TUTTE LE STRADE PORTANO A SIRTE

«Presidente l’Italia è in guerra», chiese il 20 marzo scorso un giornalista a Giorgio Napolitano nella tappa milanese per le celebrazioni dei 150 anni d’Italia. «Non siamo entrati in guerra. Siamo impegnati in un’operazione autorizzata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. La carta delle Nazioni Unite ha un capitolo, il settimo, che prevede anche azioni con le forze armate volte a reprimere la violazione della pace», è stata l’ipocrita risposta del presidente Napolitano, trincerandosi dietro il paravento della Carta (igienica) dell’Onu. Poi si diede inizio alla caccia all’uomo. Muammar Gheddafi è morto. Il raìs, dato in un primo tempo per ferito dopo la sua cattura a Sirte, è deceduto dopo una corsa in ambulanza all’ospedale di Misurata dove è giunto cadavere. «Sic transit gloria mundi» è stato il commento che l’ex amico di tenda Silvio Berlusconi avrebbe fatto sulla cattura del leader libico, aggiungendo: «Ora la guerra è finita». Correva l’anno 2009, mese di marzo, e nel deserto della Sirte, dopo aver partecipato in Egitto alla Conferenza per la ricostruzione di Gaza, Berlusconi firmava solennemente la “pace” con la Libia di Gheddafi. Accolto a braccia aperte dal Colonnello sotto la tenda, il Cavaliere chiese scusa per le colpe dei colonizzatori, invitando formalmente Gheddafi al G8 della Maddalena con tanto di location assicurata per la tenda che accompagna sempre il leader libico. Il corteo con la macchina del presidente del consiglio attraversava una parte del deserto, dopo essere partito dall’aeroporto: ad accoglierlo fuori dalla tenda c’era Gheddafi, che appena visto Berlusconi gli andò incontro a braccia aperte. I due si salutarono calorosamente, abbracciandosi, ed entrarono sotto la tenda per il loro colloquio. Le prime parole di Berlusconi furono per invitare Gheddafi in Italia: «Siamo felici per il tuo arrivo in Italia. Con l’ambasciatore siamo andati a cercare il posto migliore dove posizionare la tenda…». 27 luglio 2010: e venne il giorno del vertice della Lega araba, a Sirte. E poi venne il baciamano. E poi, infine, venne il silenzio. To badogliate…

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