TAMBURI DI GUERR✡ SU TEHERAN

La tensione sul nodo del nucleare militare iraniano e le pruriginose pressioni degli Stati Uniti e di Israele all’Onu, già condite da una raffica di sanzioni unilaterali, segnano un aumento. Le chance per una “soluzione diplomatica” al problema del programma nucleare iraniano «si stanno affievolendo», mentre, «l’opzione militare è più vicina». Così, durissimo, il presidente dello stato ebraico e premio Nobel (1994) per la pace orwelliana Shimon Peres in un’intervista alla televisione israeliana. Il presidente sionista ritiene che la realizzazione della bomba atomica da parte della Repubblica Islamica dell’Iran di Mahmoud Ahmadinejad sia molto più prossima di quanto previsto: mancherebbero soltanto sei mesi. Per questo la possibilità di un intervento militare si fa sempre più concreta. «A quanto pare  l’Iran si avvicina alle armi nucleari. Nel tempo che resta dobbiamo esigere dai Paesi al mondo di agire, e dire loro che devono rispettare gli impegni che hanno assunto, e far fronte alle loro responsabilità: sia che si tratti di sanzioni severe sia che si tratti di una operazione militare». Parola di ebreo. Come da copione, la servile informazione italiota, ha pensato bene di riportare l’esclusiva dell’intervista frammentandone il contenuto a più riprese, deviandone abilmente l’attenzione su argomenti differenti.

Oggi però l’Agenzia Atomica Internazionale (International Atomic Energy Agency, IAEA) renderà pubblico un rapporto sul programma nucleare di Teheran in cui, secondo le anticipazioni, dalle finalità civili ed energetiche sull’utilizzo dell’atomo l’Iran nel giro di un anno sarà in grado di assemblare ordigni nucleari con evidenti scopi bellici. Premesso che la Repubblica Islamica dell”Iran si è già dotata da almeno 20 anni (risalente ai tempi dello Scià Mohammad Reza Pahlavi), ufficialmente a scopi civili, di centrali nucleari con tecnologia principalmente fornita dalla Russia, dal Pakistan e, indirettamente dalla Cina e Corea del Nord, allo scopo di ridurre la sua dipendenza dal petrolio (l’Iran consuma ad uso interno il 40% del greggio che estrae), l’accerchiamento americano dell’Iran (gli Stati Uniti hanno basi militari ed aeree in Iraq, Turchia, Afghanistan e Pakistan) ha portato il governo iraniano a decidere di arricchire da solo l’uranio usato come combustibile nelle proprie centrali nucleari: decisione che vari paesi temono possa nascondere un tentativo di costruzione di armi nucleari.

Il rapporto dell’IAEA corredato da foto satellitari individuerebbe in proposito tre siti sensibili: Parchin, Natanz e Qom. Washington e Tel Aviv hanno riaccreditato l’ipotesi di un possibile attacco israeliano contro gli impianti di Teheran. Il sito web israeliano DEBKA, voce ufficiosa del Mossad, attribuisce la preoccupazione Usa al consenso per l’eventuale attacco che starebbe consolidandosi all’interno del governo di Netanyahu.

Nel 2009 ispettori dell’Agenzia vennero inviati a visionare gli impianti ma il presidente dell’IAEA, Mohamed El Baradei, dichiarò alla stampa che gli ispettori non trovarono mai alcuna presenza di tracce di esafloruro di uranio altamente arricchito nelle centrifughe.

In questi ultimi anni, infatti, si è assistito a un attacco diretto contro l’Iran da parte della comunità internazione per un presunto programma nucleare a scopo bellico del quale neppure gli inviati dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica hanno trovato alcuna prova. Eppure, proprio come avvenuto qualche anno prima per l’Iraq di Saddam Hussein e le fantomatichearmi di distruzioni di massa”, l’Onu ha deciso nel giugno 2009 di applicare pesanti sanzioni economiche alla Repubblica Islamica, allo scopo di convincerla a desistere da quella che era stata definita un minaccia al mondo intero.

Le nuove sanzioni seguirono quelle decise contro Teheran dal Consiglio di Sicurezza il 27.12.2006, nella Risoluzione 1737, che seguiva la Risoluzione 1696 del 31.07.2006, per non aver sospeso il programma di arricchimento dell’uranio, come richiesto dalla Comunità internazionale. Queste sanzioni furono accompagnate da “minacce diplomatiche” degli Stati Uniti (i primi nella storia dell’umanità ad aver sganciato due testate atomiche all’uranio nel giro di pochi giorni, su Hiroshima e Nagasaki, e provocando un olocausto che a 65 anni di distanza ancora evidenzia le contaminazioni da radiazioni sulla popolazione civile giapponese e che per essere smaltite devono aspettare ancora 240.000 anni) che “consigliavano” all’Iran di cessare l’arricchimento di uranio per evitare “spiacevoli conseguenze”. Sul nucleare israeliano, invece, gli Usa non dicono neanche una parola. Una dimostrazione che le Nazioni Unite non sono altro che un’arma di distruzione di massa nelle mani della Casa Bianca.

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