblicani europei; Partito liberale italiano (senato); Liberali per l’Italia; PLI (camera); Membri del gruppo misto (camera); Rappresentanza della minoranza linguistica della Valle d’aosta; UDC-SVP-Autonomie (senato); Partito socialista italiano; Rappresentanza socialista del gruppo misto UDC-SVP-AUT: Uv-Maie-Vn-Mre-Pli-Psi (senato); Popolo e territorio; Noi sud; Libertà ed Autonomia; Popolari d’Italia domani; Movimento di responsabilità nazionale; Azione popolare; Alleanza di centro; Coesione nazionale; Io sud; Forza del sud;

In serata erano anche attese le delegazioni dei Puffi, di Willy il Coyote e Bip Bip, e dei Tre moschettieri (il quarto stava preparando una nuova formazione che di lì a poco avrebbe presentato mezz’ora prima della chiusura). L’Ape Magà era l’unica opposizione.

Infine, Lega nord per l’indipendenza della padania (consultazione telefonica); Unione di centro per il terzo polo (camera); Unione di centro (senato); Alleanza per l’Italia; Italia dei valori; Futuro e libertà per il terzo polo; Partito democratico; Popolo della libertà.

Massimo Gramellini su La Stampa di martedì irride senza pietà l’inflazione di capi di partito per un giorno: “Arturo Iannaccone, che ha fondato un partito la settimana scorsa appena in tempo per le consultazioni, ha persino chiesto ai giornalisti se c’erano domande per lui. E poiché non ce n’era nessuna, se n’è andato sorpreso. Si sente un leader. Ha perfettamente capito che in Italia conviene di più essere il numero uno di un monolocale che il numero due di un grattacielo”.

Iannaccone, per la cronaca , è il segretario del partito Noi per il partito del sud-Lega sud-Grande sud, che conta 3 deputati. Fa espresso al primo ministro in pectore la preoccupazione per il grave momento e l’invito ad andare avanti per evitare disastrose elezioni anticipate e che prenda in esame provvedimenti per il Sud. A chi gli ha domandato se dal neo senatore a vita abbia ricevuto qualche risposta, Iannaccone ha detto: “Ci ha ascoltato e ha preso appunti”. Sempre per la cronaca. Ahi, serva Italia…

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