IL MITO “DEMOCRATICO” DEL RAZZISMO SIONISTA

La Knesset (il parlamento sionista) ha approvato una legge che dichiara illegale qualsiasi azione di boicottaggio contro Israele e gli insediamenti “su base geografica”, in particolare a danno delle colonie ebraiche in Cisgiordania. E già, perchè il popolo “eletto” (Deut, VI, 6) non deve mischiarsi agli altri – Tu non darai tua figlia al loro figlio e tu non prenderai la loro figlia per tuo figlio (Deut, VII, 3) – e l’apartheid è il solo modo di impedire la contaminazione della razza scelta da Dio e della fede che la nega a lui. Per essere chiari, la separazione dall’altro è legge, poichè le famigerate “colonie ebraiche” altro non sono che i Territori Palestinesi Occupati (illegalmente) nelle zone adiacenti a Gerusalemme Est. Sia in territorio israeliano sia nei TPO, Israele è vincolato dalla legislazione internazionale inclusi quei trattati internazionali sui diritti umani di cui Israele è uno Stato firmatario (State Party), come il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e la Convenzione Internazionale sull’Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione Razziale. Nei TPO, inoltre, la condotta di Israele come potenza occupante dovrebbe adattarsi alle norme della legislazione umanitaria internazionale che si applicano in tutti i casi di occupazione militare, compresa la IV Convenzione di Ginevra relativa alla Protezione delle Persone Civili in Tempo di Guerra. Israele è però l’unico Stato appartenente all’ONU che rifiuta di riconoscere i propri obblighi nei confronti della Convenzione di Ginevra nonostante le sconfessioni e le condanne ricevute in varie sedi dalla comunità internazionale, in particolare la Corte Internazionale di Giustizia. Riassumendo, e qui giungiamo al senso di queste righe, il provvedimento comprime la libertà di espressione e legittima gli insediamenti nei Territori occupati. Ergo, trasforma in reato il solo appello al boicottaggio contro lo lo stato ebraico e i suoi insediamenti, dunque un’offesa civile. Su 120 votanti, la legge è stata approvata con 47 voti a favore e 36 contrari. Shalom…

La cosiddetta misura, “Boycott Prohibition Law” (scaricabile in basso), criminalizzerà chi invita al boicottaggio culturale, accademico o economico, di aziende o gruppi che risiedono nei TPO, e tali da provvedere a fornire adeguato risarcimento per i costi imposti da tali iniziative dall’entità sionista, dalle sue istituzioni e da qualsiasi area sotto il suo controllo. Una definizione riferita agli insediamenti illegali nei TPO oltre le frontiere del 1967 (non riconosciuti internazionalmente), equiparandoli, di fatto, allo stato ebraico (internazionalmente riconosciuto). Con tanti saluti agli Accordi di Oslo del 1993.

La realtà è che l’opinione pubblica israeliana comunque è in maggioranza a favore della legge antiboicottaggio, in quanto essa promuoverebbe la coesione sociale impedendo la demonizzazione degli insediamenti e dei loro abitanti. La maggior parte degli israeliani stessi è inorridita dall’idea che qualcuno possa prendere in considerazione l’azione del boicottaggio di Israele, dei prodotti o delle università. Il boicottaggio, dopo tutto, è considerato illegittimo in Israele. Chi chiede tale misure è percepito come un antisemita che odia Israele e che sta minando il diritto stesso dello stato ad esistere. In Israele, quelli che chiedono il boicottaggio sono bollati come traditori ed eretici. Non è tollerata l’idea che un boicottaggio, per quanto limitato, possa convincere Israele a cambiare le sue politiche. Il solo pensiero di essere boicottati è inconcepibile. Il più brutale, esplicito boicottaggio è ovviamente l’assedio di Gaza e il rifiuto di contatti con Hamas. Su richiesta sionista, quasi tutti i paesi occidentali hanno aderito a questo boicottaggio con inspiegabile impegno.

Il problema è stato posto molto chiaramente ancora prima dell’esistenza di uno Stato d’Israele. Infatti, l’ex direttore del Fondo nazionale ebraico, Yossef Weitz, scriveva su Journal di Tel Aviv, già nel 1940: «Deve essere chiaro per noi, che non c’è posto per due popoli in questo paese. Se gli arabi lo lasciano, per noi sarà sufficiente. Non esiste altro modo che trasferirli tutti, non bisogna lasciare un solo villaggio, una sola tribù. Bisogna spiegare a Roosevelt, e a tutti i capi degli Stati amici che la terra di Israele non è troppo piccola se tutti gli arabi se ne vanno e se le frontiere sono un pò spostate verso nord lungo il Litani e verso est sulle alture del Golan». Il sionismo politico propose un’unica soluzione, derivante dal suo programma colonialista: realizzare una colonia di popolamento cacciando i palestinesi e incrementando l’immigrazione degli ebrei. Cacciare quindi i palestinesi e impossessarsi delle loro terre fu un’impresa deliberata e sistematica.

Il mantenimento delle colonie ebraiche nei TPO, la loro protezione da parte dell’esercico con la stella di David e l’armamento dei coloni rende illusoria ogni “vera autonomia” di palestinesi e rende impossibile la pace fin tanto che sussista un’occupazione di fatto. Gli insediamenti coloniali nei Territori palestinesi occupati rappresentano una violazione flagrante delle leggi internazionali e in particolar modo della Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949 (Titolo III, Sez. III, art. 49), che stabilisce: «La potenza occupante non potrà procedere al trasferimento di una parte della propria popolazione civile nel territorio da essa occupato». Il pretesto della “sicurezza“, come quello del “terrorismo” dell’Intifada, è ridicolo.

Nelle dichiarazioni ufficiali, esponenti di maggioranza del Knesset hanno sostenuto che la legge, fortemente sostenuta dal partito Israel Beitenu e dalla maggioranza dei deputati del Likud, sarà uno strumento per combattere la campagna di delegittimazione nei confronti di Israele. Una delegittimazione agli occhi del pianeta (leggi alcuni articoli in basso) che il governo sionista contribuisce peraltro ad autoinfliggersi, come confermano iniziative come quella appena approvata. E poco importa se l’approvazione del provvedimento è avvenuta in assenza del ministro della difesa Ehud Barak (del partito Azmaut che non ha preso parte al voto) e del premier Benjamin Netanyahu (che aveva dato il suo pieno appoggio alla legge), formalmente impegnati altrove. Fatto sta che questo rifiuto dell’altro vanno al di là della dimensione razziale.

Ad ogni modo, chi violerà la nuova legge andrà incontro a sanzioni economiche, mentre le organizzazioni, o le aziende, che sosterranno un boicottaggio saranno a rischio di esclusione dalle aste per gli appalti pubblici. A presentare il testo di legge è stato il deputato Ze’ev Elkin (Likud).

Gli appelli al boicottaggio d’Israele e le sue compagnie – in particolare quelle operanti nei TPO – si sono moltiplicati negli ultimi anni e hanno avuto come protagonisti sia palestinesi che attivisti israeliani. L’indignazione a livello internazionale era cresciuta soprattutto in seguito all’assalto piratesco condotto dalle forze di sicurezza sioniste nel maggio del 2010 che presero di mira il convoglio di navi della “FREEDOM FLOTILLA” che trasportano 10.000 tonnellate diaiuti umanitari diretti alla popolazione palestinese assediata a Gaza. Fecero 19 morti cui la macabra lista di persone da uccidere era stata preparata in anticipo. Ammazzare civili è ciò su cui lo stato ebraico è nato con la pulizia etnica della Palestina, ed è ciò su cui sopravvive.

In tutti i dizionari il termine “genocidio” ha un significato inequivocabile. Il Larousse dà la definizione: «Distruzione metodica di un gruppo etnico, per mezzo dello sterminio dei suoi individui». Seguendo il metodo della promessa divina contenuta nella Bibbia, il genocidio è un elemento di giustificazione ideologica per la creazione dello Stato d’Israele. L’ideologia sionista si fonda su un postulato molto semplice, si legge nella Genesi: «Il Signore concluse un’alleanza con Abramo in questi termini: “Alla tua progenie io dò questo paese, dal torrente d’Egitto al grande fiume, in fiume Eufrate”». A partire da ciò i dirigenti sionisti, anche se agnostici o atei, affermano che la Palestina è stata data loro da Dio! A livello di cultura regna lo spirito colonialista e questa cultura dell’odio razziale sta dando i suoi frutti, nel silenzio incantato dell’informazione servilmente genuflessa.

Questo razzismo, modello per tutti gli altri razzismi, è un’ideologia di dominazione di popolo. Il 10 novembre 1975 l’Onu, in seduta plenaria (C.3, Agenda 68, Draft A/10320), ha stabilito che il sionismo è una forma di razzismo e di discriminazione razziale. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno fatto man bassa sull’Onu e, attraverso vari atti di banditismo internazionale, hanno ottenuto, il 16 dicembre 1991, l’abrogazione della risoluzione 3379 del 1975 (scaricabile in basso), lavando, ancora una volta, il sangue che ricopre lo Stato terrorista d’Israele e i suoi dirigenti assassini.

Sul fronte interno, gli appelli al boicottaggio sono stati spesso clamorosi. Lo scorso anno, ad esempio, un gruppo di artisti di teatro si rifiutò di esibirsi in un nuovo centro culturale costruito nell’insediamento illegale urbano di Ariel, in Cisgiordania centrale. Successivamente, molti altri accademici, scrittori e intellettuali israeliani hanno scelto di disertare corsi e lezioni ad Ariel e in altri insediamenti della Cisgiordania. A rendere ancora più insensata la legge sul boicottaggio sono le modalità con cui dovrà essere applicata. Secondo il testo del provvedimento, infatti, non sarà necessario provare che un appello al boicottaggio abbia provocato effettivi danni allo stato o a un’istituzione di Israele, bensì sarà sufficiente ipotizzare eventuali danni derivanti da un invito al boicottaggio. Su questa ipotesi un tribunale dovrà valutare potenziali danni economici e imporre un risarcimento. Contro la legge si sono scagliate le associazioni israeliane per i diritti civili, che hanno annunciato ricorso alla Corte Suprema per chiederne l’annullamento.

 

Le conseguenze negative per l’immagine del paese sono state sottolineate, tra gli altri, dal deputato del partito di centrosinistra Meretz, Nitzan Horowitz, per il quale la legge è un motivo di “imbarazzo per la democrazia israeliana. In tutto il mondo ci si chiederà se esiste veramente una democrazia nel nostro paese”. Lo Stato di Israele fu ammesso alle Nazioni Unite grazie alle sfrontate pressioni delle lobby. Dwight David “Ike” Eisenhower, il 34° presidente degli Stati Uniti, non voleva inimicarsi i paesi arabi produttori di petrolio che considerava “una prodigiosa fonte di potenza strategica e una delle più grandi ricchezze nella storia del mondo“. Harry Truman si liberò dei suoi scrupoli per ragioni elettorali. Sotto la potenza della lobby sionista e del “voto ebraico” Truman stesso aveva dichiarato nel 1946, difronte a un gruppo di diplomatici: «Mi dispiace signori, ma io devo rispondere a centinaia di migliaia di persone che si aspettano il successo del sionismo. Io non ho migliaia di arabi tra i miei elettori». La potenza finanziaria e perciò politica, in un mondo in cui tutto si compra e si vende, diventava sempre più determinante.

La confusione dell’ebraismo come religione con il sionismo politico comportante il vassallaggio incondizionato allo Stato d’Israele, che si sostituisce al Dio d’Israele, non fa che alimentare l’antisemitismo. Il sionismo ha sempre agitato lo spauracchio antisemita per far credere a una minaccia permanente contro Israele e alla necessità di correre in suo soccorso. La storia comunemente intesa è scritta dai vincitori, dai padroni degli imperi, dai generali devastatori della terra degli uomini, dai saccheggiatori delle ricchezze del mondo, che assoggettano il genio dei grandi inventori della scienza e della tecnica alla loro opera di dominio economico e militare. Un’evoluzione che sta portando a sempre più drastiche restrizioni della libertà di espressione e di critica verso il governo sionista, di cui il “Boycott Bill Law” ne è appunto un esempio. Non si tratta di rifare la storia a colpi di cannone, ma semplicemente di esigere, per tutti, l’applicazione di una legge internazionale, che non prolunghi oltre misura quella della giungla attualmente in vigore.

Infine, come sottolinea l’editoriale del quotidiano israeliano Haaretz, la nuova legge dipinge come “Atto criminale ogni boicottaggio, petizione o articolo di giornale. I legislatori cercano di cancellare una delle forme più legittime di protesta democratica e di restringere la libertà di espressione e di associazione di quanti si oppongono alla violenza dei coloni”. Aggiungendo che “Molto presto, ogni dibattito politico verrà messo a tacere. I membri del Knesset che hanno votato la legge appoggiano il soffocamento delle proteste per liquidare la democrazia. Iniziative di questo genere vengono vendute come necessarie per proteggere Israele ma, in realtà, non fanno altro che aggravare l’isolamento internazionale del Paese”.

Boycott Prohibition Bill


Risoluzione Onu A/RES/3379 (XXX) del 10 novembre 1975
Elimination of all forms of racial discrimination

  • L’articolo pubblicato su Haaretz:

Israel passes law banning calls for boycott
by Jonathan Lis, 11/07/2011

Opposition blasts law, which penalizes persons or organizations who call for a boycott of Israel or the settlements, calling it unconstitutional and irresponsible.

The Knesset passed Monday a law penalizing persons or organizations that boycott Israel or the settlements, by a vote of 47 to 38.

Prime Minister Benjamin Netanyahu was not present during the vote. MK Zeev Elkin (Likud), who proposed the law, said the law is not meant to silence people, but “to protect the citizens of Israel”.

According to the law, a person or an organization calling for the boycott of Israel, including the settlements, can be sued by the boycott’s targets without having to prove that they sustained damage. The court will then decide how much compensation is to be paid. The second part of the law says a person or a company that declare a boycott of Israel or the settlements will not be able to bid in government tenders.

MK Nitzan Horowitz from Meretz blasted the law, calling it outrageous and shameful. “We are dealing with a legislation that is an embarrassment to Israeli democracy and makes people around the world wonder if there is actually a democracy here,” he said. Ilan Gilon, another Meretz MK, said the law would further delegitimize Israel.

Kadima opposition party spokesman said the Netanyahu government is damaging Israel. “Netanyahu has crossed a red line of political foolishness today and national irresponsibility, knowing the meaning of the law and it’s severity, while giving in to the extreme right that is taking over the Likkud.”

On Sunday, Prime Minister Benjamin Netanyahu held discussions with Speaker of the Knesset, Reuven Rivlin and MK Elkin. The three discussed whether to have the Knesset vote on the law on Monday, a day after MK Dan Meridor warned that approving the law on the same day of the Quartet meeting may cause damage to Israel. Before midnight on Sunday the prime minister’s office announced there is no reason to delay the vote.

Before the vote, the Knesset’s legal adviser, attorney Eyal Yanon, published a legal assessment saying parts of the law edge towards “illegality and perhaps beyond.” He went on to warn that the law “damages the core of freedom of expression in Israel.” Yanon’s assessment contradicts that of Attorney General Yehuda Weinstein, who said the bill is legal.

Peace Now movement announced Monday it opened a Facebook page calling for a boycott of products that come from the settlements. On Tuesday it plans to launch a national campaign, with the aim of convincing tens of thousands of people to support the boycott.

  • L’articolo pubblicato su Haaretz:

The boycott law subverts Israeli democracy
Haaretz Editorial, 11/07/2011

Knesset members who vote for the anti-Boycott Law must understand they are supporting the gagging of protest in an effort to liquidate democracy.

Today, the Knesset was slated to approve the final reading of the Boycott Prohibition Law, which imposes severe punishments on anyone who calls, directly or indirectly, for boycotting Israel. Inter alia, the law says any person or organization that calls for boycotting Israel, including by calling for a boycott of the settlements, would be deemed guilty of a civil offense. Organizations that call for boycotts would not be entitled to receive tax-deductible donations or obtain funding from the state.

This contemptible law blatantly violates Israel’s Basic Laws. It is couched in vague language: It defines “a boycott of the State of Israel” very broadly, while the definition of causing a boycott is fluid. Under the law, it would suffice for a call to boycott Israel to have “a reasonable possibility” of leading to an actual boycott for the lawbreaker (under the Torts Ordinance, New Version) to be defined as having committed a civil offense. The lawbreaker would then be deprived of significant economic benefits and would also have to pay high compensation to those purportedly harmed by the boycott.

This vagueness is intentional, designed to conceal the goal of spreading a wide protective net over the settlements, whose products, activities and in fact very existence – which is controversial to begin with – are the main reason for the boycott initiatives, both domestic and foreign. The legislators are thereby trying to silence one of the most legitimate forms of democratic protest, and to restrict the freedom of expression and association of those who oppose the occupation and the settlers’ violence and want to protest against the government’s flawed order of priorities.

The law’s sponsors are also creating a mendacious equivalence between the State of Israel and Israeli society as a whole, on one hand, and the settlements on the other. They are thereby granting the settlers sweeping legitimization.

This is a politically opportunistic and anti-democratic act, the latest in a series of outrageously discriminatory and exclusionary laws enacted over the past year, and it accelerates the process of transforming Israel’s legal code into a disturbingly dictatorial document. It casts the threatening shadow of criminal offense over every boycott, petition or even newspaper op-ed. Very soon, all political debate will be silenced.

Knesset members who vote for this law must understand that they are supporting the gagging of protest as part of an ongoing effort to liquidate democracy. Such moves may be painted as protecting Israel, but in reality, they exacerbate its international isolation.

Israel Bans Boycotts Against the State
by Isabel Kershner, 11/07/2011

JERUSALEM — The Israeli Parliament on Monday passed contentious legislation that effectively bans any public call for a boycott against the state of Israel or its West Bank settlements, making such action a punishable offense.

Critics and civil rights groups denounced the new law as antidemocratic and a flagrant assault on the freedom of expression and protest. The law’s defenders said it was a necessary tool in Israel’s fight against what they called its global delegitimization.

Passage of the law followed a string of efforts in the rightist-dominated Parliament to promote legislation that is seen by the more liberal Israelis as an erosion of democratic values.

Some critics argued passage of the legislation against boycotts would further delegitimize Israel, which is facing increasing pressure over West Bank settlements that Palestinians regard as part of the territory for a future state. Continued construction in the settlements has been a major impediment in attempts to resume stalled peace talks.

The bill passed by 47 votes to 38. It relates to calls for economic, cultural or academic boycotts of the state, its institutions or any area under its control, a reference to occupied territories.

Offenders could face lawsuits and monetary penalties. Companies or organizations supporting a boycott could be disqualified from participating in bids for government work. Nonprofit organizations issuing boycott calls risk losing tax benefits.

The so-called Boycott Bill was sponsored by Zeev Elkin of the Likud, the conservative party led by Prime Minister Benjamin Netanyahu. Mr. Netanyahu was absent from the vote, as was the defense minister, Ehud Barak, who leads a small centrist faction in the governing coalition.

In an opinion issued earlier on Monday, the legal adviser of the Parliament, Eyal Yinon, determined that elements of the bill bordered on unconstitutionality and struck at the core of political freedom of expression. However, Attorney General Yehuda Weinstein gave the bill his approval.

The speaker of the Parliament, Reuven Rivlin of the Likud, tried to introduce moderations in the bill, but they were rejected. Mr. Rivlin abstained from the vote.

The Association for Civil Rights in Israel and other human rights organizations said they were preparing to challenge the law in the High Court of Justice. The association described the law as “an antidemocratic step, intended to create a chilling effect on civil society.”

Ilan Gilon, a legislator from the leftist Meretz Party, said, “I do not know of anything that creates more delegitimization of Israel abroad than these laws.”

Hagai El-Ad, the executive director of the Association for Civil Rights in Israel, and other opponents of the law have pointed out that Israelis had recently launched their first successful consumer boycott, bringing down the price of cottage cheese. “Why should Israeli citizens be allowed to boycott Israeli cottage cheese, as we have heard and seen in recent weeks, but be barred from boycotting the occupation?” he said in a recent statement.

Last year, Israeli theater artists refused to perform at a new cultural center in the urban settlement of Ariel and in other West Bank settlements, causing a public uproar. They were followed by scores of leftist Israeli academics, writers and intellectuals who said that they would not lecture at the center or in any of the settlements.

A movement of Palestinians and foreign supporters has stepped up calls for boycott, divestment and sanctions against Israel. Their campaigns have led to a number of cancellations by international artists.

Mr. Elkin, the sponsor of the legislation, said that its principal importance was “the fact that the calls to boycott the State of Israel increasingly have come from within our own midst, and that makes it hard to wage a battle against a boycott in the world”.

Knesset Passes Boycott Law; ACRI Plans to Appeal
12/07/2011

Last night (11 July 2011), the Knesset plenum passed the Boycott Prohibition Bill in its final reading, with 47 MKs in favor and 38 against.
 
This law will enable the filing of civil lawsuits against individuals who call for boycott of settlement products. The Association for Civil Rights in Israel (ACRI) is strongly opposed to this unconstitutional law, and will therefore file a petition against it to the Israeli High Court of Justice demanding to disqualify this law. At the same time, ACRI is reviewing ways to protect Israeli individuals who will realize their constitutional right for freedom of expression, on any matter, and will be subsequently sued for damages.
 
The Knesset vote went ahead despite the fact that on the same day, the Knesset’s Legal Advisor, Attorney Eyal Yinon, warned that it constitutes a severe violation of freedom of expression and would likely fail to stand up to the challenge in the High Court of Justice.
 
Despite Yinon’s contradiction of Attorney General Yehuda Weinstein’s assertion that the law, while borderline, is constitutional after its amendments, the Knesset decided to go ahead with the vote and it passed.
 
ACRI has voiced major concern about this bill throughout its legislation process – explaining the dangerous precedent that it sets for limiting freedom of expression, which is not befitting of a democracy. The following are key points from ACRI’s position:

  • Boycotting as a means for advancing a cause falls under the protection of freedom of expression and protest, conscience, and opinion. Protecting opinions that are not part of the consensus is at the heart of democracy.
  • Israelis and other people around the world use boycotts to protest various causes, such as boycotting companies that violate labor rights. It is a legal, nonviolent tool of protest. Singling out those who work against the occupation, by using anti-boycott legislation, is a dangerous use of the legislative process. It is an anti-democratic step intended to create a chilling effect on civil society.
  • Most countries have chosen not to promote legislation dealing explicitly with prohibition of boycotts. Even those who do – such as the USA and Germany – do not limit individuals and civil society organizations from organizing boycotts against various targets, as this is a clear violation of freedom of expression. Legislation in the USA refers only to boycotts announced by countries and focuses on preventing harm to international trade of corporations. Furthermore, the American law relates to corporations and not to individuals or groups, and grants special protection to the boycott as an expression of conscience.

Israeli parliamentarians have referred to comparable anti-boycott US legislation in an attempt to green-light the process for passing the Israeli legislation. ACRI has put together a comparative analysis of the US and Israeli legislation, highlighting the major differences between the two laws – mainly that the US boycott ban restricts participation in a government call for boycott, and not individual calls or civil society calls. Furthermore, in the US the federal government is responsible for enforcement, whereas in Israel private bodies can sue for damages using this new legislation as grounds for the lawsuit.

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1 commento

  1. […] di espressione, quindi non apparivano “giuste“, ammorbando l’atmosfera “politically correct“, inoltre DAVANO VISIBILITÀ AI […]


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