Riflessioni sulla razza Europoide e gli utili Idioti

È possibile definire “missione di pace” una dottrina di dominio come la guerra, propria delle oligarchie plutocratiche? Vediamo, in sintesi, che le principali guerre con cui si è aperto il Terzo millennio – irachena (armi di distruzione di massa), afghana (sradicare il terrorismo) e libica (missione umanitaria per la Nato) – sono state giustificate dagli Usa e dai loro servili alleati con argomentazioni miste. L’imperialismo d’esportazione e le agenzie di distrazione di massa al suo servizio, quelle che fabbricano mostri e trame alla bisogna, si sono ben esercitati nell’affiancare aggettivi per indorare l’amara pillola alle opinioni pubbliche occidentali. Cominciamo col domandarci se sia accettabile la condizione di “liberare un popolose poi per festeggiare gli si scarica addosso tonnellate di confetti al tritolo (poco)intelligente. È naturale che i giudizi siano vari e contraddittori. Cerchiamo quindi di indicare tra coloro che, professionisti per solo lucro, si occupano di un bene esportabile come le banane, la democrazia: la razza europoide e gli utili idioti. Alla prima appartengono i guerrafondai, coloro che glorificano la guerra come una nuova religione, eccitando gli spiriti deboli e alimentando gli intelletti fiacchi; alla seconda appartengono i pacifondai, coloro che senza perdere l’obbiettività necessaria, la prendono sul serio considerandola quale fine ultimo per stabilizzare la politica ed imporre la pace sociale. Ad ogni malcontento della guerra o della pace ci si crede in diritto di far dispetto al borghese e allo Stato scioperando, disobbedendo, difendendo gli oppressi di tutte le latitudini senza minimamente curarsi del disordine in casa propria. In massima, entrambi, sono senza cultura e, quel ch’è peggio, sprovvisti in modo assoluto di qualunque onestà intellettuale. Le loro apologie infarcite di luoghi comuni, rappresentative nel mondo della sottocultura che sta conducendo intere nazioni alla decadenza attuale, sembrano essere scritte da una sottospecie di elogiatori per non farsi prendere in alcuna considerazione. Il loro programma, annunciano angelicamente, è un metodo ed è la democrazia. Ora, neanche a farlo apposta la guerra è antidemocratica. La guerra, che sia in Iraq, Afghanistan, Libia o in un altro angolo di mondo, è un’operazione neocoloniale finalizzata alla rapina delle risorse energetiche, finanziarie e naturali di quel paese. Ergo, come programma non solo non hanno nulla in comune, ma si trovano in stridente contraddizione: l’antitesi, il contrapposto assoluto.

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