I grandi crack: CIRIO, Cragnotti e le banche

«Direttore, ho un progetto fantastico per la mia società di Londra, se volete posso farvi partecipare alla mia società finanziaria». Sergio Cragnotti stava trattando l’entrata di una grande banca italiana nel capitale della sua società, usando tutti i suoi strumenti dialettici per convincere. Cragnotti era stato il braccio destro di Raul Gardini. Enrico Cuccia lo definiva “la fattucchiera” per l’abilità nel manipolare documenti. Dopo aver lasciato Enimont, per gravi dissapori con il “grande capo” a causa delle forti perdite in Brasile, si mise in proprio ottenendo grossi appoggi finanziari da importanti istituti come il Banco di Roma, il Monte dei Paschi di Siena, il Banco di Napoli e la Banca Popolare di Milano, con le quali costituì la Cragnotti&partners. Con i soldi ottenuti comprò la Cirio-De Rica e, nel 1992, la Lazio. In pochi anni la gestione finanziaria peggiorò, soprattutto a causa di un finanziamento di 500 milioni di euro concesso alla Cragnotti&partners, che nel frattempo era diventata proprietà del solo titolare, perchè le banche, avendo fiutato il vento, si erano fatte rimborsare le loro partecipazioni. Avete letto bene, la Cirio prestò soldi al suo proprietario che, alla scadenza, inviò una bella letterina di scuse: “Spiacente, non posso rimborsare il prestito“. Il Tribunale dichiarò l’insolvenza per il gruppo a causa di 1,12 miliardi di euro di “buco”.

Le obbligazioni emesse erano riservate ad investitori istituzionali, ma, cosa gravissima, furono invece vendute dalle banche ai loro clienti per ricuperare i capitali prestati alla Cirio. Perchè in Italia, grazie ai cavilli legali, l’emissione “riservata agli investitori istituzionalisignifica che è vietato il collocamento, ma non è vietata la negoziazione, così che un titolo, un secondo dopo essere emesso, può essere negoziato. Quello che era cacca al collocamento, magicamente diventava, in sede di negoziazione, oro.

Negli atti depositati presso il Tribunale di Roma si legge che:

Gli indagati sapevano che il gruppo era in dissesto e, allo scopo di favorire alcuni creditori, fecero pagamenti preferenziali soprattutto alla Banca … ed emisero obbligazioni con l’aiuto delle banche che le collocarono subito tra il pubblico“.

Nei documenti dei comitati fidi di una banca indagata si legge che:

Il giudizio su Cirio è di equilibrio precario” (5/3/1997)

La cessione di Eurolat genererà flussi positivi di circa 850 miliardi di lire destinati a ridurre l’esposizione verso la nostra banca” (25/2/1999)

Il direttore finanziario di Parmalat, ragionier Tonna, nel processo Parmalat, afferma che:

L’accordo per la cessione fu raggiunto dopo l’incontro con un certo signore che fece chiaramente capire che DOVEVAMO comprare le azioni al prezzo che aveva indicato lui, pena la revoca dei fidi in essere“.

In entrambe le occasioni i fidi furono confermati contro impegno ad emettere le obbligazioni, da collocare poi presso il pubblico. Ad emettere i titoli è una “scatola vuota“, la Cirio Finance, con sede in Lussemburgo. A fine 2001 l’indebitamento con le banche scende a 550 miliardi (contro gli 897 di fine 1999), mentre il debito con gli obbligazionisti ammonta a 729 miliardi (voce esistente nel 1999). Secondo la Guardia di Finanza di Seregno, un’emissione obbligazionaria sarebbe stata utilizzata in gran parte per pagare i “premi scudetto” ai giocatori della Lazio in occasione della vittoria in campionato nel 2000, provocando uno dei capi d’imputazione della bancarotta fraudolenta, per distrazione di fondi societari a favore di un altro soggetto.

Le banche sapevano. Le banche spingevano per emettere obbligazioni che sottoscrivevano in proprio, essendone vietato il collocamento ai privati, ma vendevano ai clienti come “negazione titoli“. Le banche erano responsabili. Le banche oggi pagano. Per fortuna, in Tribunale le sentenze sono ormai quasi tutte a favore dei risparmiatori e il termine “truffa finanziaria” è di uso corrente in questa triste vicenda.

da Gianluigi De Marchi
Sopra la banca il bancario campa, sotto la banca il cliente crepa
collana Eretica – Stampa Alternativa

PROCESSO PER IL CRACK CIRIO:

Circa 35mila i risparmiatori coinvolti nel crack da 1.125 milioni di euro (in gran parte costituito da bond) della Cirio. La requisitoria dei pm di Roma, Gustavo De Marinis, Tiziana Cugini e Rodolfo Sabelli, si è conclusa con richieste pesanti: 15 anni per Sergio Cragnotti, 8 anni per Cesare Geronzi, 6 anni per Giampiero Fiorani, ex presidente della Popolare di Lodi. L’accusa ha chiesto la condanna di 31 imputati, per un totale di 221 anni, e della società Dianthus SpA per la quale è stata formulata la richiesta di una sanzione pecuniaria nella misura di 300 quote.

Nella memoria depositata dall’accusa i pm scrivono che «Né i dirigenti delle società del gruppo Cirio, né i consulenti contabili della difesa hanno fornito una prova documentale verificabile e completa, che consenta di ricostruire la complessa rete di rapporti finanziari, nei quali le operazioni oggetto di imputazione finiscono col perdersi e dissolversi».

Tra gli altri imputati coinvolti:

  • la moglie Flora Pizzichemi (6 anni), i figli Andrea Cragnotti ed Elisabetta Cragnotti (8 anni), Massimo Cragnotti (6 anni), il genero Filippo Fucile (12 anni);
  • 8 ANNI per Ernesto Chiacchierini, Riccardo Bianchini Riccardi, Antonio Nottola, Alfredo Gaetani, Paolo Nicolini, Ettore Quadrani, Vittorio Romano, Francesco Scornajenchi;
  • 6 ANNI per Emma Benedetti, Tomaso Farini, Mauro Luis Pontes Pinto E Silva, Grazia Scartaccini, Lucio Velo, Gianluca Marini, Annunziato Scordo, Francesco Maria Matrone, Francesco Sommaruga, Angelo Fanti, Pietro Celestini Locati, Remo Martinelli, Giovanni Benevento, Ambrogio Sfrondini;
  • 4 ANNI per Michele Casella;

Gli imputati sono in gran parte dirigenti delle società del Gruppo Cirio, all’epoca dei fatti (2003), funzionari di banca e collaboratori di Cragnotti. Al termine della prescrizione il pm ha definito prescritto il reato di truffa che riguarda tre indagati. Si tratta di Sebastiano Baudo, Angelo Brizzi e Alberto Giovannini. Il processo si sta celebrando davanti ai giudici della I sezione penale del Tribunale di Roma.

La sentenza definitiva potrebbe arrivare a fine maggio di quest’anno.

AGGIORNAMENTO del 04 luglio 2011:

Sergio Cragnotti e Cesare Geronzi sono stati condannati rispettivamente a 9 anni e 4 anni di reclusione al termine del processo sul crack Cirio da 1.125 milioni di euro. La vicenda riguarda i fatti risalenti al 2003. Il processo era cominciato il 14 marzo 2008. Nessuno degli imputati eccellenti era presente in aula. Tra i 35 imputati figurano: l’ex ad della Popolare di Lodi Giampiero Fiorani (assolto); la moglie di Cragnotti, il genero Filippo Fucile (4 anni e 6 mesi) e i figli Andrea (4 anni), Elisabetta (3 anni) e Massimo (3 anni). Le contestazioni sono, a vario titolo, bancarotta fraudolenta o preferenziale, distrattiva e truffa. L’accusa aveva chiesto di condannare Cragnotti a 15 anni, Geronzi a 8 anni e Fiorani a 6 anni di reclusione.

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14 commenti

  1. […] i nostri debiti, le nostre miserie, le nostre spese per consumi, per il risparmio e riserve, i nostri investimenti fallimentari finiscono in stragrande maggioranza a finanziare le tasche di sceicchi e dittatori, sette religiose […]

  2. […] i nostri debiti, le nostre miserie, le nostre spese per consumi, per il risparmio e riserve, i nostri investimenti fallimentari finiscono in stragrande maggioranza a finanziare le tasche di sceicchi e dittatori, sette religiose […]

  3. Tanzi è un paraculo, ma infondo , se si vuol trovare una giustificazione, LUI ha cercato di proteggere le sue Società !? Ma i Banchieri Geronzi e socio e compagni in tutto il mondo , in questi momenti di crisi generali dell’Europa ,delle famiglie italiane che si vedono estorte nei mutui o peggio a loro vengono tolta la possibilità di transeare per breve tempo la resa del mutuo, i banchieri dicevo invece prestano e stanno in torta per fregare i titolari dei bond acquistati e che poi diventono carta straccia. Su banchieri tutti ( onesti pochi !) io lancerei gli strali per rendere loro la vita difficile. DITEMI VOI FARE.

  4. […] La genesi del capitalismo è ben nota. Una schiera di criminali che hanno accumulato risorse finanziarie e beni materiali con metodi gangsteristici, assassinando i concorrenti o eliminandoli con la complicità della legge e dei governi a loro collusi. Criminali che non hanno esitato a massacrare intere popolazioni per impossessarsi dello ricchezze. Criminali i cui discendenti, con le azioni dei nonni finite ormai nel dimenticatoio, possono oggi permettersi pure di insegnare al prossimo le buone maniere. Che differenza pratica e morale c’è infatti tra i Rockefeller, il cui capostipite John I° nella seconda metà dell’Ottocento faceva saltare con la dinamite i pozzi petroliferi dei concorrenti, faceva uccidere i presidenti degli Usa, tipo McKinley, che non volevano essere funzionali ai suoi interessi, e il capo di Cosa Nostra, Salvatore Riina, condannato per una lunga serie di stragi e di omicidi? Che differenza c’è tra i proprietari delle grandi compagnie commerciali Usa operanti nel settore agricolo che strozzano i piccoli produttori nazionali e che nei secoli scorsi non hanno esitato a massacrare, per interposta persona, i campesinos in America Latina che non volevano sottoporsi alle loro pretese di avere la materia prima a pochi soldi? E infine, che differenza c’è tra i capitali che sono frutto di una speculazione finanziaria, quindi di una rapina ai danni dei cittadini o di un intero popolo, e i capitali provenienti dal traffico internazionale di stupefacenti o dal pizzo imposto dalle varie mafie ai negozianti o alle imprese? Quando è che i soldi da sporchi si trasformano in puliti? E soprattutto chi è abilitato a stabilirlo? Non si tratta di una questione da poco, perché ha a che fare con il sistema di potere finanziario egemone oggi nel mondo e in Italia che si arroga il diritto di stabilire i quarti di nobiltà di chi cerca di salire lungo la scala sociale e di ottenere legittimità nel proprio nuovo ambiente di adozione. Una realtà che è ben chiara a chi analizza le vicende di casa nostra dove delle autentiche Mafie (queste sì) in guanti bianchi hanno creato per anni solide barriere all’entrata nei cosiddetti “Salotti Buoni” milanesi e torinesi, quelli dell’Alta Finanza, di taluni personaggi caratterizzati da una fortuna troppo recente. […]

  5. […] dalle solite banche mediante il piazzamento dei bond farlocchi, subito dopo volatilizzati, di Cirio, Parmalat, Banca 121, Argentina, ecc. fatti sottoscrivere ai vari soggetti ed amministrazioni, […]

  6. […] propone a Tanzi di comprare Eurolat, un’azienda in difficoltà di proprietà della Cirio. Tanzi resiste. Eurolat è una voragine di perdite, ma non può dire di no. Compra, paga e i soldi […]

  7. […] coinvolti nella crisi del sistema finanziario, generata dalla crisi argentina e dai crac Parmalat e Cirio. Capitalia però non aveva emesso alcun bond della Parmalat mentre ne emise solo due su 1.100 della […]

  8. […] le sue aziende alimentari, che comprendevano Cirio, Bertolli, ed altri marchi noti. Entrò in scena Sergio Cragnotti (ex Enimont dei tempi di Raoul Gardini), il quale, grazie all’appoggio di banche e gruppi […]

  9. […] agli intrighi e ai retroscena delle dimissioni di Geronzi (accusato di falso e bancarotta per il crac Cirio) sono esercizio autoreferenziale offensivo per la gente che a che fare con la vita […]

  10. […] visto morire i propri figli nella strage di Viareggio, chi ha perso i risparmi della vita nei crack Cirio e Parmalat, non avrà giustizia, ma saprà che tutto questo è stato fatto per il suo bene. E […]

  11. […] del gruppo Cirio. Il processo comincia il 14 marzo 2008, circa 35mila i risparmiatori coinvolti nel crack da 1.125 milioni di euro (in gran parte costituito da bond), 35 gli imputati coinvolti. […]

  12. […] e Vinci, Bruno Vespa e i suoi salotti profumati di pane e vaniglia, le scalate bancarie, Ustica, Cirio, Parmalat, il parmigiano e la Ferrari, dopo il declassamento da Standard&Poor’s ha raggiunto […]

  13. […] avvenire grandi truffe verso i risparmiatori (es. Lehman Brothers) oppure come il fallimento della Cirio e della Parmalat o come l’insolvenza dei bond argentini il cui acquisto veniva consigliato agli […]

  14. […] di speculazioni finanziarie ben più grandi del loro valore economico, come ad esempio per i crack Cirio e Parmalat in Italia. Ciò perché nel tempo i profitti realizzabili con speculazioni finanziarie […]


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