I “COSTI UMANI” delle guerre globali americane

Il presidente americano e premio Nobel per la pace orwelliana, Barak Obama, nel suo discorso inaugurale tenuto il 20 gennaio 2009 affermò: «Our nation is at war, against a far-reaching network of violence and hatred» (La nostra nazione è in guerra, contro un network di vasta portata di violenza e odio). La definizione di terrorismo degli Stati Uniti è contenuta nel Federal Criminal Code. Nel Titolo 19, Parte I, Capitolo 113b del Codice viene definito il terrorismo e i crimini associati a esso. Nella sezione 2331 del Capitolo 113b, il terrorismo è definito come: […] attività che coinvolgono violenza […] o atti che minacciano la vita> […] che sono una violazione delle leggi degli Stati Uniti sul crimine o di qualunque Stato e sono intese per (i) intimidire o coercire una popolazione civile; (ii) per influenzare la politica di un governo tramite l’intimidazione o la coercizione; o (iii) per modificare la condotta di un governo tramite la distruzione di massa, l’assassinio o il rapimento; e […] <se nazionale> […] (C) avviene principalmente all’interno della giurisdizione territoriale degli Stati Uniti […] <se internazionale> […] (C) avviene principalmente al di fuori della giurisdizione territoriale degli Stati Uniti […]. Il World Trade Center, è stato uno dei tre siti degli attentati compiuti l’11 settembre 2001. L’ex presidente guerrafondaio George W. Bush Jr, affermò che: «L’odierna guerra al terrore è simile alla Guerra Fredda. È uno sforzo ideologico con un nemico che disprezza la libertà e persegue mire totalitarie. Giuro che utilizzerò tutti i vantaggi del nostro potere dello “Shock and Awe” per vincere la guerra al terrore. E, come ho detto, passeremo all’offensiva in due modi: uno, cacciare il nemico e portarlo di fronte alla giustizia, e prendere le minacce seriamente; e due, esporteremo la libertà». Con il cambiamento di strategia dell’amministrazione Obama, lo slogan “guerra al terrore”, è caduto in disuso, anche perché legato ai fallimenti del predecessore. Rimangono i morti.

La guerra globale contro il terrorismo scatenata dall’amministrazione degli Stati Uniti dopo l’11 settembre 2001 ha causato sino ad oggi la morte di oltre 225.000 vite umane. Un rapporto effettuato dagli studiosi del Progetto di Ricerca Eisenhower, apartitico, senza scopo di lucro, iniziativa scientifica alla Brown University Watson Institute for International Studies di Providence nel Rhode Island, ha valutato i costi umani e finanziari dei conflitti in Afghanistan, Iraq e Pakistan delle cosiddette “campagne contro il terrorismo” sponsorizzate da Pentagono e Cia: 4.000 miliardi di dollari, comprese le cure mediche e di disabilità per i veterani di guerra attuali e futuri. Se le guerre continuano, il Pentagono sarà costretto a richiedere 450 miliardi dollari di spesa entro il 2020.

 

In un post precedente, abbiamo scritto che per gli attacchi combinati dell’13 ottobre 2000 (cacciatorpediniere DDG-67 USS Cole, 17 marinai morti oltre al commando terroristico e 39 feriti, 250 milioni di dollari in danni) e dell’11 settembre 2001 (World Trade Center, 2.749 le vittime inclusi i passeggeri dell’American e United Airlines), sono costati all’economia americana una spesa tra 50-100 miliardi dollari, circa l’1% del PIL, causando circa 25 miliardi di dollari in danni alle proprietà. La spesa maggiore che la politica guerrafondaia Usa attribuisce a Osama bin Laden è l’11 settembre. Nulla di paragonabile ai suoi 1.998 attentati alle ambasciate statunitensi in Africa che hanno causato alle casse di Washington il quadruplicamento della spesa per la protezione diplomatica a livello mondiale e l’ampliamento da 172 milioni dollari a 2,2 miliardi dollari delle spese per la Difesa nei prossimi dieci anni.

Osama bin Laden è stato ucciso.
Lo ha confermato lui stesso in un video diffuso da Al Jazeraa… 

Tanto per ricordarlo, piaccia o non piaccia ai servili media della disinformazione, lo sceicco del “terrore” era sì al primo posto nella lista dei ricercati più pericolosi dell’FBI ma non per i fatti dell’11 settembre poichè per talune questioni a occuparsene è direttamente il Dipartimento di Stato che aveva messo su di lui una taglia di 25 milioni di dollari, poi raddoppiata a 50 milioni nel 2007. Osama Bin Laden era ricercato per gli attentati alle ambasciate Usa in Africa che hanno generato una crescita al 50% della spesa per la Difesa non strettamente connessa al “sistema” delle guerre in questione. Un deficit pubblico che in più occasioni ha costretto i militaristi del Pentagono a modificare le strategie in campo, a causa del rischio.

Tutte le spese, per dare la caccia al “cattivo uomo nero”, raggiungono i 3 trilioni di dollari. E questa è solo una stima prudente. Ciò include ricadute della forte aumento dei prezzi del petrolio dal 2003, che è in gran parte attribuibile alla crescente domanda dei Paesi in via di sviluppo e ai disordini in corso in Medio Oriente.

 

A causa delle guerre – spiegano i ricercatori della Brown University – come avviene ormai in tutti gli scenari di guerra, sono i civili a subirne le perdite maggiori: 125.000 civili assassinati in Iraq (2003-2011, scarica in basso), 14.000 in Afghanistan (2001-2011, scarica in basso) e 35.000 in Pakistan (2005-2011, scarica in basso), a riprova che questo paese è al centro di un’escalation militare volutamente tenuta segreta dall’amministrazione Obama e dalla complicità dei servili media internazionali.

Tra i principali risultati nel rapporto del gruppo di ricerca:

  • Le guerre degli Stati Uniti in Afghanistan, Iraq e Pakistan e costeranno tra i 3,2 e 4 trilioni di dollari, comprese le cure mediche e disabilità per i veterani di guerra attuali e future;
  • Più di 31.000 persone in uniforme e contractors sono morti, tra cui militari delle forze di sicurezza irachene e afghane e le altre forze militari alleate con gli Stati Uniti;
  • Da una stima molto prudente, 137.000 civili sono stati uccisi in Iraq e in Afghanistan;
  • Le guerre hanno creato più di 7,8 milioni di rifugiati tra gli iracheni, afghani e pakistani;
  • Le fatture a carico del Pentagono per metà dei costi di bilancio sostenuti sono una frazione del costo finanziario della guerra;
  • La guerra è stata finanziata quasi interamente da prestiti, 185 miliardi di dollari in interessi sono già stati pagati in spese di guerra, e altri 1.000 miliardi di dollari potrebbero derivare in soli interessi fino al 2020;
  • Obblighi Federali alle cure dei veterani a queste guerre saranno tra 600 e 950 miliardi dollari;

E ancora, i costi della guerra sono stati pubblicati sul sito web americano COSTS of WAR, per stimolare la discussione pubblica sull’America in guerra.


Civilian Death and Injury in Iraq, 2003-2011


Civilian Death and Injury in Afghanistan, 2001-2011

War Related Death and Injury in Pakistan, 2004-2011

LE FOTO CONTENUTE IN QUESTO ARTICOLO
E REPERITE DA FONTE INTERNET
RIGUARDANTI I MASSACRI DELLA POPOLAZIONE
IRACHENA ED AFGHANA
PROVOCATI DAI BOMBARDAMENTI
DEI “LIBERATORI” AMERICANI E SERVILI ALLEATI 
CONTENGONO IMMAGINI FORTI ED ESPLICITAMENTE VIOLENTE
DI INDICIBILE DOLORE E ORRORE
CHE POTREBBERO TURBARE PERSONE
PARTICOLARMENTE SENSIBILI.
 LA VISIONE E’ LIMITATA RIGOROSAMENTE AGLI ADULTI

CIVILI UCCISI E FERITI

The Dead and Wounded in Afghanistan, Iraq, and Pakistan
(scarica in basso)

Le guerre in corso in Iraq, Afghanistan e Pakistan hanno causato un tributo enorme sulla gente di quei paesi. Con la stima presentata, almeno 137.000 civili sono stati uccisi in Afghanistan e Iraq. Non si conosce quanti civili sono morti invece in Pakistan, ma il numero delle vittime può essere uguale o superiore a quello afghano.

Almeno 10 civili afgani, tra cui otto studenti, sono stati uccisi in combattimenti
che coinvolgono soldati occidentali nel distretto di Narang
provincia di Kunar in Afghanistan
(Immagine di Rawa via Commons Wikipedia)

Persone che sono state uccise nelle loro case di notte, nei mercati, e sulle strade durante il giorno. Sono stati uccisi da bombe, proiettili e armi da fuoco le cui sigle sono entrate a fare parte del lessico comune, ordigni, esplosivi improvvisati (IED), veicoli pilotati a distanza (RPV o “droni”). Muoiono ai posti di blocco, quando per strada un veicolo militare sbanda, quando passano su una mina o una bomba a grappolo nel tentativo di raccogliere legna, e quando vengono sequestrati e giustiziati per scopi di vendetta o intimidazione. Sono stati uccisi dai soldati degli Stati Uniti e dai loro servili alleati, altri dai ribelli nelle guerre civili che l’invasione dell’Afghanistan ha generato.

Nel marzo 2002, Human Rights Watch ha documentato i risultati quando una bomba a grappolo degli Stati Uniti inesplosa al momento dell’impatto è stata fatta esplodere da cinque ragazzi nel loro cammino verso un picnic in Takh-te-Sefar, Afghanistan: “Ramin, 15 anni, morto immediatamente. Soraj, 12 anni, ha perso entrambe le gambe. Ismaele, 16 anni, una ferita al torace. Farhad, 18 anni, ferito il piede. Waheed, 5 anni, ha ricevuto una ferita al torace e trauma cranico minore“. I superstiti hanno avuto bisogno di cure mediche, assistenza a lungo termine, e protesi.

Iraq Body Count web counter

Un’organizzazione non governativa [CIVIC, “Losing the People,” p. 27 – scaricabile in basso] per le vittime innocenti nei conflitti ha visitato un quartiere colpito da un attacco aereo nella città di Herat, in Afghanistan, il 22 ottobre 2001: “L’attacco aereo ha mancato l’obiettivo militare e ha colpito una zona all’interno della città, danneggiando o distruggendo le case di 45 famiglie, uccidendo 12 persone e ferendone decine“. I civili muoiono anche quando la guerra provoca danni alle infrastrutture. Perdita della casa, malattie o la distruzione di impianti di trattamento delle acque reflue può portare alla mancanza di accesso all’acqua potabile. Non poter accedere alle cure sanitarie è molto comune in quelle zone e causa ulteriori vittime umane.

È quasi sempre difficile registrare o contare morti e feriti in guerra. E ci sono spesso dispute circa l’identità dei morti. Considerato come le leggi della guerra sono state scritte, è la conseguenza prevedibile di tutto questo orrore. E sono in molti, a classificarne i danni collaterali come “incidente accettabile”, a prescindere dal fatto che siano state vittime degli Stati Uniti, di altre forze filo-governative, anti-governative o da altri. Il macabro compito di contare i morti civili nelle zone di guerra inizia con queste domande di base e prosegue poi con risposte circa le modalità per la registrazione e il conteggio delle vittime.

Assessing the Human Toll of the Post-9/11 Wars:
The Dead and Wounded in Afghanistan, Iraq, and Pakistan, 2001-2011
Neta C. Crawford, Boston University

CIVIC, Campaign for Innocent Victims In Conflict
LOSING THE PEOPLE
The Costs and Consequences of Civilian Suffering in Afghanistan

 MILITARI AMERICANI E ALLEATI UCCISI E FERITI

US and Allied killed and wounded
(scarica in basso)

Il primo soldato statunitense a morire nella campagna militare che seguì gli attacchi dell’11 settembre è stato il Sergente Evander Earl Andrews, 36 anni, del 366° Civil Engineer Squadron (10 ottobre 2001). Era operatore macchine pesanti rimasto vittima in un incidente al carrello elevatore mentre era in costruzione una pista d’atterraggio in Qatar a sostegno dell’invasione dell’Afghanistan. Ha lasciato moglie e quattro figli di età compresa tra 2 e 9. Il primo soldato statunitense a morire nel decimo anniversario della guerra è stato Edwin Gonzalez, 22 anni, del 2° Marine Division, Fleet Marine Forces, Atlantic. Era medico assegnato ai Marines morto in un attentato lungo la strada nella provincia di Helmand (8 ottobre 2010). Soprannominato “Superman” dai suoi amici, si era laureato dalla High School di North Miami, in Florida, 3 anni prima, ed era appena sposato.

Il numero dei soldati americani morti nelle guerre in Iraq e in Afghanistan sono oltre 6.000, provenienti da ogni parte degli Stati Uniti e dei suoi territori, e la grande maggioranza erano giovani, naturalmente. Molti erano sposati e con figli. Sono morti in una miriade di modi orribili. Sono stati uccisi dalla mira micidiale del nemico o straziati in attrezzature pericolose con cui lavoravano. Le principali cause di morte sono dovute a granate e ordigni esplosivi, responsabili di circa la metà di tutte le morti e feriti in Iraq e Afghanistan. Le loro morti sono state dovute anche a ribaltamenti o incidenti di camion e altri veicoli, folgorazioni, morti per colpo di calore, fuoco amico, e suicidi.

Numeri ufficiali del Pentagono riconoscono solo alcuni dei morti in guerra, però. Numerosi sono i soldati che tornando a casa si suicidano a causa delle forti sofferenze psicologiche dovute alle ferite di guerra conseguite ad eventi traumatici, catastrofici o violenti, come il PTSD (Post-Traumatic Stress Disorder). I dati ufficiali di questi eventi non vengono divulgati, e il Department of Veterans Affairs ancora non riporta i suicidi tra i veterani, con conseguente sottostima drammatica della dimensione del problema. Oltre la metà dei veterani di queste guerre non sono iscritti nel VA Health Care System e sarebbe difficile pertanto essere rintracciati in ogni caso.

Le operazioni militari in Iraq e Afghanistan hanno prodotto vittime non riconosciute di lavoratori a contratto privati. Essi costituiscono il 54% della forza lavoro totale degli Stati Uniti nei due paesi. Un resoconto completo e preciso non è ancora stato fatto dal Pentagono. La stima più recente è che almeno 2.300 contractors sono stati uccisi. La maggioranza di loro sono stati i cittadini di altri paesi.

Entrambe le guerre sono combattute in alleanza con le truppe di altri paesi, tra cui le forze di sicurezza interna di Iraq e Afghanistan. Il totale di questi supera il numero dei morti dei contractors Usa, attestandosi a 23.390 unità. Il totale ammonta oggi a oltre 31.000 morti di molte nazioni, deceduti combattendo queste guerre con e per gli Stati Uniti.

Come in ogni guerra, i feriti sono molto più numerosi di quelli uccisi in Iraq e Afghanistan. Come per i morti in queste guerre, le forze degli Stati Uniti hanno sofferto tremendamente così come le forze alleate. In combattimento gli infortuni comuni hanno incluso ustioni di secondo e terzo grado, fratture, ferite da schegge, lesioni cerebrali, lesioni al midollo spinale, danni ai nervi, paralisi, perdita della vista e dell’udito, disturbo post traumatico da stress, e amputazioni.

I dati ufficiali degli americani feriti è molto più grande – per ordini di grandezza – che le cifre indicate sul sito ufficiale del Department of Defense. Sono quasi 100.000 e comprendono sia i feriti in azione che quanti hanno subito danni permanenti, classificati come “infortuni non ostili” e altri problemi medici, tra cui colpo di calore, tentativi di suicidio, problemi respiratori, e incidenti stradali. Molti di questi ultimi, causati in ferite da combattimento, in generale, da lesioni dovute ad esplosioni provocate dagli IED (ordigno esplosivo improvvisato). 

I numeri ufficiali dei feriti sono significativamente superiori, dato che molti problemi, tra cui lesioni cerebrali traumatiche e PTSD, non vengono diagnosticati fino a quando i feriti non ritornano a casa. Il Veterans Administration ha segnalato oltre 170.000 veterani delle guerre in Iraq e in Afghanistancui era stato diagnosticato un PTSD al 30 giugno 2010. Nuove prove di esposizione alle polveri tossiche con conseguenti malattie cardiache e neurologiche hanno interessato altre zone di guerra ma la malattia provocata non è ancora stata pienamente riconosciuta. La somma totale dei feriti, per le forze americane e alleate è stimato in 218.000 feriti.


US and Coalition Casualties in Iraq and Afghanistan
Catherine Lutz
Watson Institute, Brown University
June 6, 2011

Un rapporto reso noto dal Committee to Protect Journalists, invece, denuncia che dall’inizio della guerra globale e permanente contro il terrore, 148 giornalisti e 54 altri lavoratori dei media sono stati uccisi in Iraq dall’invasione del marzo 2003. Dei reporter, 105 sono stati uccisi dal fuoco incrociato o durante operazioni di corrispondenza per ottenere informazioni in zone di guerra.

 

CRESCITA DI POTERE DELLE MULTINAZIONALI E SPECULAZIONE

Growth of Corporate power and Profiteering
(scarica in basso

Le guerre in Iraq e in Afghanistan, comprensive del budget del Pentagono, hanno portato un aumento totale di contratti militari di oltre 400 miliardi di dollari, i livelli più alti dalla seconda guerra mondiale. La contrattazione privata è cresciuta fino a un livello tale che, nel 2003, vi erano più dipendenti a contratto privati ​​coinvolti nella guerra in Iraq che personale in uniforme militare. Questi contratti erano concentrati nelle mani di cinque imprese: Lockheed Martin, Boeing, Northrop Grumman, Raytheon e General Dynamics, che rappresentano oltre la metà di tutti i contratti del Pentagono.

Il contratto con la Halliburton per spegnere incendi di petrolio in Iraq e la ricostruzione delle infrastrutture petrolifere del paese ha generato polemiche su più fronti. Uno dei più importanti riguarda la questione del perché la Halliburton ha ricevuto un contratto di 7 anni per il lavoro in Iraq, ancora prima dell’inizio della guerra. I critici hanno contestato il ragionamento del Pentagono secondo cui la necessità era troppo urgente e la Halliburton era l’unica azienda in grado di fare quel lavoro. Un altro caso anomalo sono i rapporti tra la Halliburton e il vicepresidente dell’amministrazione Bush, Dick Cheney.

La Halliburton ha lavorato per servizi logistici e supporto nell’ambito del programma LOGCAP. Questo programma è stato sviluppato per volere di Dick Cheney nei primi anni 1990 e la Halliburton si è aggiudicata il primo contratto nel 1995, anno in cui Cheney era diventato amministratore delegato della Halliburton. Inoltre, la Halliburton ha fatto enormi profitti con questo programma, gran parte dei quali generati gonfiando le fatture per coprire i rischi di guerra. La Halliburton è stata accusata di violare il suo contratto di governo e alla KBR è stato imputato di occultare le sue pratiche commerciali in Iraq, limitando così la capacità di controllo del governo.

La Guardia Costiera si era accordata con Lockheed Martin e Northrop Grumman nel 2002 per pianificare, controllare e avere come forniture diverse centinaia di nuove barche e aerei. Per un certo numero di anni, le due società hanno controllato gli appalti per garantire le loro controllate. La Guardia Costiera ha ignorato frequentemente gli avvertimenti degli ingegneri circa la cattiva progettazione delle navi. Quattro anni dopo, la cantieristica navale è stata interrotta quando il progetto è stato finalmente dichiarato difettoso.

La crescita dei contratti privati è aumentata non solo in campo militare, ma anche per la CIA, la NSA e il Dipartimento della Homeland Security. I principali contratti per le agenzie di sicurezza personale in Iraq provengono dal Dipartimento di Stato, non dal Pentagono.

You’re welcome in America…

The Military-Industrial Complex Revisited:
Shifting Patterns of Defense Contracting in the Post-9/11 Period

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3 commenti

  1. […] 250.000 proiettili impiegati in Irak e in Afghanistan per ognuno dei “ribelli” caduti – 24.000 secondo Wikileaks solo in Iraq e senza contare i civili, per alcuni più di un millione – si sono trovati costretti ad importare munizioni dall’estero. E si sono rivolti a una […]

  2. […] un’improvvisa contrazione e l’artifizio venisse smascherato. Oggi, più che sulle stragi irachene o afghane, si lucra sulle bolle finanziarie. Queste speculazioni della “finanza […]

  3. bellissimo post,l’ho postato anche sul mio blog e ho anche deciso di mettere il tuo blog nei consigliati di questa settimana perchè mi piace molto..se vuoi venire a guardarci lo trovi qui;http://fuckthepower.blogspot.com/2012/09/i-costi-umani-delle-guerre-globali.html#more

    complitmenti e buon lavoro ;))


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