YES, WE CRACK

Mentre continuano i rimbalzi sui listini internazionali ed i governi europei delle banche cercano un’intesa per allontanare dal lucro lo sciame di voraci cavallette capitaliste che stanno attraversando il Vecchio Continente, il cappio dell’Euro, quale strumento di speculazione che distrugge la vita dei popoli nel nome del profitto e dell’usura (piaccia o non piaccia ai signori del denaro che invocano rapide approvazioni di prestiti usurai), si prepara a un nuovo terrificante attacco ai diritti sociali e alle libertà dei lavoratori e dei popoli europei, prossimi a diventare merce sulla quale speculare e dalla quale trarre profitti che finiranno nelle solite tasche di usurai, mercanti e multinazionali. Questo boccone avvelenato, farcito di finanza derivata e mercatismo, non è stato servito solo in Europa ma anche oltreoceano: da una parte, le banche europee accordavano prestiti a rischio, acquistando dall’altra i debiti delle banche americane, già impantanate in questi crediti. Con la supervisione (molto) silenziosa di Autorità amministrative indipendenti (Sec, Esma, Fed, Consob, ecc.) predisposte alla tutela degli investitori e sotto l’occhio (poco) vigile delle Agenzie di rating, strutture operative del comando oligarchico e maggiori azionisti dell’Alta finanza mondiale. Queste agenzie (spesso) fanno gli interessi degli speculatori, e non rischiano nulla se sbagliano le previsioni come successe nel 2008, quando affermarono la stabilità di alcune società finanziarie, come Lehman Brothers, generando la tremenda crisi economica di cui paghiamo ancora le conseguenze. Un rating è un indice che misura la capacità di restituire crediti ricevuti in base ad una scala standardizzata e suddivisa tra debiti contratti a medio termine e a lungo termine. Tra oligopolio e sistemi insondabili da bankster, sostanzialmente le sorelle della speculazione globale sono tre: la prima, Moody’s Corporation, società con quartier generale a New York che esegue ricerche finanziarie su attività commerciali e statali realizzando rating per attività che analizza. Essa ha una struttura complessa, in cui la maggioranza del capitale societario è nelle mani di grandi azionisti gestori di fondi di investimento. Inoltre è quotata in borsa, per cui risente delle oscillazioni di mercato determinate dai suoi stessi giudizi. La sua quota di mercato, riferita al 2006, è 40%. La seconda, Standard&Poor’s Corporation, è parte del gruppo McGraw-Hill Companies (sita nel Rockefeller Center in New York City), compagnia pubblica in campo editoriale e finanziario, anch’essa quotata in borsa. La sua quota di mercato (2006) è 39%. La terza è la Fitch Ratings, con due quartier generali, a New York City e a Londra. È proprietà di una holding francese, Fimalac S.A, con base a Parigi, si ritrova a fare da ago della bilancia qualora le altre due agenzie di rating siano in disaccordo. La sua quota di mercato (2006) è 16%. L’amministrazione Usa presieduta dal maggiordomo di Wall Street Barack Obama, passata negativamente alla storia per il downgrade mai avvenuto in 70 anni di rating, costringerà le governance europee a strangolare ulteriormente le sue economie prive di sovranità. In un contesto come questo la cambiale la pagheranno lavoratori e giovani condannati al precariato. Con buona pace di tutte le condizioni sociali a profitto della mercificazione del lavoro, dello schiavismo e della dittatura delle banche.

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5 commenti

  1. […] 1 miliardo di dollari scommettendo sul downgrade Usa, dato 10/1, settimane prima della stangata di Standard & Poor’s. Soros, noto come l’uomo che ha messo in ginocchio la Banca d’Inghilterra, il 16 […]

  2. […] chiusura della seconda settimana di agosto è stata interamente dominata dalla decisione di Standard & Poor’s di togliere la tripla A al rating degli Stati Uniti, con una riduzione della valutazione del merito […]

  3. […] Con tanti saluti a quella giustizia sociale tanto predicata dal maggiordomo di Wall Street, Barack Obama. CondivisioneFacebookTwitterEmailStampaDiggRedditStumbleUponLike this:LikeBe the first to like this […]

  4. […] ha poi portato, tra le altre cose, al declassamento del rating da parte di Standard & Poor’s: il tetto del debito. Ad agosto, infatti, dopo una trattativa complicata ed estenuante, democratici e repubblicani […]

  5. […] ma tre fanno il bello e cattivo tempo. Declassano intere economie e debiti di paesi sovrani. Le agenzie di rating, sono piene di conflitti d’interessi e corresponsabili di una crisi sistemica mondiale. [1] […]


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