San Raffaele, la “creatura” da 1,5 miliardi di debiti

Nelle settimane scorse ne avevamo già parlato, oggi, non possiamo non tornare sull’argomento, visto che i debiti accumulati dall’ospedale San Raffaele, nella formigoniana Lombardia, hanno raggiunto la cifra record di 1.476 miliardi di euro. Dall’esame dei conti effettuato dal CdA della Fondazione Monte Tabor «targato» Banca Vaticana, la holding che guida il Gruppo, è emerso che i debiti hanno sfiorato il miliardo e mezzo di euro (500 milioni in più dalle stime iniziali), di cui 431 milioni di euro legati a leasing, factoring e garanzie connesse, cioè passività relative a garanzie concesse dalla Fondazione per conto di società del Gruppo. Per la prima volta è stata certificata nei bilanci una voragine di 210 milioni di euro. E dato che il tempo stringe ai superconsulenti, Enrico Bondi e Renato Botti – assistiti dall’avvocato Franco Gianni – restano soltanto due settimane per scongiurare di dover portare in Tribunale i libri del gruppo ospedaliero fondato da don Luigi Maria Verzè (il “Maria” se lo è aggiunto lui).

«Silvio Berlusconi mi ha chiesto di farlo campare fino a 150 anni
e lui pensa che arrivando a 150 anni metterà a posto l’Italia»

[don Luigi Maria Verzè – La Stampa, 12 luglio 2010]

Il patrimonio netto è precipitato sotto lo zero contri i 28 milioni di euro in attivo stimani finora. «Il Consiglio – si legge in una nota del CdA della Fondazione San Raffaele – si è dato appuntamento al 5 settembre per una prima analisi delle linee guida del progetto di risanamento, con l’obiettivo di definire nei tempi previsti una soluzione tecnica che consenta di marcare la necessaria discontinuità gestionale, pur garantendo la continuità dello spirito della Fondazione». Ergo, senza un’iniezione fresca di capitali il crack è inevitabile. Rimarrebbero poco più di due settimane per presentare un piano di salvataggio, diversamente la Procura chiederà il fallimento. Sempre nel comunicato: «Sarà garantita la continuità dello spirito della Fondazione. È necessaria, però, una discontinuità gestionale».

In sintesi, finiscono i “miracoli” del prete manager innamorato del sacerdozio e della medicina. Per il momento, in 38 anni di business e concrete linee di credito con le banche, don Luigi Maria Verzè ha creato una Cattedrale della cura che offre standard fra i migliori in Italia e in linea con l’eccellenza europea. Un’istituzione che è stata indiscusso apripista di un nuovo rapporto pubblico-cattolico-privato nella sanità, con filiazioni in Italia e all’estero.

Dopo il suicidio di Mario Cal, amico e braccio destro di don Verzè, si squarcia il velo del silenzio: dietro al mistero di un jet Challenger CL604 (la società Airviaggi, una indiretta controllata della Fondazione, che per conto del Monte Tabor acquistò il capitale completo della neozelandese Assion Aircraft & Yachting Chartering Service ltd di Auckland. Assion Ltd è stata chiusa lo scorso 28 aprile, era amministrata da Reinhard Kurtz, cittadino delle Seychelles, mentre il jet sarebbe servito solamente per voli sulla rotta fra Auckland e Milano), nell’operazione cosiddetta «Assion Nz», risulterebbero mazzette «a un politico lombardo». Chissà chi sia…

Ad Auckland è volato così un capitale iniziale di 8,5 milioni di euro che nel 2008 risultavano già lievitati a 12, mentre nel 2009 è stato scoperto un buco finanziario da 11 milioni di euro, ripianato con l’invio di altri fondi dalla stessa Fondazione. Il punto è che secondo alcune dichiarazioni «con la transazione neozelandese è stata creata disponibilità per un uomo politico lombardo molto importante». Tradotto, una tangente.

Restano senza risposta alcune domande. Una riguarda l’indicazione patrimoniale emersa alla luce del rapporto economico aggiornato messo a punto dalla società di consulenza Deloitte, che nel giro di pochi mesi ha redatto due analisi dei conti molto diverse fra loro. In particolare, le passività hanno toccato quota 1,476 miliardi di euro, di cui 431 milioni di euro legati a leasing, factoring e alle garanzie concesse. Il patrimonio netto è stato anche rettificatoda Deloitte (a valore storico) e risulta negativo per 210 milioni di euro. C’est la vie!

Nell’analisi precedente risultava invece positivo per 28 milioni di euro anche sulla base di perizie che avevano rivalutato alcuni attivi. Qualcosa non torna osservando gli ultimi numeri di bilancio comunicati dal San Raffaele, la cassa Vaticana. Don Verzè confida nella Provvidenzae le vie del Signore sono infinite…

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3 commenti

  1. […] l’istanza per chiedere il fallimento dell’ospedale San Raffaele, gravato da circa 1,5 miliardi di debiti. È stata fissata al prossimo 12 ottobre l’udienza davanti al Tribunale fallimentare di […]

  2. […] la rinomata struttura ospedaliera ormai in mano alla Banca Vaticana e alla famiglia Malacalza, oltre 1,5 miliardi di debiti. Lo spezzatino può avere inizio. Mors tua vita […]


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