UN’UNICA REGIA OCCULTA

L’ideologia del “libero mercato”, assegnante poteri pressoché illimitati alle lobbies finanziarie private, vacilla paurosamente; l’area planetaria divenuta centro di irradiazione di questa funesta ideologia, identificabile nei tre poli della “Trilateral Commission” (l’area nippo-euro-americana), mostra – chiari – i sintomi del disfacimento finale. Problemi divenuti irrisolvibili, come l’incremento costante della produzione di oggetti (nella stragrande maggioranza completamente inutili alle necessità umane), la devastazione del mondo del lavoro, della previdenza sociale, della sanità e dell’istruzione, la ricerca spasmodica di nuove fonti di energia, stanno decretando la saturazione e la morte non solo di questo sistema, ma dell’intero ambiente terrestre. Eventi apparentemente “sconnessi”, fatti compiutisi nei luoghi più disparati, distanti migliaia di chilometri l’uno dall’altro, testimoniano l’agonia di un sistema bicentenario, ma anche l’agonia di moltitudini umane ad esso completamente asservite.

Due decenni addietro, la frantumazione del regime annidatosi all’interno del Cremlino trascinò nel crollo tanta povera gente, da Varsavia a Tbilisi; sarà, dunque, inevitabile che al collasso della Casa Bianca corrisponderà (come sta già accadendo) l’intera impalcatura coloniale italiota del secondo dopoguerra. Il capitalismo liberale è stato ed è l’ideologia più perversa mai apparsa nella storia: esso ha annichilito ogni gerarchia; ha azzerato arte e cultura; ha atterrato razze e popoli sostituendoli con l’abietto uomo-massa (il democratico fruitore del prodotto finito).

Da duecento anni in qua, questo pianeta ha conosciuto ogni abisso di nefandezza e di miseria. Oggi, nessuno è più in grado di comprendere minimamente quale patrimonio di Bellezza e di Bene abbia smarrito questo mondo. Come osservava Hermann Hesse, esattamente cento anni fa: “Il Settecento è stata l’ultima grande epoca culturale europea. Nelle arti figurative, sopra tutto nell’architettura, non ha raggiunto i risultati di altre grandi età precedenti; tanto maggiore è la sua importanza letteraria e, nel suo spirito internazionale, esteso all’intera Europa, ha raggiunto un’ampiezza e una potenza del cui ricordo e del fulgore, noi miseri pronipoti, ci pasciamo ancor oggi(1).

Un tempo, l’uomo “dialogava” con gli dèi: oggi è un lurido ratto di fogna scontento di sé fin della propria anagrafe, del propri connotati, persino del proprio sesso. Non abbiamo mai creduto alle fole democratiche e umanitarie continuamente celebrate dagli imbonitori del “libero mercato”; nè crediamo al concetto stesso di “libertà”, poiché il potere economico esiste in quanto nemico giurato del singolo individuo, e per questo si regge esclusivamente sulla menzogna. Per questi motivi sembra paradossale che una massa sradicata, volutamente resa incolta, minuziosamente sorvegliata da satelliti spia e da telecamere a circuito chiuso, che non sceglie i propri rappresentanti politici a nessun livello, che non ha controllo alcuno sull’emissione monetaria, che è costretta a indebitarsi persino con le cure mediche necessarie alla mera sopravvivenza, venga comicamente chiamata “popolo delle libertà”.

Malgrado un siffatto sistema sopravviva solo sulla corruzione dei costumi ad ogni livello, per ciò che concerne la sì detta “politica interna”, ci siam persuasi che il discredito lanciato a piene mani dalla stampa e dalle televisioni contro tanti politicanti attuali sembra appartenere al piano della finzione, sì come accadde – un ventennio addietro – all’epoca degli eventi trascorsi alla cronaca sotto il segno grafico di “mani pulite”. “ …il 1992 è l’anno di Maastricht (febbraio), ed è anche l’inizio dell’operazione “mani pulite”… Nell’anno successivo 1993, con il governo “tecnico” Ciampi, l’operazione politica che taluni osservatori hanno sinteticamente descritta come colpo di Stato, risulta compiuta e consolidata. Le grandi privatizzazioni hanno pure inizio nel 1993…” (2).

A quasi vent’anni da quella colossale messa in scena, la raffica di scandali a cui la “libera stampa democratica” sembra dedicarsi sì profusamente; i voltafaccia parlamentari (Barbareschi); la compravendita di voti (Scilipoti); la scandalosa vita privata di tante controfigure del parlamentarismo (Berlusconi, Sircana, Marrazzo), più che istantanee di una società in disfacimento sembrano le tessere di un infernale mosaico concepito al solo scopo di screditare un’altra (de)generazione di politici-mandatari giunti oramai al capolinea.

In fondo, se si deve dar credito alle voci che adombrano al complotto ordito negli Stati-fantoccio nordafricani asserviti all’asse Tel Aviv-Washington, non si capisce perché non ci si dovrebbe attenere alla stessa linea, per ciò che concerne i funzionali burattini italioti. Logica vuole che il “tutti contro tutti”, il caos scientemente perseguito nei territori da depredare, funga da premessa necessaria alle strategie della solita regia occulta. La storia insegna in quale modo la via dei grandi profitti sia sempre stata aperta dalle crisi economiche e dal disordine sociale: ciò si materializzò chiaramente fin dal sorgere di questa ideologia, negli ormai remoti giorni del 1789 parigino, del 1848 europeo, allorquando gli ebrei videro aprirsi quella via che Göethe disse esser l’unica percorribile da questo scaltro popolo, il quale non ha nulla da sperare finchè regna il buon ordine negli Stati.

A bene osservare, com’è nata e s’è affermata la società liberale, il paradiso del sì detto “Terzo Stato”? Com’è stato possibile atterrare, con un lavorio da termite, da talpa del sottosuolo, qualunque aristocrazia, qualunque sistema reggitore gerarchico, nel corso di tanti secoli e con pazienza da orafo cesellatore? Come hanno potuto, le più oscure forze del sottosuolo, venire alla luce, prima lentamente, poi sempre più rapidamente, seguendo l’andamento discendente della manifestazione, offuscando tutto ciò che era bellezza, sanità, onestà, rettitudine? Davvero, tutto ciò è frutto del caso, e parlare di destabilizzazioni planetarie inerenti al progetto per il dominio ebraico del mondo (in verità, già in atto da secoli!), cioè alla definitiva realizzazione del “Nuovo Ordine Mondiale” (cabbalisticamente rappresentato dal numero 11), significa essere paranoici “complottisti”?

È così incredibile che, data l’enorme valenza simbolica del numero in ambito ebraico (persino in ogni singola lettera del proprio alfabeto), l’ “11”, numero ricorrente negli schemi mentali di psicopatici controiniziati, sia scientemente scelto e inserito in tante date funeste di recente memoria, a mò di guanto di sfida lanciato contro chi sa ancora “legger tra le righe” della storia ufficiale? “11”, come “11 settembre 2001”; o come tanti altri “11” della storia contemporanea: “11 settembre 1973” (golpe Pinochet-CIA in Cile); “11 marzo 2004” (attentato alla stazione di Madrid); “11 marzo 2011” (terremoto e tsunami in Giappone) e così indefinitamente.

La crescita delle economie di Giappone, Cina (per non parlar dell’Iran), costituisce un mortale pericolo per l’egemonia ebraico-statunitense nel mondo. Sbriciolare sul nascere accordi politico-economici tra questi paesi si rivela essenziale per la sopravvivenza della “Controiniziazione Mondialista” (Onu-Nato-Ue-Fmi, etc). Non è casuale, infatti, che il XXI secolo dell’èra volgare sia nato sotto il segno della lotta al terrorismo “islamico”. Solo per fare qualche esempio: dando scacco matto al nucleare civile giapponese (in gran parte gestito da loschi figuri della famigerata “General Electric”), provocando un disastro ambientale i cui effetti si riveleranno solo in un lungo lasso di tempo (sotto forma di malformazioni, leucemie), potrebbe apportare (come sta già facendo) beneficii alle solite lobbies petrolifere, pronte a far schizzare il prezzo del petrolio verso la soglia agognata dei 200 dollari al barile.

Nel contempo, si diffonderebbe lo scetticismo su quei paesi emergenti, come la Repubblica Islamica Iraniana, le cui economie sembrano inscindibilmente legate allo sviluppo di un piano nucleare civile di ampio respiro. Un pò come accaduto con il rapimento e l’assassinio di Vittorio Arrigoni, evento inscenato da chi davvero poteva trarre beneficio dalla sua scomparsa. Eliminare dalla scena lo scomodo testimone di tante efferatezze sioniste, gettando il discredito sull’intera popolazione di Gaza (magari inventandosi dal nulla la solita cellula salafita, come nella migliore spy-fiction hollywoodiana), significa cogliere i proverbiali due piccioni con una fava.

Ora che i preparativi per l’approntamento di una “Freedom Flotilla 2” si fanno sempre più serrati (malgrado gli “encomiabili” sforzi dell’ipersionista Berlusconi), quale miglior deterrente, per la malavita organizzata di Tel Aviv, del colpirne uno per “educarne” cento? (Nell’istante in cui scriviamo, non è ancora chiaro se il “nuovo governo” egiziano voglia interrompere l’assedio sionista contro Gaza dalla parte del valico di Rafah).

L’attività di denuncia che “Avanguardia” va facendo da decenni non ha l’eguale in tutto il panorama politico del secondo dopoguerra italiano: solo leggendo gli scritti di questa rivista, si riesce a comprendere in quale mefistofelico modo ebraismo e Storia Occulta del Mondo rappresentino il medesimo, irrisolto problema: il più scottante, il più arduo di tutti, assolutamente sconosciuto alle masse. Non esiste, in tutto l’Occidente, nessuna voce che riesca a sintetizzare con chiarezza esaustiva le ragioni occulte di tante guerre, di tante crisi politiche ed economiche, la ragione di tanta miseria spirituale e materiale; sopra tutto, non esiste sodalizio politico-culturale, all’infuori di “Avanguardia”, che abbia saputo raccogliere a attualizzare, le visioni, gli esempi, le denunce degli ultimi filosofi della Tradizione vissuti tra le due guerre mondiali. Perciò, diviene obbligatorio azzardare una previsione sul futuro prossimo di questo paese.

Ancora una volta sarà l’economia a dettare i tempi della politica. L’Italia, essendo un paese in completa balìa del capitalismo liberale, non potrà che subire gli eventi dettati dalle centrali del capitalismo medesimo. Queste centrali non risiedono certamente all’interno dei sì detti “confini nazionali”. Come dimostra la storia (degli ultimi vent’anni, in particolare), tutta la politica interna appare essere il “riflesso” di trame costruite oltre confine. Ora, il liberalcapitalismo agonizza perché scarseggiano i paesi del sì detto “terzo mondo” disposti a farsi “vampirizzare” (esemplare è il caso iraniano). Questi paesi, fino a un trentennio addietro rappresentanti ottimi “territori di caccia” della Grande Usura, non solo si sono liberati dal giogo ebraico-statunitense, ma hanno accettato la sfida occidentale anche sul piano della ricerca tecnologica.

Da ciò si può facilmente intuire perché l’Occidente stia prendendosi “cura” dell’Africa in modo sempre più spasmodico. S’è detto che la scintilla della rivolta in Tunisia – l’incipit dell’attuale tragedia nordafricana – sia scoccata a causa della verticale crescita del prezzo degli alimenti, del grano in primis. La crescita esponenziale del prezzo del pane (“casualmente” decretata a Chicago), potrebbe provocare in Italia qualcosa di simile a quanto sta accadendo in Africa? Quando le varie agenzie di rating (centrali della Grande Usura completamente gestite dall’Ebreo) declasseranno ulteriormente la già precaria economia italiota, accadrà qualcosa di simile?

Noi siamo convinti che una rivolta, in questo sciagurato paese, potrà compiersi solo se lo vorrà la stessa Regia Occulta che oggi sta devastando la Libia. Alle “Spontanee rivolte popolari” non abbiamo mai creduto, per il semplice motivo che l’Ente-Popolo è stato sempre stato un mero escamotage, una “diversione strategica” della giudeo-massoneria moderna per giungere al dominio del mondo. Funzionalità leghista a parte, chiediamo: di chi è appannaggio, il controllo della circolazione delle armi in Italia, al di fuori degli apparati spionistico-sbirreschi di “Stato” e delle cosche mafiose dominanti su tutto il territorio “nazionale” (cioè delle due facce della stessa medaglia demoliberale e antifascista)? Ora, per comprendere che in Italia non si compirà mai nessuna rivolta, a meno che il Grande Parassita non dia il suo assenso, quali altre prove è necessario portare all’attenzione del lettore?

da Mario Marletta e Adriana Negroni, AVANGUARDIA

Note:

(1) Hermann Hesse: “Sul «Wilhelm Meister»” di Wolfang Göethe, Edizioni “Gli Adelphi”, Milano 1976-2006;

(2) Antonio Venier, “Il Disastro di una Nazione”, Edizioni di Ar, Padova 1999.

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2 commenti

  1. […] Da Soros a Internet ombra, ci si rende conto di come il potere sia concentrato nelle mani di pochissimi, per lo più appartenenti ai centri nevralgici statunitensi o alla lobby sionista. […]

  2. […] e dalla miope informazione, la risposta a qualsiasi fututo assedio di altre Capitali arabe sarà dello stesso tipo. Tripoli inclusa. CondivisioneFacebookTwitterEmailStampaDiggRedditStumbleUponLike this:LikeBe the […]


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