Ite, “IVA” est

I senatori radicali Emma Bonino, Marco Perduca e Donatella Poretti hanno depositato, lunedì 29 agosto, alcuni emendamenti alla manovra correttiva del Governo, tra i quali l’abrogazione dell’esenzione Ici per locali pertinenti a edifici di culto ove si svolga attività anche commerciale e l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti. Sabato scorso, in commissione Bilancio del Senato, gli emendamenti sono stati incredibilmente RESPINTI. Han votato contro l’emendamento per l’abrogazione dell’esenzione dell’imposta il Pdl, Lega, Udc e Fli, mentre si è astenuta Idv (in Senato ha valore di voto contrario). La maggioranza dei senatori PD non ha partecipato al voto ad eccezione di tre membri che hanno votato a favore. Stesso discorso per l’abrogazione totale del finanziamento pubblico ai partiti. Nessuno dei tagliaborse parlamentari ha dato spiegazione sul perchè abbiano votato contro questi due privilegi mentre si rapinava il popolo italiano di una seconda manovra finanziaria in poco più di sessanta giorni. In silenzio, come ben si addice a ladri e borsaioli…

(pubblicità 2008, OTTO PER MILLE)

I due emendamenti respinti dai basisti del Senato:

Dopo l’articolo 2, inserire il seguente:

Art. 2 bis,

(Norme per il reperimento di maggiori entrate derivanti dall’abrogazione dell’esenzione dal pagamento dell’ICI in favore di edifici in proprietà o possesso di enti religiosi cattolici adibiti anche ad attività commerciali)

1. Il comma 2-bis dell’articolo 7 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, come sostituito dall’articolo 39 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, è abrogato. Conseguentemente, l’esercizio a qualsiasi titolo di una attività commerciale, anche nel caso in cui abbia carattere accessorio rispetto alle formalità istituzionali dei soggetti e non sia rivolta a fini di lucro, comporta la decadenza immediata dal beneficio dell’esenzione dall’imposta».

SPIEGAZIONE DELL’EMENDAMENTO

Si elimina il privilegio dell’esenzione dal pagamento Ici in favore di immobili in cui si svolgano delle attività commerciali gestite da enti religiosi cattolici, perché effettuato nelle pertinenze di edifici di culto, siano essi immobili o attrezzature fisse. La legge vigente falsifica la realtà e assimila tutti gli esercizi commerciali ad attività di oratorio o similari. Se la chiesa pagasse interamente l’Ici su tutto il suo patrimonio immobiliare, si stima che i maggiori introiti dei comuni sarebbero compresi tra i 400 e i 700 milioni di euro annui.

Dopo l’articolo 1, inserire il seguente:

 Art. 1-bis.

 (Abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti)

1. La legge 3 giugno 1999, n. 157 è abrogata. Gli effetti dell’abrogazione si producono a partire dalle prossime consultazioni elettorali politiche europee e regionali, nonché dalla prossima consultazione referendaria.

SPIEGAZIONE DELL’EMENDAMENTO

Si abroga totalmente il finanziamento pubblico per elezioni politiche, europee, regionali, oltre ai referendum, per un risparmio pari a oltre 400 milioni di € annui (476 mln). Con la legge 157 del 1999 viene definitivamente reintrodotto il finanziamento pubblico completo per i partiti che riescono ad ottenere durante le elezioni almeno il 4% delle preferenze, non viene previsto nessun sistema di controllo del rapporto entrate/uscite di un partito che diventa nei fatti una azienda a cui vanno erogati regolarmente contributi statali per 193.713.000 euro ogni anno.

Nel 2002, con la legge n.156, si decide che possono beneficiare dei finanziamenti tutti i partiti che ottengono almeno l’1% dei voti e la cifra da erogare passa dai quasi 194 milioni di euro a 468 milioni di euro. Nel 2006 si riesce a far passare un provvedimento per cui viene erogato il finanziamento previsto per il quinquennio di legislatura anche se lo schieramento politico non riesce a rimanere in carica per l’intero mandato, in pratica all’inizio di ogni singola legislatura vengono messi a disposizione dei partiti 2 miliardi e 340 milioni di euro.

Con il ribaltone politico del 2008, con conseguenti nuove elezioni a distanza di solo due anni dalle precedenti, accade che molti partiti percepiscono il finanziamento previsto per la legislatura che ha avuto inizio mandato nel 2006 a cui sommare quello previsto per la legislatura formatasi nel 2008. Nel 2008, nel 2009, 2010 e ancora nel 2011 per alcuni partiti si vengono a sovrapporre i finanziamenti previsti per le due legislature arrivando a toccare la cifra da capogiro di un contributo di 3 miliardi 744 milioni di euro da spartirsi tra una decina di partiti.

Le Elezioni politiche del 2008, secondo l’ultimo Referto della Corte dei Conti, a fronte di una spesa complessiva di 110.127.757,19 euro ci sono costate ben 503.094.380,90 euro. Non solo, il valore totale dei rimborsi statali versati ai partiti, che nel 1994 ammontava a circa 47 milioni di euro, negli ultimi 14 anni si è più che decuplicato, facendo esborsare agli italiani, tra il 1994 e il 2008, un totale complessivo di 2.253.612.233,79 euro. Da notare che non è previsto alcun rapporto tra la rendicontazione delle spese sostenute e i rimborsi elettorali: quindi vi sono partiti che hanno investito somme trascurabili e che in virtù di circostanze favorevoli godono di significativi rimborso.

Un esempio: Il Movimento politico LISTA CONSUMATORI ha partecipato alle elezioni del 2006 per il rinnovo delle Camere in alcune circoscrizioni. Sulla base dei risultati elettorali conseguiti dal movimento è stato assegnato il contributo dello Stato di euro 113.676,43 per le elezioni del Senato della Repubblica da corrispondere annualmente dal 2006 al 2010.

Il legale rappresentante ha dichiarato di non aver sostenuto spese e di non aver ricevuto nessun finanziamento.

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