Il «Comma $alva Banche», un formidabile Colpo di Stato

Oggi alla Camera (ultimo giorno per essere convertito in legge il 27 febbraio) si dovrebbe votare il maxiemendamento governativo (oltre 1.100 emendamenti) che “corregge” il decreto Milleproroghe dopo i rilievi di incostituzionalità avanzati dal presidente della Repubblica il 22 febbraio scorso: «Norme troppe eterogenee, in contrasto con puntuali norme della Costituzione». Poche le modifiche, in sostanza, si è tornati al testo precedente alle correzioni in Senato (ATTO 2518, blindato dalla fiducia il 16 febbraio e trasmesso alla Camera – ATTO 4086 – il 17 febbraio, dove è ancora in corso l’iter di procedimento e dibattito in Assemblea dal 22 febbraio). La bocciatura del decreto era arrivata con la lettera di Napolitano indirizzata ai presidenti Berlusconi, Fini e Schifani. Pessime notizie soprattutto per Berlusconi: nel mare magnum dei provvedimenti ce n’era uno che interessava direttamente il presidente del Consiglio, la “Giornata della memoria per le vittime del terremoto”, istituita il 6 aprile, giorno dell’anniversario della tragedia. Nulla di strano, se non fosse che, come fanno notare i più maliziosi, la festa cade proprio nel giorno in cui è fissata la prima udienza del caso Ruby, che vede Berlusconi imputato per concussione e prostituzione minorile. Tant’è! Chi ha di che essere soddisfatta è la Lega, che, nonostante le liste dei precari, vede salva la proroga delle multe per le quote latte. Per il resto, chi sperava nella cancellazione delle tasse, resta il balzello di un euro sul cinema, così come rimane la possibilità per le regioni di alzare l’addizionale Irpef in caso di calamità naturali. Peggio, così come rimane l’odioso comma “salva banche”, che taglia i tempi per le cause contro l’anatocismo. Il testo dovrebbe essere quello definitivo, perché il “governo del fare” ha già annunciato che sul provvedimento sarà posta l’ennesima fiducia. Il trucco c’è, ma non si vede.

L’emendamento al Milleproroghe (comma 9 dell’art.2, quinquies) rischia di sottrarre oltre 30 miliardi di euro alle famiglie ed alle imprese italiane. Il testo recita: “In ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l’art.2935 del codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa. In ogni caso non si fa luogo alla restituzione di mporti già versati. Alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge“.

Avete capito?

Il decreto-truffa, così come è stato formulato va a retrodatare la constatazione del reato commesso dalle banche, ne anticipa in termini legali la “santa” prescrizione, a vantaggio esclusivo degli istituti di credito che si intascano la modica cifra di 30 miliardi di euro dovuta in risarcimenti. Il tutto, in una normativa che, invece di contenere interventi urgenti in materia di sostegno alle imprese e alle famiglie, elargisce quattrini alle banche, togliendoli alle famiglie. Infatti, mentre tutto va a rotoli, preda di liberalizzazioni, privatizzazioni e interessi di gruppi affaristico-malavitosi, nel solco della sempre più estesa povertà e della marginalizzazione sociale, il basso teatrino della politica generosamente mostra il meglio di sé per continuare ad occupare i posti utili al mantenimento della pastoia burocratico-amministrativa.

Per anatocismo, si intende la prassi bancaria in forza della quale vengono applicati sul saldo debitore (generalmente a cadenza trimestrale) gli interessi composti (o interessi sugli interessi). In pratica, gli interessi vengono conteggiati dalla Banca ogni trimestre, esposti come “voce” nell’estratto conto, per finire sommati al saldo debitore finale. Così facendo, gli interessicapitalizzati nel trimestre precedente producono, allo scadere del trimestre successivo, a loro volta altri interessi che vanno a capitalizzarsi sul saldo finale, e così via, in una spirale senza fine. La capitalizzazione degli interessi è illegittima. Le clausole contenute nei contratti bancari alludenti a tale “prassi” sono infatti nulle, perché in violazione del divieto di anatocismo sancito dall’art.1283 c.c. «In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi (att.162)».

Un vero e proprio condono, garantito dal governo Berlusconi, per gli istituti di credito che in passato hanno fatto dell’anatocismo. Anatocismo (vietato dal codice civile) e usura sono illeciti radicalmente diversi dal punto di vista giuridico. L’usura è vietata dal codice penale (art.644 c.p.), mentre l’anatocismo è solo un illecito amministrativo, privo di risvolti penali. Sono entrambi modi diversi di ottenere una remunerazione fuori mercato dei capitali “prestati”, una con l’applicazione diretta di interessi esorbitanti, e l’altro con l’applicazione di interessi minori su una base più larga pari al debito residuo e alle quote interessi già pagate. Il sistema bancario non è immune dal reato di usura, anzi è prevista un’aggravante specifica nel caso in cui il reato sia commesso da un soggetto che esercita l’attività bancaria (art.644 c.p. n.1). L’anatocismo è un’odiosa pratica che fa pagare doppiamente gli interessi passivi del conto corrente, calcolando interessi sugli interessi.

Una pratica illegittima e vietata dalla sentenza 17/10/2000, n°425 (scaricabile a fondo pagina), e su cui i cittadini hanno diritto a richiedere il rimborso. Su questo, lo scorso dicembre si era espressa la Cassazione con una sentenza a sezioni unite, stabilendo che chi ha subito l’anatocismo ha il diritto di far causa alla propria banca per chiedere la restituzione degli interessi illegittimi, entro 10 anni dalla chiusura del conto. Ma il testo capovolge la sentenza. Il comma 9 dell’art.2 quinquies del decreto di legge n°2518maxiemendamento Milleproroghe” taglia di fatto i termini della scadenza per il ricorso, anticipando i termini della prescrizione. Il passaggio chiave recita infatti che: «(…) la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa (…)». Così facendo, il termine di 10 anni non inizia dalla data di chiusura del conto, ma dal giorno di registrazione contabile dell’addebito illegittimo.

Il cosiddetto “decreto salvabanche” fu presentato il 23 luglio 1999, varato dal Governo D’Alema I, convertito in legge n°342 del 4/08/1999 (scaricabile a fondo pagina). La Consulta, con tale sentenza abrogò l’art. 25, comma 3, dichiarandolo incostituzionale per l’irretroattività della legge, la disparità di trattamento fra soggetti del testo Unico Bancario e creditori sottoposti all’anatocismo, il non rispetto dell’autonomia e indipendenza della magistratura. Dopo la sentenza della Consulta un secondo decreto fu approvato il 29/12/2000, n°394, varato dal Governo Amato a firma del Presidente del Consiglio, Giuliano Amato (dott. Sottile) e del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e convertito in legge n°24 del 28/02/2001 (scaricabile a fondo pagina). Il decreto è l’interpretazione autentica della legge antiusura, la n°108 del 1996 (scaricabile a fondo pagina).

La Cassazione a Sezioni Unite, due mesi fa, con la sentenza n°24418 del 2/12/10, ha sancito definitivamente il diritto dei correntisti a farsi restituire tutte le somme illegittimamente addebitate dalle banche su conti correnti con la capitalizzazione trimestrale degli interessi. Una decisione volta a consolidare un principio favorevole alle vittime dell’anatocismo. La Suprema Corte di Cassazione in relazione alla prescrizione del diritto di vedersi restituire le somme illegittimamente addebitate dalle banche (art.2935, decorrenza della prescrizione; La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere) ha stabilito che essa debba partire dalla chiusura del rapporto e non dalla data della singola annotazione a debito sul conto, riaffermando il divieto assoluto dell’anatocismo trimestrale e annuale.

Con tale emendamento si deruberebbero le aziende di oltre 30 miliardi di euro introducendo la prescrizione decennale nella rivendicazione degli indebiti bancari, mandando così al macero milioni di cause e regolarizzando illegittimi interessi e commissioni derubate dalle Banche a valere su contratti nulli e addebiti fasulli effettuati da oltre dieci anni. Se quelle cause saranno perse, le aziende saranno costrette a pagare tutte le spese di giudizio, oltre che debiti illegittimi alle banche con la conseguenza che, con la crisi in atto, rischiano il fallimento per mancanza di liquidità. Col Milleproroghe, infatti, le imprese ottengono la concessione di 6 mesi di moratoria sulle rate dei debiti verso le Banche, per l’equivalente di 56 miliardi di euro, mentre allo stesso tempo concedono la “COMPLETA PRESCRIZIONE” dei loro 50 miliardi, e oltre, di maltolto anatocistico e di interessi illegittimi delle Banche, attraverso il predetto art.2 quinquies, comma 9.

Nel testo votato dal Senato (158 Sì: Pdl e Lega; 136 No: Pd, IdV, Fli, Udc, Mpa; 4 astenuti) e che arriverà alla Camera «blindato», la situazione di vantaggio che i clienti avevano maturato nei confronti delle banche per effetto della sentenza 24418/2010 della Sezione Unite della Cassazione – secondo cui il termine di prescrizione di dieci anni per la richiesta della restituzione degli interessi pagati in più dovevano ritenersi decorrenti dalla chiusura del conto corrente – si sancisce, invece, che la prescrizione inizia a decorrere dall’annotazione degli interessi. In poche parole il correntista non potrà chiedere la restituzione degli interessi versati alla banca. Questo provvedimento favorisce le banche per 30 miliardi di euro. Lo Stato, invece di restituire con leggi e sentenze già riconosciute dai tribunali, dignità e libertà al popolo italiano sfruttato dall’usurocrazia, con l’avallo delle pseudo istituzioni favorisce la speculazione che finirà nelle tasche di bankster e multinazionali dell’usura.

È l’ennesima vergogna di questa bassa classe dirigente politica antipopolare e antinazionale che sta portando a termine il saccheggio dell’Italia iniziato nel 1992! A parte i gruppi di interesse istituzionale, preoccupa la diffusione di un lobbismo che rimane nascosto, arroccato nell’idea che le risorse pubbliche siano in funzione di un interesse privato. Un’idea  dissipativa per il sistema Italia, fertile per far prosperare la corruzione. Bisogna cambiare alcune regole e sulle quali chi attualmente governa fa orecchie da mercante. La “cricca” lo dimostra con i suoi evidenti collegamenti lobbistici. Rimangono poco più di 72 ore per fare sopravvivere le suddette norme-truffa sostenute da camerieri politici di professione al servizio del Gra$$o Bankiere.

SENTENZA n°425 del 17 ottobre 2000

D.L n°342 del 4 agosto 1999

Legge n°24 del 28 febbraio 2001
Legge n°108 del 7 marzo 1996

 AGGIORNAMENTO Dopo 59 giorni e due fiducie (40 in 33 mesi di legislatura), ma alla vigilia dello scadere dei termini (27 febbraio 2011) il decreto Milleproroghe è diventato legge. Hanno votato a favore 159 senatori, i voti contrari sono stati 126, mentre 2 sono stati gli astenuti. E’ stata modificata la norma sull’anatocismo, la cosiddetta «salva-banche», che tiene fermo il principio che “la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa” e prevede che “in ogni caso non si fa luogo alla restituzione degli importi già pagati”.

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2 commenti

  1. che schifo e grazie per la notizia

  2. […] nostra) che “fa più soldi un avvocato con i codici che quattro gangsters con la pistola”. Poi, come troppo spesso succede, se certi avvocati e certe finanziarie o banche si alleano con i mafiosi, e nessuno lo impedisce, […]


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