Stragi “UMANITARIE”

Dopo una serie di errori politici e militari sempre più ignobili, la coalizione interventista in Libia ha ottenuto un risultato pieno. Le “bombe intelligentihanno ucciso nel sonno undici imam radunatisi nella città di Marsa al Brega per pregare collettivamente per la pace. Le “fonti indipendenti” non hanno ovviamente confermato tale notizia e la Nato ha invece comunicato di aver colpito “una meta militare legittima”. E’ quanto accade in questa guerra sempre più assurda ma, in verità, cinicamente sempre più logica. Suona noto, è vero? Nel mezzo degli sviluppi inevitabilmente oscuri di questa “Aurora di Ulisse”, sono riusciti dunque a compiere infine una cosa funzionale ai loro obiettivi: d’ora in poi la pace e la concordia tra musulmani e cristiani scenderanno più in basso dei livelli raggiunti ai tempi delle crociate

I copti egiziani stanno già pagando il loro tributo di sangue per questa misericordia umanitaria. Un imam libico ha invitato di uccidere mille non musulmani per ognuno di quegli undici martiri, mentre un altro ha ricordato analiticamente come Bin Laden sia stato creato proprio in questo modo. Un Bin Laden è stato spento e dunque ora occorre crearne altri. Manca soltanto l’uccisione di Gheddafi che però – dicono – “non è la meta delle operazioni”: per ora stanno soltanto distruggendo sistematicamente la sua residenza e uccidendo i suoi figli.

Nel frattempo i ministri dei paesi democratici e civili affogano sempre di più nel fango della vergogna. Frattini, comicamente serio ma al quale non crede più neppure il suo vicino di casa, in base ad una presunta dichiarazione riferita al monsignor Giovanni Martinelli, vicario apostolico di Tripoli, aveva addirittura “interpretato” le sue parole e annunciato al mondo che il leader libico era stato ferito ed era fuggito nel deserto.

Come l’orso che sogna le pere…

Lo stesso Martinelli che sta in Libia ormai da quarant’anni (quanto Gheddafi stesso al potere), aveva smentito subito tale affermazione e, anzi, aveva invitato il governo italiano a dare le dimissioni per aver deciso di associarsi alle operazioni di combattimento, perché tale decisione avrebbe “creato una barriera insormontabile tra il popolo libico e il popolo italiano”.

Il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, che prevedeva un intervento-blitz, ora cerca di calmare i critici e ha affermato – un mese fa – che la vittoria in Libia non si attenderà per dei mesi ma solo per delle settimane.

Ciò che è sicuro è che le conseguenze si sentiranno per degli anni, e non solo in Libia. Frattini e Juppé poi “passeranno ad altri incarichi”. Molti libici insieme ai loro imam li guarderanno dall’alto dei cieli.

da Darko Tanaskovic, RINASCITA

(Docente all’Università di Belgrado, è il più noto islamista serbo. E’ stato ambasciatore serbo presso il Vaticano e in Turchia. Tradotto da Dragan Mraovic – Novosti)

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2 commenti

  1. sentito stamane 8 giugno su radio padania dal commentatore,che schernendo quanto detto ieri da Ghedaffi,chi si difenderà sino alla fine e non si arrenderà,; da buon saltinfosso precisa che questo varrà sino a quando un missile lo beccherà in pieno.Ma non si vergognano i leghisti di questo metodo di procedere? ma non era Bossi ,Maroni ecc che erano contrari all’intervento italiano in Libia? Possibile che hanno seguito il nano di Arcore nel tradimento degli impegni,ma la gente è stupida sino a questo punto?.

  2. […] Cominciamo col domandarci se sia accettabile la condizione di “liberare un popolo” se poi gli si scarica addosso tonnellate di tritolo (poco)intelligente. È naturale che i giudizi siano vari e contraddittori. Cerchiamo quindi di […]


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