Mitologia e folklore dello “STATO SPAZZATURA” in saldo

Nella narrazione collodiana, Pinocchio, disturbatore dell’ordine, viene rilasciato e “a furore di folla” con un atto assolutamente arbitrario delle istituzioni viene incriminato l’innocente Geppetto. Quanto alle serate di Arcore, gli “onesti” continuano a ripete che si è sempre trattato di “cene normali” in cui il Capobanda assieme ai suoi più fidati basisti cantava e raccontava le solite barzellette. Mancavano le “Vergini che si offrono al Drago“, tipe smorfiose truccate da puttanazze, con dei tacchi che quando camminano fanno rumore come caprette. La sua casa (ne ha già venti) è in un quartiere di vialetti e casette che sembrano di zucchero, ognuna con veranda, giardino con cane accucciato e macchina parcheggiata. Sulla soglia, gendarmi sottopagati dallo Stato, a far da cornice all’evento. Il Gendarme, carabiniere burattino, si limita ad obbedire ad un ordine: ordine arbitrario dell’Autorità, fonte di Giustizia non Giusta. Il Carabiniere del racconto quindi si attiva in virtù di un dovere: il dovere di mantenere l’ordine in caso di circostanze eccezionali eventualmente dannose. Dovere che, almeno in questo caso, non introduce Giustizia. L’appuntamento per la festa annunciata al termine del vertice di Arcore tra Pdl e Lega è durato poche ore: la discussione sulle pensioni, dopo la sollevazione popolare seguita all’ipotesi di non conteggiare ai fini del ritiro dal lavoro gli anni della laurea e il servizio militare (obbligatorio), è stata una marcia indietro a tempo di record. Erano tutti a proprio agio, la loro rassicurazione per gli Italiani prendeva fiato in una casa per bene, coi quadri di Previti alle pareti e libri di Dell’Utri sui ripiani. Un’ora dopo la festa era al culmine: il Governo degli “onesti” aveva già massacrato le balle a metà degli italiani.

Quando la realtà supera la fantasia, il potere ha sempre cercato i privilegi, convinto, in fondo, dell’impunità. Il degrado morale è tanto e così diffuso che la parola scandalo ha perso il vero significato: non coinvolge nè la coscienza nè i vari interessati. Ai partiti servono sempre più soldi, ogni loro manifestazione è una messa in scena, un varietà, il trionfo dell’addobbo. E gli apparati costano, e le campagne elettorali anche. Ma oltre alla casse romane e alle varie correnti, i quattrini prendono altre destinazioni: come dimostrano i conti nelle banche svizzere e nei dorati paradisi fiscali. Ci sono gli intermediari, i portaborse, i segretari, i funzionari amministrativi, e per salvarli, si fa in modo che vengano eletti in Parlamento, per assicurargli l’impunità.

Nelle avventure dei politici, di solito, c’è meno danaro e più sesso: sono più libertini che ladri. Il filosofo greco Platone, recitava: «La politica, nella comune accezione del termine, non è altro che corruzione».

Torniamo alle pensioni. Da oltre 20 anni, lo Stato borghese attacca lavoratori e pensionati (1992: Giuliano Amato alza l’età pensionabile per gli uomini a 65 anni e a 60 per le donne; 1995: Lamberto Dini succeduto a Berlusconi dopo una congiura di palazzo, introduce il cosiddetto sistema contributivo che prevede il conteggio delle pensioni non più in base allo stipendio percepito ma in base ai contributi versati; 2004: Maroni, ministro del lavoro, con la cosiddetta “quota 95” candidamente annuncia che oltre ai 35 anni di età di contribuzione si devono avere 60 anni di età; 2010: Giulio Tremonti lega l’aumento dell’età pensionabile all’attesa di vita) dando via agli ordini imposti dall’usura, dal malaffare dell’Alta Finanza e dei mercati virtuali connessi al capitalismo assassino e sfruttatore, che continua a diffondere instabilità, insicurezza e povertà.

Dovrebbero prima di tutto spiegare come vengono calcolate le attese di vita (riforma Maroni-Tremonti) se non per mera statistica. Ancora una volta lo Stato borghese funzionale agli interessi del capitalismo attacca i più deboli, mentre la Casta dei politici appare sempre più intoccabile e lontana da quella che è la realtà quotidiana del Popolo e dei Lavoratori.

Nei periodi di crisi, il capitalismo mostra il suo volto peggiore, quello di un sistema incapace di sostenere i bisogni essenziali delle fasce sociali più deboli, che vengono sottomessi alle sue esigenze di espansione selvaggia.

La notizia è di ieri sera. Per i reati fiscaliqualora l’imposta evasa o non versata sia superiore a 3 milioni di euro non trova applicazione l’istituto della sospensione condizionale della pena” prevista dal codice penale. È quanto prevede l’emendamento firmato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti e dal relatore Antonio Azzollini depositato in Senato.

I Comuni, invece, metteranno on line le dichiarazioni dei redditi nelle quali si dovrà indicare con quali banche si hanno rapporti. Salta il contributo di solidarietà del 5% per redditi sopra 90.000 euro e del 10% per redditi oltre 150.000 euro. L’ira di Regioni, Comuni, Enti locali e industriali non si farà attendere.

In carcere subito chi evade oltre i 3 milioni di euro e che non avrà più la possibilità di beneficare della sospensione della pena, prevista (guarda che coincidenza) dall’attuale normativa. A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Potreste pensare, ma che storia è questa, prima niente galera, e poi perchè qualcuno evade “oltre” i 3 milioni di euro (fino a 2,99 milioni l’evasione nel BelPaese è legale) ecco che sono diventati tutti “onesti”. Cosa c’è da bearsi di questo? Ci sono momenti nella vita che uno non si rende conto di essere ridicolo e sciocco, non si possono cancellare dal curriculum, poi ti risvegli, li ricordi con un pò di vergogna, ma la vergogna per questi cialtroni che si spacciano per politici è qualcosa che attacca dopo.

Al lumbard ghe giren i ball? Parafrasando il verbo delle consorterie leghiste, quelle dure e pure salvo poi rimangiarsi tutto e tornare a cuccia a rosicare l’osso per il gran colpo tonante di culo del padrone meneghino di Arcore (“Berlusconi è l’uomo di Cosa Nostra” – intervento di Bossi al Congresso Federale della Lega a Brescia nell’ottobre 1998), partorita per voce rauca dell’arrampicatore bancario e svizzero-padano-lombardo Umberto Bossi: Và a dà via ul cü, föra di ball! Bossi e leghisti inclusi.

La fascia sociale di popolazione continuamente vessata in questi anni dall’erosione del proprio potere di acquisto, ignorata e umiliata dalla cosiddetta “Repubblica democratica fondata sul lavoro” o presente in esso solo in forma precarizzata, a cui vengono costantemente sottratti benefici e diritti di ogni genere, non ha più niente da dare, salvo che la propria voglia di ribellarsi:

  • Perchè esistono personalità che possono, legalmente, cumulare incarichi plurimi e beneficiare senza alcun limite di tutti i compensi dovuti, come Mario Draghi?
  • Perché alti funzionari civili e militari dello Stato, una volta collocati a riposo, vengono “collocati” in organismi di controllo e giurisdizione (Consiglio di Stato, Consigli superiori, ecc)?
  • Perché è possibile cumulare benefici previdenziali da ex parlamentari con pensioni universitarie, avvocato, primario, professionista, manager, tutti trattamenti piuttosto congrui?

PENSIONI D’ORO

1464 ex deputati e 843 ex senatori intascano il vitalizio
(da l’Espresso, dati aggiornati agosto 2011)

Tutti i nomi della vergogna italiana:

(clicca sull’immagine)

Se si applicasse a questi “parassiti antisociali” il divieto di cumulo in quanto percettori di altri sostanziosi redditi, quale risparmio si otterrebbe per le già disastrate casse dello Stato?

Quante “manovre” ci saremmo risparmiati, quante risorse in più avremmo a disposizione per la spesa sociale, per la tutela del lavoro, per l’assistenza, per la salute, per l’istruzione ecc. ?

Dato che, comunque, le norme che pongono i tetti in caso di altri redditi, o che addirittura in certi casi vietano completamente il cumulo, sono difficilmente eliminabili, una campagna da lanciare deve riguardare l’applicabilità di questo principio anche a tutti gli incarichi dirigenziali, giurisprudenziali e di consulenza di cui beneficia il coacervo di manager pubblici e privati, dirigenti, alti ufficiali, ex parlamentari, politici di vario livello, sindacalisti, magistrati, consulenti che gravitano attorno a Enti, ministeri, aziende e succhiano ingenti risorse finanziarie, molto spesso con vantaggi per la collettività molto dubbi.

In Italia, la manovra-bis, nonostante gli ipocriti discorsi di questo o quel ministro, si affiancherà a quelle di altri paesi europei, taglieggiando ancora salari pubblici e riducendo la spesa sociale, evitando accuratamente di intaccare minimamente le rendite parassitarie, l’evasione e l’elusione fiscale e contributiva, le malversazioni e gli sprechi nella spesa pubblica. Siamo ormai al manicomio della politica.

Mentre le retribuzioni contrattuali orarie continuano a restare ferme nel confronto mensile, registrando a luglio una variazione nulla rispetto a giugno, e l’inflazione si è attestata al +2,7% annuo, alla fine di luglio risultano ancora in attesa di rinnovo 32 accordi di lavoro, relativi a 4,3 milioni di lavoratori.

L’arresto di Pinocchio, nel Paese dell’Acchiappa Citrulli, non è un arresto sommario: tuttavia è, nei fatti, arresto dell’innocente, eventuale causa di successiva incriminazione dell’innocente medesimo. In esso, tutte le vicende si concludono in maniera contraria al senso comune: Pinocchio è derubato ma è condannato come ladro; Pinocchio è innocente ma è amnistiato come fosse un criminale; l’ambizioso ed il disonesto dominano sul debole. Il ladrocinio e l’elemosina sono mezzi essenziali di sostentamento.

Lo Stato, nella sua essenza, sia organizzazione politica e giuridica della Società Nazionale. Lo Stato sia Autorità suprema che subordini attività e interessi dei singoli cittadini all’interesse generale della Nazione. Quando declina il senso dello Stato e prevalgono tendenze dissociatrici e centrifughe di individui o gruppi, le società nazionali volgono al tramonto.

Si tenga presente, per venire alla cronaca di questi giorni, a quali categorie appartengono quanti hanno ricevuto regalie da imprenditori corrotti e corruttori, e che hanno per anni letteralmente truffato i cittadini, acquisendo, con ignobili trucchi, immobili lussuosi di proprietà delle casse previdenziali, acquistati con i contributi dei lavoratori, che sono stati regalati “legalmente” a questi figuri, che concepiscono la loro attività pubblica e l’esercizio del potere esclusivamente allo scopo di loro arricchimento personale e non come servizio da rendere alla cittadinanza. La misura ormai dovrebbe essere colma.

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