“OSAMA BIN LADEN SHOW”, 3 trilioni di dollari in 15 anni

Osama bin Laden è stato ucciso. Lo ha confermato lui stesso in un video diffuso da Al Jazeraa. Kathryn Bigelow, stava già scrivendo il copione di un film su un tentativo fallito di uccidere bin Laden, ma ora, dopo il raid delle forze speciali americane in Pakistan, la regista e premio Oscar 2010, ha iniziato a riscrivere il testo in linea con la morte del fondatore di al-Qaeda. Il titolo provvisorio è “Kill Bin Laden” e dovrebbe andare in produzione questa estate. Osama e Hollywood, lo spettacolo del sangue contro l’oro, un vero show in salsa americana e non un semplice slogan: No, diranno, abbiamo combattuto dalla parte giusta. Chiaramente hanno sbagliato gli altri, tutti gli altri che hanno favorito la latitanza del Tiranno. Tutto il mondo inebetito è invitato. Dopo ore di suspance, il premio Nobel per la pace orwelliana Barack Obama decise di non diffondere le foto della salma di Osama bin Laden poichè aveva espresso il timore che la crudezza delle immagini (una delle foto definite “raccapriccianti” mostrava una ferita alla testa da cui fuoriusciva materia cerebrale) potesse offendere il mondo musulmano e la sensibilità dell’opinione pubblica. La pubblicazione era un rischio per la sicurezza nazionale: la Casa Bianca temeva che la loro pubblicazione avrebbe potuto portare “qualcuno” ad utilizzarle “come strumento di propaganda“. Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, disse che  quella in cui è stato ucciso bin Laden è stata “un’operazione giustificata”, aggiungendo: «La questione è che si tratta del fondatore di al-Qaeda, l’organizzazione responsabile della morte di migliaia di persone innocenti. E spero che l’operazione porti all’indebolimento di una delle più pericolose organizzazioni criminali internazionali». Seguì l’annuncio in diretta tv di Obama dell’uccisione del capo di al-Qaeda, seguito da 56,5 milioni di americani, raggiungendo il maggior ascolto dai tempi della notte elettorale 2008. Lo “show” è appena iniziato.

Le foto “raccapriccianti” del cadavere di Osama bin Laden, che mostrano una ferita che ha “squarciato” la testa al leader di al-Qaeda, sono state scattate in un hangar in Afghanistan. Fonti della Cnn citarono funzionari governativi coperti dall’anonimato. Tra gli scatti c’è appunto una foto “chiara ma cruda del volto” nella quale il leader di al-Qaeda appare con “un enorme squarcio in mezzo agli occhi” causato da un colpo alla testa. Ma diranno che la foto in questione è un falso. Noi, invece, riteniamo che lo sceicco se la sia provocata dopo la caduta da un cammello. Altre foto ritraevano i momenti del raid e la sepoltura in mare, e dissero che il cadavere sarebbe stato “trattato secondo la tradizione islamica”. Con quale oceano confina l’Afghanistan? Una sepoltura che cancella tutte le tracce...

Centinaia di persone soprattutto gente del posto si assieparono davanti all’ingresso del compound dove era stato ucciso. Curiosi e giornalisti salirono sul tetto della casa di fronte per osservare l’interno della sua ultima residenza mentre le forze di sicurezza pakistane arrestavano l’imprenditore edile Gul Maddah che 8 anni prima lo aveva costruito.

La Casa Bianca non aveva dubbi “l’azione era legale e di legittima difesa“, disse Jay Carney. Il portavoce di Barack Obama aggiunse che l’azione, con un minimo di danni collaterali, è stata fatta “correndo grandi rischi” per gli americani coinvolti nell’operazione, e che se “nel rispetto delle leggi della guerra bin Laden si fosse arreso o avesse fatto capire di essere pronto ad arrendersi alle forze speciali che hanno aperto il fuoco su di lui“, glielo avrebbero permesso. Nell’operazione, eseguita con la collaborazione dei servizi segreti pakistani, altre quattro persone sono state uccise: tre uomini (incluso un suo figlio) e una donna (Amal Ahmed Abdul Fatah, 29 anni, la favorita dello sceicco data in moglie come dono da una famiglia tribale da adolescente). Si parla anche di altre sei persone arrestate.

Nella valle di Elah, i più maliziosi, iniziarono a far circolare la barza che insieme ai tipi loschi c’erano: due carri armati, un’antiaerea, ventidue SS, un ritratto di Benito, Giulio Cesare, quattro legioni, due svastiche, quindici forchette non socialiste, la volpe del deserto, due cani da caccia, un cavallo bianco, una crostata di mele…


Nel frattempo, mentre gli Stati Uniti aggiornavano la lista dei criminali più ricercati, aggiungendo una serie di nomi grazie al materiale sequestrato (un vecchio Pc di fabbricazione sovietica cui voleva sbarazzarsi, troppo lento anche per navigare su Internet o per scaricare la posta elettronica, con processore 486, almeno 12 Mbyte di memoria Ram, un drive floppy, una scheda video VGA e due schede installate: una per la connessione diretta tramite cavo incrociato con un altro Pc – gli americani pensano possa essere il notebook del mullah Omar – l’altra per la connessione a un modem 56k) nella proprietà di Abbottabad, in Pakistan, dove lo sceicco del terrore era stato ucciso, il capo della Central Intelligence Agency (CIA), Leon Panetta, rilasciava dichiarazioni in cui  al momento della morte, Osama bin Laden, aveva in tasca due numeri di cellulare e 500 euro: segnali evidenti del fatto che fosse pronto a scappare dalla casa dove si nascondeva da anni.

Persino una vasta collezione di dvd pornografici è stata trovata nel covo. Lo riferiscono fonti ufficiali Usa che hanno comunque precisato di non sapere se i video appartenessero allo sceicco, nè se li abbia mai visionati.

In questo quadretto “idilliaco”, il Pentagono rilasciò cinque video clip della casa segreta del leader di al-Qaeda, sequestrati successivamente alla morte. Puntualmente fanno tornare alla mente quei dubbi, più che legittimi, circa i fotogrammi del filmato dell’impatto che a colpire il Pentagono, l’11 settembre 2001, non fu il volo 77 dell’American Airlines – considerato il fatto che per quanti si interessano di aeronautica, un Boeing 757 non può volare stabile a un metro da terra – bensì un cacciabombardiere F-16. Oltretutto, essendo il transponder del volo 77 spento, com’è possibile stabilire che si trattava di un Boeing?

Con grande effetto “scenico”, affinchè la sceneggiata fosse completa, secondo le agenzie, “il corpo del capo di al-Qaeda si trovava negli Stati Uniti”, per l’identificazione tramite DNA. Peraltro, identificazione istantanea, visto che mediamente un tale tipo di esame richiede una settimana.

Fatto sta che l’impero degli Stati Uniti o peggio, la fabbrica del terrore, hanno il copyright e come marchio hanno la morte di Osama bin Laden che, cosa sorprendente, è paragonabile ad un film costato 3.000 miliardi di dollari, il cui tempo impiegato per confezionarlo all’opinione pubblica mondiale è stato 15 anni. Il nemico pubblico numero uno nella storia americana (non per i fatti dell’11 settembre poichè per tali questioni a occuparsene è direttamente il Dipartimento di Stato che aveva messo su di lui una taglia di 25 milioni di dollari, poi raddoppiata a 50 milioni di dollari nel 2007, il più caro di tutti, il 2 maggio 2011 è stato centrato da due proiettili.

Certo, come non credere che la notte del raid americano nel bilocale di Abbottabad, Osama e Amal, la moglie yemenita, erano appena andati a letto e spento la luce, quando hanno sentito degli spari. E prima che il capo di al-Qaeda potesse prendere il suo kalashnikov, i Navy Seals hanno fatto irruzione e sparato al marito. E’ quanto riferito da due ufficiali pakistani al quotidiano Dawn per dichiarazioni rese della stessa Amal Ahmed Al Sadah, negli interrogatori delle forze di sicurezza pachistane.

Nabiha al-Ghanem, madre della prima moglie di Osama, è deceduta nell’ospedale siriano di Latakia, fulminata da un ictus alla notizia della morte del genero: è quanto pubblicato dal quotidiano panarabo Asharq al-Awsat. Bin Laden aveva sposato Najwa al-Ghanem, allora 17enne, da cui aveva avuto undici figli; la donna aveva lasciato l’Afghanistan qualche giorno prima delle stragi dell’11 settembre del 2001 e da allora risiede in Siria; parte della famiglia dello sceicco sarebbe invece trattenuta in Iran, agli arresti domiciliari. Dalla villa-bunker del mullah Omar partecipano con indicibile turbamento e tristezza per l’improvvisa scomparsa.

La NATO però non cambia strategia in Afghanistan: «Le ragioni per stare in Afghanistan sono molto chiare. E la strategia non cambia. La Nato è in Afghanistan per sviluppare la pace e la sicurezza. Il processo di transizione resta in campo e sarà completato come previsto entro il 2014».

Tuttavia due guerre d’invasione (Iraq e Afghanistan) continuano ad occupare l’apparato militare statunitense con 150.000 soldati e lo stanziamento in miliardi di dollari che solo per un quarto del bilancio complessivo finiscono alla Difesa (il Dipartimento della Difesa statunitense attualmente ha oltre 750 basi disseminate in 38 paesi del mondo, oltre 3 milioni il numero dei dipendenti e un bilancio di chiusura 2010 con una spesa complessiva pari a 530,8 miliardi di dollari). Per non dire, poi, dell’impennata dei prezzi del petrolio in parte attribuibile alla guerra globale sulla rete terroristica, i continui fallimenti bancari e la voragine del debito pubblico nazionale, che rischiano di ostacolare con gravi ripercussioni sociali la ripresa dell’economia, tanto decantata dal pifferaiomagico Obama. Tutto questo non ha dato, almeno non ancora, alcun miglioramento in termini di risultati dalle battaglie contro i nemici dell’America.

Nel corso della storia la Guerra Civile e la Seconda Guerra Mondiale furono i due eventi che produssero il maggior numero di vittime e che assestarono un duro colpo all’economia americana:

Come onere, la guerra civile è stata il peggiore cataclisma in rapporto alle dimensioni dell’economia. Il Congressional Research Service ha stimato che gli eserciti dell’Unione e della Confederazione, nella guerra di secessione (12 aprile 1861 – 26 maggio 1865), hanno speso una cifra pari a 80 milioni di dollari attuali. Questa cifra può sembrare bassa, ma gli storici economici che studiano la guerra, dicono che il costo finanziario complessivo è esponenzialmente più elevato: 280 miliardi di dollari di oggi, poichè è costata circa il doppio del prodotto nazionale lordo degli Stati Uniti nel 1860, con la perdita del 4% della popolazione.

La Seconda Guerra Mondiale costò una spesa di 4.400 miliardi dollari. Al suo apice, quasi il 40% del PIL, secondo il Congressional Research Service. E’ stata una mobilitazione nazionale senza precedenti: 1 americano su 10 – circa 12 milioni di persone – hanno indossato una divisa durante la guerra. Ma il profitto è stato immenso.

La macchina da guerra costruita contro la Germania e il Giappone ha alimentato la ripresa dell’economia degli Stati Uniti portandoli fuori dalla Grande Depressione, inaugurando un periodo di prosperità e di egemonia in piena espansione. Il nuovo ordine economico mondiale di Bretton Woods, attraverso il circuito del commercio internazionale, ha prodotto un boom nell’export cui ha notevolmente incrementato la forza lavoro. Le banche ebbero i maggiori profitti.

Attraverso la creazione del cosiddetto “Sistema Federal Reserve“, gli interessi finanziari hanno portato via l’autorità del governo Usa come rappresentante teorico dei cittadini per stampare moneta e posto tale autorità nelle mani di un cartello di banche private. Quando il governo richiede denaro, il Tesoro degli Stati Uniti scrive “pagherò” in forma di buoni del tesoro, che vende poi al sistema di proprietà privata della Federal Reserve in cambio di un assegno della Federal Reserve. In altre parole, i numeri sono creati dalla Federal Reserve dal nulla, per il quale richiede poi il rimborso con gli interessi.

I fondi vengono accreditati sul conto del governo, dal quale tutte le varie bollette vengono poi pagate. È in quel preciso momento che il denaro, in quanto tale, è creato dalla banca  (Federal Reserve) dal nulla. Ne consegue che il trucco del prestito a riserva frazionaria permette alla banca di moltiplicare la quantità di denaro che presta ai clienti senza avere nelle riserve i reali fondi. L’intero schema ha permesso a occulti proprietari del “Sistema Federal Reserve” privato di estorcere denaro in modo efficace al popolo americano sotto forma di pagherò, noti anche come “treasures”, che poi devono essere restituiti con gli interessi. Il sistema è in grado di controllare la quantità di moneta in circolazione attraverso diversi meccanismi: alzando o abbassando i tassi d’interesse e/o gli obblighi di riserve minime delle banche nel sistema di prestito a riserva frazionaria. Attraverso l’adozione del sistema, il debito è diventato l’essenza del denaro. Attraverso la creazione del debito, il denaro inizia a esistere nel sistema.

La spesa militare degli Stati Uniti ammontava a circa 19.000 miliardi dollari nel corso di quei decenni di guerre (incrementata dagli oneri della guerra persa in Vietnam e dall’enorme numero di vittime che seguirono), più altri quattro di Guerra Fredda che ne seguirono alla rincorsa agli armamenti contro l’Unione Sovietica. Tale infusione enorme di denaro per la ricerca sulle armi si estese a macchia d’olio e rivoluzionò la vita civile, portando a costi esponenziali nella ricerca tecnologica militare e satellitare, per non parlare dell’avvento di Internet.

La massiccia spesa nell’escalation militare che segnò la Guerra Fredda, dapprima contro l’Urss di Stalin e poi contro i suoi eredi, a cui seguì la caduta del muro di Berlino con il conseguente sgretolamento dei regimi comunisti nei Paesi dell’est europeo, risollevò l’economia facendo rientrare gli enormi costi sopportati e per cui, gli Stati Uniti, divennero un successivo punto di riferimento in quei Paesi per gli investimenti tecnologici che contribuirono a (ri)stabilizzare l’economia interna.

A differenza di qualsiasi di quei conflitti, le guerre che gli Stati Uniti stanno combattendo oggi sono state “avviate” da un solo uomo. Da questo punto di vista, i costi della guerra al terrorismo non sono paragonabili. Contro l’Iraq di Saddam Hussein (due guerre, la prima iniziata il 2 agosto 1990; la seconda il 23 marzo 2003 e non ancora ufficialmente conclusa), l’Afghanistan dei talibani (guerra iniziata il 7 ottobre 2001), la ricerca la cattura e l’uccisione di Osama bin Laden e la famigerata associazione terroristica di al-Qaeda, dopo oltre 20 anni di conflitti, ancora non hanno prodotto un risultato. Se non quello di tenere in allarme il mondo intero coinvolgendo numerosi altri Paesi (tra cui l’Italia) in uno stato di guerra permanente. Al contrario, la rincorsa alla continua produzione e perfezionamento della tecnologica bellica da impiegare in determinati scenari militari (es: lo sviluppo accelerato dei droni Predator, velivoli senza pilota) ha notevolmente contribuito ad aumentare le spese. «Abbiamo speso una quantità enorme di denaro che non ha avuto molto effetto, per il rafforzamento del nostro esercito ma ha avuto un impatto molto debole sulla nostra economia», afferma Linda Bilmes, docente alla Harvard University’s John F. Kennedy School of Government e coautore di un libro sui costi delle guerre in Iraq e Afghanistan con il premio Nobel per l’economia, Joseph Stiglitz.

Ed è assurdo che prima la guerra Civile, e dopo, la Prima guerra Mondiale, la Seconda guerra mondiale, la guerra di Corea, la guerra in Vietnam, la guerra Fredda, la Prima guerra in Iraq, la guerra nei Balcani, la guerra in Afghanistan o la Seconda guerra in Iraq, vengano subito dopo – in termini di costi economici – alle spese erogate per contrastare un singolo individuo, Osama bin Laden (al primo posto nella lista dei più ricercati dell’FBI) che hanno fatto di lui un martire.

La spesa maggiore che la politica guerrafondaia Usa attribuisce a bin Laden è l’11 settembre. Nulla di paragonabile ai suoi 1.998 attentati alle ambasciate statunitensi in Africa che hanno causato alle casse di Washington il quadruplicamento della spesa per la protezione diplomatica a livello mondiale e l’ampliamento da 172 milioni dollari a 2,2 miliardi dollari delle spese per la Difesa nei prossimi dieci anni.

Il solo attentato del 2000 al cacciatorpediniere DDG-67 USS Cole (17 marinai morti oltre al commando terroristico e 39 feriti), ha causato 250 milioni di dollari in danni.

Economisti stimano che gli attacchi combinati sono costati all’economia americana una spesa tra 50-100 miliardi dollari, circa l’1% del PIL, causando circa 25 miliardi di dollari in danni alle proprietà. Il mercato azionario ne ha risentito attestandosi al valore negativo di quasi 13 punti percentuali in un solo anno. La spesa per Iraq e in Afghanistan ha raggiunto il 4,8% del PIL nel 2008. Eppure, bin Laden ha prodotto un effetto a catena. Le guerre, dal 2001, hanno creato un sistema in cui è cresciuta al 50% la spesa della Difesa non strettamente connessa alle guerre in questione.

Le spese adottate per combattere altre “guerre di guerriglia“, che hanno continuato ad aumentare la capacità di combattere in battaglie tradizionali, incrementando la spesa per le armi (missili, bombardieri a lungo raggio e carri armati). Poi ci sono stati aumenti di spesa di grandi dimensioni in seguito alla revisione delle agenzie di intelligence e dei programmi di sicurezza. Tali trasformazioni costano altri 1.000 miliardi dollari, se non di più, e per cui gli analisti il costo esatto è ancora sconosciuto. Poiché gran parte di tale spesa è classificata o diffusa tra le agenzie con le missioni multiple, la ripartizione è quasi impossibile. Il prezzo alla guerra di sicurezza sostenuta negli ultimi 10 anni, equivale al 15% del debito pubblico nazionale. Un deficit che, di volta in volta, costringe a cambiare le strategie messe in campo, a causa del rischio.

Tutte queste spese, sommate, raggiungono 3 trilioni di dollari. E questa è solo una stima prudente. Ciò include ricadute della forte aumento dei prezzi del petrolio dal 2003, che è in gran parte attribuibile alla crescente domanda dei Paesi in via di sviluppo e ai disordini in corso in Medio Oriente.

Anche se bin Laden è sepolto in mare, altri successori sono già in lizza per prendere il suo posto. Col tempo, nuovi nemici, stranieri e nazionali, sfideranno l’America. In termini economici e di risorse umane, quello che costerà, molto più di quanto ci si possa rendere conto, è la scelta che bisognerà fare. Fine primo tempo…

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4 commenti

  1. […] gli Stati Uniti, come è ormai noto, necessitavano di un altro muro a cui opporsi. Un nemico, possibilmente subdolo e invisibile, da dipingere come virus pronto ad infettare i diritti e le libertà del mondo occidentale. Ed ecco […]

  2. […] un altro ha ricordato analiticamente come Bin Laden sia stato creato proprio in questo modo. Un Bin Laden è stato spento e dunque ora occorre crearne altri. Manca soltanto l’uccisione di Gheddafi che […]

  3. […] un post precedente, abbiamo scritto che per gli attacchi combinati dell’13 ottobre 2000 (cacciatorpediniere DDG-67 USS Cole, 17 […]

  4. […] americane, molti dei quali appartenenti alla stessa unità d’elite come il Navy Seals che avrebbero ucciso Osama bin Laden, e sette afghani sono morti in Afghanistan per l’abbattimento di un elicottero da trasporto […]


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