LIBIA. NIENTE ARMI, SIAMO ITALIANI

Lo dice La Russa, lo ribadisce Frattini: l’Italia non darà armi agli insorti libici. Considerati i precedenti dei due ministri, tuttavia, tanta sicurezza potrebbe ben presto essere riposta nella collezione di certezze granitiche sgretolatesi dall’inizio della crisi libica. Nei primi giorni della rivolta di Bengasi contro il governo centrale, il ministro italiano degli Esteri aveva stupito per un’affermazione da no-global: “la democrazia non si esporta” aveva risposto a chi gli chiedeva se l’Italia avesse previsto di interessarsi a quanto stava accadendo in Libia. Nel giro di poche settimane siamo saliti sul carro dei guerrafondai, prima con l’assicurazione che non una bomba italiana sarebbe caduta sul “bel suol d’amore”, poi con la promessa che i bombardieri nostrani avrebbero accuratamente evitato obiettivi civili. Intelligenze superiori. Quelle dei bombardieri ovviamente. Le altre lasciano quantomeno a desiderare.

Frattini ieri ha ripetuto, probabilmente per auto convincersi, che “noi manteniamo quello che abbiamo detto: siamo pronti a fornire delle attrezzature difensive ma non armi” al Cnt libico. Lo stesso massimo rappresentante della Difesa italiana, quello che ignora l’esistenza di un presidente chiamato Lukashenko e probabilmente della stessa Bielorussia, ha affermato ieri: “Non mi risulta che l’Italia abbia dato o abbia intenzione di dare armi, se non strumenti difensivi come camion e cose del genere”. La notizia l’avevano data alcuni ribelli libici, altri personaggi che – a onor del vero – dicono tutto e il suo contrario. Ma che il massimo esponente delle forze armate italiane abbia conoscenze così vaghe di quanto l’Italia fa per appoggiare i rivoltosi della Cirenaica è inquietante. Almeno sappiamo che inviamo a Bengasi “cose del genere”. Ignazio La Russa ha tenuto comunque a precisare che “il ministero della Difesa assolutamente non è a conoscenza di armi date ai libici”. Occhio non vede…

Tra gli alfieri della missione liberatrice internazionale, il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen ha fatto sapere ieri che Muammar Gheddafi è ormai arrivato al capolinea: “la partita è finita”, ha detto domenica alla Cnn. Rasmussen ha anche dichiarato che il conflitto, che dura quasi da due mesi, dovrà essere risolto con mezzi politici, non militari e che il leader libico “dovrebbe realizzare rapidamente e neppure tardi che non c’è futuro per lui o per il suo regime”. Incoraggiamento tutto rivolto ai volenterosi, utile a tamponare i primi passi indietro degli ex entusiasti come la Norvegia, che ieri ha annunciato che ridurrà il contributo militare alle operazioni della Nato se la missione dovesse durare oltre il 24 giugno.

Dal canto suo Gheddafi sì è dileguato. Non appare in pubblico da almeno una decina di giorni e secondo alcuni potrebbe essere rimasto gravemente ferito o perfino ucciso nel bombardamento che causato la morte del figlio Seif al arabe di tre nipotini. In un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, un ambasciatore straniero a Tripoli ha riferito di “essere stato portato nella casa” colpita, “la Nato – ha detto il diplomatico – ha utilizzato delle bombe speciali, di quelle che creano una violentissima pressione in orizzontale”. Una casa, bombe speciali. L’intelligenza, quella umana, a scopi criminali.

da Alessia Lai, RINASCITA

LE FORZE ARMATE DELLA LIBIA

La Repubblica Popolare Socialista della Jamhairya Libica dispone di 980 carri armati attivi e di altri 1225 posti in riserva; 945 veicoli blindati, 1091 pezzi d’artiglieria, 500 mortai, 830 lanciarazzi multipli, 115 missili superficie-superficie, 2960 missili anticarro, 424 sistemi di lancio per missili superficie-aria, 490 pezzi di artiglieria antiaerea. Al parco veicoli blindati vanno aggiunti circa 117 blindati leggeri Nimr costruiti dalla Bin Jabr Group degli Emirati Arabi Uniti, acquistati nel 2009, mentre nello stesso anno, all’industria aerospaziale europea MBDA veniva affidato il programma di ammodernamento dei missili anticarro francesi Milan. Un programma di ammodernamento e addestramento affidato nel 2010 a delle aziende britanniche, non ha avuto seguito.

L’equipaggiamento dell’esercito è essenzialmente sovietico, degli anni ’70 e ’80, con acquisizioni di rilievo dalla Francia (3000 missili anticarro Milan e 24 sistemi missilistici antiaerei Crotale), dal Brasile (almeno un centinaio di veicoli da ricognizione Cascavel), dall’Ucraina (180 carri armati T-90) e dall’Italia (200 cannoni semoventi OTO Palmaria).

Questi sistemi d’arma equipaggiano 10 battaglioni corazzati, 10 meccanizzati, 18 di fanteria, 22 d’artiglieria, 7 antiaerei, 6 speciali, 1 brigata presidenziale e 4 missilistiche. Un totale di 50000 effettivi più 40000 riservisti della milizia popolare.

La piccola marina libica conta su due fregate leggere, 1 corvetta, 10 motovedette lanciamissili, 4 pattugliatori, 2 mezzi da sbarco, 4 posamine. 6500 sarebbero gli effettivi della marina.

L’aviazione allineerebbe:

  • Cacciabombardieri: 11 Sukhoj Su-24M, 12 Mirage F-1BD/ED, circa 100 MiG-23BN e MiG-23MS, 38 Sukhoj Su-22M, 22 MiG-21UM;
  • Aerei d’attacco: 16 SOKO J-21 Jastreb, 115 Aero L-39ZO Albatros, 70 SKO G-2 Galeb, 20 SIAI Marchetti SF-260 Warrior;
  • Aerei da trasporto: 15 Iljushin Il-76, 18 Antonov An-26 e 8 A-32, 15 Lockheed C-130 Hercules, 15 Let-410 Turbolet;
  • Elicotteri: 44 elicotteri d’attacco Mil Mi-24 e Mi-35, 113 elicotteri da trasporto e collegamento;
  • Sistemi missilistici antiaerei: 108 Lavochkin V-75 Dvina, 36 S-125 Pechora, 43 2K12 Kub;

Si tratta essenzialmente di velivoli sovietici e francesi, acquistati negli anni ’70 e ’80. Dall’Italia furono acquisiti 16 Aeritalia G-222, poi radiati, i SIAI Marchetti SF-260, 20 Boeing CH-47 Chinook, di cui soli 4 sarebbero operativi e, nel 2008, 4 Alenia ATR-42MP da pattugliamento marittimo. I velivoli sono distribuiti su 13 basi aeree e l’arma aerea libica conta circa 20.000 effettivi.

All’esercito regolare vanno aggiunti la Legione Panafricana, costituita nell’ambito dell’Unione Africana, forte di 7000 effettivi, e la Milizia Territoriale Popolare forte di 40/45.000 effettivi tratti dalla riserva.

da Alessandro Lattanzio, EURASIA

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