1° MAGGIO, SOCIALIZZAZIONE!

Contro lo smantellamento della socialità, la riduzione dei salari, le nuove forme di schiavismo imposte dalla bramosia del dominio liberalcapitalista, lo sfruttamento nel mondo del lavoro, i contratti a tempo determinato, la flessibilità e gli infortuni mortali causati dalla cupidigia neoliberista, la delocalizzazione, la precarietà, la cancellazione del diritto al lavoro e del futuro per le nuove generazioni: SOCIALIZZAZIONE! Una dottrina che supera, corregge e perfeziona tutte le teorie che l’hanno preceduta e risolve tutti i problemi che esse lasciarono insoluti.

Non è eliminando una o più classi sociali, come nei Paesi a conduzione marxista, che si risolvono i problemi del mondo del lavoro. La socializzazione, non considera il lavoratore come numero facente parte della massa (come vorrebbe la dottrina marxista), ma intende valorizzarlo come individuo, riconoscendo a ciascuno diritti e doveri. La socializzazione, se attuata, renderebbe un non senso alla lotta di classe, sulla quale, unicamente, si reggono i demagoghi dei partiti “democratici” e senza la quale non avrebbero alcuna ragione di esistere.

La socializzazione, è un principio morale, sociale, economico per cui il lavoratore, nella sua piena individualità spirituale e materiale, è oggetto primario dello Stato e soggetto dell’economia. L’azienda viene socializzata quando è gestita dalla rappresentanza del capitale e dei lavoratori, togliendo la gestione della stessa all’arbìtrio dei capitalisti. La socializzazione è un sistema regolatore di rapporti tra capitale e lavoro, per cui il primo è strumento del secondo e per il quale il sistema, il lavoratore, sul piano sociale, viene a gestire direttamente l’azienda, e, sul piano economico, partecipa alla ripartizione degli utili. Il capitale è messo al servizio del lavoro in quanto il lavoro va inteso come mezzo per contribuire al benessere della collettività e al potenziamento della Nazione.

Art. 46

Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

«Attenzione: sua maestà, il re e imperatore, ha accettato le dimissioni dalla carica di capo del governo, primo ministro e segretario di stato presentate da sua eccellenza il cavaliere Benito Mussolini e ha nominato capo del governo, primo ministro e segretario di stato, sua eccellenza il cavaliere maresciallo d’Italia: Pietro Badoglio!»

Festeggiate gente, la guerra è finita…
Hanno vinto i liberatori…
Hanno bombardato le nostre città…
Con l’aiuto della radioattività!

Festeggiate gente…

Un mosaico ben articolato e intrecciato a dovere nel BelPaese delle leggi vergogna, della “Repubblica democratica fondata sul lavoro“, a sovranità nazionale e popolare limitata, umiliata nell’Onore e vilipesa nel Diritto, sepolta dal debito pubblico causato da pregiudicati professionisti che si spacciano per politici, sempre più serva degli interessi per il dominio geopolitico dei padroni di Washington e Tel Aviv, genuflessa agli ordini dei poteri occulti di matrice affaristico-criminale, lacchè degli intrecci tra politica e massoneria, istituzioni dello Stato e apparati mafioso-criminali, cricche di baciapile e voltagabbana privilegiati, prezzolati sindacalisti, azzeccagarbugli, speculatori e usurai la tengono artificialmente in vita. E questa la chiamamo ancora Patria? 

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1 commento

  1. […] dai privati e dagli agenti della speculazione internazionale. Riprendano la virtuosa strada di un’economia sociale o socializzata, per il bene della propria comunità […]


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