CIRIO, condannati i bancarottieri all’amatriciana

Condannati Sergio Cragnotti e Cesare Geronzi: 9 e 4 anni di carcere, rispettivamente, per il crack del gruppo Cirio. Il processo comincia il 14 marzo 2008, circa 35mila i risparmiatori coinvolti nel crack da 1.125 milioni di euro (in gran parte costituito da bond), 35 gli imputati coinvolti. All’epoca dei fatti Cragnotti trattava l’entrata di una banca italiana nel capitale della sua società, cercando di ottenere appoggi finanziari da importanti istituti di credito quali Banco di Roma, Monte Paschi di Siena, Banco di Napoli e Banca Popolare di Milano, con le quali costituì la Cragnotti&partners. Il gruppo Cirio, a fine 1999, dopo una forsennata campagna acquisizioni (Del Monte, Bombril, S.S Lazio) costata oltre 600 milioni, possiede un debito superiore al miliardo di euro, cui 85% verso le banche, una somma pari al fatturato ma circa 2 volte il patrimonio netto: a fine 2001, il debito con le banche scende a 550 miliardi (897 di fine 1999), mentre il debito con gli obbligazionisti ammontava a 729 miliardi. In pochi anni la gestione finanziaria peggiorò, soprattutto a causa di un finanziamento di 500 milioni concesso alla Cragnotti&partners, che nel frattempo era diventata proprietà del solo titolare, perchè le banche, avendo fiutato il vento, si erano fatte rimborsare le loro partecipazioni.

Nella galleria dei bancarottieri del terzo millennio il primo posto spetta di diritto a Cragnotti, entrato nel 1991 nel mondo dell’imprenditoria fondando una merchant bank: la prima operazione di grande importanza fu l’acquisto della Fedital, dal concordato preventivo Federconsorzi. Per questi fatti, Cragnotti fu poi imputato nella procedura per bancarotta fraudolenta, ma fu assolto dal Gip. Nel 1992 rileva per 25 miliardi di lire la S.S. Lazio che nel 1998 decide di far entrare in Borsa. Nel 1994, dopo esserne stato socio, diventa azionista unico della Cirio-Bertolli-De Rica che, con l’acquisizione della Bombril, della Centrale del Latte di Roma e della Del Monte, trasforma in un vero e proprio colosso agroalimentare. Da lì in poi inizierà la fase discendente che culminerà nel 2002 con il default dei bond Cirio. Nel 2003 viene inserito nel registro indagati dalla Procura di Roma, con l’accusa di bancarotta fraudolenta.

(…)

Dal 12 maggio 2005, Cirio Polenghi De Rica SpA (ex Cirio Bertolli De Rica SpA) è stata citata in giudizio da David Vini Srl al Tribunale di Firenze, insieme a Cassa di Risparmio di Firenze SpA, Istituto Bancario San Paolo di Torino SpA, Banca Antoniana Popolare Veneta SpA (ex Bolefin Facotor SpA), Monte Paschi di Siena SpA, il dr. Vieri Fiori (ex Curatore fallimentare David Vini Srl) e la Curatela (dr. Carlo Brogioni) del fallimento FRA GRI Fratelli Grifoni di Giulio Grifoni e C. s.n.c., con giudizio in corso per l’ammontare di un danno di 30milioni di euro (relativo all’ingiusta procedura fallimentare fatta subire da oltre 17 anni a David Vini Srl) dopo che il 1 luglio 1987 aveva acquistato il ramo d’azienda enologico Bertolli e salvato i posti di lavoro allo Stabilimento di Castellina Scalo a Siena.

(…)

Il 2 marzo 2011 il pm che indaga sulla bancarotta, chiede condanne per 35 imputati accusati a vario titolo di bancarotta fraudolenta, preferenziale e distrattiva, e truffa. A Dianthus SpA (per fatti 2003), viene formulata richiesta di sanzione pecuniaria nella misura di 300 quote:

  • 15 anni di carcere per Sergio Cragnotti;
  • 12 anni per il genero Filippo Fucile;
  • 8 anni per Cesare Geronzi (ex presidente Banca di Roma, Capitalia, Mediobanca, Assicurazioni Generali), Ernesto Chiacchierini, Riccardo Bianchini Riccardi, Antonio Nottola, Alfredo Gaetani, Paolo Nicolini, Ettore Quadrani, Vittorio Romano, Francesco Scornajenchi, i figli Andrea Cragnotti ed Elisabetta Cragnotti;
  • 6 anni per Giampiero Fiorani (ex presidente Popolare Lodi), la moglie Flora Pizzichemi, il figlio Massimo Cragnotti, Emma Benedetti, Tomaso Farini, Mauro Luis Pontes Pinto E Silva, Grazia Scartaccini, Lucio Velo, Gianluca Marini, Annunziato Scordo, Francesco Maria Matrone, Francesco Sommaruga, Angelo Fanti, Pietro Celestini Locati, Remo Martinelli, Giovanni Benevento, Ambrogio Sfrondini;
  • 4 anni per Michele Casella;

Al termine della prescrizione il pm definì prescritto il reato di truffa che invece riguardava altri tre indagati: Sebastiano Baudo, Angelo Brizzi e Alberto Giovannini.

Nella memoria depositata dall’accusa i pm scrivono che «Né i dirigenti delle società del gruppo Cirio, né i consulenti contabili della difesa hanno fornito una prova documentale verificabile e completa, che consenta di ricostruire la complessa rete di rapporti finanziari, nei quali le operazioni oggetto di imputazione finiscono col perdersi e dissolversi».

Facciamo un passo indietro. Per finanza creativa si intende l’uso dell’intelletto umano a trovare soluzioni ed ideare manovre finanziarie atte a migliorare situazioni compromesse o bisognose di una rapida crescita. La vulgata italiota tout court affermerebbe che il pioniere della finanza creativa sia stato Giulio Tremonti. L’affermazione contiene in realtà un’inesattezza. Nelle pratiche d’intermediazione finanziaria, tese alla vendita di strumenti privi di valore di mercato, l’investitore non sempre è consapevole a dei rischi dello strumento o del suo valore reale, ed è truffato dall’intermediario e dall’emittente che cede a terzi un credito inesigibile, realizzando un guadagno che serve a coprire perdite precedenti.

Infatti, quando in pochi anni la gestione finanziaria di Sergio Cragnotti peggiorò, soprattutto a causa del finanziamento (500 milioni di euro) concesso dalle banche alla Cragnotti&partners (società fondata nel 1991, sede in Irlanda e filiali offshore in Lussemburgo, Olanda e Svizzera), che era diventata proprietà del solo titolare, poichè le banche stesse (fiutato il vento) si erano fatte rimborsare le loro partecipazioni, si verificò un caso paradossale – e qui giungiamo al senso di queste righe – la Cirio già proprietaria di Sergio Cragnotti, presta soldi al suo proprietario Sergio Cragnotti. Incredibile ma vero. Alla scadenza, Cragnotti invia la lettera di scuse, a sè stesso: “Spiacente, non posso rimborsare il prestito”.

Pertanto, il gruppo decide di procedere a una serie di emissioni obbligazionarie in Lussembrugo (non dotate di rating) mediante una “scatola vuota”, la Cirio Finance Luxembourg Sa, una delle tre società che con Cirio Del Monte Italia e Del Monte Finance Luxembourg Sa, sono coinvolte nel default del gruppo.

Tali obbligazioni, teoricamente destinate ai soli investitori istituzionali, successivamente divennero acquistabili da chiunque, e nell’arco del periodo 2000-2002 ammontarono a 1,25 miliardi di euro. Cosa grave, le suddette obbligazioni furono vendute dalle banche ai loro clienti per ricuperare i capitali prestati alla Cirio di Cragnotti – perchè nel BelPaese, grazie a cavilli legali, l’emissione “riservata a investitori istituzionali” significa che è vietato il collocamento, ma non la negoziazione, così che un titolo, un secondo dopo essere emesso, può essere negoziato -, e dopo aver convertito in bond circa il 50% dei loro crediti verso Cirio, lo scaricarono.

Le banche sapevano. Negli atti depositati al Tribunale di Roma si legge che: “Gli indagati sapevano che il gruppo era in dissesto e, allo scopo di favorire alcuni creditori, fecero pagamenti preferenziali soprattutto alla Banca … ed emisero obbligazioni con l’aiuto delle banche che le collocarono subito tra il pubblico”. In particolare la Banca di Roma dell’ex numero uno Cesare Geronzi aveva interesse all’emissione di bond Cirio per via dell’esposizione nei confronti del gruppo agroalimentare. Fece così un’operazione di pulizia del proprio bilancio, per coprire crediti gravati da una situazione di anomalia. Le obbligazioni Cirio furono emesse sul mercato lussemburghese nel solo formale rispetto delle regole. In realtà ci fu una sostanziale elusione della normativa vigente. Inoltre, nessuno potè negare che i bond siano stati inseriti nel paniere dei titoli da proporre ai risparmiatori.

Il pm Gustavo De Marinis, infatti, ricordò che ben 800 milioni di euro di quei bond furono piazzati, secondo una stima di Bankitalia, ai piccoli e medi risparmiatori (invece che investitori istituzionali) nella cosiddetta fase di contrattazione legata al grey market e cioè al periodo che passa tra la data di lancio del titolo Cirio e la data in cui il titolo viene messo in disponibilità degli acquirenti. Questi ultimi, ignari di quello che sarebbe capitato di lì a poco, non furono messi in condizione di avere informazioni sullo stato e conomico-finanziario delle società emittenti e garanti e sul grado di rischio dell’ affare.

Le banche, inviolabili strutture operative del comando oligarchico dal quale l’Alta finanza concretizza l’asservimento dei popoli mediante meccanismi capitalistico-finanziari della grande usura, imprese private che si arricchiscono con tassi d’interesse attivi, derivanti dalla creazione della moneta elettronica necessaria all’erogazione dei prestiti (cioè soldi creati dal nulla), spingevano per emettere obbligazioni che sottoscrivevano in proprio, essendone vietato il collocamento ai privati, ma vendevano a clienti come “negazione titoli”. Le banche erano responsabili. La Banca di Romadi Cesare Geronzi ha contribuito a portare al fallimento la Cirio, approfittando del rapporto privilegiato con Sergio Cragnotti per recuperare gran parte dei loro crediti prima che il gruppo facesse crack. Il Tribunale dichiarò l’insolvenza per il gruppo a causa di 1,125 miliardi di euro di “buco”. Le banche oggi pagano.

I colpevoli, insieme al gruppo Unicredit (responsabilità civile), dovranno versare un risarcimento di 200 milioni di euro in via provvisionale all’amministrazione straordinaria del gruppo agroalimentare, oltre che le spese legali sostenute dai risparmiatori ingannati.

  • Condannati: Sergio Cragnotti (9 anni) e Cesare Geronzi (4 anni). Tra gli altri imputati ritenuti colpevoli del crack figurano il genero di Cragnotti, Filippo Fucile (4 anni e 6 mesi), i figli Andrea (4 anni), Massimo (3 anni), Elisabetta (3 anni), e poi Ettore Quadrani (3 anni e 6 mesi), Francesco Scornajenchi (3 anni), Gianluca Marini (3 anni), Annunziato Scordo (3 anni), e gli ex funzionari della Banca di Roma Pietro Locati (3 anni e 6 mesi), Antonio Nottola (3 anni e 6 mesi) e Michele Casella (3 anni);
  • Assolti: Gianpiero Fiorani (ex amministratore delegato Banca popolare di Lodi) e Flora Pizzichemi, moglie di Sergio Cragnotti. Le assoluzioni sono state emesse perché il fatto «non è stato commesso». Anche per altri amministratori e manager le accuse sono cadute.

La sentenza è stata emessa dopo una lunga camera di consiglio dai giudici della I sezione del Tribunale di Roma presieduta da Giuseppe Mezzofiore. Nessuno degli imputati eccellenti è stato presente in Aula.

«Resto tranquillo perché continuo a ritenere di avere agito correttamente,
nell’ambito delle responsabilità statutarie, esercitando il compito proprio,
naturale del banchiere, senza commettere alcun illecito»
[Cesare Geronzi, Ansa del 04 luglio 2011]

STORIA DELLE FUSIONI BANCARIE
dal Banco di Roma a UniCredit

Cesare Geronzi, autore nel 1989 della prima concentrazione bancaria porta a compimento diversi processi aggregativi, nell’arco dei 25 anni di permanenza alla guida di uno dei gruppi bancari fra i più importanti d’Italia, realizzando un disegno organizzativo e societario che, avviato, nel 1992 con la fusione di Banco di Roma, Cassa Risparmio di Roma e Banco di Santo Spirito, è proseguito con l’acquisizione di Mediocredito Centrale e del Banco di Sicilia nel 1999, ancora con l’integrazione fra il Gruppo Bancaroma e il Gruppo Bipop Carire nella holding Capitalia, nel 2002, fino a realizzare la nascita del colosso bancario Unicredit-Capitalia, il 20 maggio 2007 con decorrenza 1 ottobre 2007.

La seguente cronologia ripercorre il percorso di aggregazioni che ha portato all’affermazione del Gruppo Unicredit-Capitalia con un ammontare di capitalizzazione di borsa pari a 96,7 miliardi di Euro:

Nascita della Banca di Roma

Il disegno strategico originario voleva coniugare un ampio e consolidato bacino di raccolta, un forte radicamento territoriale, con le capacità operative di una grande banca a rilievo internazionale. La nascita della Banca di Roma rappresenta l’unica vera fusione fra banche realizzatasi fino alla fine degli anni novanta. Il primo stadio dell’operazione di concentrazione si svolge fra il 1989 e il 1992 e porta alla nascita della Banca di Roma. Completato il conferimento delle attività della Cassa Risparmio di Roma al Banco di Santo Spirito (1 marzo 1991) il processo di concentrazione prosegue utilizzando gli strumenti offerti dalla legge 30 luglio 1990 n°218 (Legge Amato) e decreto legislativo 20 novembre 1990 n°356. Nel 1992, si procede mediante il conferimento in una holding (Sipab SpA – Società Italiana di Partecipazioni Bancarie che modificherà nell’aprile 1992 la propria denominazione sociale in Cassa Risparmio di Roma Holding SpA) da parte dell’Ente Cassa di Risparmio e Iri, dei pacchetti di controllo Banco di Roma e, rispettivamente, del Banco di Santo Spirito. La successiva fusione per incorporazione del Banco di Roma nel Banco di Santo Spirito e contestuale modifica della denominazione della banca incorporante in Banca di Roma SpA ha effetto dal 1 agosto 1992. L’organismo bancario risultante presenta una rete di circa 1.100 sportelli, circa 24.000 dipendenti e un totale attivo (somma attività delle due banche al 31 dicembre 1991) pari a lire 139.449 miliardi.

Acquisizione di Banca Mediterranea e Banca dell’Agricoltura

Nel corso del febbraio 1995 la Banca di Roma completa l’acquisto di una partecipazione pari al 51,95% del capitale della Banca Mediterranea, una banca regionale localizzata principalmente in Puglia e in Basilicata che vanta al 31 dicembre 1994 un attivo di lire 4.113 miliardi e 85 sportelli. Nell’aprile 1995, la Banca di Roma, acquista il 48,26% delle azioni ordinarie di Banca Nazionale dell’Agricoltura (pari al 35,53% di capitale sociale), banca di rilievo nazionale con forte presenza in Emilia Romagna e nelle Marche. L’acquisizione viene realizzata tramite l’acquisto della società controllante Bonifiche Siele Finanziaria SpA e comporta un esborso di lire 958 miliardi.

Privatizzazione del Gruppo Bancaroma

Nel novembre 1997 – a seguito della convenzione stipulata tra Ente Cassa Risparmio di Roma ed Iri – la Cassa Risparmio di Roma Holding fu posta in liquidazione e trasferì ai propri Soci le azioni Banca di Roma in suo possesso (in tale occasione Banca di Roma subentrò a Cassa Risparmio di Roma Holding quale capogruppo del Gruppo bancario denominato Bancaroma). Fu quindi perfezionata un’operazione di collocamento di azioni ed obbligazioni nell’ambito della quale, Iri, smobilizzò la propria partecipazione e l’Ente Cassa Risparmio di Roma ridusse il suo possesso al 27% circa. L’Ente fu affiancato da nuovi azionisti: Toro Assicurazioni e, successivamente Eds, mediante sottoscrizione di patti parasociali rispettivamente in data 6 novembre 1997 e 27 aprile 1998. Il successo ottenuto è tale da riempire di soddisfazione tutti coloro che a questa operazione hanno partecipato. Primo fra tutti Iri, che dall’esito della privatizzazione ha incassato – per ogni punto percentuale della quota della Banca da lui detenuta – ben 83 miliardi, per un totale di 1.900 miliardi.

Seconda fase di aggregazione

Nel dicembre 1999 l’aggregazione di Mediocredito Centrale consente al gruppo di estendere la copertura operativa a tutti i settori dell’intermediazione finanziaria. Con la contestuale inclusione Banco di Sicilia si acquisiscono strutture in grado di consolidare le quote di mercato ed estendere la diversificazione territoriale. L’operazione offre al gruppo la possibilità d’acquisire un’importante quota di mercato bancario e finanziario siciliano che presenta significative potenzialità di crescita nella domanda di prodotti finanziari e di banca assicurazione. Con il Mediocredito Centrale si persegue l’obiettivo di ampliare i canali distributivi attraverso la rete Bancaroma, con maggiori e profittevoli sbocchi per i prodotti e servizi di finanza innovativa e di impresa. Ulteriori sviluppi si prospettano in considerazione della proiezione internazionale offerta dal gruppo olandese Abn Amro. Il Nuovo modello di Gruppo Bancaroma (23 gennaio 2002) prevede, tra l’altro, l’accentramento delle funzioni di governance in una holding con statuto bancario (Holding BdR), che provveda alla definizione di politiche di gruppo e di standard operativi delle sue componenti, attuando una razionalizzazione di centri direzionali. Tale assetto è funzionale alla successiva integrazione fra Banca di Roma e Bipop. Nel luglio 2002, con l’operazione di integrazione del Gruppo Bipop-Carire, si  compie un ulteriore e decisivo passo verso il riequilibrio territoriale delle reti di sportelli e di impieghi nonché verso una migliore diversificazione di rischi. L’acquisizione da parte di Gruppo Bancaroma, nel 2002, ristabilisce in Bipop la piena regolarità gestionale, ripristina. Vengono definiti un nuovo assetto statutario e regolamentare, nuovo sistema di deleghe, riorganizzazione delle attività di controllo interno, istituzione della funzione di risk management, ponendo le basi per la valorizzazione delle potenzialità di crescita e rilancio commerciale del Gruppo acquisito. Successivamente a tali operazioni (1 luglio 2002), Banca di Roma e Bipop mutano la propria denominazione in Capitalia SpA e Fineco SpA. Al momento della sua formazione, Capitalia rappresenta il quarto gruppo bancario italiano.

Patto di sindacato azionisti di Capitalia

Successivamente allo scioglimento del Patto tra Fondazione Cassa Risparmio di Roma, Toro Assicurazioni e Abn Amro, il 22 ottobre 2003, si perfeziona un nuovo patto di sindacato fra azionisti Capitalia, tra cui operatori industriali e finanziari, italiani e stranieri oltre ad importanti istituzioni. Al nuovo patto triennale, furono apportate quote pari al 29,579% del capitale sociale.

L’approdo della fusione in Unicredit

Il 30 luglio 2007, l’Assemblea Straordinaria degli azionisti di Capitalia approva il progetto di fusione per incorporazione di Capitalia SpA in Unicredit SpA. Le società:

  • UniCredit Banca
  • UniCredit Banca di Roma
  • Banco di Sicilia
  • UniCredit Corporate Banking
  • UniCredit Private Banking
  • UniCredit Family Financing Bank
  • UniCredit Bancassurance Management & Administration

sono entrate a far parte di UniCredit SpA, una sola banca. La fusione, decisa dal CdA di UniCredit il 13 aprile 2010 ed approvata da Bankitalia il 25 giugno 2010, è esecutiva dal 1 novembre 2010.

Sopra la banca il bancario campa, sotto la banca il cliente crepa…

2 commenti

  1. é la Curatela (dr. Carlo Brogioni) del fallimento FRA GRI Fratelli Grifoni di Giulio Grifoni e C. s.n.c. ad essere stata citata in giudizio da DAVIDVINI s.r.l., invece che la diretta società FRA GRI Fratelli Grifoni di Giulio Grifoni e C. s.n.c.

  2. @ Giulio Grifoni

    grazie per la precisazione in merito, abbiamo già provveduto a rettificarne il refuso. Ce ne scusIamo con gli interessati.

    staff
    IL GRAFFIO


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