Un altro venditore di statue nel corridoio dei passi perduti

C’era una volta un tale che aveva scolpito una statua di legno, l’aveva portata in piazza e l’offriva in vendita; ma nessuno si faceva avanti. Allora, per attirare qualche compratore, egli prese a gridare a gran voce che vendeva un simulacro generoso, dispensatore di benefici e di guadagni: «Ehi, galantuomo», osservò uno dei presenti, «e perchè la vendi, allora, invece, di approfittare tu dei suoi favori?». «Il fatto è» rispose quello, che io avrei bisogno di un aiuto immediato e lui, i guadagni, è abituato a procurarli con tutto suo comodo». Ecco una parabola scritta per certi uomini avidi e sfacciati che non hanno rispetto nemmeno per gli dèi. Alessandro Profumo, ex ad Unicredit, buonuscita di circa 40 milioni di euro (due dei quali, come già annunciato dalla moglie, Sabrina Ratti, da donare alla Cada della Carità di don Vincenzo Colmegna) aveva spiazzato tutti annunciando che sarebbe potuto scendere in campo. Un altro banchiere in politica? Altro giro, altro manager. L’ennesimo dopo Carlo Azeglio Ciampi, Lamberto Dini, Romano Prodi, Mario Monti, Luca Cordero di Montezemolo, Mario Draghi e il defunto Tommaso Padoa-Schioppa ecc. Insomma, quasi tutta la banda del Britannia, capeggiata da boiardi italiani che il 2 giugno 1992 accettarono di salire a bordo del panfilo reale per svendere l’Italia allo straniero e sostituire il sistema di potere che allora stava per essere spazzato via, essendo quindi necessario individuare i nuovi referenti politici ed economici. Settembre 2011: «Sono pronto, se necessario, a dare il contributo per far funzionare le cose», disse Alessandro Profumo alla festa nazionale dell’Api, a Labro (Rieti), per confermare la disponibilità a entrare in politica.

Il tema dell’incontro è l’Italia e l’Europa di fronte alla crisi mondiale ma si capisce subito che il banchiere defenestrato lo scorso anno da piazza Cordusio ha voglia di tornare in pista. «Mi metto in gioco, ci metterei tutta la passione» disse tra gli applausi del pubblico replicando all’ex democristiano Bruno Tabacci,  che lo invitava a «sporcarsi le mani».

Il pomeriggio di incontri viene chiuso dal leader dell’Udc Pierferdinando Casini che rivolgendosi all’ex banchiere seduto in prima fila lo stuzzica: «Alessandro Profumo? C’ha un sacco di soldi, ha lavorato bene ed è una fra le persone più intelligenti del Paese. Dunque, Alessandro fai politica. Lo vedrei benissimo come un ottimo ministro dell’Economia».

Ottobre 2011: la Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati, Alessandro Profumo, nell’ambito di un’inchiesta per frode fiscale in cui il Tribunale di Milano ha anche disposto il sequestro preventivo di 245 milioni di euro alla banca. Una cifra quantificata come il profitto del reato che sarebbe stato commesso dalla banca tra il 2007 e il 2008 attraverso l’operazione fraudolenta.

Il sequestro, ai fini di una eventuale confisca, è stato eseguito dalla Guardia di Finanza in Banca d’Italia su un conto di corrispondenza di Unicredit. A disporlo è stato il gip di Milano Luigi Varanelli su richiesta del Procuratore aggiunto Alfredo Robledo che ha calcolato la somma sequestrata in quanto ritenuta il profitto della frode fiscale, commessa attraverso l’operazione di finanza strutturata e transnazionale Brontos e che ha permesso di aggirare il fisco tra il 2007 e il 2008. Nell’inchiesta sono indagati una ventina di persone tra manager e funzionari di Unicredit e tre dirigenti della Barclays Bank. A Profumo, in particolare, è contestata l’ipotesi di dichiarazione fiscale fraudolenta in quanto «ha apposto la propria sigla sulle relative ed articolate richieste di approvazione dell’investimento».

«Una risorsa del Paese come te dovrebbe sporcarsi le mani in politica», gli disse Bruno Tabacci. E l’ex banchiere di Unicredit: «Sono pronto, se necessario, a dare il contributo per far funzionare le cose. Da parte mia ci metterei tutta la passione». Una passione ereditata. «In casa l’ho masticata fin da bambino». Tutto il suo ragionamento, alla Kermesse settembrina dei pagnottisti democratici, batte sull’insopportabilità di questa politica. Quando parla dello tsunami globale, il banchiere del Pd, dice che la situazione si è di nuovo aggravata «perché si somma la crisi del debito con quella di leadership europea». Ecco un altro attivista “anti-banche” e “anti-finanza” del club italiota degli ottimati. Questo non è un episodio di bassa moralità. Qui siamo nell’Alta finanza, nella politica. Addirittura nei palazzi del potere. C’è una politica incartata, dice, «sono pronto a dare una mano». Quella giusta. Ne siamo certi, finirà tutto in una bolla di sapone. Indignati e indagati, vogliono tutti fare politica. Chissà perchè? Anche questa è meritocrazia.

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