IO so che TU sai che LUI sa

Questa non è una storia di controspionaggio, logge occulte o strutture parallele (che non esistono) e neanche servizi segreti. È solo la grottesca storia, della famigerata norma salva-Fininvest. Un codicillo nascosto, poi abortito, studiato da geni della matematica, dell’economia e della giudisprudenza, le cui uniche e prime armi di distrazione di massa a disposizione erano una lavagna su cui scrivere e un gesso. Un’innocente modifica, inserita nella manovra economica, a due articoli del codice di procedura civile (283 e il 373) che avrebbe obbligato il giudice (che ora ne ha solo facoltà) a sospendere l’esecutività di condanna nel caso di risarcimenti superiori ai 20 milioni di euro (10 in primo grado) dietro il pagamento di «idonea cauzione», in attesa che si pronunci in via definitiva la Cassazione: ergo, si sarebbe sospeso il risarcimento da 750 milioni di euro che Fininvest deve alla Cir se fosse stato confermato in appello dai giudici di Milano, il verdetto di I grado sul Lodo Mondadori. L’ennesimo regalo elargito al Capobanda, e confezionato da generosi basisti, a sua insaputa. Il “Non ne so niente” ha un senso ben preciso. Con queste parole Bossi ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano di commentare il proposito di Berlusconi a ripresentare il lodo Mondadori. Poi, rispondendo ai cronisti sull’eventuale conoscenza di Tremonti in merito, ha detto: “Non lo sapeva nessuno, nemmeno Tremonti”. Bossi tace, ma non convince. Lui è la stampella del governo, perché queste cose non le sa? A quei tempi dormiva beatamente. Al di là dell’evidente demenza momentanea (o forse perenne) di questi personaggi, il dato di fatto è che la triade delle dichiarazioni assurde è ormai non solo organico al Pdl ma direttamente alla squadra di governo: il cretino prevalente. La forma più nobile di demenza.

«Non era un intervento ad personam», dice il Capobanda, avendo fatto i salti mortali sull’acqua – seguendo l’esempio di Gesù, per officiare alla benedizione del libro di Domenico Scilipoti. Cerimonia che, dopo una breve preghiera sul sagrato, prima di procedere davanti al nutrito numero di basisti, simbolo dell’Italia del fare operosa, silenziosa, ricorda le sue misteriose guarigioni da un angioma al fegato e dall’emicrania che attribuisce alla Madonna.

Mimmo, per gli amici, uomo dai molteplici interessi, medico ginecologo, luminare messinese dell’agopuntura, alfiere della medicina olistica, con sottobraccio un cestino pieno di funghi, “Amanite” bella e tradritrice, protettrice dei risotti, facendosi scudo di Dio, parla alle creature della terra:

«Sono fermamente convinto, e ogni giorno mi convinco sempre di più, che il presidente Silvio Berlusconi è una persona perbene. E’ una persona che gli italiani dovrebbero ringraziare, ma lo dovrebbero ringraziare anche coloro i quali stanno dall’altra parte della barricata». 

Tutto è umido e fresco, un posto sacro, gocce cadono dalle guancie di giornalisti che sporgono sul bordo della platea. Lentamente il rumore delle gocce ipnotizza i presenti. Lo gnomo con i tacchi e il parrucchino asfaltato con un ciuffo di moquette, guarda e si trasforma, torna bello candido ma resta incazzato: «Non esagerare». Proprio così.

Scusidico io, lei non è gnomo, è un gran bugiardo. Sarà l’effetto del miele leccato dai fiori o un qualche elisir magico sprigionato dai funghi sottobraccio, come un fulmine che spacca un albero arriva l’annuncio solenne: «Può essere reintrodotta in Parlamento». Cosa? La norma “sacrosanta“, “equilibrata” che non salva “Fininvest“, perchè «Fininvest si salva senza bisogno di nessuna norma», dice il bugiardo.

I funghi si infradiciano e sembra che qualcuno di loro cerchi di scappare dal cesto. Andiamo con ordine.

Il 3 luglio scorso il Quirinale non aveva ancora ricevuto il testo della manovra. In una nota diffusa dalla presidenza della Repubblica (stranamente rimossa dal sito web), si poteva leggere:

Poichè molti organi di informazione continuano a ripetere che la manovra finanziaria approvato dal governo nella seduta di giovedì scorso sarebbe al vaglio della Presidenza della Repubblica già da venerdì, si precisa a tutto oggi la presidenza del consiglio non ha ancora trasmesso al Quirinale il testo del decreto legge

Era domenica. Una cornacchia strilla, sembrò di capire Silvio, che stava godendosi la bella giornata al mare nella nuova villa a Lampedusa. In prima fila mutande tattiche, infradito, cappellino di paglia per quel tocco di misterioso e canotta di cotone, tutto attorniato da trine assassine dagli slipponi e reggiseni osè. In fondo una colonna di bodyguard con tuta mimetica armati di mitraglietta a cuocersi al sole. Ruby, ex cubista, vigorosa over diciassettenne ancora ghiotta di piaceri, soffriva sola nell’afa di Genova perchè Silvio la trombava solo quando il Milan vinceva e segnava Ibrahimovic. In quell’anno Ibra concluse la prima stagione in rossonero con 41 presenze e 21 gol. Ma bando alla tristezza, anche se al predatore di minorenni, il vecchio Giorgio gli scoppiava sotto il culo, sapeva che avrebbe firmato comunque: basta tristezze, beviamo.

Lunedì 4 luglio, il testo finale del decreto contenente “disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria“, la manovra economica 2011-2014 approvato dal governo giovedì scorso viene trasmesso al Quirinale: 39 articoli e 2 allegati. 

L’ultimo comma dell’art. 37 contiene una norma ad personam per il presidente del Consiglio e le sue aziende: viene deciso lo stop in appello all’esecuzione delle condanne civili che superino i 10 milioni di euro e stop in Cassazione per quelle che vanno oltre i 20 milioni, in cambio di una idonea cauzione. Due modifiche al codice di procedura civile che potrebbero influire anche sull’attesa sentenza d’appello del tribunale civile per il Lodo Mondadori, nella quale Fininvest in primo grado era stata condannata a risarcire con 750 milioni di euro la Cir di Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo Editoriale L’Espresso.

Tutti rimasero senza fiato, perchè era un periodo che soldi Papi ne aveva pochi, li aveva spesi tutti il 14 dicembre scorso per comperare la fiducia dei futuri responsabili Calearo (ex Pd), Razzi (ex IdV), Scilipoti (ex IdV). Il prezziario per convincere un deputato o un senatore a votare la fiducia si aggirava «dai 350mila al mezzo milione di euro», roba da riflettere sugli estremi per un reato di corruzione in atto d’ufficio. «Una compravendita di maiali», tuonò Antonio Di Pietro, leader dell’Italia Dei Valori, non ci sono dubbi. Ma i soldi si trasformano, a seconda delle mani che li accolgono. In certe mani diventano mattoni, in altre farfalle. E allora, Silvio nella sua nuova condizione di povero, attraversò di corsa Palazzo Chigi con i cani che gli abbaiavano dietro e andò dove l’auto blu sarebbe passata a prenderlo. La comitiva di basisti era già in attesa, c’erano Gianni Letta, Niccolò Ghedini, Giulio Tremonti, Angelino Alfano, Umberto Bossi, e l’intellettuale Roberto Calderoli che si puliva continuamente le scarpe con un fazzolettino, tanto che Giulio per dargli una mano gli tirò un gran sputo sui piedi: «Tò, che covsì le luvstri meglio». Si erano tutti attrezzati da viaggio.

Martedì 5 luglio, il partito degli onesti decide per un passo indietro sul codicillo e il Capobanda dichiara: «Un intervento doveroso in un momento di crisi». In mattinata, il ministro Tremonti aveva annullato improvvisamente la conferenza stampa dei ministri sulla manovra economica (ufficialmente per maltempo). Ma il sospetto era che dietro ci fosse altro: Tremonti non sarebbe stato al corrente dell’inserimento della norma in nella Finanziaria.

La truffaldina leggina ad-aziendam, viene così ritirata:

“Disposizioni per l’efficienza del sistema giudiziario e la celere definizione delle controversie”
Art. 37 comma 23, lettera a) e b) – pag. 105

La norma sarebbe stata pensata da Berlusconi con il prestanome Alfano e il deputato e avvocato del premier Ghedini. Tra i gitanti ancora non si erano create le coppie ed era tutto uno sguardo e una ridarola, e anche quelli che facevano finta di niente adocchiavano: «L’hanno cucinata lorospiegano fonti del ministero dell’Economiai cuochi sono da rintracciare da quella parte, pur essendo chiaro che non ha alcuna coerenza con l’oggetto del decreto». 

Ghedini, però, si chiama fuori: «Non ne so nulla, non l’ho scritta io, non mi occupo di civile ma di penale. Non ho nulla da dire». E anche la Lega sembrava spiazzata dalla mossa. I ministri leghisti giovedì scorso non avevano ricevuto nel testo che era stato loro consegnato la norma in questione, apprendendo solo a cose fatte che la norma era stata inserita. Da qui il “profondo malumore” di Bossi e Calderoli: «Ribadisco, ancora una volta, di non aver mai né letto né visto la cosiddetta norma sul Lodo Mondadori e di aver appreso della sua esistenza soltanto dai lanci delle agenzie di stampa, la settimana successiva al Consiglio dei Ministri», ha dichiarato il ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli.

Il 6 luglio il ministro Tremonti presenta la legge da 51 miliardi: «Sul comma salva-Fininvest chiedete a Palazzo Chigi» poco dopo la firma del decreto da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma il presidente non ha esitato, nella nota che accompagna la firma, a rimarcare che “finalmente il decreto è stato ricondotto a norme attinenti”. E il pensiero va proprio a quel titolo della legge che era stato ritirato da Berlusconi dopo una giornata di polemiche e che parlava di contenzioso fra aziende e non di conti pubblici. Ma sulla manovra non splende ancora il sereno. Sollecitato dalla giornalista di SkyTG24, Paola Motta, sul comma relativo al lodo Mondadori, introdotto nella manovra e poi cancellato dopo le polemiche, il ministro dell’Economia risponde: «Parlerà ufficialmente palazzo Chigi. Le diamo il telefonino del dottor Letta».

Il rivale di Silvio si chiamava Giulio, ed era un fighetto coi capelli brillantinati che sparava balle su balle, ad esempio che lui il telefonino del dottor Gianni Letta lo aveva ancora prima che scoppiasse calciopoli. Giulio era un avversario temibile perchè era un vero intellettuale con l’occhio cilestrino e melanconico, e parlava alla giornalista di Sky come fosse un puro spirito, senza mai guardarle le tette, ma tutti i presenti sapevano che se non le guardava al momento le aveva guardate per bene prima. Erano pensieri audaci mica blasfemi. Giulio parlava con voce un pò acuta di due dei suoi tre argomenti preferiti, che erano il destino dell’uomo e il senso della vita. Il terzo era il perchè si trovavano tanti doppi nelle figurine panini, ma quel giorno non era il caso. Sapeva sempre trovare il dubbio profondo in tutto:

E si allontanò, seguito da una rotazione di novanta gradi delle tette della giornalista di Sky. Tre a uno per lui. Inutile restare lì, ormai lei voleva la poesia, mica cagate…

Uno crede che una volta che le cose vanno bene, che hanno preso l’anda della felicità, la strada sarà sempre in discesa, basta prendere più spinta e la goduria aumenta, diventa vertiginosa, e si sarà sempre più felici finchè si raggiunge il trampolino della fortuna e si vola nel nirvana del perfetto culo

Non è così. Ma questa è stata una brutta settimana per il partito degli onesti. E come diceva qualcuno, ogni notte il diavolo suona il violino sul campanile, e sotto la profezia di un delitto che forse si compirà:

È il tempo dell’Italia che cambia, del nascere e crescere dell’avidità e dei nuovi padroni, il tempo del servilismo che avanza, della trasformazione della politica in farsa

Il genio è uno che quando fa del suo meglio, fa il meglio che si possa fare. La stessa cosa di sé la pensa il cretino.

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2 commenti

  1. Complimenti per l’ottimo articolo, a prescindere che un governo normale è già ladro di suo, ma con questi pagliacci, la già colonia Italia è fottutamente fottuta alla grandissima! E il “Papi” la fa ancora Franca, se la fa e ce la fa tutte! Che vergogna…
    Saluti

  2. […] opinioni sue, nel dare valore di verità inoppugnabili ad affermazioni arbitrarie, spesso a delle trovate polemiche. In questo senso egli conosce bene la psicologia degli italioti. I giudici della II Corte […]


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