ELOGIO ALLA FOLLIA DELLA LOBBY OLIGARCHICA

Si sprecano gli aggettivi utilizzati dal mondo sindacale e del lavoro per commentare l’applauso che sabato scorso ha accolto l’ad di Thyssen, Harald Espenhahn, da parte dell’assise (a porte chiuse) di Confindustria a Bergamo. Il 6 dicembre 2007, dopo più di tre anni da quella maledetta e tragica notte in cui persero la vita Antonio Schiavone (36 anni), Roberto Scola (32 anni), Angelo Laurino (43 anni), Bruno Santino (26 anni), Rocco Marzo (54 anni), Rosario Rodino (26 anni), Giuseppe Demasi (26 anni), operai della ThyssenKrupp di Torino, giunse l’udienza finale e la pronuncia della sentenza al processo di primo grado davanti alla II Corte d’Assise torinese iniziato il 15 gennaio 2009, che riconobbe l’omicidio volontario con dolo eventuale per i sette operai morti nel rogo dell’acciaieria, condannando l’amministratore delegato della multinazionale tedesca, Herald Espenhahn, insieme con altri dirigenti, a 16 anni e 6 mesi di reclusione. La lettura fù l’ultimo atto di un processo durato 2 anni e 3 mesi, racchiusi in 87 udienze, per arrivare a una sentenza che segnerà la storia del diritto. «È stato considerato alla stregua di un assassino», ha detto Emma Marcegaglia definendo la sua condanna «un unicum in Europa e rischia di allontanare gli investimenti esteri nel nostro Paese». Espenhahn è stato molto applaudito dagli industriali italiani, ha riferito la stessa Marcegaglia, sottolineando al contempo «tutto l’impegno a favore della sicurezza sul lavoro».

Poco importa, quindi, se la riduzione dei salari, le nuove forme di schiavismo imposte dalla bramosia del dominio liberalcapitalista, lo sfruttamento nel mondo del lavoro, i contratti a tempo determinato, la flessibilità e gli infortuni mortali causati dalla cupidigia neoliberista, la delocalizzazione, la precarietà, la cancellazione del diritto al lavoro e del futuro per le nuove generazioni, stanno smantellando gli ultimi baluardi di socialità. Per la lobby oligarchica, ciò che conta, è la sopravvivenza stessa del nuovo sistema industriale schiavista.

Le banalità pronunciate dalla follia della Marcegaglia sulla ThyssenKrupp presuppongono che il presidente di Confindustria non abbia letto la sentenza.

Nessuno, perciò, si aspetti da me che, secondo il costume di codesti oratori da strapazzo, definisca la mia essenza, e tanto meno che la distingua analizzandola. Sono infatti cose di malaugurio, sia porre dei confini a colei il cui potere è sconfinato, sia introdurre delle divisioni in lei, il cui culto è oggetto di così universale consenso. D’altra parte perché una definizione, che sarebbe quasi un’ombra e un’immagine, quando potete vedermi con i vostri occhi?

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1 commento

  1. […] un’altra dichiarazione indegna della Marcegaglia, peraltro non nuova a questo tipo di esternazioni, farcita da avvertimenti intimidatori in perfetto stile mafioso, unicamente (si badi bene) nei […]


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