Gli avvoltoi Goldman&Sachs in picchiata sulla carcassa Italia

Lo tsunami finanziario che sta investendo l’Italia è imputabile esclusivamente alla scarsa affidabiltà e credibilità del già defunto governo Berlusconi? Fatto salvo l’immobilismo irresponsabile del governo molto più attento a salvaguardare i propri interessi individuali, a conclusione del recente G20, il summit svoltosi al Palais des Festival di Cannes, si evince quanto chiarisce la stampa europea e che invece omette chiaramente di accennare certa disinformazione bocconiana vicina più all’establishment della pseudo opposizione di centrosinistra che all’interesse della sovranità italiana, si è trasformato nel vertice sulla situazione italiana. Domanda. Ma la Grecia non era entrata nell’Euro falsificando i bilanci grazie alla gentile collaborazione degli avvoltoi di Goldman&Sachs (negli Usa hanno risolto con una multa mentre si tratta di vero e proprio terrorismo finanziario) che annoverano tra i loro collaboratori molti protagonisti di questa crisi? La crisi del debito che ci ha travolto, con la (s)vendita dei titoli di stato a un livello quasi di spazzatura, ha attivato un countdown di allarme tale da non ammettere esitazioni. Ecco quindi l’intervento lampo del cameriere del Nuovo Ordine Mondiale Giorgio Napolitano che in poco più di quarantotto ore, con la complicità di Mario Draghi, si è genuflesso alla volontà dell’Alta finanza mondialista e della Grande Usura. Come è stato possibile?

Sui mercati è stata Goldman&Sachs (la banca americana salvata con gli aiuti del governo con un prestito da 10 miliardi di dollari dal Tesoro con il programma Tarp, la madre di tutte le leggi anti crisi) a innescare l’ondata di vendite di BTp, poi seguita dagli hedge fund e dalle altre banche d’oltreoceano e neppure la foglia di fico della Banca Centrale Europea del bankster Mario Draghi, con l’acquisto di titoli di Stato italiani, è servito. Per Goldman&Sachs, il cui istinto del lucro ha sempre la meglio su ogni considerazione sociale e su qualsiasi forma di ritegno, ha dato il via a un vecchio trucco finanziario: con opportune vendite ha compresso i prezzi dei Btp il più possibile per poi, un attimo prima del superamento della crisi (le dimissioni ufficiali di Berlusconi), farne incetta a prezzi da saldo. L’intervento del burattino Napolitano, in linea con l’ortodossia dei sistemi di salvataggio bancari e crescite economiche drogate da politiche di sostenibilità a vantaggio del sistema usuraio, si è rivelato fondamentale per i gangster dell’ondata speculativa che lo hanno manovrato, visto che entro domani si dovra sapere se ci sarà un nuovo governo o si andrà a elezioni anticipate.

In questi giorni non si fa altro che parlare della crisi economica e dei livelli dello Spread. Quanti italiani conoscono il significato di Spread? Lo Spread è la differenza tra il rendimento di due titoli di Stato a lungo termine (10 anni). Quello di cui si parla ma che la disinformazione di massa omette di spiegare, è lo Spread BTp-Bund dove, i BTp sono i Buoni Italiani ed i Bund sono l’equivalente tedesco dei BTp, e vengono presi come riferimento mondiale.

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L’ANDAMENTO DELLO SPREAD DECENNALE
BTP – BUND
(fonte Il Sole 24 Ore)

Lo Spread BTp-Bund non è altro che la differenza tra i rendimenti dei Bund ed i BTp, quindi la differenza tra i titoli tedeschi ed i titoli italiani. Se lo Spread tra BTp e Bund aumenta, il rendimento del BTp aumenta rispetto al rendimento offerto da un’obbligazione considerata sicura e affidabile come il Bund e di conseguenza aumenta anche il rischio default per l’Italia.

Le consultazioni odierne, le riforme strutturali imposte da organi non eletti dal “popolo sovrano” e non democraticamente rappresentativi, espletate in tutta fretta nel Palazzo dell’Inganno dal cameriere del Nuovo Ordine Mondiale Giorgio Napolitano e dai pseudo rappresentanti della sovranità nazionale, potrebbero non bastare a riportare lo Spread a livelli accettabili. Un governo tecnico, appoggiato incondizionatamente dal liberista Bersani (Pd), dal cosiddetto Terzo Polo capitanato dai residuati della Prima repubblica Casini, Fini, Rutelli e mafiosi democristiani al seguito, magari con l’appoggio esterno “a tempo” (per stare con un piede dentro e l’altro fuori) dell’ex pm Di Pietro, garantirebbe all’international advisor per Goldman&Sachs più precisamente membro del Research Advisory Council del G&S Global Market Institute, presidente europeo della Commissione Trilaterale e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg, Mario Monti, un punto di riferimento del capitalismo mondialista per un lineare ed organico compito di smantellamento del mercato del lavoro (modifica della contrattazione collettiva in favore di accordi a livello dell’impresa), eliminazione delle pensioni di anzianità, innalzamento dell’età pensionabile per parificarla tra uomini e donne, colpire la pubblica amministrazione adeguando salari e produttività e promuovere la mobilità, ed infine liberalizzare privatizzando ciò che rimane dei beni dello Stato. Tutto ciò perchè i nostri (si fa per dire) politici non hanno voluto assumersi alcuna responsabilità, disattendendo gli ordini dell’usura internazionalista che dal 1992 intende punire i lavoratori e il popolo italiano con tagli su pensioni e stato sociale.

In un report (leggilo in basso) diffuso martedì scorso dalla banca d’affari americana Goldman&Sachs è stato scritto a chiare lettere, e senza infingimenti, che in caso di un esecutivo di centrodestra sostenuto da una coalizione più ampia, lo Spread si sarebbe attestato a 400-450 punti base (nel mese di aprile c.a. lo spread fra Btp e Bund era circa a 120 ed è rimasto stabile fino ad agosto), quindi a livelli d’allerta. E che le elezioni anticipate sarebbero state invece “lo scenario peggiore per i mercati”. Guarda caso i gangsters della finanza di Wall Street non hanno fatto previsioni sullo Spread, ma è evidente che schizzerebbe alle stelle. Accanto a questi amministratori disonesti agiscono supinamente anche quelle organizzazioni sindacali che dovrebbero agire in nome degli interessi dei lavoratori e invece acconsentono tutto quelli che le oligarchie finanziarie propongono loro.

Dopo la Grecia è il turno dell’Italia, poi si comincerà a parlare di Spagna e dell’Ungheria. La scorsa estate l’Italia è stata oggetto di intensi attacchi speculativi, quindi di vendita in massa di titoli di debito pubblico, difficilmente collocabili sui mercati. Siccome la riduzione del prezzo dei Titoli implica già che il tasso di interesse ottenibile dai risparmiatori aumenta, ciò ha posto il nostro Stato nella condizione di dover offrire un modico tasso di usura più elevato per i nuovi titoli emessi. Ciò ha aumentato il differenziale dei rendimenti fra i titoli italiani con scadenza decennale e i titoli del debito tedeschi, prefigurando una condizione nella quale lo Stato italiano ha rischiato di trovarsi impossibilitato a ripagare il debito contratto con i sottoscrittori dei buoni del Tesoro e dichiarare fallimento.

L’opinione pubblica, mentre banchieri e mercanti stavano affondando l’Italia, in tutto questo labirinto inestricabile è stata abilmente raggirata con la convinzione secondo la quale questo fenomeno sia stato determinato dal basso tasso di crescita dell’economia italiana e dalla scarsa credibilità del Governo in carica sulla base di cortesi raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale della Banca Centrale Europea e dalle ingerenze degli Stati sovrani Ue che decideranno i destini dell’Italia. È opportuno ricordare che queste bande di criminali che imperversano sui mercati europei suggeriscono misure di austerity ancora più drastiche rispetto a quelle fin qui messe in atto: riduzione della spesa pubblica, maggiore precarizzazione del lavoro e facilità dei licenziamenti. La “gentile” informazione, asinamente collusa e sottomessa al potere e che continua a definire questo sistema “pluralista, civile e democratico”, proseguirà il proprio compitino facendo il resto, e definendole: rigore e sobrietà (sic).

La domanda che occorre porsi, e che pare del tutto oscurata nel dibattito italiano, è quali fattori economici e politici muovono la speculazione? A fronte di questo è stata Goldman&Sachs a innescare la miccia. Goldman&Sachs è la più grande banca d’affari al mondo, ha guidato numerosi processi di privatizzazione e risulta anche essere la banca più prestigiosa del mondo. Il fatto che Goldman goda di elevata reputazione la candida naturalmente come leader della speculazione sui titoli del debito pubblico.

La storia recente insegna che gli attacchi speculativi sono seguiti da ondate di privatizzazioni e di compressioni salariali (e soprattutto dei diritti dei lavoratori: è accaduto in Italia a seguito del saccheggio ordito dai banditi internazionali dell’Alta Finanza e della Grande Industria sul panfilo reale “Britannia”, al largo di Civitavecchia, il 2 giugno 1992, tra esponenti del mondo finanziario angloamericano (Warburg, Barclay, Goldman etc.) e membri della classe dirigente italiana (tra cui Ciampi e Draghi, allora rispettivamente governatore della Banca d’Italia e direttore generale del Ministero del Tesoro) che segnò l’inizio della “svendita” al capitale privato, italiano e soprattutto straniero, del settore pubblico dell’economia nazionale. Niente altro che il dominio della finanza sulla politica.

Gli attacchi speculativi sui titoli del debito pubblico italiano non hanno nulla a che vedere con le dimensioni del debito stesso ed hanno poco a che vedere con lo stato di salute della nostra economia che non è certamente peggiore dei principali governi demoborghesi europei e che, però, sono mossi dalla convinzione che un esecutivo cosiddetto “tecnicoda confezionare all’Italia, per di più guidato da un uomo che lavora per quei banchieri e quei mercanti che oggi guidano la speculazione, realizzi un programma di politica economica che consenta la svendita del patrimonio pubblico nazionale. Probabilmente il prercariato cui guardano queste sanguisughe è solamente il loro e per questo le vestali democratiche italiote si dimostrano preoccupate in tutto questo. Non perchè la democrazia è in pericolo come vogliono far credere, ma perchè le loro poltrone sono in pericolo. Di fronte a questo letamaio politico la risposta del popolo italiano non può più farsi attendere e non può più limitarsi alle proteste di rito.

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From Goldman Sachs, 08.11.2011:

Italy – What’s Next

After seeing his parliamentary majority decline further in a routine vote earlier today, Italian PM Berlusconi offered to resign once Parliament approves new austerity measures, possibly towards the end of next week. We see three possible outcomes at this delicate stage, with different implications for the BTP market and Italian risk premium more broadly:

Most likely scenario: In the coming weeks, the current centre-right coalition of the Northern League and PdL moves to rally round another candidate who can gain wider acceptance domestically and internationally. In order to broaden its support, the new government may reach out to smaller centrist parties which can advance their own political agenda.

A centre-right executive backed by a broader coalition and committed to implementing the ‘troika’s’ economic platform could eventually stabilize markets. But the newly appointed Cabinet would need to prove itself first, and the protracted uncertainty would weigh on economic growth. Furthermore, reforming the pension system could meet resistance from the Northern League. Still, it would be hard for the ECB and Italy’s EMU peers not to stand by a new Italian government genuinely trying to pursue reforms. Under this scenario, thanks to the ECB’s interventions, we would expect BTPs to remain capped at around current levels (400-450bp) over the average of Germany, France and the Netherlands until measures are gradually approved.

Second most likely scenario: The centrist parties ultimately turn down the offer to join a broader coalition. In this case, more MPs from Berlusconi’s PdL party could join forces with formations at the centre of the political spectrum. This could pave the way for a government of national unity of sorts, led by a highly reputable ‘outsider’. Like during the crisis of the early 1990s, the advantage of such a ‘technocrat’ government is that it would be sworn in after some ‘initial contracting’ on its programme (economic reforms agreed with the ‘troika’, plus a new electoral law), which should lower the implementation risk. A technocrat government could use its credibility to introduce more growth enhancing measures that would pay off further down the road. Lastly, it could focus on improving governance (fiscal rules in the constitution, a smaller public sector, etc).

We view this as the most market-friendly outcome, as it would lead over time to a decline in sovereign spreads and in Italy’s risk premium more broadly. The front-end would re-price more than intermediate- and long-term maturity bonds because investors would likely take advantage of the rally to reduce exposure at higher prices. Nevertheless, we would expect BTPs to fall to around 350bp over Bunds in fairly short order.

Least likely scenarios: After Berlusconi’s resignation, general elections are called. These could be held in mid-January at the earliest, although they would most likely be postponed until the Spring amid market turmoil.

This would represent the worst scenario for markets, in our view. Since President Napolitano is aware of this, he will probably try to resist dissolving Parliament at this juncture. Also, most centrist parties would want to change the electoral law before a new vote takes place.

All these scenarios will take some time to play out, a couple of weeks at least. In the meantime, the higher priced Italian government bonds will continue to be sold, as gradually higher margin requirements are applied. On our central case, intermediate to long-end bonds should continue to be supported relative to AAA-rated securities by the ECB.

In conclusion, we are most probably approaching the highs in Italian yields (currently around 500bp over German Bunds in the bellwether 10-yr sector, and 600bp in 2-yr maturities), but a volatile and unsettled market remains our base case until Italy’s sovereign creditors can be reassured that long-awaited structural reforms to lift the country’s growth rate will be put in place.

TRADUZIONE E SINTESI DELLE NOTE PIÙ IMPORTANTI

  • Primo Scenario “più probabile”: nuovo centrodestra al comando Secondo G&S «un esecutivo di centrodestra sostenuto da una coalizione più ampia e impegnato per le riforme potrebbe finire con lo stabilizzare i mercati. Ma prima il nuovo governo dovrebbe dimostrare di essere capace e il protrarsi dell’incertezza peserebbe sulla crescita economica. Inoltre la riforma delle pensioni potrebbe incontrare resistenza da parte della Lega Nord». In questo scenario lo spread tra Btp e la media dei Bund comparabili di Germania, Francia e Olanda rimarrebbe intorno ai 400-450 punti base.
  • Secondo Scenario “più probabile”: governo di unità nazionale Lo scenario che segue in ordine di probabilità è che i centristi non vogliano entrare nella maggioranza e a quel punto parlamentari del PdL potrebbero entrare nelle formazioni di centro, aprendo la via a «una sorta di governo di unità nazionale guidato da un “outsider” di ottima reputazione», sul quale G&S non fa però nomi possibili. La soluzione richiamerebbe per gli economisti G&S i governi tecnocratici dei primi anni ’90 e sarebbe «la soluzione più gradita ai mercati perchè nel tempo porterebbe a un declino negli spread sul debito sovrano e a un calo del premio pagato al rischio Italia più in generale». Nel breve termine lo spread Btp-Bund cadrebbe a 350 punti base sui titoli decennali.
  • Terzo Scenario (meno probabile): elezioni anticipate Lo scenario meno probabile è che dopo le dimissioni di Berlusconi ci siano elezioni anticipate. «Sarebbe lo scenario peggiore per i mercati e questo il presidente Napolitano lo sa, e probabilmente farà resistenza contro lo scioglimento della Camere a questo punto». Perché si capisca quale dei tre scenari si verificherà passeranno per G&S circa due settimane. Intanto quello che gli investitori possono aspettarsi è che i rendimenti sui buoni del Tesoro italiani abbiano toccato o stiano per toccare il massimo, e che rimarranno elevati fin quando «i creditori sovrani dell’Italia possano essere rassicurati sul fatto che le misure strutturali da tempo attese per far salire il tasso di crescita del paese saranno messe in opera».
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7 commenti

  1. […] hanno imposto direttamente i loro fiduciari alla guida di governi detti impropriamente “tecnici”. E’ già avvenuto in Italia negli anni ’90 con Ciampi, Dini, Amato. Accadrà di nuovo con […]

  2. […] di intollerabili ipocrisie! Finalmente, anche l’ultimo tele-lobotomizzato avrà modo di scoprire chi governi davvero questo sciagurato Paese. Chi osserva che i “nostri” rappresentanti politici mostrino […]

  3. […] mercati hanno continuato a mandare segnali di sfiducia. Non più in particolare solo verso l’Italia, ma verso tutta l’Eurozona in generale. Lo spread (clicca qui) tra BTp decennali italiani e i […]

  4. […] del pianista e cabarettista di Arcore, Silvio Berlusconi, benchè ossequioso esecutore di ordini ma non più gradito alle centrali dell’usura atlantica, è stato chiaro persino ai pennivendoli […]

  5. […] del debito. Occorre osteggiare quest’Europa che è solo un bordello gestito dai lenoni di Washington. Riprendiamoci l’indipendenza e la sovranità, riconquistiamo il nostro diritto di essere […]


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