DA CAPPUCCETTO ROSSO AD AUSCHWITZ

Il BelPaese è stato liberato. Ce lo ha ricordato a gargarozzo vibrante e con in mano il sacchetto delle proclamazioni democratiche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, recatosi all’Altare della Patria, per partecipare alle cerimonie organizzate per il 25 aprile. Ad accoglierlo, tra gli altri, il presidente del Senato, Renato Schifani, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il presidente della Regione, Renata Polverini, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Camera, Gianfranco Fini, non c’erano. Berlusconi è in guerra sia con la magistratura: «La mia missione è quella di liberare l’Italia dai giudici», che con la Libia del raìs Muammar Gheddafi cui si inchinò a baciarne la mano, con azioni mirate e bombardamenti per compiacere il premio Nobel per la pace orwelliana Barack Obama: «Aumentare la flessibilità operativa dei propri velivoli con azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico, nell’intento di contribuire a proteggere la popolazione civile». Invece, Fini era a Herat per la sua collezione di gadget militari, in visita al contingente italiano impegnato a regalare giocattoli e palloncini colorati ai bambini nella guerra in Afghanistan, a rendere omaggio ai 37 militari italiani vittime in missione umanitaria di pace: «Il sacrifico di coloro che non sono più tra noi, ma sono certamente presenti nei vostri cuori e nelle nostre azioni». Passata la festa, gabbato lo santo. Un modo di dire che notoriamente rispecchia il pensiero italiota, un proverbio attribuito a coloro che, dopo aver ottenuto il piacere richiesto, si dimenticano ben presto del bene ricevuto.

E mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano deponeva una corona d’alloro, una scritta “uguale” a quella situata all’ingresso del campo di Auschwitz, «Arbeit macht frei», ma in linqua inglese, apparsa nel quartiere Pigneto a Roma, veniva “dissaldata” e rimossa in seguito all’intervento della polizia. C’è vita dopo Auschwitz.

Sessantasei anni dopo la liberazione, Auschwitz è diventato un evento politico internazionale. Per diventare membro dell’esclusivo club della società aperta, si deve semplicemente sostenere le guerre giuste. Essere un individuo libero in una società aperta significa che non si possono o devono fare domande riguardo la “liberazione” di Hiroshima, Nagasaki e Dresda, che a seguito dei bombardamenti della Royal Air Force britannica e della U.S. Army Air Force statunitense, fra il 13 e 15 febbraio 1945, provocarono un’ecatombe addirittura superiore, per numero di vittime, all’esplosione nucleare di Hiroshima. Nel caso fossimo abbastanza stupidi da porre queste domande, faremmo bene a farci subito furbi e accettare la verità ufficiale: erano il modo migliore per porre un termine a quella orribile guerra. Essendo individui liberi quindi non faremo domande riguardo alla moralità che si nasconde dietro l’uccisione di 2.000.000 di persone in Vietnam.

Fino alla fine della guerra fredda, c’erano i comunisti da combattere, un male concreto e reale; ma ora il male è diventato più astratto. In realtà, l’unico modo per dare un volto concreto a un nemico indefinito è di equipararlo a Hitler. Il caso dell’Europa è leggermente diverso. Per quanto possa sembrare strano, in Europa è la sinistra parlamentare a trarre benefici dallo sfruttamento di Auschwitz. Fintantoché Auschwitz resterà profondamente radicato nel discorso politico quotidiano, la destra non potrà mai alzare la testa. La sinistra dominante europea dipende oggi totalmente dalla versione ufficiale dell’Olocausto e di Auschwitz.

Si narra che una volta, genitori scervellati e governanti autoritarie raccontavano ai bambini, per farli stare buoni, storie spaventose di orchi e lupi e streghe che sarebbero venuti a mangiarli o a punirli se non si comportavano bene e non stavano zitti e buoni. Al giorno d’oggi lobbies e gruppi di potere attraverso i loro servi prezzolati, intellettuali e giornalisti, inventano e mettono in giro favole aggiornate di orchi e lupi, che vanno sotto il nome di “leggende metropolitane”. Una volta appurata l’esistenza di tali leggende che amplificano o distorcono taluni fatti fino al punto da fabbricare pure e semplici menzogne non è difficile capire chi sono questi professionisti della bugia e quali sono i loro ispiratori e i loro fini. 

La città irachena di Falluja rasa al suolo da bombe al fosforo bianco e proiettili all’uranio impoverito (U-238) usati dai soldati americani nell’aprile e soprattutto nel novembre del 2004, con i “colleghi” inglesi, durante il secondo attacco indiscriminato. Infine, ma non ultimo esempio di mirata e sistematica opera di sterminio del popolo Palestinese, l’olocausto nella Striscia di Gaza, bombardata con tonnellate di bombe e devastata da esecuzioni sommarie contro civili disarmati e distruzioni di edifici Onu tra cui scuole rifugio di bambini.

Dei corpi delle vittime rimase ben poco, vennero liquefatte dall’utilizzo indiscriminato di bombe al fosforo bianco (vietate dal Trattato di Ginevra del 1980), le cui fiamme una volta a contatto con l’ossigeno dell’aria, si sviluppano, fino ad esaurimento del combustibile. Era l’operazione militare “Piombo fuso” perpretata dall’esercito sionista che toccò i vertici di una crudeltà inaudita. Iniziata il 27 dicembre 2008 e conclusa con l’opera di macelleria e massacro di 1.440 palestinesi tra cui 318 bambini e 111 donne (oltre 5.000 i feriti), il 18 gennaio 2009.

Diciamo la verità: Auschwitz è stato senza dubbio un luogo orribile, ma sfortunatamente non è il male ultimo, perché il male non ha né limite né scala. Proprio come l’ipocrisia alla «doppia fedeltà» di servi e lacchè riformati, a Israele e al paese di residenza, farcita da commemorazioni d’accatto e vergognose prebende, che sarà vecchia quanto si vuole, ma non ha ancora ricevuto da parte ebraica neppure un principio di risposta. A meno di considerare antisemitismo la valutazione oggetiva espressa dalla maggioranza degli europei secondo la quale lo Stato di Israele costituirebbe il maggior pericolo per la pace mondiale, l’antisemitismo non dilaga affatto, oggi, e di questo siamo i primi a rallegrarci.

Si finga pure di non vedere cose come queste, ci si lasci incensare dai camerieri del Nuovo Ordine Mondiale che per ragioni inconfessabili, trovano opportuno ergersi a “unici” paladini di Libertà e Giustizia. Ci si compiaccia magari del fatto che qualcuno – l’onorevole Gianfranco Fini – spinga il proprio occhiuto servilismo fino a coniare la formula «dell’Europa delle cattedrali e delle sinagoghe», mirabile sintesi in chiave di fantastoria; si continui così, e prima o poi, per comune disgrazia, l’antisemitismo dilagherà per davvero.

Gianni Alemanno «E’ molto impressionante quello che é avvenuto stamani al quartiere Pigneto. Che ci siano dei pazzi scellerati che mettono in atto questa provocazione così grave saldando una scritta che richiama quella del campo di Auschwitz, é una cosa infame. Esprimo tutta la mia solidarietà alla comunità ebraica per questo gesto vergognoso. Abbiamo immediatamente rimosso tutto e ci auguriamo che siano individuati subito i responsabili, che meritano tutto il nostro disprezzo».

Renata Polverini: «Un gesto odioso e gravissimo; mi auguro che i responsabili siano quanto prima individuati. Quell’insegna è un’offesa a quanti hanno vissuto l’orrore di Auschwitz, a chi in quel campo di sterminio ha perso la vita, a coloro i quali sono sopravvissuti portando con sé il ricordo doloroso di quella barbarie. Siamo solidali con la comunità ebraica e condanniamo con fermezza un gesto vergognoso, sintomo di una intolleranza contro la quale continueremo a batterci promuovendo la cultura del rispetto e la Memoria dell’Olocausto perché simili tragedie non si ripetano mai più».

Ahi serva Italia…

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6 commenti

  1. Perfetta e triste, in quanto reale, sintesi di quello che è diventato il nostro ( per modo di dire ) paese. Ennesima dimostrazione di ciò è l’annuncio odierno del nostro primo ministro sui bombardamenti alla Libia mentre solo undici giorni fa disse che non l’avremmo mai fatto. Ma è bastata una telefonata del Bush nero per farlo cambiare idea. 66 anni divile servilismo e ignobile svendita del nostro paese ….

  2. L’Italia non è una nazione e nemmeno un paese dove poter allevare in maniera sana i nostri figli, essa è il luogo dove altri sono padroni. Purtroppo il fatto più grave è che per una manciata di denari gente che sta in parlamento svende questa bellissima terra facendola diventare il ventre molle come di una vecchia baldracca.

  3. […] si sostituisce beatamente il passato al presente nella speranza di favorire la “comprensione”, laddove la sacralizzazione degli eventi rifugge ogni loro spiegazione logica e razionale. Non occorre infatti evitare che si riproponga la Shoah, cosa palesemente inverosimile, ma fare in […]

  4. […] binario della banalizzazione e della spettacolarizzazione che raggiungono il parossismo con la propaganda sterminazionista e olocaustica indotta dai padroni neanche tanto occulti dei mass media. Il risultato è sotto gli […]

  5. […] l’ebreo come corresponsabile di ciò che accade in Palestina, mentre le comunità ebraiche e bardati politicanti italioti si stringono attorno a Israele, viene lanciata una campagna. Si denunciano le intenzioni, le […]

  6. […] del piagnisteo ultra sessantennale: si è pianificato di trattare l’argomento “olocau$to”o $hoah” tenendo un profilo […]


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