LA GRANDE USURA BANCARIA

Lo Stato italiano ha da tempo rinunciato alla propria sovranità montaria in favore di un ente privato, la Banca d’Italia; ha rinunciato, cioè, ad emettere moneta propria (Lira), con la conseguenza che, per il perseguimento dei propri fini istituzionali, è costretto a chiedere in prestito oneroso le necessarie risorse finanziarie, indebitandosi nei confronti dell’Istituto di emissione. Questo indebitamento si trasferisce ai cittadini mediante la pressione fiscale. Pertanto, il popolo si trova debitore di quella moneta di cui, invece, dovrebbe essere proprietario, anche perchè essa acquista valore solo perchè i cittadini l’accettano come strumento di scambio, e quindi solo a causa ed in conseguenza della sua circolazione. Con l’avvento dell’Euro si è determinato un altro trasferimento della sovranità monetaria: dalla Banca d’Italia alla Banca Centrale Europea. Verso, cioè, un ente privato sovranazionale che provvede ad emettere la nuova moneta (Euro) addebitandola ai popoli europei secondo la stessa “filosofia” monetaria utilizzata fino ad oggi dalle Banche centrali nazionali nei confronti dei rispettivi popoli, attuando i principi liberisti previsti dal Trattato di Mastricht.

 

(…) E’ moneta ciò che è convenzionalmente usato come misura di valore. La storia ricorda come i popoli abbiano conferito valore e funzione di moneta non solo ai metalli preziosi ma anche ai più disparati beni che fossero di difficile o faticolo reperimento. E’ importante, invece, porre in evidenza come la nostra moneta debba avere come causa la “convenzione” e come effetto la funzione di “misurare il valore” dei beni e di essere, perciò, lo “strumento per lo scambio” di quei beni. Se questo secondo requisito sembra abbastanza comprensibile perchè l’intermediazione della moneta evita il ricorso all’antico e non pratico sistema del baratto, il primo requisito, quello della convenzione, ha bisogno di una breve riflessione. Intanto una moneta può adempiere la propria funzione in quanto sia accettata dai cittadini: sono infatti costoro che, accettandola, le danno il valore. Per dimostrare questo assioma si ricorre all’esempio dell’isola deserta, dove, evidentemente, il possesso di moneta da parte dell’unico abitatore equivarrebbe al possesso di nulla, proprio per l’impossibilità che quella moneta possa essere accettata.

(…) Quindi il valore della moneta è la conseguenza di una convenzione: se non c’è accettazione da parte dei cittadini, la moneta non acquista o perde valore, e perciò, venendo meno la sua funzione caratteristica, cessa di essere moneta. Questo significa che il concetto di moneta ha radice nello spirito dell’uomo e che, perciò, appartiene ad una categoria spitituale. La moneta fu pensata dall’uomo onde potesse servire come strumento per lo scambio dei beni, in un tempo in cui, ampliatisi i commerci, il baratto, fino ad allora utilizzato, cominciò a denunciare la propria inadeguatezza.

(…) In una seconda fase, quando sorsero le prime banche, sia il sovrano sia i cittadini preferirono depositarvi il loro capitale monetario, soprattutto per motivi di sicurezza, ricevendo in cambio una ricevuta (fede di deposito), esibendo la quale ottenevano la restituzione del relativo importo in monete metalliche. Successivamente commercianti e artigiani, al fine di rendere più rapidi ed agili i loro affari, si resero conto che, invece di ritirare i loro depositi bancari, potevano utilizzare per i pagamenti le stesse ricevute dei banchieri, le quali, in tal modo, cominciarono ad adempiere le stesse funzioni della moneta che rappresentavano (banconote). Poichè venivano accettate dai creditori (rassicurati dalla garanzia rappresentata dai depositi bancari), quelle ricevute acquistarono funzioni e valore di moneta vera e propria, nonostante che non avessero alcun valore intrinseco, essendo di carta. A questo punto furono i banchieri a rendersi conto di un singolare fenomeno, al quale occorre prestare la massima attenzione perchè costituisce il punto di partenza della “grande usura” bancaria. Poichè, dunque, per loro comodità i cittadini preferivano pagare ed essere pagati con le ricevute bancarie (banconote) invece che con le monete metalliche depositate in banca, i banchieri, essendosi perciò accorti che i depositi erano ritirati in una percentuale molto bassa (diciamo del 10%), escogitarono un “trucco” tanto semplice quanto ingegnoso: emisero un numero di “ricevute” per un valore di gran lunga superiore a quello dei depositi, le quali, sebbene prive della copertura delle monete metalliche e quindi di ogni garanzia, circolarono con le prime ricevute, funzionando anch’esse da moneta in quanto accettate dai cittadini. E’ chiaro che, mentre le prime ricevute rappresentavano il controvalore di monete metalliche depositate, le altre, invece, non rappresentavano nulla. I banchieri cominciarono così a creare moneta cartacea dal nulla, senza alcun costo se non quello meramente topografico, ma, ciò nonostante, pretendevano ed ottenevano i relativi interessi.

Ancora oggi succede, mutatis mutandis, la stessa cosa in un duplice ordine di livelli:

a) In un livello più basso, avviene che le banche, confidando nel fatto che la massa di moneta depositata non verrà mai ritirata tutta contemporaneamente, prestano, a chi ha bisogno, denaro per un valore enormemente superiore al valore dei depositi; prestano, cioè, denaro che non hanno e dal nulla percepiscono interessi;

b) Ancora più grave è quanto succede ad un livello più alto, vale a dire quello delle Banche Centrali, le quali prestano allo Stato (per i suoi bisogni istituzionali) ed al sistema bancario (e quindi, attraverso questo, al sistema economico nazionale) la moneta che esse stesse creano dal nulla, richiedendo non solo i relativi interessi, ma anche un importo pari alla moneta prestata; perchè questa, al momento della restituzione, acquista valore nel corso della circolazione; quel valore che, invece, non aveva al momento della emissione, cioè del prestito (l’unica passività di tutta l’operazione essendo rappresentata dal costo di fabbricazione della moneta).

Ognuno può facilmente rendersi conto che in entrambi i casi si fa “esercizio di usura”. Ma mentre nel primo le vittime sono soltanto quei cittadini costretti a ricorrere alle banche per ottenere i finanziamenti necessari alle loro imprese e, qualche volta, alle loro stesse esigenze personali, nel secondo caso la vittima è l’intera struttura economica dello Stato, costretto a indebitarsi, per ottenere le necessarie risorse finanziarie, con un Ente privato (qual è la Banca d’Italia), al quale ha trasferito la propria sovranità monetaria e, con essa, il potere di controllare tutta la politica economico-sociale della Nazione.

(…) In questa sede forse è sufficiente rilevare che rivoluzioni e guerre, a partire dal 1789, hanno mirato pervicacemente ad un traguardo finale, come quello che si sta raggiungendo ai nostri giorni: la Globalizzazione ed il Governo Mondiale, vale a dire una umanità ridotta a masse indistinte di consumatori ed un governo unico, come unico dovrebbe essere il pensiero, unico il mercato, unica la moneta. Moneta cartacea, naturalmente, creata dal nulla, messa in circolazione dalla Banca Centrale Europea, e addebitata al Popolo, che, invece, ne dovrebbe essere l’unico proprietaripo, se lo Stato si riappropriasse la sovranità monetaria.

da La banca, la moneta, l’usura
[Bruno Tarquini – Controcorrente, 2001]

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6 commenti

  1. […] puntano sull’osservazione delle regole, indipendentemente dall’incidenza che le stesse regole possono avere in distruzione dell’economia reale; ogni  scenario internazionale non può non […]

  2. […] nostre banche si erano lanciate nel business per non restare indietro. Avevano acquistato i contratti derivati, […]

  3. […] Lo Stato deve ritornare a battere moneta in nome e per conto dei propri cittadini; acquisirne il signoraggio e quindi la moneta emessa a titolo originario ed impiegarla per rilanciare economia, occupazione e ricerca. Lo Stato italiano ha battuto moneta in prima persona e monetizzato il proprio territorio dal 1874 al 1975. Ciò ha consentito, subito dopo l’unità d’Italia di realizzare tutte le infrastrutture necessarie ad un nuovo stato, compreso i famosi palazzi e quartieri “umbertini”, ancora esistenti, senza imporre tasse e senza indebitarsi. Successivamente utilizzando sempre la moneta emessa da parte dello Stato si sono costruite le opere dell’Italia moderna: strade, autostrade, ponti, ferrovie, porti, aeroporti, centrali elettriche, ospedali, sanatori, colonie, le grandi bonifiche, intere città, i grandi complessi industriali, gli Istituti Assistenziali, le scuole, le università, tutte contraddistinte dalle inconfondibili linee architettoniche ispirate dal Piacentini. […]

  4. […] pari al debito residuo e alle quote interessi già pagate. Il sistema bancario non è immune dal reato di usura, anzi è prevista un’aggravante specifica nel caso in cui il reato sia commesso da un […]

  5. […] poi, questo meccanismo si è aggravato in quanto alcune imprese in difficoltà, perché le banche gli hanno chiuso il credito, sono state obbligate a rivolgersi agli usurai. E l’usura, si sa, è […]

  6. […] Il termine mondialismo si riferisce ad una concezione politico-culturale di cui si fanno portatori e diffusori potenti gruppi tecnocratico-plutocratici occulti o, quanto meno, defilati, non esposti alle luci dei riflettori – cioè dei mass-media sapientemente manovrati – che illuminano la grande ribalta politica internazionale. Costoro operano tramite istituzioni parimenti occulte o, se si preferisce, semi-pubbliche (Trilateral Commission, Bilderberg Group, Council on Foreign Relations, Pilgrims Society, sistema bancario internazionale, ecc.), con l’obiettivo di giungere alla realizzazione di un progetto che prevede l’instaurazione di un unico Governo Mondiale, depositario del potere economico, politico, culturale e religioso. Le articolazioni strutturali di un simile progetto – già in via di attuazione, si pensi solo all’Unione Europea – sono fondate sulla integrazione dei grandi insiemi (USA – in posizione preminente – Europa Occidentale, Giappone, Russia e relativi satelliti, Cina Popolare, Terzo Mondo), che saranno sottoposti al dominio dei tecnocrati-funzionari dell’apparato di potere plutocratico installato nei consigli di amministrazione delle banche e delle multinazionali. Sono le strutture operative del comando oligarchico dal quale l’Alta Finanza internazionale pianifica e concretizza l’asservimento dei popoli mediante i diabolici meccanismi della Grande Usura. […]


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