8 SETTEMBRE 1943, L’ONORE: IL PIÙ ALTO BENE

Ore 18:30 in Italia dell’8 settembre 1943: Radio Algeri trasmette il testo dell’armistizio del generale americano Dwight D. Eisenhower: «Il governo italiano si è arreso incondizionatamente a queste forze armate…». A Berlino apprendono la notizia e chiedono notizie a Roma. Mentre in tutto il mondo viene trasmesso il comunicato, l’arrivo della notizia a Roma ha del comico: nella sala delle riunioni, presenti il re Vittorio Emanuele III e il maresciallo Pietro Badoglio, un ufficiale del Regio Esercito (maggiore Marchesi) annuncia loro che “…da oltre un’ora il comunicato di Eisenhower è già stato letto alla radio”. Cioè che la resa incondizionata dell’Italia la conoscono in tutto il mondo. Non ci sono più dubbi sul comportamento dell’Italia con la Germania alleata: è tradimento! Le tragiche vicende che seguirono il tradimento ottosettembrino (per la vulgata patriottarda è armistizio) non a caso originarono un nuovo verbo nella lingua inglese: “to badogliate”, che indica «un’azione maldestra, ambigua, pasticciata, furbastra, venata di tradimento: qualcosa di molto italiano secondo i peggiori luoghi comuni sulla propensione agli intrighi e alla doppiezza».

Un altro comunicato alla radio, trasmesso dai microfoni dell’EIAR, alle ore 19:42, con la voce registrata su disco del maresciallo Pietro Badoglio informa gli italiani dell’armistizio con gli “ex nemici anglo-americani”, divenuti ora “alleati”.

La filastrocca badogliana si chiudeva facendo seguire al messaggio «Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo», l’ambigua frase che costerà agli italiani migliaia di morti «Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza».

In assenza di direttive, quel che resta dell’esercito italiano si sfalda. Roma si svuota dei vertici militari. Il re Vittorio Emanuele III e Pietro Badoglio (capo del governo), fuggono vergognosamente trascinandosi dietro un codazzo di generali, dapprima verso Pescara, poi verso Brindisi. È l’inizio di una tragedia all’interno di una tragedia.

«La Repubblica Sociale Italiana rappresenta l’Italia
che tiene fede alla parola data e che considera l’Onore
il più alto bene degli uomini e dei Popoli
in quanto salvaguarda il presente e il futuro»

[S.E. cav. Benito Mussolini, DVCE d’Italia]

La nostra è una ben strana nazione che ha volutamente focalizzato la sua “memoria storica” esclusivamente su eventi successivi a questo episodio e che per tutto il resto, sia per quanto riguarda la gratitudine (negata) a chi per lei ha combattuto o il desiderio di fare giustizia nei confronti di chi l’ha tradita o ha mutato i suoi confini, festeggia il 25 aprile, ben sapendo esserepartiti politici desiderosi di cancellare passati poco gloriosi e scomodiuna guerra persa con disonore.

Giuro di servire e difendere la Repubblica Sociale Italiana,
nelle sue Leggi, nel suo Onore e nel suo Territorio.
In pace e in guerra.
Lo giuro dinnanzi a Dio ed ai Caduti per l’unità,
l’indipendenza e l’avvenire della Patria.

Ai volontari nella R.S.I che hanno combattuto mantenendo alto l’Onore della propria Idea, fieri di essere appartenuti alla meravigliosa schiera di Genti che tutto diedero senza nulla chiedere per la nostra Patria bella ed il cui Onore vollero difendere dopo la badogliana vergogna.

Repubblica Sociale Italiana (mai sciolta), 23 settembre 1943.

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3 commenti

  1. […] a voler sapere come si comportò Bocca dopo la vergognosa resa incondizionata italiana dell’8 settembre 1943, ma la penuria di informazioni ha dato adito solo a congetture ed […]

  2. […] bestie fetide che si sono annidate nel marciume e nella putrefazione della Repvbblica badogliana, incancrenita dalla corruzione, hanno offerto infedelmente alla variegata fauna demoniaca degli […]

  3. […] a un incontro pubblico al Ghetto di Roma. Tant’è che nella repubblica germinata dall’infame tradimento ottosettembrino e dalla sconfitta che viene imbellemente festeggiata dai patriottardi […]


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