USTICA: 31 ANNI. La vergogna di Stato ancora continua

Ustica, 27 Giugno 1980. Alle 21:04, mentre era in rotta da Bologna a Palermo, il Douglas DC9 nominativo I-TIGI, compagnia Itavia, volo IH870, giunto in prossimità dell’isola, perdeva improvvisamente i contatti con il Centro di Controllo Regionale di Ciampino e precipitava nel Mar Tirreno. L’aereo volava a oltre 25.000 piedi, rispettando tutte le prescrizioni del controlo del traffico aereo. Aveva effettuato tutti i controlli e le revisioni periodiche, ed era condotto da personale abilitato ed esperto che aveva goduto dei prescritti turni di riposo. Tutte le 81 persone a bordo perivano nel disastro. I-TIGI era sotto il controllo del Centro regionale di controllo del traffico aereo di Ciampino e sotto la sorveglianza dei radar militari di Licola (vicino Napoli) e di Marsala (in Sicilia). Cominciava così il più grande mistero dell’aviazione civile di tutti i tempi.

«Il fatto non sussiste». Con questa formula si è chiusa la storia della strage di Ustica in cui morirono 81 persone. Dopo 31 anni di depistaggi, alibi e menzogne, quelle persone sono morte ancora una volta, uccise insieme alla credibilità di uno Stato e di un sistema che riesce anche a fare sparire i morti. Resta, invece, in un hangar bolognese del Museo per la Memoria lo scheletro del DC9-Itavia (clicca per fare un tour virtuale) abbattuto il 27 giugno 1980, con i suoi resti che arrugginiscono in fondo al mare dei fantasmi: Chi, in tempo di pace, ci ha abbattuto un aereo civile? Un’altra porcata archiviata, come se 81 morti non fossero mai esistiti. Ma lo Stato Italiano non prova mai un pò di vergogna?

Andres Cinzia (24), Andres Luigi (32), Baiamonte Francesco (55), Bonati Paolo (16), Bonfietti Alberto (37), Bosco Alberto (41), Calderone Maria Vincenza (58), Cammarata Giuseppe (19), Campanini Arnaldo (45), Casdia Antonio (32), Cappellini Antonella (57), Cerami Giovanni (34), Croce Maria Grazia (40), D’Alfonso Francesca (7), D’Alfonso Salvatore (39), D’Alfonso Sebastiano (4), Davì Michele (45), De Cicco Giuseppe Calogero (28), De Dominicis Rosa (Allieva Assistente di volo Itavia,21), De Lisi Elvira (37), Di Natale Francesco (2), Diodato Antonella (7), Diodato Giuseppe (1), Diodato Vincenzo (10), Filippi Giacomo (47), Fontana Enzo (Copilota Itavia,32), Fontana Vito (25), Fullone Carmela (17), Fullone Rosario (49), Gallo Vito (25), Gatti Domenico (Comandante Pilota Itavia,44), Gherardi Guelfo (59), Greco Antonino (23), Gruber Berta (55), Guarano Andrea (37), Guardì Vincenzo (26), Guerino Giacomo (19), Guerra Graziella (27), Guzzo Rita (30), Lachina Giuseppe (58), La Rocca Gaetano (39), Licata Paolo (71), Liotta Maria Rosaria (24), Lupo Francesca (17), Lupo Giovanna (32), Manitta Giuseppe (54), Marchese Claudio (23), Marfisi Daniela (10), Marfisi Tiziana (5), Mazzel Rita Giovanna (37), Mazzel Erta Dora Erica (48), Mignani Maria Assunta (30), Molteni Annino (59), Morici Paolo (Assistente di volo Itavia,39), Norrito Guglielmo (37), Ongari Lorenzo (23), Papi Paola (39), Parisi Alessandra (5), Parrinello Carlo (43), Parrinello Francesca (49), Pelliccioni Anna Paola (44), Pinocchio Antonella (23), Pinocchio Giovanni (13), Prestileo Gaetano (36), Reina Andrea (34), Reina Giulia (51), Ronchini Costanzo (34), Siracusa Marianna (61), Speciale Maria Elena (55), Superchi Giuliana (11), Torres Pierantonio (32), Tripiciano Giulia Maria Concetta (45), Ugolini Pierpaolo (33), Valentini Daniela (29), Valenza Giuseppe (33), Venturi Massimo (31), Volanti Marco (36), Volpe Maria (48), Zanetti Alessandro (18), Zanetti Emanuele (39), Zanetti Nicola (6).

Le morti sospette secondo l’inchiesta del giudice Rosario Priore:

«La maggior parte dei decessi che molti hanno definito sospetti, di sospetto non hanno alcunchè. Nei casi che restano si dovrà approfondire – e in tal senso non mancheranno le magistrature competenti per territorio, che già hanno preso in considerazione comportamenti dolosi – giacchè appare sufficientemente certo che coloro che sono morti erano a conoscenza di qualcosa che non è stato mai ufficialmente rivelato e da questo peso sono rimasti schiacciati».

(Ordinanza-Sentenza Priore, P.P. n°527/84 A G.I. “Le morti sospette” capo 4, pag. 4674)

Per 2 dei 12 casi di decessi sospetti permangono indizi di relazione al caso Ustica:

  • Maresciallo Mario Alberto Dettori: trovato impiccato il 31 marzo 1987 in un modo definito dalla Polizia Scientifica innaturale, presso Grosseto. Mesi prima, preoccupato, aveva rovistato tutta la casa alla ricerca di presunte microspie. Vi sono indizi fosse in servizio la sera del disastro e che avesse in seguito sofferto di «manie di persecuzione» relativamente a tali eventi. Confidò alla moglie: «Sono molto scosso…Qui è successo un casino…Qui vanno tutti in galera!». Il giudice Priore conclude: «Sui singoli fatti come sulla loro concatenazione non si raggiunge però il grado della prova»;
  • Maresciallo Franco Parisi: trovato impiccato il 21 dicembre 1995, era di turno la mattina del 18 luglio 1980, data dell’incidente del Mig libico sulla Sila. Proprio riguardo alla vicenda del Mig erano emerse durante il suo primo esame testimoniale palesi contraddizioni. Citato a ricomparire in tribunale, muore pochi giorni dopo aver ricevuto la convocazione. Non si riesce a stabilire se si tratti di omicidio.

Gli altri casi presi in esame dall’inchiesta, sono:

  • Colonnello Pierangelo Tedoldi: incidente stradale, 3 agosto 1980. Avrebbe in seguito assunto il comando dell’aeroporto di Grosseto;
  • Capitano Maurizio Gari: infarto, 9 maggio 1981. Capo controllore di sala operativa della Difesa aerea presso il 21° CRAM (Centro Radar Aeronautica Militare) di Poggio Ballone, era in servizio la sera della strage. Dalle registrazioni telefoniche si evince un particolare interessamento del capitano per la questione del DC9 e la sua testimonianza sarebbe stata certo «di grande utilità all’inchiesta» visto il ruolo ricoperto dalla sala sotto il suo comando, nella quale, peraltro, era molto probabilmente in servizio il maresciallo Dettori. La morte, appare naturale, nonostante la giovane età;
  • Sindaco di Grosseto Giovanni Battista Finetti: incidente stradale, 23 gennaio 1983. Era opinione corrente che avesse informazioni su fatti avvenuti la sera dell’incidente del DC9 all’aeroporto di Grosseto. L’incidente in cui perde la vita, peraltro, appare casuale;
  • Maresciallo Ugo Zammarelli: incidente stradale, 12 agosto 1988. Era stato in servizio presso il SIOS di Cagliari, tuttavia non si sa se fosse a conoscenza di informazioni riguardanti la strage di Ustica o la caduta del MiG libico;
  • Colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli: incidente di Ramstein, 28 agosto 1988. In servizio presso l’aeroporto di Grosseto all’epoca dei fatti, la sera del 27 giugno erano in volo su un F104 e lanciarono l’allarme di emergenza generale. Erano certamente a conoscenza di fatti inerenti al volo Itavia. La loro testimonianza sarebbe stata utile anche in relazione agli interrogatori del loro allievo, in volo quella sera sull’altro F104, durante i quali è «apparso sempre terrorizzato». Appare sproporzionato – tuttavia non inverosimile – organizzare un simile incidente, con esito incerto, per eliminare quei due importanti testimoni;
  • Maresciallo Antonio Muzio: omicidio, 1 febbraio 1991. In servizio alla torre di controllo dell’aeroporto di Lamezia Terme nel 1980, poteva forse essere venuto a conoscenza di notizie riguardanti il Mig libico, ma non ci sono certezze;
  • Tenente colonnello Sandro Marcucci: incidente aereo, 2 febbraio 1992. Non sono emerse connessioni con la tragedia di Ustica, a parte le dichiarazioni di un testimone;
  • Maresciallo Antonio Pagliara: incidente stradale, 2 febbraio 1992. In servizio da controllore della Difesa Aerea presso il 32° CRAM di Otranto, dove avrebbe potuto avere informazioni sulla faccenda del Mig libico. Le indagini propendono per la casualità dell’incidente;
  • Generale Roberto Boemio: omicidio, 12 gennaio 1993 a Bruxelles. Da sue precedenti dichiarazioni durante l’inchiesta, appare chiaro che «la sua testimonianza sarebbe stata di grande utilità», sia per determinare gli eventi inerenti al DC9, sia per quelli del Mig libico. La magistratura belga non ha risolto il caso;
  • Maggiore medico Gian Paolo Totaro: trovato impiccato ad un’altezza di poco superiore al metro, il 2 novembre 1994. Le indagini partono a causa dalla strana modalità d’impiccagione, tuttavia concludono che si sia trattato di un’azione suicida. Era in contatto con molti militari collegati agli eventi di Ustica, tra i quali il maresciallo Dettori.

IL BUCO, SCENARI DI GUERRA NEL CIELO DI USTICA
(Zona Grigia, edizione Vallecchi, anno 2005)

Il libro di Luigi Di Stefano, l’Autore che gentilmente ci ha concesso l’autorizzazione a poter inserire su queste pagine il lavoro da lui svolto. Luigi Di Stefano, tecnico di pluriennale esperienza e professionista nel settore della gestione di impianti tecnologici e sicurezza industriale, negli anni 1994-95 è stato nominato consulente tecnico di parte civile nel processo sulla strage di Ustica e ha continuato ad occuparsi della vicenda e a seguirne gli sviluppi fino alla chiusura.

Luigi Di Stefano
dal suo sito web:
http://www.seeninside.net/

I fatti sono tutti veri, le interpretazioni sono tutte le mie. Io questa storia l’ho vista da dentro, ci ho partecipato. Per cui ho un punto di vista privilegiato. Ho dovuto meditare a lungo come esporla, e alla fine l’unico modo possibile è stato quello di raccontarla così come la sentivo. Se avessi dovuto scrivere col bilancino per soppesare ogni parola allora tanto valeva lasciar perdere. Quindi questa non è una relazione tecnica, ma un racconto. Di una vicenda vera ma pur sempre un racconto. Con tutti i pregi e i limiti del racconto. Ma indubbiamente è un racconto in cui hanno gran peso gli aspetti tecnici, e quindi disegni, dati radar, ricostruzioni in 3D, animazioni, plot. Tutte cose difficili da riportare in un classico libro. Per cui ho pensato di trasportare le analisi tecniche su internet a disposizione di chi vuole approfondire questi aspetti, e di lasciare invece al lettore che vuole seguire il racconto la possibilità di farlo senza doversi necessariamente cimentare con quello che non gli è congegnale.

E’ un tentativo, spero riuscito, di multimedialità, l’interazione di media diversi fra loro. Chi visita il sito web dovrà leggere il libro per avere il racconto, chi si legge il libro dovrà andare sul sito web per conoscere la parte tecnica. Ci sono delle cose che vanno puntualizzate fin dall’inizio. Ho voluto aspettare la fine del processo per dire la mia, e questo perchè come consulente tecnico per la parte civile Aldo Davanzali (ex proprietario della Itavia) non era proprio il caso che mi mettessi a scrivere libri sull’argomento prima della fine del processo. Casomai, se fossi stato interrogato, certe cose le avrei dette durante il dibattimento, ma questo non è successo. Ora che il processo si è concluso e abbiamo finalmente una verità ufficiale mi sento svincolato da questi obblighi di riservatezza e posso raccontare la mia esperienza. Questo non vuol essere uno scritto contro nessuno. Voglio far conoscere – e se possibile far rivivere – l’essenza dell’esperienza che ho vissuto. La storia insomma. E mostrarla nel suo insieme di fattori chiari e oscuri che le hanno ruotato attorno. Quindi io, come tutti, sono il cittadino comune che si ritrova, prima casualmente, poi volutamente, in una storia più grande di lui. E’ la storia di come io ho vissuto la vicenda della strage di Ustica. Una strage vista da dentro. Attraverso un buco.

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2 commenti

  1. “Il fatto non sussuste!”… Lo Stato Italiano non sa più cos’ è la vergogna!!! ….e questa è una delle tante vergognose VERITA’ nascoste!!!

  2. “Il fatto non sussiste!”… Lo Stato Italiano non sa più cos’ è la vergogna!!! ….e questa è una delle tante vergognose VERITA’ nascoste!!!


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