Un aiuto alle banche prelevato dalle tasche degli italiani

Tra le tante norme contenute nel cosiddetto “decreto sullo sviluppo” (scaricabile in basso, ndr) rilasciato dal Cdm il punto 7 lettera d) dell’articolo 8 contiene la modifica del sistema di calcolo del tassi usurari. Innanzi tutto Tremonti dovrebbe chiarire in quale modo l’aumento della soglia degli interessi usurari possa “favorire l’operatività” delle banche e “garantire la disciplina del fondo di garanzia”, perché tanto è scritto nella premessa del citato punto 7. Ma poiché nessun chiarimento verrà fornito non sembra il caso di perdervi tempo e concentrarsi sull’analisi delle conseguenze della citata modifica. Innanzi tutto il meccanismo di calcolo per la determinazione della soglia è piuttosto cervellotico: tasso medio aumentato del 25% (invece del 50% come in precedenza) più 4 punti percentuali; e non si comprende quali elementi ne siano alla base. Perché abbassare la percentuale di aumento del tasso medio per poi incrementare il nuovo tasso di 4 punti percentuali? Solo per far credere che una simile formula abbassi la soglia usuraria quando è semplicemente matematico che quel limite risulta al contrario innalzata.

Comunque, al tasso soglia così determinato è stato posto un limite: esso non potrà superare di otto punti percentuali il tasso effettivo globale medio calcolato dalla Banca d’Italia per ogni singola categoria di operazioni. Ciò vuol dire che alle banche verrebbe (il condizionale è di rigore nella speranza che qualcuno in parlamento comprenda il danno che si arrecherebbe all’economia) data l’opportunità di elevare, a seconda della categoria delle operazioni, i tassi sino ad oltre 3 punti percentuali rispetto all’attuale soglia usuraria. Indubbiamente un bel guadagno per le banche considerato che il 3% su 1 miliardo di crediti è pari a 30 milioni. Tuttavia il nuovo meccanismo non sembra funzionare perfettamente.

Infatti per i “Crediti revolving” il nuovo tasso soglia per il periodo 1° aprile-30 giugno 2011 supera il limite degli 8 punti percentuali. Ma c’è altro di ben più importante: i costi del credito aumenterebbero colpendo indiscriminatamente tutti, ersone fisiche, artigiani, commercianti, imprese piccole, medie e grandi con tutto quel che ne consegue. Quel che appare evidente è che il sistema bancario vuole la legittimazione degli alti tassi che andrà ad applicare a breve. Ciò sembrerebbe assurdo che si considera che le banche sono in regime di oligopolio e quindi possono alzare il costo del credito a proprio piacimento elevando di conseguenza il tasso medio effettivo globale preso a base per la soglia usuraria. Il fatto è che tassi piuttosto elevati innanzi tutto potrebbero non essere in linea con quelli praticati dalle banche estere – a scapito della propria competitività – e poi sarebbero di certo oggetto di forti critiche che potrebbero costringere la politica ad intervenire, come è già avvenuto con la commissione di massimo scoperto. Ecco quindi il modo surrettizio per raggiungere l’obiettivo. Ma non è finita qui.

Per effetto della capitalizzazione trimestrale degli interessi sui conti correnti, reintrodotta dalla Corte costituzionale con sentenza del 2008 solo per adeguare la normativa italiana a quella UE in spregio del contenuto dell’art. 1283 c.c. e di una consolidata giurisprudenza della Corte di cassazione, dall’applicazione dei nuovi tassi soglia scaturiscono tassi effettivi annuali dal 16,20% al 24,75%, tutti ben superiori ai limiti di legge delle rispettive categorie. Esiste poi un problema che non è solo etico ma anche economico.

Ad esempio: per i crediti personali il tasso limite è il 17,66%, quello per la cessione del quinto tra il 17,98% ed il 21,14%; per i mutui a tasso fisso è il 9,85% mentre per quelli a tasso variabile è, ad oggi, il 7,49%. E di certo le imprese non vengono trattate meglio: oltre a quanto segnalato prima per i conti correnti, la gran parte dei tassi hanno limiti che vanno dall’11% al 25%. Tutto questo impone una domanda: ma realmente Tremonti pensa che con questi tassi l’economia possa riprendersi? A beneficiare sarebbero solo i conti economici delle banche, ma le banche non producono per il mercato.

Evidente è una realtà: la già ampia forbice dei tassi si aprirebbe ulteriormente. Se si considera che la raccolta viene remunerata a tassi che sono attorno all’1% la domanda come vengono utilizzati i differenziali di 10/20 punti percentuali di tassi sui finanziamenti deve avere una risposta. Taluni avanzano una sorta di giustificazione per le modifiche che si vorrebbero introdurre: le banche italiane sono sottopatrimonializzate rispetto ai parametri di Basilea 3; le eventuali proposte di aumento dei capitali non sortirebbero l’esito voluto a causa della crisi in atto e della insufficiente liquidità degli azionisti; da ciò l’acquisizione delle necessarie risorse dagli interventi creditizi. Ma questo è un cane che si morde la coda perché attingere dalle imprese e dalle famiglie vuol dire aumentare l’inflazione, ridurre i consumi, impoverire il mercato e l’economia.

Ed allora le banche saranno chiamate ad adeguare il patrimonio in relazione all’entità dei crediti in contenzioso in percentuali ben superiori all’attuale 8%. Ma poi, se è vero, come sostiene Tremonti, che il sistema bancario italiano è sano, perché questo aiuto? Certamente non è stata una gran bella pensata quella dei tecnici del ministero dell’economia. E se anche Scilipoti ha rilevato la assurdità della norma vuol dire che l’irrazionalità di questo governo ha superato il punto di non ritorno.

da Corrado Liberi, RINASCITA


DECRETO LEGGE N°70 del 13 maggio 2011

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2 commenti

  1. […] seguito di questo articolo: Un aiuto alle banche prelevato dalle tasche degli italiani Aggregato il   19 maggio, 2011 nella categoria Guida alla Scelta, Mutui     […]

  2. […] dei cittadini, già tosati da gabelle infinite inventate da uno Stato che si è auto-ipotecato a favore di banche d’affari che scommettono sul suo stesso tracollo. Il momento ideale per colpire duro, e per evitare […]


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