MINISTERO DELLA SOTTOCULTURA POPOLARE. Armi di imbecillità di massa

Renato Brunetta, il Ministro tascabile per la P.A. e l’Innovazione.
Il 18 giugno 2008, a Matrix, disse solennemente:
«Volevo vincere il Premio Nobel per l’Economia. Ero anche bravo, ero…
non dico lì lì per farlo, però ero nella giusta…
ha prevalso il mio amore per la politica,
ed il Premio Nobel non lo vincerò più. Ho fatto un errore
».

Anche nelle persone sane di mente talvolta capita di assistere ad un telegiornale, o di ascoltare un radiogiornale. La lettura dei quotidiani, si sa, è pratica assai più limitata almeno da noi in Italia ma non per questo il semplice fatto di sfogliare un giornale o una rivista implica – da parte di chi lo fa – una qualche forma di superiorità morale. Della stampa di regime (e con essa intendo anche appunto i media radiotelevisivi e quant’altro) si è detto e scritto di tutto, anche da queste pagine. Non sarà inutile però rimarcarne in ruolo che si è via via trasformato da quello di condizionamento delle opinioni politiche, morali, religiose e sociali delle masse a quello di agente operativo di un vero e proprio processo di degradazione ed imbarbarimento delle pulsioni subliminali delle folle, in altre parole in quello di rimbecillimento popolare.

Un tempo, perlomeno, esisteva una stampa “di nicchia” pensata e realizzata per settori (oggi si direbbe “targets”) basso popolari, soprattutto femminili e caratterizzati da bassa o assente cultura e da altrettanta scarsa “moralità”, intendendo con ciò una adesione ad un universo di pseudo valori corrotti e distorti. Ovviamente esisteva anche una stampa che pur totalmente prona e dedicata agli interessi della classe dominante conservava una parvenza di stile, una propria eleganza – se possiamo così definirla – una coesione con una visione delle cose e della realtà che conserva l’antica vocazione dell’avanguardia culturale ed educatrice del popolo e che ad esso additava un modello di riferimento, una meta “alta” il cui raggiungimento o avvicinamento affrancava l’individuo di basso lignaggio trasportandolo nei pressi, anche se non certo all’interno, del cerchio magico delle élites.

Vittorio Sgarbi, deputato pluricondannato ed ex conduttore su Rai1
del programma
“Ci tocca anche Vittorio Sgarbi – Or vi sbigottirò”
Il 18 maggio 2011 il programma registra un bassissimo risultato d’ascolti
già alla puntata d’esordio (2.064.000 telespettatori: 8,27% share).
Visto il risultato, il programma è stato chiuso per fallimento di ascolti. 
 Quanto é stato speso per un programma bloccato ancor prima di nascere?
Il contratto con la società Ballandi per 2,35 milioni di euro,
1 milione di euro per Sgarbi con un accordo in scadenza a dicembre, 
1 milione per i costi industriali e di rete.
E viale Mazzini ha detto stop ordinando
la demolizione immediata della scenografia del programma
per far sparire con un colpo di spugna altri 800 mila euro (mal) spesi.

Come per tanti altri settori della vita sociale anche i media hanno prograssivamente imboccato la strada discendente della contaminazione con gli umori e le pulsioni peggiori della plebe; anzi, in questi che possiamo universalmente definire come “tempi ultimi” – e qui giungiamo al senso di queste righe – essi stessi si sono incaricati di “precipitare” quanto più velocemente possibile quanto rimane della cultura degli uomini-bestia fine ultimo dell’offensiva e della dittatura mondialista.

La televisione costituisce la punta di diamante di questa strategia in tutto il mondo liberaldemocratico o comunque soggetto alle dinamiche mondialiste, ed il motivo è semplice. Diffusa capillarmente nelle case di ogni ceto e fascia sociale, facilmente usufruibile e dalla forte carica ipnotica trasmessa dalle immagini (e dunque caratteristica questa molto meno presente nella radio), la TV si è diffusa rapidissimamente in tutto il mondo dilatando ed espandendo sempre più la qualità (tecnica, ovviamente!) dei programmi e anche ovviamente degli apparecchi destinati alla ricezione del segnale, le ore di diffusione, il numero dei canali.

In Italia tale tendenza ha avuto inizio nei primi anni ’80 con la liberalizzazione delle frequenze e la nascita delle c.d. televisioni “libere” o commerciali esterne al monopolio che lo Stato, attraverso la RAI, aveva mantenuto sino ad allora. E se la qualità del c.d. “intrattenimento” inizia vorticosamente a calare, anche i programmi che dovrebbero fregiarsi dell’etichetta “culturale” si adeguano ben presto allo sbracamento complessivo, a loro volta seguiti dall’informazione che di mera cassa di risonanza governativa inaugura l’andata verso il popolo (ricordate i vecchi nichilisti russi ottocenteschi?) sino a pervenire al nichilismo (questa volta nell’accezione letterale della parola) odierno.

Chi guarda la TV oggi in Italia? Potremmo rispondere tutti o quasi tutti, ed effettivamente sono pochissimi i nuclei familiari privi completamente di apparecchi televisivi. In realtà i fruitori più accaniti li possiamo individuare tra la popolazione anziana e tra le donne definite come casalinghe; ma anche i bambini molto spesso vengono sottoposti a dosi massicce di “irradiamento”.

Per gli stregoni elettronici è importante conoscere chi sono i fruitori e quanto tempo della loro vita passano davanti al video per potere meglio impostare le loro strategie; essi sanno che la massa di manovra elettorale è composta da una maggioranza di anziani con bassa scolarità, e questo può tornare utile o essere addirittura determinante nel condizionare le campagne elettorali, nonostante il fatto che ormai la partecipazione elettorale è in costante diminuzione (o forse proprio per questo).

Giuliano Ferrara, nel 2011 conduce su Rai1 “Qui Radio Londra”
un programma di 5 minuti in onda dopo il Tg1 che costa all’azienda
32 mila euro al giorno (106 euro al secondo) tra risorse di rete
e di produzione, compreso lo stipendio dell’ex ministro berlusconiano.
L’Elefantino ha firmato un contratto biennale con opzione per il terzo,
e quindi il servizio pubblico è obbligato a sorbirselo sino al marzo 2014,
qualunque sia il direttore generale, qualunque sia il governo in carica.
Il mini programma, costa al servizio pubblico oltre 15 milioni di euro.

Ma oltre ai semplici condizionamenti elettoralistici (che in realtà lasciano il tempo che trovano, non essendoci di fatto opposizione reale al sistema ed essendo lo stesso interamente lottizzato) ben più determinante si rivela il condizionamento delle coscienze. Per fare questo occorre puntare non certo sui vecchi, bensì sui giovani, i ragazzi, i bambini e la demenzialità della quasi totalità della produzione televisiva, pubblica o commerciale che sia, rivela chiaramente il disegno di rimbecillimento di massa che quest’ultima è chiamata a svolgere.

Delle pubblicità, che occupa ormai quasi la metà del tempo televisivo, abbiamo già scritto in passato e comunque costituisce un fenomeno non certo esclusivamente televisivo, anche se la TV appare il viatico migliore per i messaggi pubblicitari. L’informazione è ormai ridotta ad una cassa di risonanza o delle coalizioni al governo o, in base alle complesse geografie delle lottizzazioni, di quelle all’opposizione. La presenza dei politicanti davanti alle telecamere viene maniacalmente regolata da protocolli che stabiliscono non soltanto la durata degli interventi ed il numero delle apparizioni, ma anche le fasce orarie ed i canali all’interno dei quali tali apparizioni debbono avvenire. La regola de circo è infatti praticamente una sola: apparire.

Questa squallida teoria di cialtroni infatti non dice nulla, non propone nulla. Spalleggiati dagli altri cialtroni loro sodali, i giornalisti si sgolano per ore insultandosi tra loro per poi ritrovarsi nei ristoranti alla moda della capitale ad intrallazzare e spartire lo spartibile. Per il resto, la qualità dell’informazione giornalistica è superbamente evidenziata dalle ossessionanti cronache di delitti preferibilmente a sfondo sessuale e dei quali la magistratura e la polizia non verranno mai a capo, con strazianti immagini di funerali con musica da pianoforte in sottofondo e abbondanti interviste a parenti e amici molto poco riservati. Anche la metereologia ha ormai acquisito uno spazio abnorme (del resto è notorio, quando non si sa cosa dire si parla del tempo), senza contare gli onnipresenti pettegolezzi su personaggi dello spettacolo ed affini.

Così anche l’offerta culturale viaggia sullo stesso binario della banalizzazione e della spettacolarizzazione che raggiungono il parossismo con la propaganda sterminazionista e olocaustica indotta dai padroni neanche tanto occulti dei mass media. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una gioventù abulica e demotivata, priva di qualsivoglia progetto superiore, preda dell’illusione del “quarto d’ora di notorietà” che – in negativo – aveva ben profetizzato l’americano Andy Warhol ancora negli anni ’60. Si sa, l’America è più avanti…

da Graziano Dalla Torre, AVANGUARDIA

«All’impudente “chi te lo fa fare” degli altri, sia opposto un chiaro e fermo
“Noi non possiamo fare altrimenti, la nostra via è questa”»
[Julius Evola]

Shalom…

A nome mio personale e del governo, mi congratulo con l’on. Fiamma Nirenstein per la nomina a Presidente dei parlamentari ebrei di tutto il mondo, decisa con il voto unanime dell’International Council of Jewish Parlamentarians. Questo incarico prestigioso e autorevole è il coronamento dell’impegno culturale e della passione politica che l’on. Nirenstein, deputata del Pdl e vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, ha sempre manifestato in Italia e all’estero in difesa di quei valori di libertà, democrazia e pace che accomunano Italia e Israele.

Una battaglia che ci vede schierati dalla stessa parte anche nell’impegno per il ritorno al dialogo come unica via per risolvere il conflitto tra Israele e Palestinesi, e contro le dittature e il terrorismo fondamentalista che ostacolano la rivoluzione democratica nei Paesi del Medio Oriente e nell’Africa Mediterranea. Auguro all’on. Nirenstein di conseguire nello svolgimento del suo mandato quei successi e quei risultati concreti per i quali si è sempre battuta con coraggio, tenacia, grande spirito di servizio e fiducia nella libertà.

Onorati e commossi…

Ce n’è abbastanza per toccare ferro o per fare gli scongiuri. Siamo di fronte a un malefico sortilegio. Quasi ricorda la cupa storia del pifferaio magico di Hamelin che era stato chiamato a disinfestare la città invasa dai ratti. Lui incantò i ratti con la sua musica e li condusse fino alle acque del fiume Weser, dove morirono annegati. Poi, non avendo ricevuto il compenso promesso, per vendetta incantò con la musica del suo piffero i bambini della città e li condusse in una caverna, da cui non si salvò nessuno. Bisognerebbe iniziare a spulciare le centurie con le profezie di Nostradamus alla ricerca di riferimenti inequivocabili a nani diabolici e parrucchini di moquette infernali nei versi dedicati all’Apocalisse.

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