ThyssenKrupp, il senso della GIUSTIZIA e dello STATO

Torino, 6 dicembre 2007: dopo più di tre anni da quella maledetta e tragica notte in cui persero la vita Antonio Schiavone (36 anni), Roberto Scola (32 anni), Angelo Laurino (43 anni), Bruno Santino (26 anni), Rocco Marzo (54 anni), Rosario Rodino (26 anni), Giuseppe Demasi (26 anni), operai della ThyssenKrupp e con loro le famiglie delle vittime, che hanno testimoniato ad ogni udienza il loro grido di rabbia e di dolore, uniti per ottenere Giustizia e Verità, vedono giungere finalmente l’udienza finale e la pronuncia della sentenza al processo di primo grado davanti alla Corte d’Assise iniziato il 15 gennaio 2009. Le richieste del pm Guariniello: condanna a 16 anni e 6 mesi di reclusione per l’ad Herald Espenhahn. Il reato ipotizzato, per la prima volta in un caso di incidente sul lavoro, è omicidio volontario con dolo eventuale; condanna a 13 anni e 6 mesi per i quattro dirigenti Marco Pucci, Gerald Priegnitz, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri; condanna a 9 anni per il responsabile dell’area tecnica Daniele Moroni. Questi ultimi cinque rispondevano di omicidio colposo.

La II Corte di Assise di Torino presieduta dal presidente Maria Iannibelli che si era rivolta al pubblico presente in Aula chiedendo di tenere un rigoroso silenzio al momento della lettura della sentenza, ha riconosciuto l’omicidio volontario con dolo eventuale per i sette operai morti nel rogo Thyssenkrupp. L’amministratore delegato della multinazionale tedesca, Herald Espenhahn, è stato condannato a 16 anni e 6 mesi di reclusione. Gerald Priegnitz, Marco Pucci, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri, condannati a 13 anni e 6 mesi; Daniele Moroni condannato a 10 anni e 10 mesi. La lettura è stato l’ultimo atto di un processo durato 2 anni e 3 mesi, racchiusi in 87 udienze, per arrivare a una sentenza che segnerà la storia del diritto.

Un milione di euro di sanzione pecuniaria, l’esclusione da contributi e sovvenzioni pubbliche per 6 mesi, il divieto di farsi pubblicità per 6 mesi: sono le pene cui è stata condannata la Thyssenkrupp alla fine del processo di Torino. La multinazionale dell’acciaio è stata chiamata in causa come persona giuridica. La sentenza, per ordine dei giudici, dovrà essere pubblicata su una serie di quotidiani e affissa nel Comune di Terni, dove c’è la principale sede italiana del gruppo. Risarcimenti nell’ordine complessivo di svariati milioni di euro sono stati riconosciuti dalla Corte di Assise di Torino alle parti civili del processo Thyssenkrupp. Gli indennizzi sono andati alla Regione Piemonte (973 mila euro), alla Provincia di Torino (500 mila), al Comune (un milione più il diritto a fare una causa civile supplementare), ai sindacati Fim, Fiom, Uilm, Flm-Cub, all’associazione Medicina Democratica, e alle decine di ex colleghi delle vittime che lavoravano nello stabilimento di Torino. E’ stata fatta giustizia, ma non riavremo i nostri cari: parenti delle vittime del rogo della Thyssenkrupp usano tutti le stesse parole.

Crisi economica, scandali finanziari, banche al collasso. La radice di questi mali è da ricercare nello strapotere ormai quasi senza limiti delle grandi corporation e dei top manager che, andando ben al di là del terreno a loro proprio, sono in grado di forzare tanto le scelte quotidiane dei cittadini quanto le decisioni politiche. Si è affermato un Sistema che distorce a suo piacimento la verità e la realtà, che ha trasformato la speculazione in forma d’ingegno e l’economia del libero mercato nell’antidoto alle disgrazie del mondo. E passo dopo passo si è affermata una perversa economia della truffa oggi legalizzata e soprattutto socialmente accettata. Con ironia e indignazione.  

La situazione nel mondo del lavoro in Italia è disastrosa e fallimentare. La crisi entra profondamente nel mondo del lavoro nonostante Berlusconi e Sacconi continuino a rassicurare tutti. Rassicurano le famiglie degli operai che tirano a campare con gli ammortizzatori sociali e non arrivano più alla cosiddetta quarta settimana del mese. Rassicurano i pensionati che vedono scendere sempre più il valore delle loro pensioni. Rassicurano i “nuovi poveri”, coloro che per sopravvivere sono costretti a ricorre all’aiuto degli enti di assistenza o di avvilenti bonus messi a disposizione dal governo. Rassicurano anche i terremotati de L’Aquila promettendo lenzuola firmate. Con una mano danno e con l’altra arraffano! Di conseguenza, più tasse da pagare e meno stato sociale. Ma il danno è fatto. È una vera vergogna, un disdegno totale. E così chi ha visto morire i propri figli nella strage di Viareggio, chi ha perso i risparmi della vita nei crack Cirio e Parmalat, non avrà giustizia, ma saprà che tutto questo è stato fatto per il suo bene. E calerà il sipario.

Sperare in qualcosa di buono da parte di questo Stato, sommerso da debiti, è pura utopia. Sperare che questo Sistema, le cui strutture sono state messe al servizio del mondialismo economico e delle multinazionali ed i cui governanti altro non sono che gli amanuensi del turbocapitalismo, possa fare qualcosa per le generazioni che entrano nel mondo del lavoro e possa agire per il bene del Popolo è pura immaginazione.

E mentre la situazione dei lavoratori italiani è sempre più difficile, la televisione di Stato continua a propinare le storie, quasi vere, della vita privata del Presidente del Consiglio, dei problemi di Montezemolo, del prossimo matrimonio di qualche velina. Accanto a questi amministratori disonesti agiscono quegli industriali capaci solo di delocalizzare per guadagnare.

Davanti al vergognoso spettacolo che sta dando di sè la classe politica italiana tutta la risposta del Popolo e dei lavoratori deve essere quella di disfarsi dei partiti dominanti sia di maggioranza che di opposizione a vantaggio di alternative identitarie, nazionali e socializzatrici, al fine di delegittimare definitivamente lo stato delle multinazionali e della corruzione. Non perchè la democrazia è in pericolo come vogliono far credere, ma perchè le loro poltrone sono in pericolo.

Se i lavoratori mandassero a casa, a calci in culo, qualche centinaia di cariche inutili dello Stato italiota, quanti lavoratori potrebbero tornare a lavorare dignitosamente?

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1 commento

  1. […] delegato della multinazionale tedesca, Herald Espenhahn, insieme con altri dirigenti, a 16 anni e 6 mesi di reclusione. La lettura fù l’ultimo atto di un processo durato 2 anni e 3 mesi, racchiusi in 87 udienze, per […]


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