L’Europa delle banche allegramente verso il crack

I Signori del denaro e dell’usura, quelli che hanno amabilmente esportato la grave crisi finanziaria degli Stati Uniti nell’Europa occidentale, in particolare nella zona dell’euro – una moneta/specchio del dollaro – sanno molto bene quali siano i punti deboli delle manovre artificiose messe in atto per rallentare il crack strutturale. Riassumiamo le analisi, limitando a tre i problemi emersi sui quali a nulla o a poco potrà servire il “monteprestiti” detto salva-Stati ratificato giovedì dal Bundestag tedesco. 1) Crisi bancaria generale; 2) insolvenza greca (e di altri Stati-partners dell’Uem); 3) salvataggio delle economie indebitate: caso italiano (ma non solo). Ma, per affrontare tali emergenze l’attuale fondo salva-Stati (Efsf), benché appena ricapitalizzato su spinta di Berlino, non è già sufficiente. Intanto perché passerà almeno un semestre per renderlo operativo. Poi perché, a conti fatti, occorrerebbe una disponibilità pari almeno a cinque volte quello che sarà raccolto. “Stabilizzare l’eurozona” è una chimera. Una falsa meta inventata dai prestatori di denaro per continuare a mietere profitti. Nessuna “manovra” (tasse e tagli a iosa (in Grecia, Irlanda, Portogallo e Italia), o ricapitalizzazioni delle banche alla spagnola), può fermare la decrescita produttiva, la recessione dietro l’angolo. Esiste una sola soluzione: uscire dall’euro espellendo i parassiti che lucrano sulle spese degli Stati nazionali.

da Ugo Gaudenzi, direttore RINASCITA

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4 commenti

  1. […] Da più parti e dai più disparati schieramenti, con sempre maggior vigore, giungono esortazioni a non pagare il mastodontico debito pubblico nazionale. Man mano che i vari soggetti arrivano a quantificare mentalmente l’ammontare della cifra, con tanti zeri da renderla addirittura illeggibile, (circa un milione 935 mila 300 milioni di Euro) per rendersi conto del significato, si cominciano a fare alcune considerazioni paragonandola a prodotti e beni reali esistenti di valore equivalente. C’è da  restare allibiti. Dai primi sommari conteggi emergono risultati a dir poco inimmaginabili e sconcertanti. Il debito pubblico è pari a 3 volte il valore dell’intero patrimonio immobiliare privato Italiano, a 8 volte il valore di tutti gli immobili dello Stato Italiano: scuole, ospedali, caserme, enti pubblici, porti, aeroporti, ferrovie ecc. ecc. Se si volesse pagare il debito pubblico occorrerebbero ben 33 manovre come l’ultima disastrosa di 59 miliardi, e vi è ancora da aggiungere gli interessi passivi pretesi nei 32 anni successivi. Se volessimo pagarlo con prodotti della nostre industrie ci vorrebbe l’intera produzione annuale delle macchine della FIAT (n° 1.781.000 di automobili Panda) per un minimo di 128 anni. Se volessimo pagarlo con prestazioni di lavoro occorebbero 20 milioni di lavoratori che dovrebbero lavorare gratis in tutti i giorni di un anno (365 giorni) per 10 ore al giorno a 10 €ora. Non occorre essere grandi e blasonati economisti per comprendere che una tale mole di debito non potrà essere mai pagata, anche se decidessimo di consegnare ai nostri famelici strozzini l’intero patrimonio immobiliare sia pubblico che privato. Poiché secondo le regole truffaldine poste in essere dalla cricca bancaria monetaria, colposamente recepite dall’imbelle e compiacente classe politica senza alcuna distinzione di colore, quand’anche si dovesse arrivare alla spoliazione totale di tutti i beni nazionali del Paese, resteremmo comunque inadempienti, tanto vale smettere di mortificare il livello di vita dei cittadini anche con l’abbattimento delle attività sociali e risparmiarci la squallida sceneggiata di selezionare con grande cura i gioielli di famiglia da consegnare ai famelici banchieri, per poi raggiungere l’inutile risultato di procrastinare solo di qualche mese l’inevitabile crack finale. […]

  2. […] possono essere accettate di buon grado dall’opinione pubblica, vista l’attuale condizione del mercato internazionale e locale. Ma che anche all’interno della stessa BofA faranno storcere il naso, dal momento che lo […]

  3. […] moneta e dall’economia e poi dall’interscambio tra le varie identità culturali. Questo sistema criminale, manovrato da strutture oligarchiche parimenti occulte all’anima ignobile dei camerieri […]


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