I grandi crack: LEHMAN BROTHERS, le polizze e le banche

«We have no chance, the only solution is Chapter 11». Il gelo scese nella stanza del Consiglio di amministrazione della Lehman Brothers. La terza banca per dimensioni negli Stati Uniti, che aveva fatto la storia della finanza mondiale per secoli, si era lanciata nella “finanza creativa“, costruendo centinaia di migliaia di contratti derivati, entrando così nel mondo dell’impacchettamento dei mutui subprime concessi a chi non ha un quattrino, ma ha “diritto” a comprare casa. Suvvia, perchè negare il sogno della casa di proprietà ad un portoricano o a un disoccupato proprio quando il mercato immobiliare cresce e tutti possono diventare ricchi? Così, dopo traguardi di successo e di esercizio di un potere finanziario smisurato, la Lehman chiude e i suoi dipendenti di ogni grado vengono impietosamente filmati dalle telecamere con gli scatoloni, mentre si avviano mesti verso casa alla ricerca di un nuovo lavoro. Un fatto solo americano? Neanche per idea.

Le nostre banche si erano lanciate nel business per non restare indietro. Avevano acquistato i contratti derivati, oggi incagliati e quasi privi di valore e comunque invendibili fino alla scadenza, e avevano acquistato obbligazioni della banca ma, soprattutto, si erano buttate a capofitto nel business delle “polizze assicurative a capitale garantito“, la nuova frontiera dell’investimento, quella che se la Borsa sale tu guadagni e se la Borsa scende non perdi una lira. Una bufala, naturalmente. La “garanzia” era costituita da obbligazioni bancarie, non dalla compagnia assicurativa. Una volta saltata la Lehman, o le banche islandesi “garanti” di tante polizze, il cliente rimane con il cerino in mano. Un fallimento inatteso? Neanche per sogno.

E’ vero, la Lehman aveva un rating elevato (le banche islandesi però no!), ma da molti mesi era nell’occhio del ciclone. E’ vero, le sue obbligazioni figuravano sul sito Patti Chiari, quello che riportava la sezione “Obbligazioni a basso rischio e rendimento“, ma la presenza tra i titoli “sicuri” era da tempo indebita ai sensi del regolamento presente nel sito stesso. Tuttavia hanno continuato colpevolmente a figurare fino al giorno del fallimento! Una figura barbina che ha costretto l’associazione bancaria a sospendere l’elenco dei titoli “sicuri” per non fare altre brutte figure e sperare che nessuno le faccia causa per aver fornito indicazioni errate.

I risparmiatori italiani, apparentemente, sono rimasti coinvolti in misura marginale da questo “crack” da 600 miliardi di dollari. Perchè se non sono molti quelli che hanno acquistato obbligazioni Lehman, sono moltissimi (circa 50.000) quelli che se le sono trovate come “regalo” nelle polizze assicurative “a capitale garantito“. Solo se emittenti hanno avuto il buon gusto e l’onestà di coprire il rischio dei clienti facendo fronte in proprio all’insolvenza Lehman. Si tratta delle banche di credito cooperativo, Unipol, Mediolanum, Unicredit, Axa e Fondiaria-SAI.

Tutti gli altri si nascondono dietro il contratto e inviano ai clienti lettere di questo tipo:

«Gentile signora, prima di affrontare le questioni sollevate nella Sua lettera di reclamo, desideriamo esprimere piena compensione per le Sue preoccupazioni inerenti la situazione di crisi finanziaria dei mercati mondiali. Queste circostanze hanno creato un contesto di incertezza che comprendiamo possa essere fattore di grande preoccupazione per Lei. Prima di sottoscrivere la polizza, Lei ha ricevuto la nostra nota informativa, che indica espressamente che il rischio relativo all’insolvenza di Lehman è a carico dei sottoscrittori e che il rimborso non è garantito. Desideriamo rassicurarla sul fatto che stiamo facendo il possibile per monitorare gli esiti dell’insolvenza di Lehan. La preghiamo di non esitare a contattarci qualora necessiti di ulteriori informazioni».

Capito? Comprensione, ci mancherebbe. Monitoraggio, informazioni, punto e basta. Il cliente ha firmato un contratto di assicurazione, ma non è assicurato. Ha stipulato una polizza, ma non è garantito. Proviamo ad immaginare la prossima tappa delle compagnie: una polizza RC auto che, in caso d’incidente, dia all’assicurato il diritto a ricevere comprensione, monitoraggio e informazioni una volta che abbia pagato i danni provocati, perchè di rimborso non se ne parla neppure.

LE POLIZZE “A CAPITALE GARANTITO” CON OBBLIGAZIONI LEHMAN:

I CONTI DORMIENTI PER I TRUFFATI

E’ una bella trovata quella del Governo Prodi di sottrarre alle banche la gestione dei cosiddetti “conti dormienti“, cioè quei depositi in banca o alla Posta che da dieci anni non si muovono. Conti probabilmente intestati a persone decedute i cui eredi non hanno trovato le carte giuste, o a persone smemorate che, trasferendosi da una città all’altra, hanno dimenticato di portarsi dietro, oltre ai mobili e ai quadri, anche i soldi. Niente da dire se, sottraendoli alle banche, fossero incamerati dallo Stato, fermo restando che se qualcuno si “svegliasse” potrebbe sempre chiedere il rimborso, e destinati a opere pubbliche. Gli eredi di R.M., coltivatore diretto di agrumi a Golfo Aranci, in Gallura, potrebbero almeno avere la soddisfazione di sapere che un pilone della diga che proteggerà Venezia dall’acqua alta, o la scuola nella quale studia il figlio, sono stati costruiti con i risparmi del nonno.

Invece no, quei risparmi di una vita saranno destinati ad altre finalità, la maggior parte saranno utilizzati per rimborsare, solo parzialmente, le vittime delle “truffe finanziarie“. Altre piccole quote saranno destinate a finanziarie la social card o a mettere a ruolo i precari dello Stato. Ma che c’azzeccano i truffati e i precari con i soldi dei risparmiatori? Niente, ma tant’è, l’occasione era ghiotta. Il bello è che quei soldi sequestrati non basteranno.

Facciamo due conti: le obbligazioni argentine hanno creato 15 miliardi di danni, quelle Parmalat 7 miliardi, quelle Cirio “solo” 1 miliardo, e poi vanno messi in conto anche i 300 milioni di Alitalia, per un totale di 23 miliardi di euro solo per i truffati a fronte di meno di 2 miliardi di “conti dormienti” ufficialmente censiti. E perchè i risparmiatori devono rimborsare i danni subiti da altri risparmiatori? Perchè il rimborso è a carico di chi non ha colpe (se non quella di essere morto o smemorato) e non a carico di chi ha le colpe vere, cioè delle banche che hanno venduto titoli “sicuri” togliendoseli dal portafoglio prima dei vari fallimenti (i tribunali l’hanno accertato in tutti i casi citati). Quei soldi andranno anche ai danneggiati dalle obbligazioni della Lehman o delle banche islandesi che “garantivano” polizze a capitale sicuro, emesse da compagnie di assicurazione che non assicurano niente?

Facciamo piuttosto, e subito, una bella legge per cui, come è logico, i titoli spazzatura siano restituiti alle banche e i soldi investiti siano restituiti ai risparmiatori. Chi rompe paga, e i cocci sono suoi.

PATTI CHIARI, LEHMAN E RATING

La formula Patti Chiari comprende, oltre ad alcuni servizi inutili (indicazione del bancomat più vicino, giorni valuta sui conti), anche una sezione utile (almeno per chi non vuole correre rischi) denominata Obbligazioni a basso rischio e basso rendimento. Si tratta di un elenco di titoli basato sulla ricerca del minor rischio possibile connesso agli investimenti obbligazionari (posto che non esistono titoli senza rischio, è un avvertimento da ricordare sempre).

I titoli inseriti nell’elenco sono selezionati sulla base dei due parametri di rischio:

A) Il rischio di mancato rimborso, misurato con il rating. Questo può variare da un massimo di AAA (società ad altissima valutazione, per le quali non è assolutamente ipotizzabile un’insolvenza) ad un minimo di D (obbligazioni già soggette a procedure fallimentari, che non pagano più le cedole e rischiano di pagare solo una parte del valore o addirittura nulla).

B) Il rischio di una perdita del valore del titolo sul mercato finanziario, e dunque di una perdita per il risparmiatore se vende il titolo prima della scadenza, chiamato “Valore a Rischio” o VaR. L’indice misura la percentuale di oscillazione delle quotazioni sul mercato: più è elevato, più l’obbligazione è rischiosa, perchè, a parte ogni considerazione sul rating e sulla sicurezza di rimborso finale, può provocare perdite a coloro che fossero costretti a venderle prima della scadenza.

L’elenco comprende i titoli di Stato e le obbligazioni che rispettano tutti questi requisiti:

  • Essere emessi e rimborsati in euro, in modo da eliminare il rischio di cambio;
  • Essere emessi da Stati o società di Paesi sviluppati e quotati nei mercati ufficiali di questi Paesi, in modo da ridurre il rischio connesso a restrizioni finanziarie per difficoltà economiche dei Paesi stessi;
  • Avere una bassa variabilità del prezzo di mercato, in modo da ridurre il rischio di perdite sulla quotazione;
  • Avere un rating elevato attribuito dalle Agenzie di rating: il minimo previsto è pari ad A;
  • Essere titoli semplici, cioè non prevede sistemi di cedole o di rimborso complicati, come i cosiddetti titoli “strutturati”;

Il rischio può variare nel tempo. L’elenco viene aggiornato quotidianamente per verificare se un titolo ha perso anche uno solo dei requisiti fondamentali. Per esempio, se le Agenzie di rating abbassano la valutazione sotto la soglia A, il titolo esce dall’elenco. Lo stesso accade se le oscillazioni del prezzo del titolo fanno salire il “valore a rischio” oltre il valore soglia, pochè questo è il segnale che il titolo non può essere considerato “tranquillo“. In realtà, il caso Lehman ha sollevato pesanti perplessità sull’efficacia delle “revisioni“, dato che, come è stato messo in risalto dalla stampa, non solo finanziaria, le obbligazioni della banca fallita hanno continuato a figurare nell’elenco dei titoli “sicuri” fino al venerdì precedente il crack.

E’ vero che il rating era rimasto fino alla fine pari ad A (colpa gravissima delle agenzie di rating, che non hanno per tempo variato il loro giudizio) ma le oscillazioni delle quotazioni erano da mesi notevoli, segnalando un rischio elevato, di cui Patti Chiari non ha tenuto conto. Non si è tenuto conto di un fattore, ignorato da Patti Chiari, ma significativo e, soprattutto, di immediato aggiornamento, a differenza del rating e cioè il differenziale di rendimento rispetto ai titoli governativi (quelli denominati no risk). Più ampio è lo spread, più il bond è rischioso. I professionisti lo sanno bene, i risparmiatori più avveduti lo hanno imparato, ma Patti Chiari no. E, nel caso specifico, Lehman aveva toccato livelli di spread preoccupanti fino a maggio, cioè quattro mesi prima del default, senza che nessuno si fosse preso la briga di depennare i suoi titoli dall’elenco di quelli “a basso rischio“.

da Gianluigi De Marchi
Sopra la banca il bancario campa, sotto la banca il cliente crepa
collana Eretica – Stampa Alternativa

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24 commenti

  1. […] Originale: I grandi crack: LEHMAN BROTHERS, le polizze e le banche Aggregato il   21 febbraio, 2011 nella categoria Finanziamenti, Guida alla Scelta, Mutui, […]

  2. […] istituzioni finanziarie hanno organizzato per mezzo dei loro Ponzi schemes (4), quando, nel 2008, hanno trascinato alla catastrofe l’economia degli Stati Uniti e quella di tutto il […]

  3. […] già stata razziata molti anni prima dello scoppio ufficiale dell’ultima crisi economica, dalle solite banche mediante il piazzamento dei bond farlocchi, subito dopo volatilizzati, di Cirio, Parmalat, Banca […]

  4. […] Crisi economica, scandali finanziari, banche al collasso. La radice di questi mali è da ricercare nello strapotere ormai quasi senza limiti delle grandi corporation e dei top manager che, andando ben al di là del terreno a loro proprio, sono in grado di forzare tanto le scelte quotidiane dei cittadini quanto le decisioni politiche. Si è affermato un Sistema che distorce a suo piacimento la verità e la realtà, che ha trasformato la speculazione in forma d’ingegno e l’economia del libero mercato nell’antidoto alle disgrazie del mondo. E passo dopo passo si è affermata una perversa economia della truffa oggi legalizzata e soprattutto socialmente accettata. Con ironia e indignazione.   […]

  5. […] bolla immobiliare (e finanziaria), divenuta crisi produttiva e mondiale in seguito al crollo di Lehman Brothers nel 2008 sembra essere molto lontana da una soluzione. Dall’altro, il disastro ambientale di Fukushima con […]

  6. […] 15 settembre 2008 Lehman Brothers annunciava il fallimento, scatenando un dissesto senza precedenti nella finanza […]

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  9. […] come successe nel 2008, quando affermarono la stabilità di alcune società finanziarie, come Lehman Brothers, generando la tremenda crisi economica di cui paghiamo ancora le conseguenze. Un rating è un […]

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  11. […] reciclati dalle strutture del comando oligarchico è stato così abbondante da tracimare negli investimenti speculativi che hanno gonfiato la bolla. Le grandi banche e le multinazionali con la complicità della piazza […]

  12. […] sistema cui la ripresa economica è ora a rischio. Nel 2008 si trattava della crisi subprime “made in America“. Ora tocca alla crisi del debito sovrano “made in Europe“. Negli Stati Uniti i […]

  13. […] della zona euro, come sottolinea il Fondo Monteario Internazionale, e neppure il fallimento della Lehman Brothers nel 2008. [2] Fino all’ultimo non si accorsero di nulla, come mai? Sviste? Incapacità […]

  14. […] salva tutto: Stati, banche, finanziarie e assicurazioni. Le lezioni dei criminali finanziari di Lehman Brothers sono servite a nulla e le banche europee continuano ad investire a leva cercando con […]

  15. […] lacchè che hanno riverito genuflessi le centrali dell’usura atlantica di Goldman Sachs e Lehman Brathers, con quella catastrofe non avevano nulla a che fare. Tradotto in parole semplici, i governi hanno […]

  16. […] spiegati i motivi per cui sono potute avvenire grandi truffe verso i risparmiatori (es. Lehman Brothers) oppure come il fallimento della Cirio e della Parmalat o come l’insolvenza dei bond argentini […]

  17. […] infatti che ogni tanto, a forza di sentirsi troppo sicuri, ingordi e impudenti, il banco ci lasci le penne alla grande. Capita però anche che invece di stendere il drappo nero sulla roulette o di chiudere […]

  18. […] Ora le banche (soprattutto quelle che hanno contratto debiti con la Bundesbank tedesca) sono tutte appese a un filo – secondo gli analisti l’eventuale uscita dall’euro della Grecia avrebbe un impatto sul sistema finanziario di quasi 500 milioni di euro, che dovrebbe essere compensato con un’enorme iniezione di liquidità da parte della Bce, sempre che la fuga dai depositi bancari non si allarghi – come nei momenti più drammatici seguiti al fallimento della statunitense Lehman Brothers. […]

  19. […] più grande fallimento della storia economica americana, quello dell’ex società americana Lehman Brothers attiva nei servizi finanziari a livello globale, non avrebbe nessun responsabile. È, in estrema […]

  20. […] attive le operazioni di retail. L’obiettivo è quello di evitare una replica del crollo di Lehman Brothers, che ebbe gravi ripercussioni anche sul fronte […]

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