UN GOVERNO DI CIALTRONI ALLA CANNA DEL GAS

Per la Corte dei Conti, i conti non tornano. Lo ha detto lo “special one” della magistratura contabile, il presidente Luigi Giampaolino, nel corso dell’audizione sul provvedimento alla Commissione finanze della Camera, rivelando il Quarto segreto di Fatima, e facendo notare che una parte delle coperture quali l’aumento dell’Iva al 21% e delle aliquote sulle rendite finanziarie, sono già state utilizzate dal decreto di agosto. Le incertezze riguardano la “molteplicità e rilevanza” degli “obiettivi perseguiti” che rischiano di generare “un conflitto nella destinazione delle risorse acquisibili”. Gli obiettivi sono sostanzialmente due: la riforma tributaria e la messa in sicurezza dei conti pubblici. In pratica, la Prima parte del segreto, parlava della visione dell’inferno, raccontando appunto di un grande mare di fuoco, con demoni e anime. Anime in pena. Quanto all’eliminazione dell’Irap, invece, è di “ardua realizzazione” ed è in contrasto con il federalismo fiscale, che “attribuisce alle regioni, nell’ambito della loro autonomia impositiva, la potestà di ridurre l’aliquota. L’aspetto del “confine e il raccordo” rispetto all’impianto federalista è, ha detto il presidente Giampaolino, “poco chiaro”, così come la previsione normativa che prefigura l’introduzione dell’imposta sui servizi “si limita a dettare il principio della concentrazione e della razionalizzazione in un’unica obbligazione fiscale e in un’unica modalità di prelievo di una sommatoria di tributi ma senza indicare il presupposto di imposta”. La Seconda parte del segreto è una specie di continuazione del precedente. Il Terzo segreto parla invece della Penitenza e del sacrificio dei martiri: un testo però, avvisa la Corte, va approvato e anche “in tempi stringenti”, per impedire che “risulti inevitabile l’attivazione della clausola di salvaguardia”. Se non diventano operative le nuove misure, infatti, dovrà essere applicata la clausola inserita nella misura di agosto, che prevede un taglio del 10% a tutte le agevolazioni. L’altra grande imperfezione della riforma fiscale, il Quarto segreto di Fatima, è il taglio della spesa sociale, che, così come è prefigurato, è “difficile da percorrere”, perché finirebbe per colpire i ceti più deboli e in più avrebbe gli stessi effetti negativi per l’economia del Paese “di quelli derivanti da un prelievo fiscale eccessivo e distorto”. Incredibile scoperta. Ma il peggio doveva ancora arrivare…

Il “Governo del fare” è stato battuto in aula alla Camera di Sodoma sul rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2010. L’articolo 1 del rendiconto è stato bocciato con 290 a favore e 290 contro. La maggioranza richiesta era di 291 “sì”. La presenza in Aula del capobanda, Silvio Berlusconi, allibito nel vedere il risultato della votazione, non è bastata ad evitare una pesante sconfitta. Ed è polemica sugli assenti.

  • Sono stati 17 i “basisti voltagabbana” del Pdl: Filippo Ascierto, Vincenzo Barba, Elena Centemero, Giuseppe Cossiga, Sabrina De Camillis, Pietro Franzoso, Marco Martinelli, Antonio Martino, Giuseppina Destro, Dore Misuraca, Alfonso Papa, Claudio Scajola, Umberto Scapagnini, Piero Testoni, Stefano Saglia (in missione), ed i ministri Franco Frattini (in missione) e Giulio Tremonti (in missione, dicono);
  • Sono stati 4 i “basisti assenti” nel gruppo misto: il recordman Antonio Gaglione, Gianfranco Micciché, Giancarlo Pittelli, Andrea Ronchi;
  • Sono stati 2 i “basisti in missione” per l’Mpa: Angelo Lombardo e Carmelo Lomonte; 
  • Sono stati 4 “gli omini verdi” che non hanno partecipato al voto: Umberto Bossi, Matteo Bragantini, Stefano Stefani (in missione), Roberto Maroni (in missione);

Nell’attuale XVI legislatura, fondata sul voto dell’alfiere della medicina olistica e luminare dell’agopuntura, Domenico Scilipoti, lo stato maggiore del famigerato “Popolo e Territorio” di cui, però, solo un rabdomante potrebbe forse appurare l’esistenza, faceva registrare altrettanti 6 assenti, compreso “Mimmo” che ne è il segretario. È la 91ª volta che il governo viene battuto dall’inizio della legislatura. Dopo la conta, il capobanda Berlusconi è rimasto per un pò seduto al banco del governo. Poi si è alzato e, senza salutare nessuno dei ministri ma intrattenendosi brevemente con il capogruppo Pdl, l’ex p2 Fabrizio Cicchitto (tessera 2232, data iniziazione 12 dicembre 1980, fascicolo 945), ha lasciato l’emiciclo, scuotendo vistosamente un foglio che aveva in mano. Alla votazione non ha partecipato il ministro Tremonti, rimasto sull’ingresso dell’Aula: «Non c’è stata nessuna motivazione politica per la mia assenza», si è poi giustificato. Ma non era in “missione”?

I lavori sono stati aggiornati a mercoledì mattina…

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