Per l’Europa e il socialismo: SINISTRA NAZIONALE

Repetita iuvant. Sinistra nazionale è anche senso della realtà e naturale pragmatismo: non è, pertanto, una delle organizzazioni politiche “classiche”, così come fino ad oggi queste sono state concepite indipendentemente dall’area ideologica o dall’indirizzo politico che le hanno caratterizzate. Volendo restare nell’ambito delle categorie (terminologiche e di significato) della scienza politica moderna, la definizione che più si avvicina a definire la sinistra nazionale è verosimilmente quella di “corrente”. E’ in questa ottica che occorre analizzare la nostra presenza politica, culturale ed editoriale. Una corrente, una linea, che sottenda generalmente tutte le istanze che hanno contribuito e che contribuiscono – in Italia, in Europa, nel mondo – all’affermazione dei valori politici che, nella storia e nel presente, hanno voluto congiungere l’elemento sociale a quello della sovranità delle nazioni. Il socialismo nazionale (o, come sarebbe corretto definire superando vecchie reticenze terminologiche, “socialismo nazionalista”) è quindi la proiezione ideologica di un’idea forte, di una corrente di pensiero che ha spaziato nel tempo e nello spazio delle organizzazioni politiche in tutte le fasi di massima elevazione delle strutture statuali e della vita sociale dei popoli.

La sinistra nazionale, pur rimarcando con determinazione la propria dottrina e il proprio orientamento ideologico, espande la propria linea di condotta politica su tre livelli differenti, coincidenti con tre tipologie umane con cui normalmente si relaziona. In primo piano siamo noi, coloro che senza alcuna ambiguità hanno sempre denunciato e denunciano i nemici dell’uomo: la grande finanza apolide, il sistema economico capitalista, le strutture sovranazionali dell’Occidente democratico, il sionismo internazionale, la visione economicistica dell’esistenza e della socialità umana, l’imperialismo, l’oppressione dei popoli. Coloro che in Europa sono solo un consorzio di uomini liberi e che nel resto del mondo hanno conosciuto – anche in tempi molto recenti e nella contemporaneità – fortune politiche ben maggiori quali il socialismo nazionale chavista e bolivariano e il socialismo nazionale baathista e nasseriano che tuttora rivestono il ruolo di anima politica del mondo arabo e del continente latino americano.

Il secondo cerchio del nostro universo (da “unus” e “versus”, questa è la concezione di “apertura di sé” che ha la sinistra nazionale, un apertura a 180°, rivolta solo a quanti condividano la medesima direzione) politico è composto dai nostri interlocutori che potremmo definire privilegiati, quanti cioè condividono i fondamenti dottrinari del socialismo nazionale della s.n. ma che si attestano su linee di programma che reputiamo estranee alla nostra natura quando non addirittura fallimentari. Costoro si trovano sovente infatti ingabbiati nelle c.d. “estreme” politiche (partitiche, parlamentari o meno), sono vittime di perniciosi fenomeni quali l’impotentia coeundi del nostalgismo o l’impotentia generandi del giovanilismo; aderiscono a strutture e schemi politici sclerotici e contraddittori che spaziano dall’economicismo della sinistra marxista alla sconclusionatezza del neofascismo d’avanspettacolo, si nutrono di “antifascismi” e “anticomunismi” come un motore si nutre di benzina, senza però immaginare che la fine corsa è contro un muro.

Vi è poi un terzo anello di interlocutori, organicamente inseriti negli apparati del sistema democratico, in seno al quale si configurano come schegge impazzite, cellule sane che si aggirano tra le metastasi di un organismo corrotto e in putrefazione. Si annidano nei partiti socialisti, nei sindacati, nelle università, persino in talune strutture politiche di matrice conservatrice e di indole bourgeois.

E’ per quanto sopra, per la consapevolezza che ne deriva, che la sinistra nazionale non può e non deve cadere vittima dei più insidiosi equivoci che possono porsi dinanzi al suo cammino. Quali? Il purismo sine nobilitate, ad esempio, l’isolazionismo laccato in finto oro, la torre d’avorio che lascia le mani pulite, la coscienza sopita e distoglie dall’attenzione che occorre rivolgere alle necessità del popolo. O la sindrome dell’amante deluso che si manifesta di frequente nei confronti di quella che viene definita “destra radicale”: in molti, tra quanti fanno proprie le idee della sinistra nazionale (compreso chi scrive) hanno avuto esperienze pregresse nell’ambiente politico del neofascismo e vivono questo fatto con cristiano senso di colpa. Nulla di più sbagliato: è nella natura umana, infatti, cercare come proprio referente il modello più vicino a sé nel tempo e nello spazio.

Un socialista nazionale che nasce oggi in Argentina non potrà che dichiararsi erede del peronismo; chi nascerà tra trent’anni a Baghdad non potrà che fare proprie le battaglie e la memoria dei socialisti baath; e, naturalmente, chi è nato in Italia trenta, quaranta, cinquanta anni fa, avrà sentito la necessità di continuare l’eredità storica di quanto di più anticapitalista, sociale e nazionale vi è stato nell’esperienza politica dei fascismi europei. Poi, è chiaro che chi si dichiarava erede di quei modelli si è rivelato ben altro. E sacrosante quindi le critiche e le condanne rivolte a un neofascismo che ha turlupinato generazioni di italiani. E chi se ne è accorto, chi è maturato politicamente, è andato oltre. Altrimenti non saremo qui a parlarne.

E’ questa la sinistra nazionale: l’oltre. Neanche però è bene fare come l’ex alcolista che dopo vent’anni non mette neanche l’aceto nell’insalata: altrimenti non si fa altro che il gioco di quanti nella storia di questa repubblica hanno generato un neofascismo in provetta buono solo a fare da valvola di sfogo e da contenimento delle potenzialità di uomini in buona fede; è questo l’errore di tanti “ex”, passati dal “boia chi molla” al farsi venire un embolo solo a sentir nominare il “fascismo”. Come gli amanti delusi. Come Giorgio Bocca. Come gli opportunisti. Come, insomma, uomini (o “antropozoi”, direbbe il buon Carmelo Viola) con cui non abbiamo nulla da spartire.

Ed è quindi per queste ragioni che la sinistra nazionale non teme, che “la porta può sbattere, se il cardine è saldo”, di confrontarsi, di farsi conoscere, di uscire pubblicamente, di sfidare, di parlare a testa alta anche in contesti non perfettamente allineati alla propria natura, ma dai quali si può trarre attenzione, consenso, rottura dell’isolamento, o anche solo perché non si possa dire di noi, un giorno, “non hanno tentato”. Questa domenica saremo in Francia, ospiti alla Prima Internazionale Solidarista organizzata dal movimento Troisième Voie ai margini di una manifestazione nazionalista unitaria. Alla fine del mese la sinistra nazionale parteciperà a un dibattito organizzato dal Centro Studi Socialismo Nazionale. Entro l’estate lanceremo una serie di conferenze su temi quali il lavoro e la sovranità, dove non avremo timore di confrontarci con chiunque, che appartenga al mondo accademico o al sindacato, a un gruppetto extraparlamentare o alla corte di Belzebù. Certi che le nostre ragioni non potranno che prevalere; certi che la nostra identità non potrà essere scalfita; certi di attirare quanti, in cuor loro, sentono forte che “lo Stato siamo noi”.

E’ questa la sinistra nazionale: la volontà di porre le basi per creare una rete universale degli uomini liberi, il maggiore e più recondito timore del capitalismo internazionale e degli oppressori dei popoli.

da Fabrizio Fiorini, RINASCITA

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1 commento

  1. […] essere cacciati a pedate dalle loro poltrone. Sempre più crediamo sia necessaria la nascita di un Movimento Popolare Nazionale e Socialista che sappia dare al popolo le risposte necessarie affinché si possa uscire da questa cloaca che è […]


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