WIKILEAKS, LA VERITA’ RENDE LIBERI

Il tribunale di Londra ha dato il via libera all’estradizione di Julian Assange in Svezia. Si tratta di una sentenza tecnica. Il giudice Howard Riddel della Belmarsh Court di Londra non ha ritenuto fondate le obiezioni sollevate dai legali di Assange contro le procedure svedesi, che prevedono di celebrare i processi per stupro a porte chiuse. Secondo la difesa un «procedimento segreto» violerebbe i diritti umani e l’estradizione a Stoccolma sarebbe il primo passo verso la consegna dell’imputato agli Stati Uniti. Il procedimento è scaturito dalla denuncia di due donne, Anna Ardin e Sofia Wilén che ebbero rapporti con Assange nell’agosto scorso a Stoccolma. La procura svedese lo accusa di quattro capi di imputazione (due reati di molestie sessuali, uno di stupro e uno di coercizione illegale), addebiti che il fondatore di WikiLeaks respinge parlando di complotto: il principale è quello di avere costretto una delle presunte vittime ad un rapporto sessuale mentre questa dormiva, senza utilizzare il profilattico. Il caso di abuso sessuale deriverebbe invece dall’essersi rifiutato di utilizzare il profilattico «contrariamente alle richieste della partner». La legge svedese prevede diversi gradi di reato, con pene che vanno dai 10 anni di carcere (stupro aggravato) ai 4 anni per i casi di minore gravità, come quello di cui è accusato Assange. Che cosa c’entrano gli Stati Uniti? La giustizia federale americana ha aperto un’inchiesta su Assange. Al momento non è però stato presentato alcun atto di accusa formale nei suoi confronti, né alcuna richiesta di estradizione. Il governo americano ha avviato tuttavia un’azione legale di fronte a una corte federale della Virginia cercando di ottenere da Twitter dati personali di chiunque abbia usato il servizio di microblogging per comunicare con WikiLeaks.

La strategia è chiara: si vuole dimostrare che Assange ha sollecitato l’invio di segreti al suo sito da individui come Bradley Manning, il soldato dell’intelligence Usa accusato di essere la fonte del Cablegate. Secondo i legali di Assange negli Stati Uniti il loro assistito rischierebbe di finire a Guantanamo, se non addirittura la pena di morte. Gli avvocati stanno valutando anche un ricorso presso la Corte Europea per i Diritti Umani.

Julian Assange non sarà estradato. No, almeno per ora. Il procedimento potrebbe infatti proseguire ancora per mesi. I legali del fondatore di WikiLeaks hanno preannunciato l’intenzione di ricorrere in appello e hanno una settimana di tempo per presentare l’istanza. A quel punto il nuovo processo dovrà iniziare entro 40 giorni, anche se il giudice potrà prorogare tale periodo «nell’interesse della giustizia». Se l’Alta Corte di Londra dovesse confermare l’estradizione, Assange potrebbe presentare un ulteriore ricorso presso la Suprema Corte britannica, il più alto organo giudiziario del Paese, che però si esprime solo su «questioni di interesse pubblico generale». Nel momento in cui il verdetto dovesse diventare definitivo, Assange verrebbe consegnato alle autorità di Stoccolma entro 10 giorni.

Dopo la pubblicazione di documenti riservati sulle guerre in Iraq e in Afghanistan, il sito WikiLeaks prosegue la diffusione dei 251.287 cablogrammi diplomatici scambiati dal Dipartimento di Stato con 180 ambasciate americane sparse per il mondo. Ma i processi costano. Il sito è sostenuto da finanziamenti erogati tramite donazioni di internauti e filantropi, ma i soldi non bastano più.

WikiLeaks ha dato luogo alla più grande fuga di notizie della storia. Si tratta di un’operazione di libertà e trasparenza. I detrattori lo accusano invece di mettere in pericolo vite umane e istituzioni. Mentre il sito continua a pubblicare i cablogrammi delle ambasciate americane, su tutte le prime pagine dei quotidiani mondiali ne esce un ritratto impietoso di Silvio Berlusconi: “Debole, vanesio e inetto come leader europeo moderno”. E’ quanto ha scritto sul suo conto Elizabeth L. Dibble, l’incaricata all’ambasciata americana a Roma. In altri files Berlusconi è descritto come “leader fisicamente e politicamente debole”. Memorabile e da incorniciare l’ultima berlusconata: «Le ragazze che vanno in tv a dire che fanno le escort sono pagate da qualcuno». E da chi, oltre che da lui? Il nemico dell’Europa non sta più in Europa. Il nemico sta Oltreatlantico. Adesso c’è la caccia all’uomo, a Julian Assange, con un pretesto qualsiasi. Servi, inguaribilmente servi, eternamente servi. Die Wahrheit macht frei…

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1 commento

  1. […] Manning è in attesa di giudizio per aver rivelato documenti contenenti segreti militari a WikiLeaks, incluso un video di soldati americani che massacrano civili iracheni. Il trattamento brutale a lui […]


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