Lezioni Romane

Come sa bene chi ci conosce, il nostro metodo di analisi degli eventi si regge sul buon senso, mai seguendo la fazione. Il buon senso, una quindicina di giorni fa, osservando il tono, l’ambiente e l’ammasso dei partecipanti-promotori della “giornata tricolore” (sic) del 15 ottobre, convenuti a Roma – nel teatro Ambra Jovinelli – ci aveva lasciati, come dire, sconfortati. Una battaglia di popolo giusta, giustissina, contro gli speculatori, le banche, l’usura mondialista, tristemente cavalcata da un nugolo di fazioni e vecchi arnesi giunti da tutta Italia ma esplicitamente menefreghisti degli obiettivi da conseguire e tutti presi da sacri impeti di riesumazione delle proprie fazioni sconfitte dalla storia. Lo stesso buonsenso ci permetteva però di discernere il loglio dal grano: di contro all’avventurismo fine a se stesso “romano”, da ogni dove uomini liberi si dichiaravano pronti a dar fuoco alla miccia di una protesta generale, di popolo, contro gli affamatori, contro gli odiatori plutocratici del genere umano. Le cento associazioni contro il signoraggio, contro i signori del denaro; la “sinistra popolare”,  del “bene comune”, del “campo antimperialista”; gli spot e le iniziative contro le leggi liberticide dell’economia capitalista fatte proprie dai Marra o dai Ferrante; le “società libertarie” e i movimenti che hanno lanciato la loro sfida sotterranea ma potente contro l’euro, il debito pubblico, la proprietà privata della moneta, la banda del Britannia; l’esperimento in fieri del “fronte comune”… confortavano il nostro “sentire” il vento che cambia. Poi l’evento di sabato scorso.

Da una parte la solita passeggiata “stile Assisi”, con la benedizione dei Draghi e dei Soros, dei Letta e dei Vendola, quindi la scontata ripetizione dell’abituale cliché della violenza a orologeria strettamente unita alla sintomatica latitanza di un normale spiegamento di polizia capace di contenere i “trecento” più – come dire… – “attivi” e trinariciuti…

Il tutto condito da vibranti  esternazioni di  “doppio estremismo” (una bandiera tricolore lacerata per farne una rossa, una dichiarazione della destra radicale contro la “teppaglia rossa”) e, su tutto, il “biasimo” delle istituzioni che hanno agitato (da Di Pietro a Maroni) anche il fantasma di un ripristino della “legge Scelba” più liberticida. Con l’appoggio delle trombe dei media omologati. Addio, dunque, a una battaglia di libertà? E’ forse riuscito, il sistema, ad annacquare così la protesta e a saldare i ranghi di partiti ridotti da tempo in gruviera?

Di primo acchito sembra proprio così. Ma noi, che, appunto, ragioniamo secondo buon senso, pensiamo invece che la vittoria del sistema – che, si badi bene, è fatto anche dai doppi estremi – sia come quella, famosa, di Pirro. I popoli in movimento non si fermano. Né con delle brioches, né con gli inquinamenti e le violenze, indotte o meno.

da Ugo Gaudenzi, direttore RINASCITA

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