IN PRINCIPIO È STATO IL SI✡NISM✡

Il peccato originale di Israele è il sionismo, l’ideologia razzista secondo cui uno stato ebraico avrebbe dovuto rimpiazzare la vecchia Palestina. Alla radice del problema sta la struttura esclusivista del sionismo nella quale solo gli ebrei sono trattati come cittadini di prima classe. Sembra incredibile quanto si diventa felicemente cretini nello sfogliare i quotidiani italioti, per di più quelli asserviti all’establishment ebraico, che grazie alla campagna molto efficace nel sopprimere le informazioni pregiudizievoli verso Israele, mirano a rimuovere dalla  memoria dei lettori i crimini del boia sionista in Medio Oriente. Una propaganda quotidiana, controllata dall’occhio vigile della censura. Se l’Italia non brilla nelle classifiche internazionali per libertà di stampa, è soprattutto dovuto alle assidue genuflessioni di incensatori ruffiani che non riescono a vedere oltre la punta del loro naso adunco. Infatti, per occultare i massacri dei Palestinesi, che con cadenza sistematica vengono compiuti da Israele, fanno ricorso all’accusa strumentale di antisemitismo giocando sulla confusione tra ebraismo e sionismo. Ecco che impulsivamente animati dalla loro irrefrenabile tendenza servile, fanno a gara per favorire al meglio il servigio, ergendosi inquisitori sulla base dell’antica dottrina della «superiorità morale» ebraica.

Far saltare in aria un autobus così come massacrare gli abitanti indifesi di un villaggio, come si sa, è terrorismo. L’attentato di Eilat, nel sud di Israele al confine con l’Egitto, in cui persero la vita 14 persone, ha occupato i titoli principali nella stampa internazionale.

Islam Qreiqe’, bambino palestinese di 2 anni,
fatto a pezzi da un missile lanciato da un drone israeliano
nella rappresaglia sionista contro Gaza, in Ath-Thaltheen Street

Poche ore dopo l’aviazione israeliana bombardò Gaza, nonostante che fonti ufficiali palestinesi avessero negato ogni responsabilità per gli attacchi.

Il Primo ministro terrorista Benjamin Netanyahu, dichiarò di essere certo della porvenienza degli attacchi terroristici da Gaza, e la prova consisteva nel fatto che uomini armati avevano usato armi automatiche tipo Kalashnikov. «L’origine degli attentati di oggi è certamente Gaza. Agiremo contro di loro con forza e determinazione». Così il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak.

Infine, il colonnello Avital Leibovitz, portavoce dell’IDF (Israeli Defence Forces), basandosi su informazioni del Mossad, in un’intervista ha raccontato in che modo l’esercito era giunto a quelle conclusioni e su chi fosse stato il responsabile degli attacchi: «Alcuni elementi riscontrati sui corpi dei terroristi, e che stanno utilizzando – per esempio – proiettili e fucili Kalashnikov, che sono molto comuni a Gaza».

Mentre nel mondo incantato dei media italioti, i pappagalli di Gerusalemme hanno dipinto un quadro della situazione esattamente opposta, gli eventi sono visti in maniera totalmente differente: dall’Egitto, che non ha nessun interesse a sostenere una tesi diversa da quella contro Gaza, giungono le identificazioni dei terroristi uccisi dai soldati con la stella di David in territorio egiziano (insieme ad alcuni soldati egiziani uccisi per errore). Si tratta di egiziani, noti “terroristi” della zona del Sinai, uno dei quali fuggito dalle prigioni di Mubarak durante la rivoluzione egiziana.

Questo è un altro esempio di terrorismo ebraico-sionista, il cui pensiero strategico di frammentazione di tutti gli Stati arabi in unità più piccole non è unico all’interesse dei sanguinari dirigenti sionisti, ma per genuflessione, anche ai loro inebetiti complici per i quali – vedi il Presidente della Repubblica italiota Giorgio Napolitano che si è precipitato ad esprimere al Presidente israeliano Shimon Peres il proprio cordoglio – l’articolo di fede più importante rimane che Israele sia vittima sfortunata del terrorismo, di attacchi militari, di odio implacabile e irrazionale.

Nonostante la remota ipotesi per un «processo di pace», chiamato con espressione inappropriata Road Map, i Palestinesi non sono mai stati tanto minacciati dalla politica di Tel Aviv. Con una combinazione di intimidazioni, dell’uso efficace della lobby israeliana negli Stati Uniti e della totale subordinazione dei vertici politici italiani.

La triste realtà è che, fintanto che la strategia sionista per il Medio Oriente non sarà presa sul serio dall’opinione pubblica internazionale e dalla miope informazione, la risposta a qualsiasi fututo assedio di altre Capitali arabe sarà dello stesso tipo. Tripoli inclusa.

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1 commento

  1. […] è garantita da collaboratori intellettuali (alla Frattini per intenderci) e da media italioti che diffondono versioni deliberatamente distorte degli […]


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