Licenziamenti facili, i senza vergogna del “Business Europa”

Correva l’anno 2008. Silvio Berlusconi propose la ricetta contro la precarietà, e suggerì a una ragazza come risolvere i problemi che comporta l’assenza di un lavoro stabile: sposare un milionario, magari suo figlio Piersilvio. Non perse occasione per fare lo spiritoso, Berlusconi, nemmeno di fronte a una delle urgenze più drammatiche del paese: «Credo che con il suo sorriso se lo possa certamente permettere» disse il Capobanda a una studentessa che nel corso della rubrica del Tg2 Punto di vista gli chiese come sarebbe stato possibile, per una giovane coppia, farsi una famiglia senza un lavoro stabile. Il siparietto suscitò inevitabilmente polemiche. Un’indignazione diffusa. Nel gennaio del 2011, con la tipica espressione gluteale di chi veramente, ma veramente, non conosce vergogna sposò completamente la linea schiavista della multinazionale Fiat dei pupari Agnelli/Elkann e della marionetta Sergio Marchionne, alla vigilia dell’esito del referendum sull’accordo di Mirafiori: «Se passasse il no al referendum le imprese e gli imprenditori avrebbero buone motivazioni per spostarsi in altri Paesi». Poco importava all’animatore di allegre compagnie l’enorme debito morale della Fiat con l’Italia, grande almeno quanto i finanziamenti diretti e indiretti ricevuti nel corso degli anni dallo Stato – cioè dai contribuenti italiani – per produrre (a basso costo) all’estero. Alla sua età bisogna andare in fondo al contachilometri, far schizzare la lancietta in cielo. Poi ci sarà tempo per andar piano. Per capire che oramai l’Italia è stata colonizzata dall’Alta finanza mondialista, ieri, il noto capitalista del ramo intrattenimenti, ha scritto una lettera al presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, e a quello della Commissione europea Josè Manuel Durao Barroso. Il cappio del regime borghese e capitalista, inizia a stringsi sull’Italia.

Donne e uomini in pensione a 67 anni entro il 2026. Riforma del lavoro più funzionale alle esigenze delle imprese con licenziamenti più facili (la sostanza è che il datore di lavoro, adducendo motivi economici, potrà licenziare più facilmente i lavoratori con contratto a tempo indeterminato. Ai quali verrà garantito semplicemente un indennizzo). Dismissioni. Vendita del patrimonio pubblico. Mobilità obbligatoria nella Pubblica amministrazione. Liberalizzazione dei servizi pubblici locali.

«Caro Herman, caro Josè Manuel…» rivolto agli usurai di Maastricht. La breve nota si chiude con la nota autografa: «Un forte abbraccio, Silvio». Questo è lo scenario: l’Europa che sta affondando, quella dei banchieri e dei faccendieri, al soldo del Fondo Monetario Internazionale, che stanno sferrando l’ennesimo attacco a quel poco di socialità che esiste ancora negli Stati nazionali.

Ed in questo suo disastroso naufragio, costoro stanno trasportando i popoli sfruttati dalla usurocrazia. Di conseguenza, per i dettami neoliberisti, l’uso delle risorse dello Stato, per finanziare occupazione e stato sociale, diventerà illegale. «L’Italia ha sempre onorato i propri impegni europei e intende continuare a farlo» parola di uno che in politica è entrato per farsi gli affari suoi, Silvio Berlusconi. E al suo fianco ha un burattino della Goldman Sachs che risponde al nome di Gianni Letta. Ahi, serva Italia…

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1 commento

  1. […] lo Stato strozzato dal debito pubblico da loro creato nelle mani della finanza usuraia, della precarietà, del mondialismo, del servilismo atlantico e guerrafondaio e peggio, del laccheismo […]


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