UNA FARSA, IN UN PROLOGO E QUATTRO ATTI

Si può? Signore! Signori! Scusatemi se da sol me presento. Io sono il prologo: poichè in iscena ancor le antiche maschere mette l’autore, in parte ei vuol riprendere le vecchie usanze, e a voi di nuovo inviami. Ma non per dirvi come pria: «Le lagrime che noi versiam son false! Degli spasimi e de’ nostri martir non allarmatevi!». Nella seduta n°600 di ieri, i parrucconi imbellettati del Senato hanno approvato il maxiemendamento della manovra, con testo modificato per la quarta volta, interamente sostitutivo dell’articolo unico del ddl n°2887 di conversione in legge del decreto-legge 13 agosto 2011, n°138, recante “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, uscito dalla commissione Bilancio e sul quale il Governo aveva posto la fiducia (49ª volta nella XVI Legislatura). I sì sono stati 165 (Pdl, Lega, Coesione Nazionale), i no 141 (Pd, Idv, Udc, Terzo Polo, Mpa) e 3 astenuti, su 309 votanti. L’entità complessiva della manovra sale a 54,265 miliardi di euro nel 2013, anno in cui dovrà essere raggiunto il pareggio di bilancio.

Dalla relazione tecnica emerge che il provvedimento impatta sul deficit per 4,342 miliardi di euro nel 2012, 4,399 nel 2013 e 4,389 nel 2014. Nel 2011 invece l’impatto sull’indebitamento netto è di 700 milioni. Quasi tutto il gettito aggiuntivo arriva dal ritocco dell’Iva dal 20% al 21%. L’introito netto per la finanza pubblica del contributo di solidarietà ammonterà a 53,8 milioni di euro per il 2012 e di 144,2 milioni nel 2013 e 2014. L’ammontare annuo del contributo sarà pari a 269 milioni di euro. Ma il gettito netto diminuisce a causa della sua deducibilità, il che porterà un minor gettito sia sull’Irpef (-210 milioni nel 2012 e -120 milioni nel 2013 e 2014) che sull’addizionale regionale (-3,6 milioni) e comunale (-1,2 milioni). L’innalzamento dell’Iva porterà un gettito di 700 milioni nel 2011 e di 4.236 milioni dal 2012. Nel maxiemendamento, inoltre, è previsto che «per i soggetti che hanno aderito al condono di cui alla legge 27/12/2002, n°289, i termini per l’accertamento ai fini dell’imposta sul valore aggiunto pendenti al 31 dicembre 2011 sono prorogati di un anno».

La manovra a ferragosto valeva 49,865 miliardi nel 2013 a cui si aggiunge il valore del maxiemendamento per lo stesso anno pari a 4,399 miliardi. Sorpresa: l’emendamento del governo, con l’aumento dell’Iva, con il contributo di solidarietà sui super-ricchi, le manette agli evasori (solo quando congiuntamente l’imposta evasa supera i 3 milioni di euro e l’ammontare è superiore al 30% del volume d’affari), licenziamenti facili e l’anticipo della pensione per le donne a 65 anni, fa anche un bello sconto a ministri, deputati e senatori della Repubblica delle Banane che risponde al nome di Italia. (…) Mentre i politici europei si preparano alla più grande crisi della storia, gli italiani continuano ad assistere allo spettacolo disonorevole dei finti tagli ai costi della politica.

Insomma, la Casta colpisce ancora. L’articolo 13 della manovra:  “per deputati e senatori che svolgano attività che fruttino loro un reddito pari o superiore al 15 per cento dell’indennità della carica parlamentare, essa venga dimezzata”, quello sui costi della politica, è stato corretto, naturalmente a tutto vantaggio degli onorevoli.

Il taglio delle retribuzione e delle indennità di carica dei componenti degli organi costituzionali (il 10% sopra i 90 mila euro, il 20% dopo i 150 mila), si applicherà solo fino al 2013 invece che a tempo indeterminato, e comunque sono esclusi la Presidenze della Repubblica e la Corte Costituzionale. Il presidente Giorgio Napolitano ha replicato a gargarozzo vibrante e con in mano il sacchetto delle proclamazioni democratiche alle critiche della Lega con una nota che la norma esiste perché è stata scritta proprio dal governo di centrodestra.

In realtà il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, sfiora il ridicolo perchè a conti fatti rinuncerà a 68 euro netti al mese fino al 2013, anno in cui finirà il mandato. Fino ad allora Napolitano continuerà a incassare 240.000 euro all’anno, oltre 12.000 euro al mese di stipendio, mentre il suo ufficio al Quirinale continuerà ad avere una dotazione di 228 milioni l’anno.

Va a farsi strabenedire la filastrocca del taglio del 50% sull’indennità parlamentare. Per deputati e senatori che fanno altro mestiere, incassando più di 9.847 euro mensili netti, l’indennità di carica (5.486 euro al mese) sarà tagliata sul totale annuo del 20% solo per la parte che supera i 90.000 euro e del 40% per quella che supera i 150.000 euro.

Anche il regime di incompatibilità col mandato parlamentare, originariamente previsto per ogni altra carica elettiva, viene addolcito in maniera spudorata: gli onorevoli basisti di Montecitorio e Palazzo Madama potranno tranquillamente continuare a fare i sindaci nei comuni sotto i 5.000 abitanti e gli assessori in tutti i municipi, compresi quelli delle città più importanti.

Perchè invece non indicare nelle spese politiche da tagliare il finanziamento ai partiti (introdotto nel 1974 per interrompere l’illegalità, dicevano, è stato abrogato dal referendum del 1993) che in tema di rimborsi elettorali – sempre approvati all’unanimità – nel 2010, i partiti hanno rubato al Popolo italiota 182.144.222,1 euro, mentre la prevista riduzione del 10% degli stipendi (parlamentari s’intende) è stata rimandata al futuro?

Ahi serva Italia…

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6 commenti

  1. Complimenti per l’articolo,che condivido alla virgola.Mi domandavo come mai avete scelto le stesse foto,, con i tre dell’apocalisse, che si trovano su Effedieffe sempre inerente al medesimo argomento? Articolo scritto da Maurizio Blondet.

  2. @ rinus

    grazie, veniamo alla domanda: la foto è stata reperita proprio dal sito EFFEDIEFFE del giornalista e scrittore Maurizio Blondet (ci permettiamo di invitare i lettori del blog a leggerne i testi e divulgarne i contenuti per la competenza dell’informazione in merito dell’Autore che abbiamo volutamente inserito tra i nostri links), cui lo spunto per ricavarne (…) due righe (…) anche per il titolo sull’immagine, adattandone il testo ad un’opera lirica (PAGLIACCI, riretta da A.Toscanini, di R.Leoncavallo, Teatro dal Verme di Milano, 1892) ispirata a un delitto realmente accaduto.

    Un “simile delitto” (due manovra finanziarie in un mese alla faccia delle belle promesse – non ci saranno nuove tasse, dicevano – in campagna elettorale cui il 46,8% degli italioti hanno, per l’ennesima volta, stoltamente abboccato) compiuto dai basisti del senato per volontà, peraltro dichiarata, del loro “immorale” capobanda.

    Il “nostro” è stato forse un “delitto”…?!?

    staff
    IL GRAFFIO NEWS

  3. […] Marco Perduca e Donatella Poretti hanno depositato, lunedì 29 agosto, alcuni emendamenti alla manovra correttiva del Governo, tra i quali l’abrogazione dell’esenzione Ici per locali pertinenti a edifici […]

  4. Ringrazio per il chiarimento.Altro che delitto.Ben fatto! Mi permetto anche di suggerire l’inserimento di alcuni articoli dI IDA MAGLI E DI MARCO DELLA LUNA.
    fare lavorare il cervello è ottimo propellente contro questa banda di affamatori e guerrafondai internationali apolidi.
    se lo sentite un grande saluto a PaoloBarnard.

  5. […] Perduca e Donatella Poretti hanno depositato, lunedì 29 agosto, alcuni emendamenti alla manovra correttiva del Governo, tra i quali l’abrogazione dell’esenzione Ici per locali pertinenti a edifici di […]

  6. […] di Borbone, 50.000 più di quanto, sempre al lordo, guadagna il cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano come presidente del BelPaese: 239.181 euro. Secondo la Commissione i dati raccolti sono “del […]


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