Lo spettro del “default” si avvicina, per l’Europa

Lo spettro del default si fa sempre più reale. Dopo il discorso alla nazione del premio Nobel per la pace orwelliana Barack Obama per un compromesso sull’aumento del tetto del debito, caduto nel vuoto in Congresso, il presidente della Camera statunitense, il repubblicano John Boehner, ha dovuto rinviare nuovamente il voto sul piano per la riduzione del debito Usa per l’opposizione dell’ala destra del suo stesso partito, legata al movimento dei Tea Party contrario a priori a ogni misura per innalzare il limite massimo della spesa. Gli Stati Uniti hanno tempo fino al 2 agosto per innalzare il tetto sul proprio debito, oggi pari a 14mila miliardi di dollari (12mila miliardi di euro). Oltre quella data gli Usa andranno incontro alla prima insolvenza della loro storia. E l’Europa trema.

Qualora fosse approvato alla Camera, dove l’opposizione repubblicana ha la maggioranza, il piano di Boehner, che prevede un limite di spesa di 917 miliardi di dollari in 10 anni (taglio del deficit di 3000 miliardi di dollari) e un aumento del tetto del debito di 900 miliardi di dollari in due fasi, andrebbe comunque incontro a una bocciatura al Senato, a guida democratica. È qui che il leader della maggioranza, Herry Reid, ha presentato un progetto alternativo che alzerebbe subito il tetto del debito di 2.400 miliardi, necessari ad arrivare fino al 2013 come chiesto dal presidente Barack Obama, in cambio di altrettanti tagli, per metà legati alla fine delle guerre in Afghanistan e Iraq. Gli aumenti però dipenderanno dal Congresso, con una maggioranza di un terzo per camera, e non da tagli alle spese. 

Il Tesoro convoca le banche per discutere, ufficialmente, le aste della prossima settimana, e ufficiosamente, per delineare la strategia se un accordo sull’aumento del tetto del debito non sarà raggiunto: il tetto del debito va aumentato – dicono il ministero e le banche – il prima possibile, il Congresso deve agire e aumentare il tetto per il periodo più lungo possibile per eliminare l’incertezza che pesa sull’economia. L’obiettivo è un compromesso entro questo weekend per evitare il test della riapertura delle Borse.

Fra pochi giorni Barack Obama compie 50 anni. Non stupisce che abbia organizzato una festa in grande stile e che gli invitati abbiano fatto a gara per esserci, e che non abbiano badato a spese (35.800 dollari a coppia per entrare all’Aragon Ballroom di Chicago). A rovinargli la festa, però, ci stanno pensando i repubblicani: Obama compie gli anni il 4 agosto e la cena è fissata per il 3 agosto, il giorno dopo la fatidica scadenza per trovare un accordo sull’innalzamento del tetto del debito ed evitare il default del Paese. Obama ribadisce anche l’invito agli americani a mantenere alta la pressione sul Congresso per un accordo: anche telefonate, e-mail e lacrime prestampate sui social network come Twitter o Facebook, potrebbero aiutare a un accordo.

Ecco una semplice dimostrazione che il dollaro non è altro che carta straccia e che la prima economia del mondo da paese creditore rischia di trasformarsi rapidamente in primo debitore planetario. Per ogni dollaro reale oggi ne circolano dieci, cento, mille in tutto il mercato globalizzato. La Federal Reserve, mentre si distribuivano mutui a pioggia e il prezzo degli immobili raggiungeva quotazioni fuori dalla realtà, anzichè frenare procedeva a una continua riduzione dei tassi d’interesse, abbassandoli fino all’1%, per paura che il mercato subisse un’improvvisa contrazione e l’artifizio venisse smascherato. Oggi, più che sulle stragi irachene o afghane, si lucra sulle bolle finanziarie. Queste speculazioni della “finanza creativa” si abbattono ciclicamente su quei beni di cui le masse non possono fare a meno.

I mercati internazionali, hanno paura del debito statunitense, dell’ipotesi che la più grande potenza mondiale vada in bancarotta entro il 2 agosto. Non succederà e chi rischia di più siamo noi europei.

Gli usurai di Standard & Poor’s, lo sanno, e attendono nel buio…

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2 commenti

  1. […] poi determinato dalla consapevolezza che adesso, dopo la tregua che gli Usa si sono assegnati, saranno i Paesi europei a rischio ad essere investiti dalla crisi e vedere i propri titoli di Stato attaccati dalla […]

  2. […] a trovare una proposta valida per questo tsnunami finanziario che si sta abbattendo sul BelPaese e sui listini europei, l’agenzia di rating Standard&Poor’s, nella serata tra venerdì e sabato, ha declassato i […]


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