LO STRONZIO

Lo Stronzio è un metallo radioattivo pesante. Come altri elementi del suo gruppo, è estremamente reattivo. Si trova nella stronzianite, un minerale, un carbonato rombico bipiramidale. Lo Stronzio è molto comune in natura. Nella sua forma pura è estremamente reattivo verso l’aria, alla cui esposizione si infiamma spontaneamente. Sue tracce sono state trovate nei pressi della centrale nucleare di Fukushima. Lo Stronzio è un elemento chimico di numero atomico 38, casualmente, tanti quante le leggine vergogna realizzate dai basisti per incensare il capobanda. Il governo sino a qualche tempo fa credeva nel rilancio della chimica. Da non confondere però con la castrazione chimica, vietata per legge, ai pedofili. Se ne fece portavoce da Bruxelles la fatina inebetita, Stefania Prestigiacomo, con un gran colpo tonante di culo fece sapere al BelPaese che dopo l’incidente nucleare di Fukushima la «linea del governo non cambia». Poi venne dichiarata la moratoria di 1 anno per quanto riguardava decisioni e attivazione di procedure per la ricerca di siti delle centrali nucleari in Italia. Ma questo è il Governo del Fare, quando non dorme, riposa. Nuovo passo indietro sulle centrali nucleari. Nel decreto legge che prevede la moratoria è stata infatti inserita l’abrogazione delle norme approvate per la realizzazione delle nuove centrali italiane. Il provvedimento dovrà essere votato dal Parlamento ma l’emendamento in questione spiega che per «acquisire ulteriori evidenze scientifiche», soprattutto «sulla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico» e di decisioni che «verranno assunte dall’Unione Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare». Un’altra trappola, un diversivo per salvarsi dal referendum.

Il 12 e 13 giugno gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi su 4 quesiti referendari abrogativi (necessario raggiungere il quorum) che potrebbero segnare il futuro politico e sociale del BelPaese: Nucleare, contro il piano del governo di tornate a questa pericolosa forma di energia; Legittimo impedimento, voluta da Berlusconi per sfuggire ai processi nei quali è imputato. Acqua, 2 quesiti, entrambi contro il tentativo del governo di privatizzarla.

Premesso che l’intenzione dei basisti di Governo di relegare a giugno i referendum abrogativi oltrechè sperare nel fallimento del quorum (quindi la certezza che il legittimo impedimento salti) equivale già a sperperare 350 milioni di euro, hanno pensato bene di realizzare l’ennesima legge ad personam per salvare l’imputato Berlusconi dai suoi processi: una legge che, oltre a sospendere il piano nucleare per un anno, farebbe saltare il referendum abrogativo sull’atomo che mancare il quorum ai quesiti referendari su legittimo impedimento e acqua. Ergo, un’altra leggina truffa per il Capobanda.

Il testo del disegno di legge al Resoconto sommario n.277 del 05/04/2011 (che reca disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, e per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo) era stato licenziato la settimana scorsa dalle commissioni Bilancio e Istruzione del Senato.

Il “Governo del Fare“, rimandando il programma nucleare, ha inserito nella moratoria, già stabilita nel decreto legge omnibus (Atto Senato n° 2665) presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi e dal Ministro dell’economia e delle finanze Tremonti, comunicato alla presidenza il 31 marzo 2011, l’abrogazione di tutte le norme previste per la realizzazione di impianti nucleari nel BelPaese.

L’emendamento di cui all’articolo 5 del decreto, corretto e sostituito dal Governo (proposta di modifica n. 5.800 al DDL n. 2665), afferma che «Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare».

Vale a dire, in base all’emendamento, entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, il Consiglio dei ministri adotterà una “strategia” energetica nazionale, tendendo conto delle valutazioni effettuate a livello UE e internazionale in materia di scenari energetici e ambientali.

Ciò avrebbe l’effetto di superare, congelandolo maliziosamente, il referendum sul nucleare previsto a giugno e temuto dalla maggioranza in seguito alla catastrofe nucleare di Fukushima. Con tanti saluti al quorum su Acqua e Legittimo impedimento. Restituiamo allo Stronzio la sua dignità come metallo!

Con 132 voti a favore (Pdl, Lega, Coesione nazionale), 98 contrari (Pd, IdV, Svp-Autonomie), 8 astenuti (Api) l’Assemblea del Senato ha approvato il ddl n.2665 di “Conversione in legge del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, recante disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo“. Il provvedimento passa ora all’esame della Camera dei deputati.

MERCOLEDI’ 20 APRILE 2011
545ª SEDUTA PUBBLICA
(antimeridiana)

(la seduta è iniziata alle ore 10:06 ed è terminata alle ore 13:29)

L’Assemblea del Senato ha proseguito l’esame degli emendamenti riferiti agli articoli del ddl n. 2665 di conversione in legge del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, recante disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo.

Il Ministro dello sviluppo economico Paolo Romani ha illustrato all’Assemblea l’emendamento interamente sostitutivo dell’articolo 5 che abroga le disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari, per i quali il testo originario del decreto stabiliva una moratoria di un anno. A seguito del terremoto in Giappone e del gravissimo incidente alla centrale nucleare di Fukushima, i Governi europei, seppure con diversa intensità, si sono impegnati in una riflessione sull’uso del nucleare, che in Italia ha portato il Governo dapprima a decidere una moratoria di un anno e poi a presentare l’emendamento che rappresenta una naturale evoluzione di un quadro che non può essere costretto all’interno di vincoli temporali predefiniti.

Il Ministro ha delineato un percorso che prevede la piena compartecipazione dell’Italia alla definizione dei nuovi standard di sicurezza europei, una presenza industriale legittimata da una filiera esistente nel Paese e che si stava rafforzando, uno sforzo scientifico nella ricerca avanzata per il nuovo nucleare europeo. Solo al termine di tale percorso potrà essere chiaramente definito il quadro di compatibilità nucleare, operazione che sarebbe impedita da un referendum che chiamerebbe gli italiani a scegliere tra un programma nucleare di fatto superato ed una rinuncia definitiva al nucleare operata sull’onda dell’emozione che comprometterebbe la posizione dell’Italia in Europa sulla materia. Il Ministro ha infine annunciato l’apertura di una nuova fase che dovrà condurre alla ridefinizione della strategia energetica nazionale in grado di soddisfare esigenze di sicurezza della produzione di energia, di compatibilità ambientale, di idoneità quantitativa dell’approvvigionamento di energia, di economicità per famiglie ed imprese, di attenuazione delle condizioni di dipendenza dai Paesi esportatori di petrolio e gas.

Sulle dichiarazioni del Ministro si è quindi aperto un dibattito cui hanno preso parte i sen. Peterlini, D’Alia (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE), Rutelli (API), Belisario (IdV), Cagnin (LNP) e Menardi (CN-Io Sud).

La maggioranza ha sottolineato la coerenza della posizione del Governo stante l’indubbia opportunità di un nuovo approccio alle politiche energetiche, a partire da una riconsiderazione del nucleare, mentre le opposizioni hanno lamentato il carattere strumentale dell’emendamento del Governo, il cui interesse primario è quello di evitare lo svolgimento del referendum, senza peraltro che risulti chiara e definitiva la rinuncia al nucleare.

Il seguito del dibattito sulle dichiarazioni del Ministro Romani, nonché il seguito dell’esame del provvedimento sono stati rinviati al pomeriggio.

Prima dell’intervento del Ministro, l’Assemblea aveva esaminato gli emendamenti presentati all’articolo 6, che modifica per le sole aziende sanitarie della Regione Abruzzo il parametro atto a definire la percentuale di spesa sostenuta per alcune categorie di personale, e all’articolo 7, che amplia l’oggetto sociale della Cassa depositi e prestiti comprendendone l’assunzione di partecipazioni in società la cui attività sia considerata strategica per gli interessi nazionali.

In apertura di seduta il sen. Asciutti (PdL) ha richiamato l’attenzione dell’Assemblea sulla Giornata del ricordo del genocidio armeno verificatosi nel 1915. Il sen. Perduca (Radicali nel PD) ha sottolineato come occorra anche evidenziare gli sforzi che Turchia e Armenia stanno compiendo per aprire un dialogo che tenga conto delle ragioni storiche e politiche che sottendono alle vicende in questione.

Nel corso della seduta il sen. Zanda (PD) ha insistito nel chiedere una nuova riunione della Conferenza dei Capigruppo per rivedere la decisione di non tenere sedute nella settimana tra il 25 aprile e il 1° maggio, periodo da utilizzare per esprimere il parere sul Documento di economia e finanza. Il Presidente Schifani ha ribadito l’intenzione di non modificare il calendario adottato all’unanimità dai Capigruppo, anche in considerazione dell’assicurazione fornita dal Ministro dell’economia e delle finanze Tremonti che la trasmissione del DEF a Bruxelles avverrà soltanto dopo l’espressione del parere da parte del Senato. Sul punto sono intervenuti anche i sen. Belisario, Li Gotti (IdV), Morando, Marini (PD), Gasparri, Quagliariello (PdL), D’Alia (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE) e Baldassarri (FLI).

MERCOLEDI’ 20 APRILE 2011
546ª SEDUTA PUBBLICA
(pomeridiana)

(la seduta è iniziata alle ore 15:36 ed è terminata alle 19:08)

Il Senato ha approvato, con modificazioni in prima lettura, il ddl n. 2665 di conversione in legge del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, recante disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo.

Concluso con gli interventi dei sen. Baldassarri (FLI), Bubbico (PD), Possa (PdL) e Sbarbati (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE) il dibattito sull’informativa resa in mattinata dal Ministro dello sviluppo economico Romani sull’emendamento, che è stato poi approvato, interamente sostitutivo dell’articolo 5 che abroga le disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari, l’Assemblea ha esaminato i restanti emendamenti riferiti all’articolo 7, che amplia l’oggetto sociale della Cassa depositi e prestiti comprendendone l’assunzione di partecipazioni in società la cui attività sia considerata strategica per gli interessi nazionali.

In sede di dichiarazioni di voto finali, i sen. Vaccari (LNP) e Azzollini (PdL) hanno espresso il voto favorevole dei Gruppi ad un provvedimento che fornisce risposte serie e concrete ad una serie di rilevanti questioni, a partire dalle esigenze del comparto della cultura e di quelle specifiche del polo archeologico di Pompei. Molto importante è poi la decisione di procedere, per la prima volta nella storia economica del Paese, alla vendita all’asta delle radiofrequenze, cioè di un bene pubblico finora sempre concesso gratuitamente, per di più con una consistente previsione di incasso accompagnata da un accantonamento alternativo già stabilito nell’ipotesi di insuccesso. Quanto al nucleare, il provvedimento corrisponde alla nuova e diversa percezione dell’opinione pubblica all’indomani dell’incidente di Fukushima e rappresenta la risposta ordinaria che Governo e Parlamento forniscono alle sollecitazioni avanzate dai cittadini attraverso la proposizione del relativo quesito referendario. Anche le misure riguardanti la Cassa depositi e prestiti rispondono alla necessità di fare fronte alle nuove pressanti necessità che l’economia propone agli Stati nazionali, ad esempio con l’affermarsi dei fondi sovrani, nonché alle specifiche esigenze di ricapitalizzazione delle imprese italiane. Favorevole anche il voto dichiarato dal sen. Viespoli (CN-Io Sud), il quale ha però evidenziato alcune perplessità riferite all’opportunità di evitare un rischio di deficit politico e di presenza dell’Italia sullo scenario europeo in tema di politiche energetiche, nonché alla necessità di recuperare alla politica maggiore capacità di direzione nella determinazione degli obiettivi di politica industriale.

Voto di astensione è stato invece dichiarato dal sen. Bruno (API), secondo cui il provvedimento presenta molte ombre ma anche alcune luci, in particolare la felice decisione di accantonare la scelta nuclearista. La sen. Leddi (PD), in dissenso dal suo Gruppo, ha annunciato al sua non partecipazione al voto.

Decisamente contrari al decreto si sono invece dichiarati i sen. Mascitelli (IdV), Musso (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE) e Mercatali (PD) che hanno evidenziato come il provvedimento attesti ancora una volta l’assenza di una seria politica industriale ed energetica da parte di un Governo costretto ad intervenire per rimediare ai propri fallimenti. Lo dimostrano gli stanziamenti alla cultura e per Pompei che, lungi dall’aumentare le risorse, ripristinano in parte quelle falcidiate dalla precedente dissennata politica dei tagli lineari che aveva condotto il settore al disastro. Le misure riferite alle radiofrequenze non garantiscono equilibrio all’allocazione delle stesse né raggiungeranno il risultato economico sperato, irrimediabilmente compromesso dalle assegnazioni gratuite già concesse. Quanto al nucleare, la negazione delle scelte da sempre rivendicate dal Governo dimostra la totale assenza di una politica energetica e nasconde il vero obiettivo di evitare il referendum abrogativo che avrebbe garantito, sull’onda dell’emozione provocate dall’incidente in Giappone, il raggiungimento del quorum all’intera tornata elettorale, compreso il referendum sul legittimo impedimento. Infine, anche le misure relative alla Cassa depositi e prestiti rischiano di configurare indebite ingerenze dei partiti politici nella vita delle imprese.

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3 commenti

  1. […] dal punto di vista politico. Al governo piacerebbe far saltare anche questo referendum, dopo quello sul nucleare, per far mancare il quorum al quesito sul legittimo impedimento, temuto da Silvio Berlusconi. Si […]

  2. […] contare i morti di questa cattedrale alla stupidità. Non ci sarà mai quel referendum, perché coloro che oggi provano a realizzare quest’opera sono gli stessi che hanno tentato di costruire le…. E costoro hanno ben capito cosa comporta un popolo che […]

  3. […] avrebbe unito Genova con Saturno, gli inceneritori di ultima generazione in Campania, assemblare le centrali nucleari più pulite al mondo proprio grazie alla retroingegneria aliena, inventarsi 1milione di nuovi posti di lavoro, più […]


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