PARMALAT, assolti banchieri e bancarottieri complici di Tanzi

I giudici della II sezione penale del Tribunale di Milano hanno assolto le banche imputate per la legge 231 in relazione al reato di aggiotaggio per il crack Parmalat. Il tribunale ha assolto con le formule o per non aver commesso il fatto o perchè il fatto non sussiste Paolo Botta (Citibank), Giaime Cardi (Credit Suisse), Marco Pracca e Tommaso Zibordi (Deutsche Bank) e Paolo Basso e Carlo Pagliani (Morgan Stanley). «Perchè l’illecito non sussiste» è la formula usata dai giudici milanesi per l’assoluzione dall’accusa di aggiotaggio sul titolo della vecchia Parmalat di Bank of America, Citibank, Morgan Stanley, Deutsche Bank. La Procura di Milano alle quattro banche aveva chiesto confische per 120 milioni di euro e per ognuna una sanzione da 900 mila euro: in particolare, 14 milioni di euro a Deutsche Bank, 70 milioni di euro a CitiGroup, 30 milioni e 705.000 euro a Bank of America, 5,9 milioni di euro a Morgan Stanley. Per le persone fisiche la pubblica accusa aveva chiesto condanne che andavano da 1 anno a 1 anno e 4 mesi, tranne che per Giaime Cardi per la quale era stato chiesto il non doversi procedere per prescrizione.

Il 6 dicembre 2003 in Mediobanca si riuniscono Calisto Tanzi con il suo entourage e le principali banche: viene ufficializzata l’impossibilità di rimborsare il prestito obbligazionario con scadenza 8 dicembre (150 milioni di euro). L’8 dicembre 2003, Parmalat comunica che il fondo Epicurum non ha proceduto alla liquidazione delle quote scadenti al 4 dicembre chiedendo alla società di accettare una dilazione del termine di pagamento. Le banche intanto continuavano a vendere imperterrite obbligazioni alla clientela (145 milioni di euro). Il 19 dicembre 2003 Parmalat dichiara che Bank of America ha informato la società di revisione Grant Thornton, a sua volta, revisore della società venezuelana Bonlat (gruppo Parmalat localizzata nelle Cayman Islands che aveva creato un falso conto negli USA per circa 4 miliardi di euro), di non intrattenere alcun “conto” con la società Bonlat. Insomma, pagava a credito, poi si vedrà. Il 27 dicembre 2003 Parmalat viene dichiarata insolvente dal Tribunale di Parma.

Dopo il crac, le indagini si chiusero a marzo 2005, mentre il rinvio a giudizio fu chiesto il 13 giugno 2007. Il processo era stato aperto nel gennaio 2008, mentre l’inchiesta – che a Milano rappresenta il secondo filone sul caso Parmalat – era stata chiusa nel maggio 2005. Il 4 ottobre 2008, Ubs aveva patteggiato con 500mila euro di sanzione e 1 milione di euro di confisca. Il 13 gennaio 2009, Bank of America era stata prosciolta per i fatti avvenuti fino ad aprile 2002 perché “il fatto non sussiste”. La legge 231 non era ancora in vigore.

Il sistema bancario sapeva perfettamente che la Parmalat SpA non aveva una lira. Il sistema bancario sapeva che la Parmalat SpA ricorreva a derivati speculativi per far cassa perchè non aveva più soldi. Un colpo di spugna enorme. Con questa sentenza, ingiusta e vergognosa, verrebbe da credere che la truffa perpetrata a danno di ignari risparmiatori sia stata ideata solo dall’ex pàtron Calisto Tanzi, invece, la realtà è che questa truffa non sarebbe stata possibile senza la collaborazione di compiacenti e servizievoli bankster sanguisughe, banchieri e bancarottieri, che hanno collocato i titoli spazzatura. Rimane che attendere l’esito della vicenda giudiziaria che si sta svolgendo a Parma, dove queste e altre banche d’affari sono imputate per il reato ben più grave di concorso in bancarotta aggravata. Le strutture operative di comando oligarchico dell’Alta finanza e della Grande usura hanno portato a termine il loro saccheggio. Ancora una volta a pagare il conto sono stati 40 mila risparmiatori truffati. Tutte le banche assolte, perchè l’illecito non sussiste. Vergogna!

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