I grandi crack: l’ARGENTINA e le banche

«No tenemos dinero, no pagamos debitos». Il ministro delle Finanze argentine, Roberto Lavagna, era stato drastico nel delineare la strategia di uscita dalla drammatica crisi finanziaria del suo Paese: senza un soldo in cassa, i miliardi di obbligazioni collocati in giro per il mondo dovevano diventare carta straccia per salvare gli argentini che si erano guardati bene dal sottoscriverle. Nel dicembre 2001, si compie l’atto finale di una tragedia iniziata due/tre anni prima, con il deterioramento dei conti pubblici e un debito superiore a 90 miliardi di dollari circolante all’estero. Una situazione che faceva classificare i titoli argentini come “speculativi” sia da S&S, sia da Moody’s con tendenza negativa, tanto che fin dall’ottobre 1999, proprio quando la sottoscrizione di obbigazioni argentine diventa massiccia in Italia, la classifica scende dal primo al secondo livello di speculative grade. Un campanello d’allarme recepito da tutte le banche, ma non dai risparmiatori che, specie a quei tempi, non erano a conoscenza delle classificazioni, ma si basavano sulla denominazione “titoli di Stato” per individuare un titolo “sicuro”. Morale: gli italiani acquistano a piene mani le obbligazioni con la “consulenza” delle banche che non guardano tanto per il sottile e le offrono sia a giovani che a vecchi, a ricchi e poveri, ad esperti del mercato e analfabeti di finanza.

Qualche numero: in Italia i privati coinvolti sono 45.000, in Germania 50.000, in Giappone 30.000, negli Stati Uniti nessuno, la vendita delle obbligazioni argentine era severamente vietata ai privati, consentita solo ad investitori istituzionali. Così 15 miliardi di dollari dei risparmiatori italiani diventano carta straccia, o quasi, a fronte di un “piano di ristrutturazione” imposto, con procedure ai limiti del ricatto internazionale, dal governo di Buenos Aires ai suoi creditori: prendere nuovi Tango bond con durate lunghissime e tassi d’interesse bassissimi, oppure tenersi i titoli infruttiferi. In ogni caso, la perdita secca è del 70%.

Il bello è che le banche, per salvare la faccia, hanno organizzato un gruppo pomposamente chiamato “Task force Argentina“, raccogliendo deleghe per “difendere i risparmiatori” e facendo causa ad un ente internazionale chiamato ICSID, una specie di organo arbitrale per dirimere controversie finanziarie internazionali, per far condannare l’Argentina a rimborsare per intero i creditori. L’assistenza offerta è gratuita, ma è beneficienza apparente: in cambio del “servizio”, il cliente deve rinunciare ad ogni azione contro la banca che gli ha venduto i titoli. Il gioco è fatto, un bel colpo di spugna sulle responsabilità di chi ha consigliato l’acquisto.

Possibilità di recupero con la Task force Argentina? Se va bane, una sentenza favorevole arriverà tra dieci anni o più; ma non porterebbe a nulla perchè una clausola tra 154 Paesi che hanno sottoscritto l’accordo ICSD prevede l’immunità sui beni dei Paesi aderenti.

Su cosa si potrebbero rivalere i clienti fra 10/15 anni? Chi ha fatto causa alle banche, invece, ha quasi sempre avuto ragione e ha recuperato tutta la perdita; anche perchè la stessa Consob ha espresso più volte pareri fortemente critici sulla vicenda. Un esempio, tratto dagli atti ufficiali della Camera dei deputati (audizione della Consob sulla diffusione in Italia delle obbligazioni pubbliche argentine, 27 aprile 2004): “La vendita agli investitori retail non deve, ovviamente, assumere le fattezze di una sollecitazione all’investimento rivolta al pubblico“.

Alcune banche sono state condannate perchè è stato provato che, in pochi giorni in piccoli paesi, decine di investitori avevano sottoscritto obbligazioni argentine per un’azione capillare di sollecitazione bancaria.

Nell’acquisto di bond…i risparmiatori non restano comunque privi di forme di tutela…perchè l’art.21 del TUF fissa i pricipi-cardine del rapporto intermediario/investitore:

  • Obbligo di comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, nell’interesse dei clienti;
  • Obbligo di acquisire le necessarie informazioni dai clienti e di operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati;
  • Obblighi connessi con la gestione di eventuali conflitti d’interesse;

Molte banche sono state condannate perchè non hanno tenuto conto dell’interesse dei clienti o non hanno fornito informazioni sul giudizio speculativo dei titoli e sui rischi d’insolvenza a breve, non hanno tenuto conto del profilo di rischio dei clienti (pensionati che volevano investimenti a breve termine, coniugi con propensione al rischio zero), non hanno segnalato che i titoli che i clienti compravano provenivano dal loro “magazzino” (situazione che crea il cosiddetto “conflitto d’interessi”: la banca ha interesse a vendere il titolo, quindi dovrebbe dirlo al cliente, che così magari capisce che quel pezzo di carta è spazzatura di cui il solerte funzionario deve sbarazzarsi al più presto).

E ancora:Gli intermediari…non possono effettuare o consigliare operazioni se non dopo aver fornito all’investitore informazioni adeguate sulla natura, sui rischi delle specifica operazione…Quando ricevono disposizioni non adeguate, le stesse possono essere eseguite solo dopo aver informato l’investitore di tale circostanza e aver acquisito dal cliente un ordine scritto in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute“.

Molte banche sono state condannate perchè, non avendo indicato il rischio delle operazioni o anche avendolo indicato, non hanno ritirato la dichiarazione di consenso del cliente a ratifica dell’accettazione di un alto rischio. Le banche sapevano, com’è dimostrato dall’incidenza dei titoli argentini sul totale dei titoli in gestione individuale a fine gennaio 2003, pari a 370 milioni di euro (dato Consob indicato nell’audizione sopra citata), una briciola rispetto ai 15 miliardi totali. Evidentemente le banche ai clienti VIP che affidavano loro ingenti somme in gestione non hanno tirato il bidone, mentre lo hanno fatto ai piccoli, fiduciosi risparmiatori.

da Gianluigi De Marchi
Sopra la banca il bancario campa, sotto la banca il cliente crepa
collana Eretica – Stampa Alternativa

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9 commenti

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  2. […] il piazzamento dei bond farlocchi, subito dopo volatilizzati, di Cirio, Parmalat, Banca 121, Argentina, ecc. fatti sottoscrivere ai vari soggetti ed amministrazioni, pubbliche e private, utilizzando […]

  3. […] economica, scandali finanziari, banche al collasso. La radice di questi mali è da ricercare nello strapotere ormai quasi senza […]

  4. […] è stata percorsa dalle presidenze Kirchner che hanno bloccato i prestiti ad usura internazionali, rinazionalizzato le aziende strategiche, eliminato la parità con il dollaro e ripreso nelle mani nazionali la sovranità sulla propria […]

  5. […] facendo i cittadini Islandesi. Per fugare ogni incertezza in tal senso è sufficiente osservare l’Argentina la quale, messa in crisi con le solite manovre economiche, sbarazzatesi di tutti gli orpelli […]

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  7. […] è quel mostro che ha rovinato tanti Stati negli anni recenti, l’ultimo, è l’Argentina. In Africa, invece, è la Liberia, paese tra i più poveri del mondo, e con un Pil pro-capite di […]

  8. […] Lehman Brothers) oppure come il fallimento della Cirio e della Parmalat o come l’insolvenza dei bond argentini il cui acquisto veniva consigliato agli sportelli. La Banca d’Italia, che ha la funzione di […]

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